Viveca Sten | Nel nome di mio padre

Lina Rosén è sparita lo scorso autunno, in una notte di tempesta. L’isoletta di Sandhamn, nella parte esterna dell’arcipelago (…) Un paradiso estivo rinomato per le belle spiagge e le magnifiche regate (…) I genitori l’hanno vista per l’ultima volta venerdì 3 novembre dell’anno scorso. Stava uscendo per andare da un’amica nella zona residenziale di Trouville, nella parte sudorientale dell’isola. Sappiamo che attorno alle dieci di sera è ripartita in bicicletta per tornare a casa, dopodiché si perdono per sempre le sue tracce. Nonostante gli sforzi della polizia, non è mai stata ritrovata [Nel nome di mio padre, Viveca Sten, trad. Alessia Ferrari]

Il romanzo e le girelle alla canella cucinate da me

In una buia notte di novembre, Lina Rosén, vent’anni, scompare mentre una tempesta si abbatte sull’isoletta di Sandhamn, nell’arcipelago di Stoccolma. Dalla casa dell’amica, dove è stata in visita, alla sua abitazione ci sono circa tre chilometri da percorrere in bicicletta, lungo una strada fiancheggiata di maestosi pini. Un percorso breve, dritto e privo di ostacoli: ma Lina Rosén non torna a casa.

I genitori della giovane lanciano l’allarme e la polizia di Nacka, nella persona di Thomas Andreasson, si occupa di setacciare l’isola, anche grazie all’aiuto dei cani molecolari. Non viene fuori neppure indizio: a quanto pare Lina è  svanita nel nulla.

Qualche mese dopo, a febbraio, durante le vacanze invernali, un gruppo di ragazzini adolescenti fa una macabra scoperta in uno dei boschi che ricoprono l’isola: da un sacco della spazzatura emergono dei resti umani. Due dei ragazzini sono Adam e Simon, i figli di Nora Linde, avocatessa di Stoccolma e amica d’infanzia di Thomas Andreasson, in vacanza a Sandhamn nella sua casa di famiglia.

Nora ha alcuni problemi famigliari da risolvere, e la vacanza sull’isola avrebbe dovuto essere il modo per rilassarsi e distendere i nervi. Il ritrovamento dei resti umani spazza via la quiete di febbraio: giungono i poliziotti da Nacka e i collaboratori della scientifica. L’istinto investigativo di Nora Linde si mette in moto, soprattutto per non pensare alle sue difficoltà famigliari.

Chi poteva avercela con una ragazza di soli vent’anni al punto di ucciderla e farla a pezzi? Thomas raccoglie testimonianze, indizi, registra dettagli, interroga gli abitanti dell’isola vicini a Lina e alla sua famiglia, inoltre si mette in discussione per via di un incidente nautico occorso due anni prima. Tassello dopo tassello, Thomas e Nora iniziano ad intravedere un disegno ben preciso, il movente dell’omicidio di Lina forse affonda le radici in un passato lontano.

La conversazione con sua madre aveva continuato a ronzarle in testa. Susanne le aveva raccontato di Thorwald e della sua famiglia, e anche di cosa era successo tra lui e Karolina (…) Era possibile che quegli avvenimenti fossero in qualche modo collegati alla ragazza scomparsa? Era un ragionamento contorto, ma Nora non riusciva a toglierselo dalla testa (…) Forse la soluzione del mistero era da cercare nel passato, e nessuno l’aveva preso in considerazione [Nel nome di mio padre, Viveca Sten, trad. Alessia Ferrari]

I fitti boschi sull’isola di Sandhamn, laggiù all’orizzonte c’è il Mar Baltico (foto: Claudia)

Nel nome di mio padre” di Viveca Sten (trad. A. Ferrari, Feltrinelli, 9.90 €) l’ho letto appena sono ritornata dal viaggio a Stoccolma, perché la Svezia mi ha lasciato un bellissimo ricordo e tanta nostalgia. Dopo “Il corpo che affiora“, mi sono buttata a capofitto nella lettura, riprendendo le fila delle vite dell’ispettore di Thomas Andreasson e della sua amica avvocato Nora Linde; i personaggi sono meglio descritti e indagati, c’è più analisi psicologica e i protagonisti, anche quelli minori, hanno maggiore spessore. Di nuovo, la Sten descrive in dettaglio i luoghi dove si svolge il romanzo, la stupenda isola di Sandhamn, e lo fa tanto bene che mi è sembrato di rivivere il mio viaggio.

Lasciò di nuovo vagare lo sguardo sui tronchi che lo circondavano, mentre una sensazione di disagio lo invedeva inesorabile. Il bosco gli pareva non finire mai, anche se lui sapeva bene che terminava sull’altro lato dell’isola, poco prima della spiaggia (…) C’era silenzio, troppo silenzio [Nel nome di mio padre, Viveca Sten, trad. Alessia Ferrari]

Nel nome di mio padre” è un romanzo coinvolgente, trascinante e ben scritto; la Sten ha migliorato le sue capacità narrative, tessendo una storia intrigante e più complessa da risolvere. Infatti, se ne “Il corpo che affiora” scoprire il colpevole dei crimini era alquanto scontato, ne “Nel nome di mio padre” non lo è, perché Viveca Sten in realtà in questo romanzo racconta due storie parallele, che si incroceranno solo alla fine.

Una è quella che si svolge tra il novembre del 2006 e il febbraio del 2007, e vede i poliziotti e Nora Linde impegnati a risolvere il mistero legato alla scomparsa di Lina Rosén. L’altra storia, avvincente quanto la prima – se non di più – è quella di Thornwald e la sua famiglia, che si svolge a Sandhamn tra il 1899 e il 1962.

[Karolina] Era la figlia del ricco capitano di pilotina Alarik Brand, il cui padre, Carl Wilhelm Brand, aveva costruito la magnifica Villa Brand, nel bel mezzo di Kvarnberget, dove una volta sorgeva l’unico mulino di Sandhamn (…) La villa era stata costruita senza badare a spese alla fine del secolo precedente, c’era addirittura una vasca da bagno che poggiava su zampe di leone, una stravaganza che nessuno aveva mai sentito prima. Thorwald ricordava la descrizione che suo padre gli aveva fatto del momento in cui era stata scaricata dal battello (…) Nonostante le ridotte dimensioni dell’isola, li separava una distanza abissale Nel nome di mio padre, Viveca Sten, trad. Alessia Ferrari]

Una delle ville di Sandhamn: Viveca Sten ha preso spunto da questa dimora per descrivere Villa Brand, ereditata da Nora Linde da parte di zia Signe (foto: Claudia)

Per la capacità di tenere alta l’attenzione del lettore, riservando qualche colpo di scena, mostrando una Svezia non proprio perfetta e soprattutto senza annoiare mai, “Nel nome di mio padre” di Viveca Sten è un romanzo che mi è piaciuto parecchio e che consiglio a chi cerca un buon giallo da leggere.

Titolo: Nel nome di mio padre
L’Autrice: Viveca Sten
Traduzione dallo svedese: Alessia Ferrari
Editore: Universale Economica Feltrinelli (in originale, Marsilio)
Perché leggerlo: perché è un buon romanzo giallo che sa tenere alta l’attenzione del lettore, riservando colpi di scena e mostrando una Svezia non proprio perfetta

(© Riproduzione riservata)

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