Elizabeth Jane Howard | Il tempo dell’attesa

“Caspita Polly! Proprio tu che sei sempre così ragionevole!”.
“E’ quello che ho sempre pensato anche io. Ma non funziona più tanto bene. Il fatto è che mi sento inutile (…) Voglio dire, so che quello che provo non conta perché c’è la guerra e via dicendo, però io queste cose le provo lo stesso. Proprio non capisco che cosa ci sto a fare qua. Mi sento come se dovessi guardare in faccia il senso della vita, ma sono anche consapevole che farlo può essere molto pericoloso…”.
“In che senso pericoloso?”.
“Come se dopo non ci fosse ritorno. Come se facendolo vedrei qualcosa che non potrei più dimenticare (…)”. [Il tempo dell’attesa, E. J. Howard, trad. M. Francescon]

Home Place, settembre 1939. Il Generale spegne la radio: la Polonia è stata invasa dalle truppe di Hitler. È iniziata ufficialmente la guerra. I Cazalet, riuniti nella casa di campagna nel Sussex, restano in silenzio e a Polly pare di sentire il battito del proprio cuore echeggiare nelle ampie stanze.

Gli anni della leggerezza, quelli descritti nel primo volume della saga dei Cazalet, sono ormai lontani. Sono un bel ricordo le gite al mare, le partite a tennis, le cene sobrie ma abbondanti, le feste di Natale e la spensieratezza di adulti e bambini.

Se solo un anno prima sembrava che la guerra fosse stata scongiurata, oggi è una minaccia più reale che mai. La guerra porta con sé preoccupazioni, dubbi e tanta, tantissima paura. Sono gli adulti ad arruolarsi: Edward in forze alla RAF e Rupert in Marina, mentre Hugh resta a Londra ai moli della segheria dei Cazalet, costantemente minacciato da incursioni aeree. A Home Place restano il Generale, quasi cieco, e sua moglie la Duchessa; Sybil, Villy e Zoë sono preoccupate per le sorti dei rispettivi mariti. I figli maschi, Simon e Teddy, vanno nei collegi che, nonostante le incertezze della guerra, sono aperti, mentre le ragazze, Louise, Clary e Polly, e i bambini, Neville, Lydia, Roly e Wills, restano a Home Place.

Questo nuovo capitolo della saga dei Cazalet abbraccia un lasso di tempo che va dall’invasione della Polonia il 1° settembre 1939 all’indomani dell’attacco a Pearl Harbor il 7 dicembre 1941, il momento in cui la guerra assume proporzioni mondiali.

Per raccontare questi due incerti e primi anni di guerra la Howard sceglie tre diversi punti di vista: Louise, la figlia di Edward e Villy, che sogna di diventare attrice nonostante l’avversione dei genitori; Clary, la figlia di Rupert, una ragazza curiosa e sveglia, che sogna di diventare una scrittrice e annota e appunta tutto ciò che le succede; Polly, la figlia di Sybil e Hugh, che vive la guerra come una prigionia mentre cerca di capire cosa vuole diventare, sentendosi sempre troppo vecchia e allo stesso tempo troppo giovane per ogni cosa.

Adesso il futuro le sbadigliava in faccia come un grosso, apatico punto interrogativo. Che ne sarebbe stato di lei? Che cosa mai se ne sarebbe fatta dei molti anni che presumibilmente l’attendevano? Avrebbe guardato il tempo che passava: lei non aveva sviluppato nessuna vocazione, a differenza di Louise e Clary che avevano sempre avuto le idee chiare su ciò per cui erano nate (…) [Il tempo dell’attesa, E. J. Howard, trad. M. Francescon]

The Black Brook (c.1908), John Singer Sargent

Durante questi anni difficili, oltre alla guerra e ad un silenzioso e labile cambio di costumi, le ragazze si troveranno a risolvere problemi piuttosto impegnativi per la loro età: Louise si unirà ad una compagnia teatrale, scoprendo che la carriera degli attori è tutt’altro che semplice, mentre conoscerà nuove persone che le instilleranno molti dubbi riguardo ai suoi costumi; Clary inizia a fare pace con Zoë e scopre di amare moltissimo la nuova sorellina, ma un giorno riceverà una telefonata che le cambierà la vita; Polly farà i conti con la malattia di una persona a lei molto, molto cara e, dato il suo buon cuore, cercherà di prendersi cura del povero Cristopher, cugino di Louise.

Ma nonostante tutto, tra lutti, separazioni, tradimenti più o meno velati, equivoci, nascite, colpi di scena, attacchi aerei, nuovi personaggi, rivelazioni scioccanti e profonde riflessioni, i primi due anni di guerra trascorreranno per ognuno dei Cazalet.

Ho capito cosa vuoi dire. E’ una specie di trappola. Uno non dice le cose alle persone a cui vuole bene. Invece io penso che più vuoi bene a qualcuno, più dovresti dirgli tutto, anche le cose brutte. Credo che dirsi le cose sia il più grande gesto d’amore [Il tempo dell’attesa, E. J. Howard, trad. M. Francescon]

Federico Zandomeneghi, “Il filo d’erba” (Le repos jeune fille aux fleurs) (1884-1894)

Il secondo volume della saga, “Il tempo dell’attesa” appunto, è un romanzo più corposo del primo volume ma è altrettanto scorrevole e molto più intrigante. La Howard descrive con cura e senza mai annoiare i pensieri e i sentimenti dei suoi personaggi. Sullo sfondo, c’è la guerra vissuta soprattutto attraverso gli occhi dei civili e delle giovani Cazalet: la paura degli attacchi aerei, l’impotenza di non poter far nulla, la voglia di rendersi comunque utili agli altri attraverso il volontariato. E quello della Howard, quello di non annoiare mai e mantenere sempre un ritmo costante, è un dono che è un appannaggio dei grandi scrittori e dei grandi romanzi.

In questo secondo capitolo della saga si entra nel vivo della vicenda: si conoscono più da vicino i personaggi che ci sono stati presentati nel primo libro, si scoprono i loro difetti e i loro pregi, possiamo rivalutarli, in bene o in peggio, possiamo insomma osservare come le persone cambiano col trascorrere del tempo. Ci scopriamo d’accordo con loro, oppure in contrasto, coinvolti ad un punto tale che, appena chiuso il libro, vorremmo tornare immediatamente a Home Place, nel gelido Sussex.

Titolo: Gli anni della leggerezza
L’Autrice: Elizabeth Jane Howard
Traduzione dall’inglese: Manuela Francescon
Editore: Fazi
Perché leggerlo: perché è una saga famigliare bellissima, coinvolgente, intrigante e soprattutto ben scritta
Leggilo se: hai letto e apprezzato “Gli anni della leggerezza” della stessa autrice

(© Riproduzione riservata)

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Elizabeth Jane Howard | Gli anni della leggerezza

“Davvero ti fa paura che io vada via?”.
“Ma certo!”.
“È già qualcosa”. Cercava di sembrare arrabbiata, ma si capiva che era contenta.
Hugh si alzò in piedi. “Andiamo a dare un’occhiata alla tua nuova stanza e vediamo che cosa si può fare per migliorarla.”
“Va bene, papà”. Gli prese la mano, ma era quella sbagliata; diede una rapida carezza alla calza di seta nera che copriva il moncherino del padre e poi disse: “Non è certo come stare in trincea durante una guerra: credo che alla fine mi ci affezionerò”.
Aveva in viso un’espressione seria, nello sforzo di nascondere quanto fosse in pena per lui. [Gli anni della leggerezza, E. J. Howard, trad. M. Francescon]

Inghilterra, 1937. I tre fratelli Cazalet e le rispettive famiglie si preparano per andare a trascorrere le vacanze estive a Home Place, nel Sussex, la dimora di proprietà dei genitori affettuosamente soprannominati il Generale e la Duchessa. Assieme ai genitori, a Home Place, vive la sorella minore, Rachel, donna tormentata da forti mal di schiena e da un amore che non può manifestare liberamente.

Sono davvero numerosi, i Cazalet. William Cazalet, il Generale, è proprietario di una grande azienda che si occupa del commercio del legname, e i due figli maggiori – Hugh ed Edward – lavorano nella ditta di famiglia; Rupert, invece, è un artista che per sbarcare il lunario insegna in una scuola, senza grandi soddisfazioni e percependo uno stipendio alquando magro. Rachel, l’ultimogenita, vive a Home Place e si occupa dei genitori.

Hugh è sposato con una donna che ama tantissimo, Sybil, dalla quale ha avuto tre figli. Edward è sposato con Villy, ma non riesce a stare lontano dalle donne, sulle quali esercita un discreto fascino; la coppia ha tre figli. Rupert ha due figli ma è già vedovo e in seconde nozze ha sposato una donna troppo giovane, troppo bella e, almeno all’apparenza, troppo frivola: Zoë.

La leggerezza a cui fa riferimento il titolo dell’opera si percepisce molto bene. Le atmosfere sono quasi sempre calme e rilassate, nonostante qualche attrito fra i famigliari, ma in generale la vita dei Cazalet scorre con tranquillità durante l’estate del 1937: Home Place è a soli 15 chilometri dal mare, per cui spesso gli adulti portano i figli e i nipotini al mare; la Duchessa assieme alla cuoca Mrs Cripps studia i menù settimanali; il Generale continua a lavorare in azienda; le cugine Louise e Polly cercano di tenere fuori la cugina Clary dai loro affari; i cugini Simon e Teddy fanno comunella, scacciando via i Cazalet più piccini, Lydia e Neville.

“Il mare”, Sally Swatland (Washington 1946)

L’estate del 1937 verrà ricordata da tutti loro, negli anni a venire, come una delle ultime estati spensierate prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, perché già in quella successiva il timore di un nuovo conflitto si farà più concreto.

“Credo stia per scoppiare un’altra guerra”. Hugh non lo stava guardando, e parlava nel modo pacato e casuale che usava per le cose serie.
“Gesù! E che cosa te lo fa pensare?”.
“Be’, guarda cosa sta succedendo! I tedeschi hanno occupato l’Austria. Hitler se ne va in giro a parlare del potere e della superiorità del Terzo Reich (…)”.
“Stammi a sentire, vecchio mio. So che sei davvero preoccupato ma vedrai che i crucchi non si metteranno contro di noi. Non dopo l’ultima volta (…)”. [Gli anni della leggerezza, E. J. Howard, trad. M. Francescon]

Il romanzo “Gli anni della leggerezza” di E. J. Howard (tradotto da Manuela Francescon, Fazi editore, 604 pagine, 18.50 €) è suddiviso in due parti che descrivono le due estati prima che Hitler invada la Polonia. Se nell’estate del 1937 l’idea del conflitto resta sullo sfondo – la politica internazionale non tocca più di tanto le vite dei Cazalet – nel corso dell’estate del 1938 si percepisce in modo diverso la paura per una guerra imminente, in modo particolare lo sente la piccola Polly, la figlia di Hugh, perché teme che l’amato padre venga richiamato in guerra e che, questa volta, non torni più.

I rapporti tra i membri della famiglia nel corso di un anno cambiano molto: si stringono nuove allenze tra cugini, le amicizie si sgretolano e se ne costruiscono di nuove, gli adulti incominciano a pensare seriamente alla guerra e il Generale si organizza in modo da resistere ad un eventuale attacco aereo sull’Inghilterra da parte dei crucchi. Acquista la proprietà di Mill Farm e accoglie anche Jessica, la sorella di Villy, con i suoi quattro figli.

La scrittura di Elizabeth Jane Howard è molto raffinata e scorrevole: le descrizioni sono curate, nessun dettaglio è lasciato al caso; vengono descritti gli abiti dell’epoca, gli arredi, il colore dei fiori del giardino della Duchessa. Ma quello che più mi ha incantata è stata la notevole caratterizzazione psicologica dei personaggi: la Howard mette a nudo ogni personaggio, dal più importante quale il Generale all’ultimo dei domestici, l’adorabile e pasticcione Billy, l’aiuto giardiniere.

“Senza titolo”, Vicente Romero (Madrid 1956)

Nonostante la mole, “Gli anni della leggerezzaè un romanzo scorrevole e la cosa incredibile è proprio questa: il fatto che la Howard sia riuscita a scrivere un libro così coinvolgente dove, tutto sommato, a parte qualche piccolo colpo di scena, viene messa in scena la semplice quotidianità di una benestante famiglia inglese degli anni Trenta.

Leggendo ho avuto la sensazione di essere una spettatrice privilegiata: sono stata ospite silenziosa a Londra, Mill Farm e Home Place per osservare i Cazalet. Riga dopo riga, ho seguito dialoghi e pensieri dei personaggi, svelato i loro timori e le loro paure, ho scoperto i loro difetti e mi sono ritrovata, nel corso della storia, a rivalutare un personaggio o a restare delusa da un altro.

Gli anni della leggerezza” è una bella lettura, il romanzo perfetto per chi ama leggere.

Titolo: Gli anni della leggerezza
L’Autrice: Elizabeth Jane Howard
Traduzione dall’inglese: Manuela Francescon
Editore: Fazi
Perché leggerlo: perché “Gli anni della leggerezza” è un romanzo coinvolgente, stimolante e interessante. Il romanzo perfetto per chi ama leggere.