Jón R. Hjálmarsson | Atlante leggendario delle strade d’Islanda

Alla Scuola Nera il preside era il diavolo in persona e si potevano imparare magie e altri arcani misteri. Quando gli studenti si diplomavano, per consuetudine il diavolo si prendeva l’ultimo a uscire, così quando Sæmundur appena diplomato si offrì volontario per varcare la soglia per ultimo, i suoi compagni ne furono molto sollevati. Si avvolse un grande pastrano sulle spalle, ma senza infilare le maniche e senza abbottonarlo. Sulla porta il diavolo lo ghermì esclamando: “Sei di mia proprietà!” per poi rimanere lì con il cappotto in mano mentre Sæmundur se la svignava. Dopo gli anni trascorsi alla Scuola Nera, Sæmundur era diventato così esperto che riusciva a servirsi del diavolo per fargli svolgere incombenze di ogni genere al posto suo, e lo raggirava a tal punto che il demono non riusciva mai ad ottenere qualcosa in cambio per il disturbo [Sæmundur il Saggio e il diavolo, Atlante leggendario delle strate d’Islanda, Jón R. Hjálmarsson, trad. S. Cosimini]

Jón R. Hjálmarsson è uno studioso di miti e leggende islandesi, oltre che essere stato professore e preside scolastico per molti anni; l’idea di raccogliere le storie della tradizione islandese deriva dal fatto che, per il professor Hjálmarsson, i racconti popolari sono una parte importante della cultura del proprio Paese.

Se oggi l’Islanda è un’isola relativamente semplice da raggiungere, fino a qualche decennio fa era più remota e lontana dal continente europeo: da questo isolamento si sono sviluppati miti, storie e leggende che si sono radicate nella cultura locale e sono state trasmesse alle nuove generazioni.

Le strade in Islanda sono poche e molte sono decisamente impervie da percorrere, ma c’è una strada ad anello che segue il perimetro dell’isola e tocca quasi tutte le principali attrattive; si chiama statale n.1 ed essendo un anello la si può percorrere in senso orario o in senso antiorario partendo da Reykjavík.

Per presentare ai lettori le leggende popolari della tradizione islandese, il professor Hjálmarsson ha avuto un’idea geniale: un viaggio immaginario attraverso sessanta leggende lungo la statale n.1. Il professore ha geograficamente suddiviso l’isola in sei porzioni e per ognuna di queste ha scelto e raccontato storie che, in qualche caso, hanno almeno un fondo di verità. Le leggende sono introdotte da un breve commento del professore per spiegare il contesto storico, culturale o geografico.

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Così chi legge si immerge totalmente nella magia e nella mitologia islandese: vi si trovano troll e trollesse malvagi che tentano di uccidere gli uomini; prelati che praticano esorcismi e magie tanto potenti da fermare le eruzioni vulcaniche; sacerdoti che duellano in versi con i demoni; uomini che vengono tramutati in animali e animali che salvano gli uomini; eserciti fantasma delle grandi pianure centrali, spiriti che nascondono i tesori sotto le cascate; mostri che emergono dalle profondità della terra o delle acque, pronti a ghermire anime buone. In ognuna delle sessanta leggende vi è la contrapposizione tra il bene e il male, e non sempre il finale vede vincere le forze buone.

Alcune storie spiegano in modo fantasioso la formazione di determinati paesaggi dell’isola, come la formazione della spaccatura dell’Ásbyrgi, nell’Islanda settentrionale: si dice che a creare quella profonda incisione nella crosta terrestre sia stata niente meno che la pressione dello zoccolo di Sleipnir, il cavallo di Odino. Un’altra bellissima leggenda fornisce le istruzioni per realizzare tre desideri sulla montagna sacra di Helgafel, nella penisola di Snæfellsnes, nell’Islanda Occidentale.

Ancora oggi è diffusa la credenza che salendo in cima a Helgafell sia possibile vedersi esaudire tre desideri. Secondo gli esperti, il metodo prevede quanto segue: partire dalla tomba di Guðrún Ósvífursdóttir e salire verso la vetta; non guardarsi mai indietro né pronunciare una sola parola durante il tragitto; una volta raggiunta la cima, fermarsi davanti ai ruderi della cappella, voltarsi verso est e formulare mentalmente i tre desideri [I tre desideri sulla montagna sacra, Atlante leggendario delle strate d’Islanda, Jón R. Hjálmarsson, trad. S. Cosimini]

Atlante leggendario delle strade d’Islanda” a cura di Jón R. Hjálmarsson (trad. Silva Cosimini, Iperborea, 225 pagine, 16 €) è una raccolta di storie che inquieta, diverte e suggestiona il lettore, specialmente quella tipologia di persone che amano il Grande Nord e sono affascinati dalle culture che derivano da quelle norrene.

È un vero e proprio viaggio, quello proposto dal professor Hjálmarsson; un viaggio per partire o per tornare – almeno con la fantasia – in quelle terre leggendarie e remote che costituiscono una delle isole più affascinanti del continente europeo. Per chi è già stato in Islanda, leggere queste storie sarà un po’ come tornare in luoghi già visti e vissuti; per chi, come me, non è ancora stato in Islanda ma la sogna da tempo, sarà come sentirsi vicino alla millenaria cultura di quest’isola e, perché no, sarà una buona occasione per appuntarsi qualche luogo che si desidera vedere. E chissà se i desideri non si realizzino anche prima di salire sulla Montagna Sacra.

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Titolo: Atlante leggendario delle strade d’Islanda
A cura di: Jón R. Hjálmarsson
Traduzione dall’islandese: Silvia Cosimini
Editore: Iperborea
Perché leggerlo: per sognare l’Islanda e i suoi miti, i luoghi e i paesaggi; per immergersi in una cultura millenaria, per sorridere, inquietarsi e suggestionarsi; per chi c’è stato e per chi sogna di andarci, in quelle terre remote, tra ghiacci e vulcani

(© Riproduzione riservata)

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Majgull Axelsson | Io non mi chiamo Miriam

Sono trascorsi molti anni dal mio viaggio in Austria, ho qualche frammento incastrato nella memoria, ma il più dei ricordi sono stati diluiti dal tempo. C’è una cosa, però, che non ho dimenticato: l’innaturale silenzio di Mauthausen, l’unico campo di concentramento che io abbia mai visitato. I libri sull’Olocausto mi mettono sempre moltissima angoscia, perché è una storia ancora recente e perché mi spavento sempre quando leggo o ascolto nuove atrocità. Il romanzo “Io non mi chiamo Miriam” di Majgull Axelsson (trad. L. Cangemi, Iperborea, 562 pagine, 19.50 €) è uno dei pochi libri che raccontano l’Olocausto attraverso gli occhi di un’appartenente al popolo rom. Una testimonianza da non perdere.

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Ma cosa sarebbe successo se avessi detto la verità? Se un giorno fossi andata da Olof e gli avessi spiegato come stavano le cose? Che ero una rom. Una zingara. Che appartenevo allo stesso popolo di quelli che si accampavano giù a punta Adela. Questo comportava che in realtà non avevo il diritto di abitare in una casa, di cucinare su un fornello elettrico, di fare il bucato in quella magnifica lavatrice che mi aveva comprato? Mi avrebbe buttato fuori? Oppure avrebbe solo fatto un passo indietro guardandomi con disgusto e trasformandomi apertamente nella serva che sotto sotto ero già? E se mi avesse buttata fuori, sarei potuta tornare a una vita da rom? Ero poi davvero una rom, ormai? E lo sono adesso? Oppure non sono niente? Né rom né ebrea, né tedesca né svedese? [Io non mi chiamo Miriam, Majgull Axelsson, trad. Laura Cangemi]

E’ la prima giornata d’estate, in Svezia i giorni sono luminosi e il cielo cristallino. E’ la mattina del compleanno di Miriam, un’elegante signora svedese di ottatancinque anni. Il figlio Thomas, con la moglie, la figlia Camilla e il piccolo bisnipotino Sixten, consegnano il regalo alla nonna: un raffinato bracciale d’argento di fattura zingara.

Miriam alla vista del bracciale bonfonchia qualcosa di sconnesso: sembra che abbia detto di non essere Miriam. Thomas immagina sia l’età, forse mamma non sa più cosa dice. Camilla, studentessa di medicina, non crede che la nonna sia sulla via della demenza senile, le propone una passeggiata in un parco e si fa raccontare la verità.

Già, ma qual è la verità? Chi è davvero Miriam, la nonna così elegante, raffinata e di ottime maniere? E’ la mamma adottiva di Thomas, figlio di Olof, il defunto marito; è la nonna di Camilla, la bisnonna di Sixten. E’ colei che ha vissuto i campi di prigionia tedeschi, che ha una cicatrice su un braccio dal quale spuntano dei numeri, è l’ebrea arrivata in Svezia con i treni della Croce Rossa dalla Danimarca, giusto?

No, non è così, e Miriam decide di confessarlo a Camilla. Le racconta della sua infanzia, del collegio in Germania, della deportazione ad Auschwitz e del duro viaggio a Ravensburg, nuovamente in Germania. Le racconta che in realtà lei non è ebrea, ma rom, e in un attimo di panico ha rubato l’identità a Miriam, una giovanissima ebrea morta sul treno in viaggio dalla Polonia alla Germania. Le racconta di Anuscha, di Didi, di Malika… le racconta così tante cose che Camilla sarà costretta a vedere la nonna sotto una luce diversa.

Potevano fucilarla per il vestito a brandelli (…) Senza riflettere, se lo tolse in fretta e si chinò su una ragazza stesa sul pavimento del vagone, le sbottonò il vestito e se lo infilò per poi gettare sulla morta il suo tutto strappato (…) Un triangolo giallo. Ebrea. Ah. Dunque era diventata ebrea e doveva mettersi tra le altre ebree. Una volta arrivata al campo avrebbe sempre potuto inventarsi una spiegazione… [Io non mi chiamo Miriam, Majgull Axelsson, trad. Laura Cangemi]

Nel romanzo “Io non mi chiamo Miriam” di Majgull Axelsson vengono affrontati temi molto diversi: l’Olocausto, anzitutto, l’evento negativo che forse ha più di ogni alto contraddistinto il Novecento, raccontato attraverso gli occhi di una ragazza appartenente al popolo rom. Alla parola Olocausto il pensiero corre immediatamente agli ebrei, popolo che più di tutti ha subito perdite e danni, ma molti altri sono state le etnie coinvolte nella “soluzione finale” del Terzo Reich: sono finiti nei campi di lavoro e concentramento anche omosessuali, testimoni di Geova, dissidenti politici di varie fazioni e rom. In particolare, con lucidità, viene affrontata la questione degli esperimenti svolti sui prigionieri da parte dei medici nazisti: pagine dense di atrocità, che mi hanno scioccata perché pur essendo a conoscenza di questi esperimenti non riesco mai a capacitarmi di quanto l’uomo possa essere stato malvagio nei confronti dei suoi simili.

Tra le righe si legge anche il ‘peso’ di essere sopravvissuta all’esperienza di ben due campi di concentramento, mentre molte amiche e compagne non ce l’hanno fatta. C’è la difficoltà di ricominciare a vivere quando si è poco più di uno scheletro rivestito di pelle, quasi senza capelli, un fantasma che cammina sotto gli occhi a disagio dei benestanti svedesi.

L’identità è un altro aspetto molto importante del romanzo: Miriam ha vissuto in Svezia cercando di dimenticare quella ragazzina rom che viveva vicino a Monaco di Baviera ed è stata ad Auschwitz. In Svezia si è ricostruita una vita, buttando via il più possibile i brutti ricordi e gli episodi drammatici vissuti. Eppure, in Svezia Miriam avrebbe potuto tornare quella di prima, palesarsi come appartenente al popolo rom, ma non ha potuto perché con notevole disgusto scopre che il razzismo non è terminato con la chiusura dei campi di concentramento, ma continua anche in Paesi civili come appunto la Svezia.

Così Miriam si è ritrovata nuovamente a negare la sua identità, per proteggersi e per evitare nuovi pregiudizi, pestaggi e difficoltà: ha studiato lo svedese, le buone maniere ed è riuscita a sposare un medico benestante, guardando però sempre con una punta di senso di colpa i rom accampati ai margini della città.

Io non mi chiamo Miriam” è un romanzo scorrevole, intenso, interessante, estremamente coinvolgente che alterna diversi momenti della storia di Miriam senza annoiare mai o confondere il lettore. Un romanzo da leggere per rinfrescarsi la memoria, anche se si tratta di temi non facili da affrontare.

Titolo: Io non mi chiamo Miriam

L’Autrice: Majgull Axelsson

Traduzione dallo svedese: Laura Cangemi

Editore: Iperborea

Perché leggerlo: per non dimenticare una delle peggiori atrocità del Novecento, per realizzare che non solo – purtroppo – gli ebrei furono perseguitati dal nazismo. Per provare a mettersi nei panni di una donna che ha dovuto negare la sua vera identità per tutta la vita

Jaan Kross | Il pazzo dello zar

Nel 1978 viene pubblicato “Il pazzo dello zar” di Jaan Kross (Iperborea, 433 pagine, 19 €) mentre l’Estonia è controllata dall’Unione Sovietica. Quando Kross pubblica quello che oggi viene considerato il suo capolavoro viene condannato a otto anni di prigionia, pena che sconterà nei gulag in Siberia. La stessa sorte toccata a Timotheus von Brock, protagonista del romanzo di Kross, che a causa di scritti compromettenti viene condannato a nove anni di prigione dallo zar in persona.

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Titolo: Il pazzo dello zar

L’Autore: Jaan Kross, poeta e romanziere, è il più conosciuto e acclamato scrittore estone, nominato più volte per il Premio Nobel. Il suo romanzo Il pazzo dello zar è stato tradotto in venti lingue. La maggior parte delle sue opere riflettono la travagliata storia dell’Estonia nel XX secolo, contesa tra la Germania e la Russia.

Traduzione dall’estone: Arnaldo Alberti

Editore: Iperborea

Il mio consiglio: “Il pazzo dello zar” è un romanzo potente, bellissimo, struggente e dagli echi ottocenteschi. E’ una storia di uomini e dei loro sentimenti, del potere delle parole e dell’importanza della libertà

Ho ripreso il manoscritto e l’ho aperto accanto al mio diario. Ho letto finora e a ogni riga mi sono chiesto due volte: non ci sono già qui (come lo zar Alessandro affermava) i segni della follia? E sono giunto a un’inattesa conclusione. Tutto quello che Timo scrive è la pura verità, una verità che se non tutti, molti conoscono. L’errore sta solo nell’uso che lui ne ha fatto. E’ perfino criminale. La ribellione di quegli uomini a dicembre dello scorso anno l’ha dimostrato una volta di più. Ma l’arditezza di Timo è stata, con tutta evidenza, vera pazzia (…) Perché di un uomo si può dire che è folle, ma di un centinaio di persone no. [Il pazzo dello zar, Jaan Kross, trad. A. Alberti]

Nel 1827 dopo nove anni di prigionia Timotheus von Brock può fare ritorno a casa. Provato dalla lunga privazione di libertà, Timo raggiunge l’antica dimora di Võisiku, nel distretto di Viljandi, dove ad attenderlo ci sono sua moglie Eeva, il cognato Jakob e il figlioletto Jüri.

La storia di Timo von Brock e delle sue vicissitudini vengono narrate attraverso gli scritti del cognato Jakob Mettich, sotto forma di diario. Jakob racconta anche di sé e della sorella Eeva: anni prima, infatti, Timo aveva rifiutato di sposare una nobildonna dell’aristocrazia russa, preferendo Eeva la figlia di umili contadini estoni. Assieme a quella di Eeva, Timo von Brock paga anche l’istruzione di Jakob. I due fratelli estoni imparano a leggere, scrivere e parlare le lingue dell’aristocrazia dell’epoca, il russo, il francese e il tedesco.

La vita di Eeva e Timo sembra scorrere al meglio, ma l’incantesimo si spezza quando Timo redige un discoso nel quale, tra le altre cose, insulta lo zar. Sua Maestà non è deciso a perdonare a Timo anche quest’altra stramberia e ordina l’immediata incarcerazione nella fortezza di Schlüsselburg.

Trascorrono nove lunghi anni durante i quali Eeva, moglie fedele che decide di tingersi i capelli di nero per portare un lutto, cerca di andarlo a trovare e di ottenere varie volte la grazia. Grazia che arriva, alla fine, con la sentenza finale: Timotheus von Brock è un pazzo e può tornare a Võisiku, ma non può uscire dai confini dell’Impero russo.

Ma è proprio pazzo, Timo, o è un uomo che ha semplicemente cercato di smuovere le coscienze dell’epoca e ha avuto il coraggio di dire la verità, andando contro ai principi della nobiltà e dello zar in persona?

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Herman Castle, Narva, Estonia (fonte: Zentsik, CC BY-SA 3.0 ee)

“D’altra parte, signori miei, apriamo una buona volta gli occhi: questa nostra tanto decantata cavalleria era ed è una questione che riguarda solo e unicamente noi! Soltanto tra di noi, o nei confronti di coloro che trattiamo da nostri pari, ci comportiamo cavallerescamente. Con gli umili ci siamo comportati finora nel modo più infame!” [Il pazzo dello zar, Jaan Kross, trad. A. Alberti]

Nel libro “Il pazzo dello zar” rivive la figura di Timo, un personaggio realmente esistito, la cui storia è quella di un uomo che ha osato sfidare le convenzioni dell’epoca e ne ha pagato care le conseguenze. Jaan Kross sceglie di romanzare la storia di Timo in un momento in cui l’Estonia è controllata nuovamente dalla Russia, non più zarista ma sovietica. Come ai tempi di Timo, anche durante il dominio sovietico le verità era bene metterle a tacere o si potevano rischiare pesanti punizioni.

I personaggi vengono presentati e descritti con precisione e maestria, con tanto spessore da farli apparire decisamente reali; nei dialoghi si legge quella passione, quell’ardore tipico di un romanzo dagli echi ottocenteschi. “Il pazzo dello zar” è infatti anche un romanzo storico: vengono citati luoghi, situazioni, personaggi quali zar, generali, imperatori europei e vengono descritte epiche battaglie e brucianti sconfitte.

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Riisa bog, Parco Nazionale Soomaa, Estonia (fonte: Olev Mihkelmaa, Wikipedia CC BY-SA 3.0)

Si tratta di un romanzo potente, impegnativo e ricco di informazioni storiche, un libro sul potere delle parole e delle idee, molto più pericolose di tante armi, perché se usate bene le parole possono smuovere le coscienze.

Quando un uomo inizia a ragionare con la propria testa e a dire cose pericolose, non resta altro che mettere a tacere i sovversivi, per gli uomini potenti che vogliono mantenere il controllo. Non resta che incarcerare chi si oppone al regime, chi cerca di aprire gli occhi agli altri: come Jaan Kross, che rievocando la storia di Timotheus von Brock voleva smuovere le coscienze degli estoni messi a tacere dal regime comunista. Ma la verità, anche se con fatica, arriva sempre e con essa arriva la libertà: per Timo è arrivata dopo nove anni di prigionia, per l’Estonia di Kross solo nel 1991. E per fortuna lo scrittore ha fatto in tempo a vederla libera, la sua Estonia.

Jørn Riel | Safari artico

Un libro per viaggiare in luoghi lontani e inaccessibili: ecco cos’ho pensato quando in libreria ho scelto “Safari artico” di Jørn Riel (Iperborea, trad. S. L. Conventini, 145 pagine, 10,50 €): perché questo è un libro che descrive in modo poetico e preciso un mondo fatto interamente di roccia coperta di neve e ghiaccio: l’immensa isola di Groenlandia.

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Titolo: Safari artico

L’Autore: nato nel 1931 a Odense è uno scrittore, esploratore ed etnologo danese. Dopo sedici anni trascorsi tra i cacciatori in Groenlandia, è stato inviato dell’ONU sui fronti più caldi del medio ed estremo oriente. Autore di una quarantina di opere, tra cui più di venti ambientate in Groenlandia, ha ricevuto nel ’94 il Premio dei Librai Danesi come autore dell’anno e nel ’98 il Premio della Letteratura Nordica in Francia

Traduzione dal danese: Silvana Lucia Convertini

Editore: Iperborea

Il mio consiglio: un libro per viaggiare attraverso paesaggi ghiacciati, nevosi, dove l’orizzonte si perde e cielo e terra si fondono, in un magma bianco. Un libro davvero unico per chi ama il Nord, senza rinunciare a buffe situazioni e piccole risate

Essere soli. Essere totalmente soli su una costa praticamente deserta, tagliati fuori dal resto del mondo. Dipendere dalle proprie capacità, dalla propria volontà, essere padroni e servitori di se stessi: non erano cose che Anton Pedersen si fosse realmente prospettato quando aveva fatto domanda per un posto di cacciatore di pelli presso l’ufficio della Compagnia. Perché Anton aveva solo diciannove anni e tutt’altri pensieri per la testa (…) La sua Groenlandia era fatta di lunghi viaggi in slitte trainate da cani latranti, straordinarie cacce all’orso e al tricheco, meravigliosi incontri con eschimesi incontaminati e un cameratismo senza incrinature che legava i membri della spedizione fino ai limiti del regno della morte. Era un pioniere di quel tipo che Anton desiderava ardentemente diventare [Safari artico, Jørn Riel, trad. S. L. Conventini]

Immaginate di essere immersi nel bianco: calpestate la neve che scricchiola sotto i vostri stivali foderati di pelo mentre volgete lo sguardo alle montagne aguzze incappucciate di neve, il cielo stesso è lattiginoso e offuscato. Guardate di fronte a voi: l’orizzonte è una fusione di cielo e ghiaccio, un magma biancastro, mentre i cristalli di neve tormentano il vostro viso, sospinti da un vento crudele.

Immaginate un oceano dove placidi galleggiano degli iceberg azzurri; infiniti ghiacciai scendono al mare, come fiumi immobili, dove al posto delle rapide s’insidiano pericolosi seracchi. Immaginate una costa rocciosa frastagliata di fiordi, dove gli intrepidi capitani di ventura devono star attenti a non avvicinarsi troppo con l’imbarcazione. Immaginate sei mesi di buio totale, durante i quali sapete che è notte solo perché increduli e affascinati vedete brillare il cielo di mille colori.

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L’aurora boreale sul Tasiilaq fjord (fonte: Nick Russill, Creative Commons Attribuzione 2.0 Generico, Wikipedia)

Ecco, è così che immagino una delle terre più inospitali del pianeta: l’immensa isola di Groenlandia. L’autore danese Jørn Riel conosce molto bene l’isola di Groenlandia, poiché ci ha vissuto per sedici lunghissimi e freddissimi anni. Nel volume “Safari artico” sono contenute sette storie ambientate in Groenlandia: storie che in danese si definiscono skrøne, ovvero “storiella” o “frottola”. Potrebbe essere simile ai nostri racconti, ma con la sfumatura che lo skrøne – come sostiene Riel – “può essere una verità che è una menzogna, o una menzogna che è una verità“.

Nelle skrøne raccolte nel volume incontriamo gli stessi personaggi, ogni storia ne prende come protagonista uno, lo analizza e ne le avventure, raccontando un frammento di vita e di umanità di ciascuno di loro. Troviamo il giovane Anton, diciannovenne danese che cerca l’avventura nell’artico; il galletto da compagnia Alexander (che ci fa un gallo in Groenlandia?); un amico che va a far visita ad un altro amico e impiega delle giornate intere ad arrivarci, a causa del meteo avverso; c’è la storia del misterioso tatuatore giunto dall’Europa; le istruzioni per come addestrare correttamente un luogotenente; la vicenda della bellissima Emma, la vergine fredda, della quale tutti sono innamorati; infine, c’è una donna inglese – ricchissima – che vuole organizzare un safari artico e il capitano Olsen, vecchio taccagno, cerca di approfittarne.

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Il villaggio di Kulusuk, cinto dalla catena montuosa del Torssuut Tunoq (fonte: Algkalv, Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported, Wikipedia)

Se la vita in Groenlandia non può che essere dura e difficile, Jørn Riel ne narra – con viva abilità – anche gli aspetti divertenti, gli scherzi tra i pionieri, gli equivoci ridicoli, gli inganni e le beffe, perché in ogni skrøne c’è il momento della risata e quello della riflessione. “Safari articoè un libro perfetto per sognare viaggi in terre affascinanti e lontane.

Avvertì di colpo la fantastica attrazione che suscitava quel deserto. Voltò le spalle al mare coperto di lastre di ghiaccio e lasciò lo sguardo vagare sulla terra. Ancora una volta il suo animo si riempì di infinito. Le montagne occupavano l’intero campo visivo. In basso erano nascoste da enormi cumuli di neve, rotondi, seducenti, di una morbidezza quasi femminile (…) Per la prima volta Anton viaggiava dentro di sé. Era da qualche parte al di fuori del suo corpo, da qualche parte tra il fondo della valle e l’immensa volta del cielo. E non vedeva, non udiva, non ricordava. Sentiva intensamente la libertà, quella libertà che aveva sempre sognato e a cui aveva sempre aspirato attraverso i suoi sogni. Quella libertà che la grandiosa terra polare gli aveva pazientemente messo davanti e offerto per quei tre anni. [Safari artico, Jørn Riel, trad. S. L. Conventini]

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Norsk bokmål: Grønland (fonte: Silje Bergum Kinsten, Nordic Co-operation, Licensed under Creative Commons Attribution 2.5 Denmark, Wikipedia)

Librinpillole: le letture di agosto e settembre

Dopo la pausa estiva ritorna Librinpillole, la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

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Da lettrici e lettori attenti avrete notato – probabilmente! – che alla fine del mese di agosto non ho scritto l’articolo della rubrica Librinpillole con l’elenco delle letture del mese; questa mancanza è dovuta al fatto che il 30 agosto sono partita per la vacanza estiva a Malta, quindi in questa puntata di Librinpillole vi parlerò delle letture di agosto e di settembre assieme.

Iniziamo con il mese di agosto, mese che non amo particolarmente come ho già detto più volte, ma durante il quale ho letto (e pedalato!) parecchio, ecco quali libri:

  • Sono il guardiano del faro Éric Faye (trad. Valentina D’Onofrio, Racconti edizioni, 150 pagine, 14 €). Un’ottima raccolta di racconti, molto raffinati e sofisticati, per chi cerca una prosa che la potenza di una poesia.
  • Sassi vivi di Anna Rottensteiner (trad. Carla Festi Keller editore, 128 pagine, 13€). Una lettura molto interessante che apre una finestra su di un difficile periodo storico così vicino a noi e così importante da non dover assolutamente essere dimenticato.
  • Nessuno scompare davvero di Catherine Lacey (trad. Teresa Ciuffoletti, SUR editore, 243 pagine, 16,50 €). Il romanzo mi è piaciuto ma è necessario leggerlo con lo spirito giusto e prendere il personaggio di Elyria per quello che è: una donna insoddisfatta che non sa cosa vuole dalla vita.
  • Crepuscolo di Kent Haruf (trad. Fabio Cremonesi, NN Editore, 314 pagine, 17 €). Per chi è già stato a Holt sarà di nuovo come tornare a casa, dove si incontrano vecchi amici e conoscenze. Consiglio di leggere Crepuscolo solo dopo aver letto Canto della pianura.
  • La Repubblica del Catch di Nicolas De Crécy (trad. Fay R. Ledvinka, Eris edizioni, 222 pagine, 17 €). E’ una bella graphic novel per chi cerca una storia assolutamente visionaria, strampalata e bizzarra.
  • Il paese dei segreti addii di Mimmo Sammartino (Hacca edizioni, 184 pagine, 15 €). E’ un romanzo dal titolo poetico e affascinante, struggente e trascinante. Davvero consigliato.
  • Isole minori di Lorenza Pieri (edizioni E/O, 207 pagine, 17 €). Un romanzo che ho amato tantissimo, mi ha colpita, stregata, emozionata. Mi sono commossa alla fine, perché è successo ciò che speravo sin dalle prime pagine. Per me è un libro imperdibile.
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Le letture di agosto!

Settembre è il mio mese preferito, chissà forse perché lo inizio sempre in vacanza o perché mi piace l’idea di ricominciare con entusiasmo dopo la pausa estiva, o forse perché è il mese del mio compleanno (e io compio gli anni con Frodo e Bilbo Baggins). Insomma, anche durante il mese di settembre ho letto libri e graphic novel molto interessanti. Eccoli:

  • Itero perpetuo di Adam Tempesta (Eris edizioni, 408 pagine, 18 €). Gli amanti dei fumetti di fantascienza, molto visionari e surreali, troveranno un’ottima graphic novel con una storia ben congegnata.
  • Le cose che non facciamo di Andrés Neuman (trad. Silvia Sichel, SUR edizioni, 152 pagine, 15€ ): la raccolta di brevi e brevissimi racconti di Neuman la consiglio agli appassionati del genere narrativo breve, a chi piace leggere qualcosa di sperimentale e assurdo, a chi cerca qualcosa di decisamente innovativo.
  • Aiuto! di Isaak Friedl e Yi Yang (BAO Publishing, 18 €)
  • Mio fratello rincorre dinosauri di Giacomo Mazzariol (Einaudi, 174 pagine, 16,50 €): è un romanzo bellissimo, commovente e scritto molto bene. Consigliato a chi ama le storie tratte dalla vita vera e a chi crede che le barriere siano soprattutto mentali. Un romanzo consigliatissimo ai ragazzi giovani.
  • Risposta multipla di Alejandro Zambra (trad. Maria Nicola, SUR edizioni, 107 pagine, 12 €): lo consiglio a chi cerca una lettura orginale e molto interessante e decisamente diverso dal solito libro!
  • Tumulto di Alice Milani e Silvia Rocchi (Eris edizioni, 167 pagine, 17,50 €): un bel fumetto per chi ama i viaggi on the road, la musica, il senso di libertà che deriva dall’essersi liberati di un grande peso sul cuore
  • Terra di confine di Emil Tode (trad. Francesco Rosso Marescalchi Iperborea, 169 pagine, 10,50 €): è un libro che può sfuggire alle definizioni perché è davvero particolare. Uniche le descrizioni dei luoghi e dei sentimenti, gli eventi descritti attraverso lettere mai spedite. Un libro per chi vuole scoprire autori poco noti in Italia e viaggiare attraverso le pagine.
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Le letture di settembre!

Prima di darvi l’appuntamento al mese prossimo con questa rubrica, vi anticipo una cosa super bella che troverete sul blog prossimamente: il 7 ottobre passate di qui perché ci sarà una sorpresa! Vi dò un piccolissimo indizio: quello che si avvierà il 7 ottobre sarà una cosa che avevo sperato si avverasse e la trovate mescolata nella lista dei buoni propositi per il 2016. Curiosi? Se sì, non vi resta che seguirmi!

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

(© Riproduzione riservata)

Emil Tode | Terra di confine

La lettura di “Terra di confine” di Emil Tode (Iperborea, 169 pagine, 10,50 €) si è rivelato un viaggio, proprio come me lo ero immaginato leggendo la trama. Con il giovane traduttore estone, protagonista e voce narrante, ho vagato attraverso l’Europa, da Est a Ovest, dal “paese scomparso” fino ad Amsterdam per giungere infine a Parigi.

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Titolo: Terra di confine

L’Autore: Emil Tode, pseudonimo di Tõnu Õnnepalu, è nato a Tallinn nel 1962. Redattore di una rivista letteraria e traduttore di letteratura francese, dopo aver pubblicato diverse poesie si è imposto come fenomeno letterario estone con “Terra di confine”

Traduzione dal tedesco: Francesco Rosso Marescalchi

Editore: Iperborea

Il mio consiglio: “Terra di confine” può sfuggire alle definizioni perché è un romanzo davvero particolare. Uniche le descrizioni dei luoghi e dei sentimenti, gli eventi descritti attraverso lettere mai spedite. Un libro per chi vuole scoprire autori poco noti in Italia e viaggiare attraverso le pagine

Là sognavo davvero di potere, un giorno, fuggire a Parigi, passeggiare lungo i boulevard, stare seduto ai caffè e sorridere alla gente che avrebbe risposto al mio sorriso – e nessuno avrebbe potuto raggiungermi, né la nonna né i professori né la mia stessa vita. E ora mi trovo qui, in questa città scortese e invasa dai turisti, mi manca il fiato per il caldo, rimango disteso fino a mezzogiorno nella mia tana e non so più cosa sognare. E alle mie spalle non ho lasciato niente, ho portato tutto con me, la mia vita, la nonna, la maleodorante casa della mia infanzia, tutto. Ma almeno è più facile non dover sognare niente, magari che qualcuno mi ami. Una volta lo sognavo ossessivamente, non sognavo più altro. E che cosa ci si guadagna: “Nient’altro che pene e dolori”, avrebbe detto la nonna. Più passa il tempo e più le dò ragione [Terra di confine, Emil Tode]

Un giovane traduttore giunge a Parigi dopo aver a lungo sognato di raggiungere questa città. Il giovane proviene da un lontano paese, nel cuore dell’Est Europa, senza mai rivelare ai suoi interlocutori il paese esatto nel quale è nato.

Quando vien fuori che sei dell’Europa dell’Est ti guardano con compassione e dicono una frase fatta, come se parlassero con il congiunto di uno appena morto [Terra di confine, Emil Tode]

Durante un seminario per traduttori provenienti dall’Est Europa, il giovane incontra Franz, un affascinante docente, del quale si innamora perdutamente. Lo raggiunge ad Amsterdam, la città sull’acqua, e poi di nuovo a Parigi, dove Franz ha una casa magnifica ubicata sull’Ilê St. Louis, dalle cui finestre si vede la Senna che brumeggia al mattino.

Ma il malessere che il giovane traduttore dell’Europa dell’Est si nasconde nel suo cuore, lo porta a compiere un terribile crimine. Il traduttore quindi inizia a scrivere missive – senza mai spedirle – al giovane e misterioso Angelo, una figura incontrata a Parigi ma mai descritta. In queste lettere il traduttore si racconta, si descrive, parla del suo paese, della guerra, dei sovietici e della severa nonna. Infine confessa il suo terribile delitto.

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La spiaggia estone di Viimsi in inverno (Di MP6lder – Opera propria, CC BY-SA 3.0, Wikipedia)

Quante volte sono tornato a quel molo, a quell’acqua, là dove il fiume si fa ampio e impetuoso e i treni del metrò corrono in lontananza sul ponte attraverso l’oscurità come se fosse acqua, come se il mondo fosse sotto l’acqua, dall’altra parte, non qui dove stiamo. Osservo la superficie come un limite oltre il quale deve celarsi il mondo vero, aspetto che la tua mano emerga o che sullo specchio dell’acqua si formino dei cerchi a indicare che mi è concesso raggiungerti. Ma non accade nulla. Un colpo di vento increspa la superficie e fa mormorare i grandi alberi sopra di me, e tra il mormorio si distingue un ansimare di dolore o di piacere, dal ponte giunge un fischio lacerante, ma laggiù non c’è anima viva. Qualcuno trova soddisfazione al suo desiderio, qualcuno cade morto nella stessa erba in cui qualcun altro ha appena sparso il suo seme. Tutt’intorno la carne è pronta, mio caro Angelo, ma lo spirito non c’è da nessuna parte [Terra di confine, Emil Tode]

Narrato attraverso lettere mai spedite al misterioso Angelo, scritto in prima persona, “Terra di confine” è un libro davvero molto particolare. La scrittura fluida e precisa di Emil Tode racconta, con tono appassionato e fortemente sentimentale, le gioie e i dolori del giovane traduttore Est europeo in una Parigi descritta con precisione. Proprio la passione che Tode lascia trasparire dalle pagine, conferisce a “Terra di confine” l’eco di un romanzo ottocentesco, pur essendo stato scritto nei primi anni Novanta del Novecento.

Il paese che il giovane che scrive le missive non cita mai è quel luogo reso attraverso immagini e colori suggestivi: dove in giugno c’è sempre luce e d’inverno calano presto le tenebre. Una terra ambita per la sua posizione geografica perfetta, a cavallo tra Est e Ovest, che per centinaia di anni ha subito invasioni da popoli diversi – dai danesi, dagli svedesi, dai tedeschi, dai russi, dai finlandesi – e che solo nel 1991 ha potuto dichiararsi indipendente per la seconda volta e in modo definitivo. La terra di confine è l’Estonia.

Una volta ho trovato su un giornale l’espressione “terra di confine”. Così definivano il paese da cui provengo. Un termine tecnico della politca. Molto preciso, del resto. Ma una terra di confine non può esistere: c’è qualcosa da questa parte della frontiera e qualcosa dall’altra parte, ma il confine stesso non esiste. Ci sono l’autostrada e il campo di grano con la casa colonica tra gli alberi assetati, ma dove corre il confine tra queste due cose? Non lo si può vedere. E se ci si trova esattamente su quel confine non si può essere visti, né dall’una né dall’altra parte [Terra di confine, Emil Tode]

Emil Tode parla di quel senso di sradicamento che vive nel cuore di chi ha lasciato il suo amato-odiato paese; quella confusione di sogni, ricordi e realtà che vive nel cuore degli animi sensibili, come il giovane traduttore estone durante il soggiorno a Parigi; racconta di un amore omosessuale, appassionato quanto clandestino, e di ciò che succede quando si vive divisi tra due mondi apparentemente molto diversi. Tra le pagine vive quella passione quasi ottocentesca, di cui parlavo, che Emil Tode ci mette nel raccontare la sua storia ad Angelo: l’amore per Franz, in primo luogo, ma anche i suoi ricordi di gioventù nella casa della nonna, del momento in cui – dopo aver visto passare tanti tram sotto la sua finestra – ha deciso di prenderne uno anche lui, e fuggire dall’Estonia alla volta della Francia.

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Un’alba invernale estone sulla neve (Di MaarjaLiisR – Opera propria, CC BY-SA 3.0, Wikipedia)

Mi sono ritrovata ad amare (e a rileggere) le romantiche descrizioni usate per raccontare della sua terra di confine, la città di Tallinn, i paesaggi innevati e preda del gelo o le notti estive piene di luce. Mi sono ritrovata ad amare una terra che non conosco ancora ma che scoprirò presto.

Vengo da una terra dove il sole è un diamante raro, una favolosa moneta d’oro che si gira e si rigira al chiarore del fuoco, e la si morde prima di osare fidarsene. In autunno si mette via il sole in cantina, insieme alle patate e ai cavoli, e quando lo si ritira fuori, a primavera, diffonde il velenoso odore dei bianchi germogli di patate su tutta la fattoria, fino al bosco [Terra di confine, Emil Tode]

Consigli di lettura: 10 libri da mettere in valigia quest’estate

Buongiorno lettrici e lettori! Si avvicinano il periodo estivo e le agognate vacanze; per molti l’estate rappresenta un momento in cui si legge di più, per questo ho deciso di rispolverare la rubrica Consigli di lettura e di suggerire 10 libri da portare in vacanza con voi quest’estate.

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Ho scelto libri che ho apprezzato e ho cercato di abbinarli a quella che credo possa essere la vacanza perfetta per quel preciso tipo di lettura. Non mancherà di ironia, in questo articolo, ma è giusto così: a prendersi troppo sul serio si diventa noiosi! Quindi, quando inizierete a preparare la valigia o lo zaino per le vacanze di quest’anno, ritagliate un pochetto di spazio per farci stare ancora un libro.

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Cop_NEVE_CANE1Il consiglio: Neve, cane, piede di Claudio Morandini (Exòrma edizioni)

La trama: Il romanzo è ambientato in un vallone isolato delle Alpi. Vi si aggira un vecchio scontroso e smemorato, Adelmo Farandola, che la solitudine ha reso allucinato: accanto a lui, un cane petulante e chiacchierone che gli fa da spalla comica, qualche altro animale, un giovane guardiacaccia che si preoccupa per lui, poco altro.

La vacanza: Il romanzo di Morandini è perfetto per essere letto in montagna. Che siano le nostre Alpi, Dolomiti, Appennini o l’Europa, questa lettura che parla di monti e di vita in quota è ideale per chi sceglierà di andare in vacanza tra le montagne, i paesini e i laghi alpini. Con buone probabilità scoprirete che i montanari hanno davvero la testa dura come Adelmo, il protagonista del libro.

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Parlami-damore_primawebIl consiglio: Parlami d’amore di Pedro Lemebel (marcos y marcos)

La trama: Pedro Lemebel ha sempre amato cantare canzoni come questa, vibranti di sentimento; si sentiva una persona semplice, vicina a prostitute e operai, vicina a chi resiste e vive al margine. E parlano d’amore le ultime cronache che ha scritto, di un amore sorridente e sconfinato per la bellezza annidata ovunque, per la giustizia calpestata, per questo mondo pieno di ipocrisie, menzogne e formidabili atti di coraggio. Amore per tutti noi, a cui ha consegnato la sua testimonianza appassionata, il suo invito a vivere fino in fondo, a credere e lottare. E a parlare d’amore.

La vacanza: La raccolta delle cronache piumate di Pedro Lemebel, autore cileno scomparso prematuramente, è perfetta per chi andrà in vacanza in Sudamerica o per chi sogna di andarci, poiché le atmosfere descritte dall’autore cileno sono tanto affascinanti quanto coinvolgenti. Le croncache attraversano il Sudamerica e non solo, troverete sicuramente quella che vi colpirà di più.

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Cover-Sanctuary-Line_image_ini_620x465_downonlyIl consiglio: Sanctuary Line di Jane Urquhart (Nutrimenti)

La trama: Chiamata a lavorare in un centro di ricerca per studiare la migrazione delle farfalle monarca, l’entomologa Liz Crane si trasferisce a vivere nella fattoria in riva al lago Erie dove ha trascorso le estati della sua infanzia. Il luogo, un tempo affollato da zii e cugini, e dai lavoratori che giungevano annualmente dal Messico per la raccolta, ormai è caduto in rovina. Osservando attorno a sé i resti di un mondo scomparso, la donna ripercorre con la memoria quel passato luminoso – i giochi di bambini, le nuotate al lago, le leggende e le poesie, le barchette di carta liberate in acqua. E poi, a segnare la fine della stagione estiva, l’albero che avvampa di farfalle. Ma a gettare un’ombra sui ricordi è lo spettro di ciò che avvenne dopo, la successione di eventi che, come un cataclisma, hanno sconvolto un equilibrio apparentemente immutabile. Una trama di perdite e assenze, che s’intrecciano in una vicenda densa di simbologie.

La vacanza: Il romanzo della canadese Jane Urquhart è per la maggior parte ambientato nella regione dei Grandi Laghi al confine tra Canada e Stati Uniti. E’ la lettura perfetta per chi trascorrerà le vacanze in una località lacustre, magari con la propria famiglia (possibilmente piena di segreti, rancori e non detti) o con i cugini che vedete una volta all’anno.

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copDLSDCIl consiglio: Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero di Cristina Brondoni (Las Vegas edizioni)

La trama: Si fa presto ad ammazzare un personaggio. Nei libri, nei film e nelle serie TV ci troviamo spesso di fronte a scene del crimine, assassini, morti ammazzati, incidenti, suicidi e infallibili detective che riescono a risolvere i casi più complessi grazie al loro intuito o alla loro intelligenza fuori dal comune. Tutto ciò ci fa pensare che nei casi reali di cronaca nera vengano mandate a indagare persone incompetenti o quantomeno sprovvedute. Analizzando però la fiction con gli occhi esperti di una criminologa, ci si accorge che se certe volte gli scrittori e gli sceneggiatori precorrono metodi e tecniche di indagine, spesso fanno agire i loro personaggi senza tenere conto di cosa succede nella realtà sulla scena del crimine. Perché morire può essere molto semplice, ma scoprire come e perché è una faccenda decisamente più complicata.

La vacanza: Il diventente saggio della criminologa Cristina Brondoni è la lettura ideale per chi trascorrerà le vacanze sui nostri litorali italiani, dividendosi tra un bagno e un ghiacciolo sotto l’ombrellone. A Jesolo è probabile che vi verrà assegnato dal destino un vicino di sdraio particolarmente odioso: il libro di Cristina Brondoni potrà suggerirvi il delitto (quasi) perfetto per porre rimedio alla malasorte.

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9788862431828_0_500_0_75Il consiglio: Vladivostok. Nevi e monsoni di Cédric Gras (Voland)

La trama: L’iniziale disappunto non riesce però a smorzare l’entusiasmo che guida il giovane francese nella conoscenza paziente dell’Estremo Oriente russo e dei suoi abitanti. Con stile vivace e annotazioni divertenti, Gras descrive – al ritmo delle stagioni, delle nevi e dei monsoni – la geografia di questo remoto e quasi favoloso angolo della terra e le sue relazioni con il resto del mondo. Lungi dall’essere un racconto di viaggio in senso tradizionale, “Vladivostok” è il ritratto onesto e affettuoso di una città in bilico tra Russia e Asia, capace di esercitare un grosso fascino sull’autore e di minare i suoi pregiudizi “occidentali”.

La vacanza: Il bellissimo e suggestivo libro del geografo Cédric Gras è ideale per chi intraprenderà un lungo viaggio in treno per raggiungere la meta delle sue vacanze. Che sia il mare, o la montagna, o una bella capitale europea, l’importante sarà leggerlo mentre siete cullati dal treno. Se poi andrete in vacanza in Russia, precisamente a Vladivostok, allora è il vostro libro.

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14883c583d22d4c818ec33fbe725c9d2_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyIl consiglio: Viaggio in Urewera di Katherine Mansfield (Adelphi)

La trama: In un taccuino riempito da Katherine Mansfield a diciannove anni, durante un viaggio fra i Maori, la materia fantastica di cui saranno fatti i suoi racconti neozelandesi. 

La vacanza: La scrittrice neozelandese Katherine Mansfield racconta in questo brevissimo reportage il suo rocambolesco viaggio nella terra dei Maori. Questo è il libro ideale per chi ama viaggiare soprattutto con la fantasia, un breve racconto per farsi suggestionare e affascinare dalle descrizioni di una terra perfettamente agli antipodi dell’Italia (se poi ci va davvero, tanta invidia per voi!)

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indexIl consiglio: Benedizione di Kent Haruf (NN editore)

La trama: Nella cittadina di Holt, in Colorado, Dad Lewis affronta la sua ultima estate: la moglie Mary e la figlia Lorraine gli sono amorevolmente accanto, mentre gli amici si alternano nel dare omaggio a una figura rispettata della comunità. Ma nel passato di Dad si nascondono fantasmi: il figlio Frank, che è fuggito di casa per mai più tornare, e il commesso del negozio di ferramenta, che aveva tradito la sua fiducia. Nella casa accanto, una ragazzina orfana viene a vivere dalla nonna, e in paese arriva il reverendo Lyle, che predica con passione la verità e la non violenza e porta con sé un segreto. Nella piccola e solida comunità abituata a espellere da sé tutto ciò che non è conforme, Dad non sarà l’unico a dover fare i conti con la vera natura del rimpianto, della vergogna, della dignità e dell’amore.

La vacanza: La cittadina di Holt dove Haruf ambienta il suo romanzo Benedizione (e l’intera Trilogia della Pianura) non esiste, per cui sarà impossibile per voi andarci in vacanza. Ma questo è il romanzo che più di ogni altro deve essere letto prima o durante un viaggio negli Stati Uniti (magari proprio nell’Ovest descritto da Haruf) oppure per chi ama in modo sconfinato l’America pur essendo in vacanza a Varigotti.

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indexIl consiglio: L’arte di collezionare mosche di Fredrik Sjöberg (Iperborea)

La trama: «Nessuna persona sensata si interessa alle mosche», e soprattutto, ahimè, non le ragazze. Ma sono questi screditati insetti ad aver cambiato la vita di Fredrik Sjöberg, o meglio, la curiosa famiglia dei sirfidi, che abbondano nell’idilliaca isoletta svedese dove si è trasferito e di cui è uno dei maggiori esperti e collezionisti. E sono loro il suo ironico punto di partenza per osservare la vita da un’altra ottica, l’alfabeto di una lingua nuova per leggere il paesaggio, e forse il mondo. 

La vacanza: Lo svedese Fredrik Sjöberg è entomologo e collezionista di insetti, ha scritto questo libro stupendo e perfetto per chi sceglierà una vacanza a contatto con la natura, nei parchi o riserve, magari in bungalow oppure in tenda. Non è necessario essere in vacanza su un’isola svedese e inseguire insetti con un retino rischiando di essere scambiato per un pazzo, però è chiaro che sarebbe un valore aggiunto per rendere davvero ideale il libro in vacanza.

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china_girlIl consiglio: My Little China Girl di Giuseppe Culicchia (ETD)

La trama: Perché non c’è Paese più imperscrutabile della Cina. E non c’è Paese da cui dipendiamo di più, come dimostrano le recenti vicende borsistiche. Comprendere la Cina sarà – anzi: già è – indispensabile. Giuseppe Culicchia ci ha provato a modo suo e nel modo di Allacarta, la collana di EDT che invia gli scrittori italiani in giro per il mondo per capirlo attraverso uno degli ingredienti fondamentali di ogni cultura: la cucina.

La vacanza: Lo dice il titolo, è il libro ideale per chi andrà in Cina oppure sogna di visitarla. Leggendo il buffo reportage di Giuseppe Culicchia emergono tutte le contraddizioni della Cina moderna; Culicchia consiglia anche alberghi, cose da fare e cose da (non) mangiare, per cui potrebbe essere discriminante per decidere se visitare o meno il gigante asiatico. Se a sentir parlare di scorpioni caramellati vi prende il panico ma siete già su un aereo della Air China… troppo tardi! Ma vi divertirete ugualmente, tranquilli!

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indexIl consiglio: Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame di James De Mille (marcos y marcos)

La trama: C’è bonaccia tra le Canarie e Madeira, il Falcon non può navigare. Lord Featherstone e i suoi amici, giocando con le barchette di carta sull’acqua trasparente, trovano un misterioso cilindro metallico, incrostato di conchiglie. Misterioso è anche il contenuto: un manoscritto affidato alle onde da Adam More, naufrago in una terra sconosciuta, oltre i confini del mondo. In attesa che il vento torni a gonfiare le vele, i quattro amici, a turno, cullati dal mare, leggono ad alta voce la sua storia.

La vacanza: Il classico dello scrittore canadese è senza dubbio l’ottimo romanzo per chi vivrà una vacanza all’insegna dell’avventura e dell’imprevisto; tempeste, naufragio su un’isola deserta (o apparentemente deserta), autoctoni bellicosi, insomma ce n’è davvero per tutti i gusti. Ideale per chi visiterà le Isole Canarie, va anche bene per chi resterà ad Alluvioni Cambiò (in provincia di Alessandria, n.d.r.) dove l’unico imprevisto sarà quello di restare senza ghiaccio per l’aperitivo.

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Questi sono i miei consigli di lettura per l’estate, libri che in un modo o nell’altro ho amato e mi hanno divertita. Ora aspetto i vostri consigli per me: cosa mi suggerite di leggere quest’estate? Se vi va, scrivetemi quali sono i libri che amate e che più sono adatti al periodo estivo e vacanziero. Alla prossima

(© RIPRODUZIONE RISERVATA)

Librinpillole: le letture di aprile

Librinpillole è la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

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Le letture di aprile e la mia nuova gerbera fucsia!

Aprile è stato un mese decisamente positivo, in tema di letture e di incontri a sfondo letterario. Domenica 3 aprile sono stata a Milano e ho partecipato alla seconda edizione del Book Pride, la fiera dell’editoria indipendente. Al Book Pride ho potuto acquistare tre romanzi (che ho già letto e dei quali presto vi parlerò!) e ho conosciuto Alice di Safarà Editore, colei che all’inizio di marzo mi invitò a partecipare al blog tour del libro “Lettera d’amore in scrittura cuneiforme” dello scrittore ceco Tomáš Zmeškal. Se vi foste persi l’articolo in cui parlo del Book Pride, eccolo >>qui.

Il 16 aprile ci siamo nuovamente incontrati alla Libreria Sulla Parola di Caluso, con la compagna di viaggio La lettrice rampate, e siamo partite alla scoperta dell’Asia attraverso i libri. Ne è uscito un incontro ricchissimo di consigli e suggerimenti, pervenuti anche on line grazie all’evento virtuale in parallelo su Facebook per chi è troppo lontano dalla bella libreria di Stefania. Ve ne ho parlato >>qui.

Ma le vere sorprese letterarie del mese di aprile sono state le letture, nove in totale, decisamente interessanti (solo una con riserva). Ho potuto “visitare” ben tre Paesi nuovi (Indonesia, Lettonia e Kirghisia) e scoprire autori e autrici nuovi.

L’uomo tigre di Eka Kurniawan (Metropoli d’Asia, 166 pagine, 12,50 €). La prima lettura del mese è stata proprio questa, l’avventura di Margio un ragazzo indonesiano che commette un crimine terribile, che è il pretesto per parlarci di un’Indonesia che guarda verso la modernità pur restano legata a riti e credenze ancestrali. Assolutamente consigliato per chi cerca un giallo anomalo e una lettura sperimentale.

Monte Carlo di Peter Terrin (Iperborea, 170 pagine, 16 €). Lo scrittore belga ha vinto il Premio Europeo per la Letteratura e questo è un romanzo molto bello, scritto in modo conciso dove le parole sono mai ridondanti ma dove l’autore riesce a raccontarci la storia del meccanico che salva la vita ad una stella del cinema senza ottenere il successo che credeva. Un romanzo permeato di bellezza e nostalgia, di aspettative mancate e di tristezza: imperdibile.

Favole colorate di Imants Ziedonis (Damocle edizioni, 147 pagine, testo lettone a fronte, 10 €). Come dice il titolo, si tratta di una raccolta di bellissime ed evocative favole che hanno per protagonisti i colori. Ambientate in Lettonia sono state una scoperta davvero molto affascinante.

Il battello bianco di Tschingis Aitmatov (marcos y marcos, 203 pagine, 14,50 €). Da molto tempo volevo leggere un romanzo di questo autore kirghiso e al Book Pride ho acquistato questo libro. E’ una fiaba, quasi, dove il protagonista è un bambino abita nelle montagne della Kirghisia con i nonni; è un romanzo molto delicato e con una capacità narrativa rara Aitmatov ci racconta una storia bellissima e struggente.

The Danish Girl di David Ebershoff (Giunti, 360 pagine, 18 €). E’ la lettura che forse tra tutte quelle del mese mi ha convinta meno. Ho poi anche visto il film, circa una settimana dopo, e per una volta tanto, a mio parere, la pellicola è meglio del libro.

Il pappagallo che prevedeva il futuro di Luciano Lamberti (gran vía edizioni, 96 pagine, 10 €). Credo sia una delle migliori raccolte di racconti lette negli ultimi anni. L’argentino Luciano Lamberti è di sicuro un autore da tenere d’occhio e spero che venga presto tradotto in italiano anche il suo ultimo romanzo. Consigliatissimo!

Non sparate sul regista. Bestiario del cinema americano di Simone Cerri (Las Vegas edizioni, 196 pagine, 10 €). E’ un saggio comico che analizza il cinema americano in chiave ironica e divertente e lo consiglio a tutti coloro che amano il cinema, anche quello dei film copia-e-incolla. Avvertenza: potreste scoppiare a ridere quando meno ve lo aspettate.

Sanctuary Line di Jane Urquhart (Nutrimenti, 239 pagine, 17 €). E’ il migliore libro letto in aprile: questo è un libro per chi ama la luce calda della fine dell’estate, per chi ha trascorso l’infanzia tra boschi e campagne, con amici, cugini e zii un po’ folli; è un romanzo per chi cerca la storia di una famiglia, con i suoi segreti e le mille difficoltà. Un romanzo per chi si sente come una farfalla monarca, sempre in bilico tra un luogo e l’altro.

Frammenti dalla Senna di Stefano Duranti Poccetti (Ensemble, 113 pagine, 10 €). E’ un libro che ha come sottotitolo “Parigi, passeggiata letteraria“, ed è proprio con questo spirito che si può leggere, come una lunga passeggiata attraverso la capitale francese, per far sognare chi non c’è ancora stato o far struggere di nostalgia chi l’ha amata.

E questi sono, in pillole, i libri che mi hanno fatto compagnia ad aprile. A parte la piccola delusione con “The Danish Girl”, sono decisamente soddisfatta dei libri che ho letto.

Maggio è alle porte e mi porterà almeno tre cose bellissime: anzitutto, il Salone del Libro di Torino un appuntamento irrinunciabile soprattutto perché ci abito abbastanza vicina. Andrò a conoscere i ragazzi di Casa Sirio (ricordate che ho vinto una copia di Elementare Watson a marzo?) e spero di incontrare e conoscere altri editori e blogger; sabato 21 maggio alla Libreria Sulla Parola ci sarà il quinto appuntamento de Una valigia di libri: scopriremo gli Stati Uniti e il Canada attraverso i libri. Infine, l’ultimo week end di maggio sarò a Bologna, per la mostra di Edward Hopper e per visitare quella libreria dove – pare- i libri siano gratis.

E voi, quali libri avete letto a marzo? Quali mi consigliate?

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

Peter Terrin | Monte Carlo

La curiosità di leggere “Monte Carlo” di Peter Terrin (Iperborea, 170 pagine, 16 €) è dovuta principalmente a due motivi: l’ambientazione durante il Gran Prix a Monte Carlo del 1968 e dal fatto che lo scrittore belga Peter Terrin nel 2010 ha vinto il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura; lo stesso premio vinto da Meelis Friedenthal, del quale ho di recente letto e apprezzato Le api. Le mie aspettative riguardo questa lettura non sono state deluse, vi racconto perché.

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Titolo: Monte Carlo

L’Autore: Peter Terrin (1968) è autore di romanzi, racconti e opere teatrali ed è uno dei più importanti scrittori di lingua olandese e una voce unica nel panorama della letteratura belga contemporanea. Vincitore del Premio dell’Unione Europea per la Letteratura 2010 e il Premio AKO 2013

Traduzione: Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo

Editore: Iperborea

Il mio consiglio: è un romanzo permeato di bellezza e nostalgia, di aspettative mancate e di tristezza: imperdibile

Durante i quarantatré giorni che trascorsi in ospedale a Nizza, Jack Preston ebbe molto tempo per riflettere. La copertura stampa dell’incidente finì per deluderlo. Da alcune osservazioni di Marie e da una commovente lettera di Maureen dedusse che non lui, bensì la guardia del corpo di Deedee veniva considerato un eroe. Agli occhi del mondo quell’uomo l’aveva presa e “trascinata fuori dall’incendio”. Invano cercò di scoprire se si parlava anche del suo ruolo nel salvataggio. O se da qualche parte veniva citato il suo nome. La delusione non lo demoralizzò. Contava su Deedee. Stranamente, quel malinteso lo ringalluzzì. La sfilza di imprecisioni dei giornali l’avrebbe disgustata. Presto di sarebbe fatta sentire e con calorosa riconoscenza avrebbe rivelato chi l’aveva realmente salvata dalle fiamme sul Boulevard Albert 1er. [Monte Carlo, Peter Terrin, trad. C. Cozzi e C. Di Palermo]

Monaco di Monte Carlo, 1968. Jack Preston è un giovane meccanico inglese, un uomo che lavorando sodo si è conquistato un posto importante, nonostante le sfortune della vita. Può dirsi decisamente soddisfatto ora che si trova a Monte Carlo, sulla pista del prestigioso Grand Prix, come meccanico ufficiale del Team Lotus di Colin Chapman. Sugli spalti ci sono il principe di Monaco e la sua consorte americana, mentre tutti – dal pubblico, ai reali e ai piloti – stanno aspettando lei, la diva del cinema, la bellissima Deedee.

Alla griglia di partenza, con lo scotch in mano, Jack sta coprendo le pubblicità sulla carrozzeria della Lotus dove nell’abitacolo il pilota Jim Clark è pronto per correre, quando arriva finalmente Deedee. Tutti gli occhi sono puntati su di lei: dagli spalti una ragazza sta per scattare l’ultima fotografia che ha a disposizione nel rullino; all’improvviso, un odore di benzina e poi un calore infernale, una fiammata parte dalla Lotus di Clark e sta per investire Deedee ma Jack Preston, l’umile meccanico di Aldstead, le fa scudo con il suo corpo  devastandosi in un atto eroico senza precedenti.

Ricoverato d’urgenza all’ospedale di Nizza, Jack Preston trascorre giorni infinitamente lunghi, contorto dal dolore delle ustioni. Ma Jack soffre coraggiosamente pensando che il suo gesto eroico ha salvato la vita e soprattutto la giovane bellezza di Deedee, e ora certamente lei vorrà ringraziarlo, sicuramente gli verranno dedicati reportage sui giornali e chissà, forse sarà anche invitato a qualche trasmissione in televisione…

Il fuoco non è ancora fuoco. Non proprio. Ma il prezioso carburante appena colato dalla Lotus non è più liquido. Sta cambiando forma, in quel preciso istante (…) Una nuvola che lo spinge da dietro e allo stesso tempo lo avvolge. La tuta, la biancheria, perfino la brillantina sui capelli sono ancora barriere efficaci, in grado di proteggerlo, di risparmiare la sua pelle. In questo istante esistono una accanto all’altro, alla pari, la sua tuta e il calore rovente. Il fuoco non è ancora fuoco [Monte Carlo, Peter Terrin, trad. C. Cozzi e C. Di Palermo]

Il romanzo di Peter Terrin mi è piaciuto per diversi motivi. Mi è piaciuto tantissimo il suo stile, capitoli brevi e brevissimi (anche solo di mezza pagina) caratterizzati da frasi incisive, dove in pochissime parole riesce a rendere in modo pressoché perfetto un paesaggio, un personaggio, un evento. Nel libro vengono citati personaggi realmente esistiti, come l’ingegnere Colin Chapman fondatore del Team Lotus e il pilota scozzese Jimmy Clark, morto tragicamente proprio nel 1968 durante una corsa automobilistica in Germania, e per me che un po’ sono appassionata di storia della Formula 1 queste sono vere e proprie chicche.

Perfetto è il personaggio – inventato – di Jack Preston: un uomo umile, nato nella campagna inglese, che con lavoro e sacrificio riesce ad arrivare addirittura al Team Lotus, diventando un meccanico ufficiale. Ma poi l’incidente che gli costa la salute e la carriera, perchè dopo sarà costretto a tornare nella sua officina in Inghilterra.

Eppure, Jack Preston non si arrende: si aspetta che la diva Deedee lo ringrazi, pubblicamente o privatamente; le parole della diva allievierebbero il suo dolore e la sua infelicità di essere tornato una nullità ad Aldstead. Nella sua mente Jack immagina Deedee che lo saluta, che si rivolge direttamente a lui quando è invitata ai talk show. La sua diventa quasi un’ossessione: lui è un eroe, perché nessuno se ne accorge?

Ciò che vuole Jack Preston è un briciolo di notorietà, brillare della luce riflessa di Deedee, anche solo per pochi giorni. Ma questo accade solo nella sua mente, perché si sa che gli eroi vengono dimenticati in fretta. Eppure, anche i divi vengono scordati velocemente: il destino di Deedee ha in serbo per lei un’amara sorpresa.

La narrazione corre in fretta, seguendo i tormenti di Jack e la sua anonima esistenza nella campagna inglese, corre veloce come una Cortina Lotus modificata che sfreccia nel cuore della campagna, verso l’enigmatico finale.

Monte Carlo” è un libro che fa riflettere sul nostro bisogno di notorietà, di spiccare rispetto agli altri, una condizione certamente più intensa oggi rispetto quarant’anni fa. Un romanzo che ci racconta di quanto un evento – bello o brutto – possa modificare intensamente la nostra esistenza, portando addirittura a cambiarci. “Monte Carlo” di Peter Terrin è un libro coinvolgente assolutamente da non perdere.

Cosa leggo? Consigli per gli acquisti al BookPride 2016 (o dal libraio di fiducia)

Buongiorno lettrici e lettori! Come vi ho anticipato ieri sera sulla mia pagina Facebook collegata al blog, ho deciso di scrivere un articolo con alcuni consigli e suggerimenti per gli acquisti librosi al BookPride 2016. Anzitutto, per chi non lo sapesse, il BookPride è la fiera nazionale degli editori indipendenti, promossa da Odei che intende tutelare e promuovere la bibliodiversità. La fiera inizia venerdì 1° aprile – oggi pomeriggio – e si conclude domenica 3 aprile, sarà ospitata a BASE Milano, l’ingresso sarà gratuito e potrete trovare più di 150 editori indipendenti.

L’idea di scrivere un articolo con alcuni suggerimenti è nata per due motivi: in primis, perché di recente sono davvero usciti tanti libri belli e come seconda cosa, dato che gli editori indipendenti sono tantisismi, qualche uscita potrebbe esservi sfuggita (e questo è un promemoria anche per me!).

Presenterò quindi una selezione di romanzi pubblicati di recente da editori indipendenti che potrete trovare al BookPride. Ovviamente, se non andrete al BookPride sono certa che il vostro libraio di fiducia vi potrà reperire tutti i romanzi che vi segnalo. Ecco a voi la mia selezione…

477Titolo: La vita da sogno di Champa il tibetano

Autore//Traduttore: Chan Koonchung//Lorenzo Andolfatto

Editore: Atmosphere libri

Prezzo: 15 euro

Trama: La vita è semplice per Champa, un giovane tibetano. Ha un buon lavoro come autista nella sua città natale di Lhasa, e se il suo capo cinese Mei è un po’ prepotente, beh, si può capire che lei è una seria collezionista d’arte, dopo tutto. E lo fa arrivare a guidare la sua enorme Toyota. Quando comincia a dormire con il suo capo, la vita diventa un bel po’ più complicata. Improvvisamente la vita sessuale di Champa è al di là dei suoi sogni più sfrenati. Ma poi Mei porta a casa una statua di Tara – una statua che brilla con squisita bellezza femminile – e improvvisamente la vita non è semplice per tutti, così Champa fugge per Pechino alla ricerca della propria ispirazione, rubando la Toyota e l’iPhone di Mei e lasciandola arrabbiata e in cerca di vendetta.

frammenti-dalla-sennaTitolo: Frammenti dalla Senna

Autore: Stefano Duranti Poccetti

Editore: Ensemble

Prezzo: 10 €

Trama: Una passeggiata per le strade di Parigi in cui la città, mai come in questo periodo ferita a morte, torna a suscitare il suo naturale fascino letterario e artistico. Una prosa poetica e attenta ci accompagna in un viaggio caleidoscopico in cui i tanti frammenti da cui è composta diventano i pezzi di un puzzle volutamente incompleto.
Parigi si presenta attraverso la voce della Senna, la reale protagonista della narrazione, che, dal suo punto di vista privilegiato, mostra una città al tempo stesso bellissima e contraddittoria; una città di artisti, clochard, prostitute, uomini qualunque, che dal centro alla periferia – quella delle tante banlieue come Aubervilliers – danno respiro e corpo a una delle metropoli più affascinanti al mondo.

pappagalloTitolo: Il pappagallo che prevedeva il futuro

Autore//Traduttore: Luciano Lamberti//Vincenzo Barca

Editore: gran vía

Prezzo: 10 €

Trama: Giganti che vivono in ampie vallate, misteriose entità che prendono possesso di corpi, uomini che parlano con gli animali e animali che parlano come se fossero uomini popolano con totale disinvoltura il vasto universo che Luciano Lamberti costruisce in questo libro. Sei racconti intensi e impattanti, dominati da una poderosa immaginazione, che descrivono il lato inquietante delle cose familiari o l’irruzione del mostruoso nella vita quotidiana. Storie che, allo stesso tempo, diventano soprattutto un modo per narrare la violenza che gli uomini perpetrano contro i loro simili e contro le proprie paure. La migliore tradizione fantastica – quella di Borges, Bioy Casares e Cortázar – rivive nei testi di Lamberti, considerato unanimemente uno dei principali esponenti della letteratura argentina contemporanea, perché come scrive Francisco Ángeles per la rivista letteraria buensalvaje «erano anni che la narrativa latinoamericana non mi coinvolgeva con una raccolta di racconti così potente, stimolante e originale».

20151218144220_alta_montecarloTitolo: Monte Carlo

Autore//Traduttrici: Peter Terrin//Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo

Editore: Iperborea

Prezzo: 16 €

Trama: Maggio 1968, il sole brucia sul circuito di Monte Carlo, dove sta per iniziare l’atteso Grand Prix. Il principe di Monaco, il jet set e la stampa mondiale aspettano l’arrivo di Deedee, la divina stella del cinema francese, sogno proibito di ogni uomo e anche di un giovane e timido meccanico della Lotus: Jack Preston. Ma proprio quando l’attrice fa la sua entrata in pista, un’auto esplode e Jack, travolto dalle fiamme, le fa scudo con il corpo. Lei ne esce illesa, lui gravemente ustionato. Rispedito nel suo piccolo villaggio inglese, stroncata la carriera cui aveva dedicato la vita, Jack attende fiducioso che la donna più desiderata della terra riconosca il suo atto eroico, gli renda l’onore che si merita e gli dichiari il proprio amore, chiamandolo a sé nell’olimpo delle star. Eppure i giorni passano e le cicatrici restano senza che Deedee lo degni di un cenno, mentre la speranza sprofonda sempre più in una cieca ossessione. Con una scrittura essenziale e di una precisione chirurgica, che procede per incalzanti quadri di poesia e humour nero, Peter Terrin si cala negli anni della dolce vita per comporre una parabola densa di suggestioni etiche, sociali, esistenziali. Goffo incompreso, folle fanatico, o giovane incapace di capire che al mondo non importa di lui, Jack Preston non si rassegna all’indifferenza. Vittima dello scarto incolmabile tra noi e gli altri, o di quell’ansia di celebrità che proprio nel ’68 teorizzò Andy Warhol, si rifiuta di cedere alla delusione. Come un uomo di fede che continua a cercare un segno da un imperscrutabile empireo, un antieroe in lotta con l’assurdità della vita, o un moderno Don Chisciotte in un’epoca che offre tanti sogni quanti amari risvegli.

ayiTitolo: E adesso?

Autore//Traduttrice: A Yi //Silvia Pozzi

Editore: Metropoli d’Asia

Prezzo: 10 €

Trama: Un giorno qualunque in una provincia del-la Cina. Mentre conduce la sua vita norma-le, un adolescente sta progettando il brutale assassinio della sua unica amica. La attira in una trappola, la strangola, infila il cadavere in una lavatrice e fugge dalla città, dando il via a una caccia all’uomo piena di imprevisti. E adesso? è un romanzo elettrizzante e raffinato su un omicidio privo di movente che ricorda l’assurdo di Kafka, il nichilismo di Camus e la corruzione morale di Dostoevskij. È un’a-nalisi scioccante della disperazione che in-trappola gli abitanti poveri delle campagne e allo stesso tempo un’incursione condotta con grande abilità tecnica nel campo dell’horror e della suspense. Con uno straordinario con-trollo dello stile, A Yi svela l’antefatto psico-logico che ci consente di dare un senso alla drammatica violenza della storia e fornisce degli scorci agghiaccianti e rivelatori su un Paese che vive un radicale cambiamento dal punto di vista sociale, politico ed economico.

Cop-HenriquezTitolo: Anche noi l’America

Autrice//Traduttore: Cristina Henriquez // Roberto Serrai

Editore: NN editore

Prezzo: 17 €

Trama: Maribel Rivera è una ragazzina bella e felice, fino all’incidente che le cambia la vita. I genitori decidono di abbandonare la sicurezza della propria casa in Messico per trasferirsi negli Stati Uniti, nel Delaware, così da garantirle la migliore assistenza possibile. Il sogno americano dei Rivera si traduce nella possibilità di dare un futuro alla figlia.
Mayor Toro vive nella casa accanto, e la sua famiglia è arrivata dal Panama quindici anni prima. Il ragazzino è il solo che riesca, lentamente, a entrare in sintonia con Maribel e a farle tornare il sorriso. Le voci di Mayor e di Alma, la madre della ragazza, si alternano con quelle della comunità dei vicini: uomini e donne dalle vite divise, che devono lottare per conquistare un nuovo presente, lasciandosi alle spalle la nostalgia e le fatiche del passato.
Anche noi l’America è un romanzo di speranze e sogni, di possibilità e desideri, e racconta con dolcezza della ricerca personale e collettiva di un luogo, un tempo, e soprattutto di una voce.

copj170.aspTitolo: Sanctuary Line

Autrice//Traduttore: Jane Urquhart// Nicola Manuppelli

Edtiore: Nutrimenti

Prezzo: 17 €

Trama: Chiamata a lavorare in un centro di ricerca per studiare la migrazione delle farfalle monarca, l’entomologa Liz Crane si trasferisce a vivere nella fattoria in riva al lago Erie dove ha trascorso le estati della sua infanzia. Il luogo, un tempo affollato da zii e cugini, e dai lavoratori che giungevano annualmente dal Messico per la raccolta, ormai è caduto in rovina. I frutteti sono abbandonati, i campi sono arsi, e la vecchia casa di famiglia è popolata dai fantasmi. Osservando attorno a sé i resti di un mondo scomparso, la donna ripercorre con la memoria quel passato luminoso – i giochi di bambini, le nuotate al lago, le leggende e le poesie, le barchette di carta liberate in acqua. E poi, a segnare la fine della stagione estiva, l’albero che avvampa di farfalle. Ma a gettare un’ombra sui ricordi è lo spettro di ciò che avvenne dopo, la successione di eventi che, come un cataclisma, hanno sconvolto un equilibrio apparentemente immutabile. Una trama di perdite e assenze, che s’intrecciano in una vicenda densa di simbologie. Considerata l’erede di Alice Munro e Margaret Atwood, pluripremiata in patria e all’estero, in questo romanzo Jane Urquhart costruisce una storia familiare emozionante e piena di mistero, affrontando temi profondi e attuali: il tempo, la passione e l’identità; l’eredità e il destino; la fragilità delle relazioni umane e il complesso dialogo tra culture diverse.

Cover-LetteraDamore-800x1235Titolo: Lettera d’amore in scrittura cuneiforme

Autore// Tradutrice: Tomáš Zmeškal // Laura Angeloni

Editore: Safarà

Prezzo: 19.50 €

Trama: Lettera d’amore in scrittura cuneiforme è costruito come un caleidoscopio di storie che percorrono la spina dorsale del libro a tutta velocità – in un labirinto di trame interconnesse e sovrapposteche cercano di sondare i destini interconnessi dell’uomo e della Storia. Il libro trova la sua trama principale in Josef, prigioniero politico nella Praga del secondo dopoguerra e nel complesso rapporto che lo lega a sua moglie Kveta e a un terzo uomo che, poliziotto nella Praga sovietica, ne determinerà crudelmente e perversamente i destini; tuttavia, se questi sono i personaggi principali, il libro offre una fitta rete di storie collaterali e voci polifoniche che collidono con la principale linea narrativa. Una saga familiare intesa e crudele che interpreta l’universo umano e storico della Praga del ‘900 attraverso l’uso alchemico della letteratura.

SUR42_Hasbun_Andarsene_cover-1Titolo: Andarsene

Autore//Traduttrice: Rodrigo Hasbùn //Giulia Zavagna

Editore: SUR

Prezzo: 15 €

Trama: Andarsene è un denso, intrigante romanzo che unisce mirabilmente realtà storica e finzione letteraria. Un efficace montaggio di episodi e voci permette di seguire le vicende della famiglia Ertl dagli anni Cinquanta agli anni Settanta. Hans Ertl, cineasta tedesco che sotto la direzione di Leni Riefenstahl aveva glorificato l’estetica nazista, finita la guerra si rifugia in Bolivia con la famiglia, inseguendo il sogno di una spedizione archeologica. La moglie e le tre figlie non usciranno indenni dalle incolmabili assenze di quel padre, eppure Monika, la più grande e audace delle tre, finirà per ereditare il carattere anticonformista di Hans e lanciarsi verso un obiettivo molto più temerario, abbracciando la rivoluzione e finendo col passare alla storia come «la vendicatrice di Che Guevara». Tra i poli opposti di queste due figure vigorose corrono i rapporti con gli altri personaggi, grandi fallimenti e piccole tenerezze familiari, in un romanzo che ha il passo e la forza delle storie memorabili.

moscaTitolo: Orgasmo a Mosca

Autore//Traduttrice: Edgar Hilsenrath//Roberta Gado

Editore: Voland

Prezzo: 16 €

Trama: Nino Pepperoni, boss dei boss della mafia americana, è disposto a fare qualsiasi cosa per la sua unica figlia, la trentenne Anna Maria. Durante un soggiorno a Mosca la donna conosce Sergej Mandelbaum, ebreo “tiratardi e pelandrone e traduttore”, con il quale raggiunge per la prima volta l’orgasmo. Decide di sposarlo a tutti i costi, anche se Sergej, segnalato sulla lista nera del KGB, non può uscire dall’URSS per vie legali. Allora Anna Maria si fa mettere incinta per costringere il padre ad aiutarla a portare in America il futuro marito. Ha inizio così un viaggio rocambolesco ricco di colpi di scena. Una trama provocatoria e surreale per una sex and crime story decisamente sopra le righe.

Eccoci alla fine della mia personale selezione di titoli e novità letterarie: sono sicura che il vostro portafoglio mi sta maledicendo; ce n’è qualcuno che vi ispira in modo particolare? Avete già una lista di libri da acquistare al BookPride o dal vostro libraio di fiducia? Sono curiosa di sapere cosa ne pensate di questi romanzi: commentate l’articolo, se vi va!

Lunedì pubblicherò l’articolo con l’esperienza vissuta al BookPride 2016 e il giretto “da turista” che farò a Milano nel pomeriggio.