Tra profumi e colori dell’Alta Provenza: qualche consiglio di viaggio

Sono stata in Alta Provenza, in Francia, e ho realizzato un piccolo desiderio che coltivavo da tempo: vedere, annusare e fotografare i campi di lavanda, immaginati da sempre come immensi mari lilla dal profumo inebriante. La mia base è stato il paesino di Digne-les-Bains – scelto non a caso, tra qualche riga capirete – e il tempo a mia disposizione due giorni (sabato e domenica); nell’articolo vi racconterò la mia esperienza in Alta Provenza, vi mostrerò bellissimi campi di lavanda e mari giurassici, vi spiegherò perché questo viaggio mi è servito e soprattutto cosa mi ha insegnato. Se siete pronti a partire, seguitemi, passeremo dal Monginevro all’andata e al Col du Larche al ritorno.

Provenza, terra di profumi e colori: il mio itinerario

La fortuna di noi piemontesi è che siamo decisamente vicini al confine francese e, da dove vivo io, questa distanza può essere coperta in sole due orette. È presto quando superiamo in auto il confine tra Italia e Francia e, con mio immenso stupore, compare la conca che ospita il meraviglioso paese di Briançon. Con i suoi tre forti, le montagne che lo cingono e una notevole vivacità, Briançon è un luogo che mi colpisce e che spero di tornare a vedere con calma.

Non abbiamo putroppo tempo di sostare a Briançon, perché per arrivare a Digne-les-Bains la strada è ancora molto lunga. Già da Oulx in poi, infatti, non è più possibile viaggiare velocemente, perché le strade hanno dei limiti di velocità abbastanza bassi e sono tutte a curve (a chi patisce l’auto consiglio pastiglie o braccialetti antiemetici).

Il nostro percorso in auto costeggia l’immenso Lac du Serre Ponçon, che è uno specchio d’acqua artificiale di notevoli dimensioni, molto suggestivo e vivace: in zona sono presenti moltissimi camping e strutture di vario genere, sul lago è possibile praticare diversi sport acquatici.

Lac du Serre Ponçon (foto: Claudia)

La strada continua, scende e scende, fin quando raggiungiamo il bivio per il paesino di Barles. Molto probabilmente a voi non dirà nulla, ma a chi come me è laureato in geologia dirà parecchio: nelle zone limitrofe ai paesini di Digne-les-Bains e Barles, nel corso del tempo, studiosi di ogni nazionalità hanno portato alla luce scheletri di rettili preistorici, hanno studiato impronte fossili di uccelli, sono state scoperte e descritte per la prima volta moltissime ammoniti… Insomma, questa zona è come un grande libro che non vede l’ora di essere letto: quel che ci vuole raccontare è uno dei tanti capitoli della Storia geologica della Terra.

Canyon a Barles (foto: Claudia)

Percorriamo la strada che da Barles scende a Digne-les-Bains, entrando e uscendo da canyon spettacolari. La mia sorpresa, il luogo che mi farà emozionare, mi aspetta a Digne-les-Bains a circa 1 km dal centro della città. Lungo una parete rocciosa, accanto alla statale, si trovano centinaia e centinaia di ammoniti e altri cefalopodi: un sito unico e prezioso, fruibile gratuitamente a tutti, corredato di pannelli esplicativi. Nel Giurassico – circa 300 milioni di anni fa – qui nel bacino di Digne-les-Bains c’era un grande mare, caldo, dove nuotavano animali di ogni specie. Uno spettacolo, vero?

Ammoniti e cefalopodi a Digne-les-Bains (foto: Claudia)

Arrivati a Digne-les-Bains è tempo di andare a posare i bagagli e rinfrescarsi prima di scendere a Valensole, una delle migliori zone dell’Alta Provenza per rimirare i campi di lavanda. Jean-Luc e Paulette sono i nostri host, una coppia di francesi molto simpatici che ci ha affittato uno spazioso appartamento per una notte. La casa è molto grande, confortevole e ha anche uno splendido giardino dal quale spunta il curioso Filou, uno yorkshire veramente batuffoloso!

Dopo aver pranzato in giardino, ci rimettiamo in marcia. Per andare da Digne-les-Bains a Valensole ci sono diverse strade: veloci, panoramiche o quelle che ti inventi perché pensi di esserti perso. Ecco, le ultime sono le migliori: sì, all’uscita di Digne ho dato l’indicazione sbagliata al mio fidanzato che guidava e così, senza volerlo, ci siamo trovati sulla D8… Sì, la D8, la strada giusta per inizia ad ammirare i campi molto prima di arrivare a Valensole. A volte perdersi non è mica un errore.

Persi lungo la D8, da Digne a Valensole (foto: Claudia)

Seguendo la D8 si arriva sull’altopiano di Valensole, credo che bastino le mie immagini per descrivere una simile meraviglia.

Il modo migliore per visitare l’altopiano di Valensole è perdersi. Dico davvero, perdetevi, percorrete la D6, la D8, la D15 e la D56: non potrete sbagliare, a perdita d’occhio vedrete tantissimi campi di lavanda, la parte più difficile sarà sceglierne uno da fotografare!

Qualche suggerimento: con educazione, si può parcheggiare in prossimità dei campi; le aziende agricole francesi lavorano sui campi, quindi potreste incontrare trattori e macchine per il taglio della lavanda: lasciate libero il passaggio per i lavoratori; ricordatevi che fa veramente caldo (un cappellino di paglia sarà perfetto sia per proteggersi dal sole che per realizzare scatti molto belli); infine, occhio agli insetti: le api, se disturbate troppo, pungono!

Valensole (foto: Paolo)

Dopo essere stati cotti a puntino dal sole (la temperatura ha superato i 40°), ritorniamo a Digne-les-Bains, stanchissimi dopo la giornata ma decisamente soddisfatti.

Il giorno successivo lo dedichiamo all’esplorazione delle Gorges du Verdon, dopo aver visto immagini davvero spettacolari siamo curiosi di vederle. Scendiamo da Digne-les-Bains verso Riez, quindi proseguiamo per Moustier St. Marie, incontrando ancora spettacolari campi di lavanda e di girasoli. Moustier St. Marie è un paesino magnifico arroccato lungo le falesie di calcare: merita una visita, se passate di qui non perdetevelo.

Campo di girasoli a Moustier St Marie (foto: Claudia)

Le Gorges du Verdon sono lunghissime e la Lonely Planet propone un itinerario ad anello per osservarle bene. Noi, purtroppo, avendo poco tempo scegliamo di percorrere la strada alta che collega direttamente le Gorges con Castellane. I paesaggi sono in ogni caso magnifici.

Gorges du Verdon (foto: Claudia)

Giungiamo a Castellane dove acquisto diverse cartoline e souvenir e vengo avvolta dal profumo di brioche al burro. Sempre seguendo strade a curve, sali e scendi, ritorniamo a Digne-les-Bains per rientrare in Italia. Invece di passare nuovamente da Briançon, scegliamo di percorrere la strada per Barcelonette che conduce al Col du Larche. Le montagne sono un vero spettacolo, curva dopo curva diventano più alte e imponenti.

A Larche ci fermiamo in un punto panoramico: io amo, come già sapete, i luoghi di confine e Larche è l’ultimo paese prima della frontiera con l’Italia. Lo osservo dall’alto, lo studio: Larche potrebbe essere un qualunque paese alpino italiano, invece, per una manciata di chilometri, è francese. Ed è bellissimo, come tutti i luoghi di confine che non hanno una sola identità, ma ne hanno due.

Larche, frontiera (foto: Claudia)

All’inizio dell’articolo ho scritto che questo viaggio mi è servito e mi ha insegnato qualcosa. Durante questo viaggio on the road non abbiamo avuto il navigatore che abbiamo di solito: il giro in Alta Provenza mi ha insegnato che posso cavarmela benissimo anche senza Garmin. Certo, ammetto di aver consultato Google Maps da mobile quando non eravamo sicuri della direzione presa (per uscire da Digne-les-Bains e quando ci siamo ‘persi’ sulla D8), ma in generale ce l’abbiamo fatta alla grande. E poi, in questa zona perdersi non è un dramma, anzi: c’è la possibilità di finire in un luogo davvero spettacolare.

E poi, che cosa mi ha insegnato questo viaggio? Che non è vero che i francesi sono antipatici e non devo generalizzare: i padroni di casa sono stati gentilissimi e premurosi, discreti ma cordiali; e le persone con cui ho avuto a che fare mi sono sembrati affabili e rispettose. Se avevo avuto un’esperienza poco piacevole con alcune persone arroganti della Costa Azzurra, questo non significa che tutti i francesi siano antipatici. Il viaggio in Alta Provenza me l’ha insegnato e io torno veramente felice in Italia quando un viaggio smonta un pregiudizio.

Appena passato il confine con l’Italia, mi sono ritrovata a sognare ad occhi aperti la prossima volta che tornerò in Francia. Perché tornero? Perché c’è ancora tanto da conoscere e scoprire, e i viaggi, per me, servono proprio a questo.

Informazioni pratiche

Quando andare per vedere i campi di lavanda: fine giugno – metà luglio
Dove alloggiare: La Maison de Digne, Digne-les-Bains
Come andare: consiglio un’auto per girare in tutta libertà tra i campi di lavanda e lungo il Verdon

Prodotti tipici da assaggiare e acquistare

Miele di lavanda
Olio d’oliva
Olio di lavanda
Aglio viola
Brioche ‘burrose’

Quale romanzo leggere: La lista di Lisette di Susan Vreeland, trad. S. Fefé, Neri Pozza

Quale film vedere: Un’estate in Provenza (Avis de mistral), 2014, regia Rose Bosch, con Jean Reno e Anna Galiena

Risorse on line utili

Turismo in Alta Provenza
Route de la lavande
Guida turistica Gorge du Verdon
Parco Nazionale del Mercantour

In viaggio con i libri | Costa Azzurra e Provenza

In viaggio con i libri è una rubrica che non aggiornavo da un po’ e credo che sia venuto il momento di metterci mano; ricomincio parlando del primo viaggio che ho fatto nel maggio del 2014: un bellissimo week end in Costa Azzura (Francia) dove si respirava già un preludio d’estate, dove in spiaggia iniziavano a spuntare teli colorati e qualche temerario si buttava in acqua. Questo angolo di Francia, così comodo da raggiungere per chi abita in Piemonte come me, mi è piaciuto moltissimo, ad iniziare dai profumi e dai colori, e poi ovviamente per la sua storia: sono stati molti gli artisti che sono vissuti o son passati di qui. In questa puntata della rubrica, dopo le informazioni generali, descriverò attraverso le immagini alcuni posti che ho visitato.

Informazioni generali

La destinazione scelta come base d’appoggio è l’Hotel Miramar a Cap d’Antibes, proprio al termine del promontorio, in una zona residenziale molto tranquilla a pochi passi dalla spiaggia de La Garoupe. L’hotel è stato selezionato su Booking ma prenotato da me direttamente tramite mail della struttura. La guida scelta per organizzare il viaggio è il volume “Provenza e Costa Azzurra” della collezione della Lonely Planet. Il tempo è stato eccezionale, tre giorni di sole e cielo blu come un cristallo, durante il giorno si stava comodamente in maniche corte, mentre per la sera era necessaria una giacca. Lettura consigliata prima di partire per il viaggio: La lista di Lisette di Susan Vreeland.

costa azzurra

Île Sainte-Marguerite, il mistero della Maschera di Ferro

L’isola di Santa Margherita è la maggiore delle Isole di Lerino, di fronte a Cannes. Questo fu il luogo di reclusione del leggendario Uomo con la Maschera di Ferro. Separata dal continente da un braccio di mare lungo poco più di un chilometro, l’isola è ricoperta da boschi di eucalipti più antichi d’Europa.

1

Il Fort Royal fu voluto da Richelieu e usato come prigione di Stato. Al seguito della Rivoluzione Francese divenne prigione militare. Il Forte ospita il Museo del Mare, uno spazio ricco di reperti archeologici recuperati nelle acque del Golfo di Juan. La cella ove fu rinchiusa la Maschera di Ferro è visitabile.

2

Un efficiente e comodo servizio di traghetti collega Juan Les Pins all’isola di Santa Margherita.

3

Antibes “qui tutto splende, tutto fiorisce, tutto canta”

Ho usato le parole di Victor Hugo per descrivere la città di Antibes, piccola gemma affacciata sul Mar Mediterraneo. Ad Antibes si può scegliere se impostare una vacanza basata sul divertimento – i locali sono moltissimi e le spiagge sono una più bella dell’altra – oppure una vacanza culturale. In città si trova il Museo Picasso nel Castello Grimaldi, che ho potuto visitare gratuitamente in occasione della Notte Europea dei Musei insieme al Museo Archeologico.

4

Ad Antibes soggiornarono molti artisti famosi, come Claude Monet e Paul Signac, oltre ovviamente a Pablo Picasso.

5

Saint-Paul-de-Vence, l’amato paesello di Marc Chagall

A volte vedo come tutto si incastra perfettamente e noto con immenso piacere quanto mi piaccia. A Saint-Paul-de-Vence ci sono stata sia perché avevo letto che si tratta di un paese bellissimo – ed è vero! – sia perché il famoso pittore Marc Chagall, che apprezzo molto, trascorse qui gli ultimi anni della sua vita e volevo rendergli omaggio facendo un salto al cimitero.

7

Saint-Paul-de-Vence, di cui ho già parlato sul blog, è un grazioso paesino arroccato su una rupe dalla quale di può vedere il mare e le Gorge du Verdon. Insomma, un luogo unico, caratteristico e bellissimo, che mi sento di consigliare a chi andrà in viaggio da quelle parti.

2-saintpaul

Mandelieu-la-Napoule, un castello sulla spiaggia

Il paesino di Mandelieu-la-Napoule è caratteristico per il castello che si affaccia sul mare cristallino.

6

Da qui passa anche il Sentier du Littoral, il lungo percorso che arriva fino a Marsiglia.

8

Cap d’Antibes passeggiando a picco sul mare

Tra Antibes e Juan les Pins si estende il promontorio di Cap d’Antibes, dove lo scrittore Francis Scott Fitzerald ambientò parte del suo romanzo “Tenera è la notte“. Qui sorgono alcuni tra i più esclusivi hotel del mondo, come l’Eden Rock, citato anche dallo scrittore americano. Molto suggestiva è la passeggiata a piedi sul litorale del Cap che inizia dalla spiaggia de La Garoupe, di cui ho già parlato nel post dedicato al Sentier du Littoral.

20140518_111601_

Questo angolo di Francia è davvero incantevole e non stento a credere che molti artisti e scrittori soggiornando o passando di qui abbiano tratto ispirazione per le proprie opere!

Respirare a Parigi, conserva l’anima | Diario di viaggio #4

Con qualche giorno di ritardo rispetto alle puntate precedenti, pubblico la quarta e ultima puntata del nostro bellissimo viaggio nella capitale francese, Parigi. Giusto una settimana fa, stavo promettendo a Parigi che… ma no, andiamo per ordine, perché anche l’ultima giornata ci ha regalato grandissime emozioni.

Lo spettacolo delle vetrate della Saint Chapelle

Domenica è l’ultimo giorno del nostro soggiorno a Parigi, per cui di buon’ora dopo la colazione saldiamo il conto in hotel e chiediamo se gentilmente ci possono tenere i bagagli sino a mezzogiorno; la recptionist dice che non ci sono problemi e ammassiamo i nostri bagagli assieme a quelli degli altri viaggiatori.

Purtroppo il nostro abbonamento metrò è scaduto (avevamo acquistato l’abbonamento per tre giorni), quindi compriamo quattro biglietti singoli agli sportelli automatici direttamente in metrò: negli sportelli le istruzioni per l’acquisto sono pluriligue, tra cui anche l’italiano. Quindi, come la sera prima, prendiamo la Linea 1 sino alla fermata Chatelet e qui cambiamo con la Linea 4 fino alla fermata Cité. Siamo nel cuore dell’Ile de la Cité e la nostra prima tappa è la Saint Chapelle, il monumento ha appena aperto e noi approfittiamo subito del fatto che ci sia ancora poca gente. Il solito controllo dei Paris Musum Pass e del contenuto dei nostri zaini, e siamo pronti per visitare la Saint Chapelle, dove un operatore museale molto cortese mi conferma che si possono scattare foto (ma senza flash!).

La Saint Chapelle è indescrivibile, davvero, appena si varca la soglia della Chappel Bas ci si rende subito conto che si sta entrando come in un mondo magico: si viene investiti di luci e colori tanto da non sapere da dove iniziare ad osservare questa meraviglia. La Saint Chapelle è uno dei monumenti più belli e importati della città di Parigi, a pochi passi dalla Cattedrale di Notre-Dame. La Saint Chapelle fu voluta dal Re Luigi IX come cappella palatina del medievale palazzo dei Re di Francia per custodirvi le preziose Reliquie della Cristianità; questa struttura magnifica è considerata una delle massime espressioni dell’architettura gotica. Oggi la Saint Chapelle è sconsacrata, ma io l’ho scoperto dopo che mi ero fatta il segno della Croce in rispetto.

La vera meraviglia, però, si ha nella Chapelle Haute, dove si ha davvero la sensazione di essere piccoli piccoli in una tale immensità religiosa. Si sale da una scala a chiocciola piuttosto stretta, ma quando si accede al piano superiore gli ambienti si aprono e si splanca di fronte agli occhi una vera meraviglia. I pannelli illustrativi spiegano le storie raccontate dalle vetrate, tutte tratte ovviamente dalla Bibbia. Vi lascio un’immagine della Saint Chapelle Haute, credo che valga più di mille descrizioni.

saint chapelle

Le Campane di Notre-Dame de Paris

Dopo la Saint Chapelle, la nostra seconda tappa della giornata ovvero gli interni della Cattedrale di Notre-Dame de Paris, a soli cinque minuti a piedi dalla fermata del metrò Cité. Quando giungiamo nella piazza di fronte a Notre-Dame sono le 10 del mattino e le campane stanno richiamando i fedeli per la Santa Messa, a quest’ora si svolge quella gregoriana. Entro a Notre-Dame con queste campane che cantano e penso che sarà una delle cose che non dimenticherò mai di Parigi. La funzione inizia e cercando di non dare troppo fastidio, facciamo il giro della Cattedrale e scattiamo qualche fotografia alle incredibili vetrate. Entrare a Notre-Dame è emozionante, anche in questo caso mi sento piccolissima date le dimensioni dei pilastri che sorreggono la struttura. La poca luce della giornata un po’ grigia, cerca di illuminare i rosoni laterali e centrale, e mentre l’organo suona io ammiro il gigantesco Presepe.

Una targa ricorda la data di inizio costruzione della Cattedrale e i benefattori che la finanziarono, ecco ve la traduco: “Nell’anno 1163 per volere del Papa Alessandro III e del Re Luigi VII, Maurice nato a Sully sur Loire Vescovo di Parigi (1160 – 1196) intraprende la costruzione di questa Cattedrale in onore della Beata Vergine Maria con il titolo di Nostra Signora di Parigi“.

nostre dame

Dopo aver lasciato nella grande urna un messaggio di Pace, usciamo dalla Cattedrale di Notre-Dame per andare sulla Rive Gauche, in uno dei luoghi che desideravo moltissimo di vedere, uno dei motivi per cui Parigi mi è rimasta davvero nel cuore e mi auguro di poter rivedere presto: la Libreria Shakespeare and Company

Shakeaspeare and Company Library, il Paradiso di chi ama leggere

In realtà, per la Libreria Shakeaspeare and Company pensavo quasi quasi di scrivere un post a parte: un po’ perché in questo blog si parla soprattutto di libri e un po’ perché questo luogo è davvero fantastico e merita un approfondimento.

Usciti da Notre-Dame ci siamo diretti sulla Rive Gauche, nel Quartiere Latino il V Arrondissement, per cercare la Libreria Shakeaspeare and Company. Avevo la mia piccola cartina, ma non ce n’è stato quasi bisogno: metre scattavo qualche immagine di Notre-Dame dalla riva opposta della Senna, mi volto ed eccola… la leggendaria Libreria Shakeaspeare and Company! Dopo aver scattato un po’ di fotografie e dopo averla osservata da fuori, entriamo per metterci il naso. I commessi sono dei giovani ragazzi inglesi e in generale tutta la clientela della Libreria in quel momento era costituita da giovani. Le pareti qui sono completamente tappezzate di libri, che ogni tanto cadono con un tonfo, quasi come se gli scaffali fossero così pieni che qualche volume non ci sta più. Dal piano di sopra si scorge la Cattedrale di Notre-Dame, solo la Senna le separa. Come ho già scritto, approfondirò con un articolo tutto dedicato alla Libreria Shakeaspeare and Company; ma nel frattempo, ecco una foto per far sognare un po’ i lettori, nell’attesa dell’articolo tutto dedicato alla mitica libreria.

s. e c._

Musée de Cluny, un tuffo nel Medioevo

Sono appassionata anche di Medioevo, assieme alle tante cose che mi appassionano. Sarà perché sui romanzi se ne parla come il periodo delle giostre di cavalli, dei pavidi cavalieri, dei draghi, degli unicorni e delle dame in pericolo, dei castelli e delle catapulte, degli intrighi a palazzo e degli arazzi. In verità, so perfettamente che il Medioevo fu un periodo storico lugubre, sporco e sudico, pieno di epidemie di ogni sorta e un periodo davvero brutto per essere donna, che ogni occasione era buona per essere messa al rogo. Eppure, nel mio immaginario il Medioevo è bellissimo (sicuramente dico così perché non l’ho vissuto: tra la peste o il rogo non so cos’avrei scelto per morire…)

Comunque, dopo aver visitato la Libreria Shakeaspeare and Company, ci dirigiamo nel cuore del Quartiere Latino, alla ricerca del Pantheon. Percorriamo Boulevard Saint Michel, ma ci rendiamo subito conto che il tempo stringe e non riusciamo ad arrivare al Pantheon. Tornando indietro verso l’Ile de la Cité, guardandomi attorno tra una bancarella di macaron e una di formaggi, scorgo un’indicazione: “Musée de Cluny, Musée national du Moyen Âge“. Ho un flash: la Dama e l’Unicorno, la magia di un Medioevo come me lo immagino io. Controllo il Paris Museum Pass e vedo che l’ingresso è compreso nei 60 musei, quindi decidiamo di farci un salto.

Sito in Place Paul Painlevé, proprio di fronte alla Sorbona, il Museo di Cluny ha sede nel palazzo denominato Hôtel de Cluny; la storia del museo è molto pittoresca: fu voluto da Alexandre du Sommerard (1779 – 1842), militare entrato alla Corte dei Conti, e nonostante il Medioevo non andasse di moda in quel periodo, Alexandre ne era appassionato, tanto da iniziare una vasta collezione di sculture, mobili, armi e armature, arazzi, codici miniati, vetreria. Quando la sua collezione divenne molto importante, decise di acquistare l’Hôtel des abbés de Cluny. Quando morì il Medioevo era tornato di moda e lo Stato francese acquistò il palazzo, le collezioni e le Terme della Gallia romanizzata e creò qui il Museo nazionale del Medioevo.

C’è davvero da perdersi in tutta questa meraviglia. Ciò che mi ha davvero colpita sono le sale dedicate alle vetrate: avete capito bene, in alcune sale sono state ricostruite alcune vetrate gotiche dopo un puntiglioso restauro che ha donato loro l’antico splendore. Ma è al secondo piano che c’è la Dama con l’Unicorno, anzi le Dame perché non c’è solo un arazzo, ma si tratta di un ciclo di arazzi, tutti molto belli: il gusto, il tatto, l’olfatto, l’udito, la vista e il mio solo desiderio.

Questi sei superbi arazzi in seta e lana furono tessuti nelle Fiandre tra gli anni 1484 e 1500, e costituiscono una delle più importanti e note opere di arazzeria del Medioevo europeo. Poiché pochi conoscono questo museo, io ve lo segnalo e vi consiglio di andarlo a visitare. Io purtroppo ho avuto poco tempo, ma se tornerò a Parigi ritornerò in questo museo per goderlo al meglio, e per visitare anche le Terme romane e gli splendidi giardini.

dama e unicorno

Paris Gare de Lyon… prima della partenza, una promessa!

Come dicevo, il tempo stringe e torniamo all’hotel per recuperare le valige, dopo una breve sosta al G20 per comprarci un po’ di generi di conforto necessari per il viaggio (nella fattispecie acqua Evian, panna cotta alla framboise, succhi di frutta, biscotti al burro e limone, panini… sì, abbiamo sempre paura di morire di fame noi).

Raggiungiamo così la Gare de Lyon con quasi un’ora di anticipo, mi rode un po’, forse avrei potuto fermarmi ancora con la Dama e l’Unicorno, ma meglio non rischiare di perdere il treno (anche perché era l’ultimo). Dopo un buon cappuccino a Brioche Doré, attendiamo il treno e mentalmente faccio il bilancio del viaggio.

Che dire di Parigi? Di parole ne ho già spese forse fin troppe, ma credo non saranno mai abbastanza per descrivere una città così bella e appassionante. Nonostante i commenti di altri viaggiatori e turisti italiani, io ho trovato francesi gentilissimi e cordiali, addirittura alcuni operatori museali mi hanno parlato in italiano. Per mangiare ci siamo attrezzati e non abbiamo speso molto: l’acqua l’abbiamo presa al supermercato (Evian 0,54 cent al litro) anziché al bar (1,80 euro 1/2 litro) e abbiamo mangiato due sere in una trattoria cinese (ok, non è cucina francese, ma quegli spaghetti alla soia e verdure fritte me li sogno ancora di notte…!). Il clima forse è stata l’unica nota negativa: giornate grigie e freddine, e un giorno purtroppo è anche piovuto. Ma non si può avere tutto, io sono già felice così.

Sto guardando Parigi che scorre via veloce dal finestrino del mio treno. Guardo la città che mi scappa di mano e penso che tutto sommato Torino e Parigi non sono così lontane come può sembrare sulla cartina geografica. Chiudo gli occhi e rivivo le emozioni, una per una… che cosa mi è piaciuto di più? Quello che mi è piaciuto di più è quello che non ho visto… sono impazzita? No, sono solo innamorata di Parigi e voglio tornarci perché voglio vedere ciò che non ho visto, perché sono sicura che mi piacerà tantissimo.

L’idilliaco viaggio romantico di due italiani a Parigi si conclude qui. Ma se vi è sembrato tutto così bello e così perfetto, privo di contrattempi o disguidi, ecco… più o meno. Ho avuto il mio infarto a Torino Porta Susa, quando scesa dal TGV con ancora la Tour Eiffel negli occhi, ci metto un attimo a rendermi conto che la stazione è deserta… deserta? Ma se sono le 20.15! Mi avvicino al tabellone e … sbam!… a causa di uno sciopero Trenitalia ha CANCELLATO tutti i treni fino alle 21. Il nostro unico e ULTIMO treno per tornare a casa è alle 20.50, ma non è un Trenitalia bensì un treno di una compagnia semi-privata (o qualche diavoleria del genere). Questa è fortuna, me ne rendo conto, però l’infarto io l’ho avuto lo stesso…

Respirare a Parigi, conserva l’anima | Diario di viaggio #3

La mattina del terzo giorno di viaggio, il cielo è plumbeo e una fitta pioggerellina gelata ad intermittenza ci accompagna per tutto la giornata. Se avete voglia di scoprire che cosa abbiamo fatto i giorni precedenti durante il nostro viaggio a Parigi, cliccate qui. Se avete già letto gli articoli e volete ripartire con me, tirate fuori il vostro abbonamento del metrò e come sempre partiamo dalla stazione Saint Paul Le Marais. Pronti? Vi garantisco che la giornata di oggi sarà davvero emozionante…

Arc de Triomphe, le manie di grandezza di un piccolo Imperatore corso

La prima tappa della nostra terza giornata a Parigi è la visita all’Arco di Trionfo, il maestoso monumento all’inizio dell’Avenue Champs-Elysée, al centro di Place Charles de Gaulle, anche chiamata l’Etoile. Dal nostro hotel prendiamo la Linea 1 fino alla fermata Charles de Gaulle Etoile, usciamo dalla metrò ed ecco il grandioso capriccio del piccolo Imperatore corso, una struttura alta 50 metri e lunga 45 metri, tutta in marmo, voluta nel 1806 per celebrare le vittorie di Napoleone Bonaparte, mentre sotto l’Arco è presente la Tomba del Milite Ignoto, corredata di fiori e di fuoco perpetuo (ogni sera viene ravvivato dai volontari dell’Associazione dei Combattenti o delle Vittime di Guerra).

La biglietteria sta aprendo, ci mettiamo in fila ed esibiamo i nostri Paris Museum Pass; dopo il solito controllo degli zaini ed effetti personali, siamo pronti per salire in cima all’Arc a piedi (attenti: non c’è l’ascensore!). Le due scale a chioccola (una solo per la salita, l’altra solo per la discesa), sono assai strette e anguste, ma l’emozione di arrivare in cima è così grande che io non faccio caso al fatto che arrivo lassù respirando come un’asmatica. All’intero dell’ultimo piano c’è una piccola boutique, uno stand di volantini con le informazioni plurilingue, un modellino dell’Arco.

Da quassù la vista è un vero spettacolo! Capisco perché Place Charles de Gaulle viene anche chiamata Etoile, in italiano “stella”… dalla rotonda si intersecano sei boulevard dai quali ne escono dodici strade. Passeggio sull’Arco facendo attenzione al vento che mi rivolta l’ombrello e vivo di nuovo l’emozione di abbracciare Parigi. Da qui vedo La Défense, la Collina di Montmartre, il Louvre, la Senna e … lei, la bellissima Tour Eiffel.

Scendiamo dall’Arco di Trionfo per proseguire il nostro tour napoleonico..

arco di trionfo

Hotel national des Invalides, il secondo funerale di Napoleone Bonaparte

Per raggiungere la monumentale Tomba di Napoleone, prendiamo la metrò Linea 1 sino alla fermata Champs-Elysée Clemenceau e cambiamo con la Linea 13 scendendo quindi alla fermata Varenne. Da qui, si vede già la cupola rivestita di fogli d’oro dell’Hotel des Invalides e una breve passeggiata ci porta al cospetto della tomba dell’Imperatore dei francesi.

Napoleone morì durante il suo secondo esilio sull’Isola di Sant’Elena, il 5 maggio 1821 e qui fu sepolto sino al 1840, quando venne deciso di riportare a Parigi le sue spoglie. L’Imperatore ebbe così il suo secondo solenne funerale: la bara arrivò a Cherbourg, salutato dalle salve dei cannoni del forte, il 2 dicembre del 1840 esattamente 36 anni dopo la notte della sua solenne incoronazione come Imperatore dei francesi nella Cattedrale di Notre Dame; da qui il feretro partì per tornare a Parigi, dove il 15 dicembre 1840, trainato da una carrozza con 16 cavalli, sfilò proprio sotto il suo Arc de Trionphe e giunse finalmente all’Hotel des Invalides, sua dimora eterna.

tomba napoleone

All’interno del mausoleo mi colpisce subito la cupola dipinta con tonalità calde e dorate; mi avvicino alla balconata e mi sporgo per ammirare la maestosa bara di porfido rosso finlandese ove riposano i resti di Napoleone. Si scendono le scale e il percorso si sviluppa ad anello nel loggiato dove campeggiano le dodici Vittorie.

La figura di quell’Ufficiale dell’Artiglieria di origini corse che con un colpo di stato prese il potere in Francia e si nominò Imperatore dei francesi, definito da alcuni storiografi il miglior statista di tutti i tempi per le sue abilità nel vincere le battaglie e la capacità di essere riuscito a stravolgere la geografia dell’Europa, devo dire che mi ha da sempre affascinata. Ripercorrere una piccola parte della sua storia e vedere i luoghi dove Napoleone visse e trascorse parte della sua esistenza, mi ha affascinata ed emozionata.

Ma ora è tempo di shopping e di fare pranzo, per cui con notevole curiosità, ci dirigiamo verso le Galerie Lafayette.

Le Galerie Lafayette, uno sfavillante incubo tempio per glafayetteli appassionati di shopping

Per arrivare alle Galerie Lafayette riprendiamo la metrò Linea 13 alla stazione Varenne, scendiamo a Miromesnsil e da qui prendiamo la Linea 9 fino alla fermata Chausseée d’Antin La Fayette.

Entriamo nelle Galerie e una cosa mi è subito chiara: la ressa è tremenda, il caldo soffocante, i percorsi sono obbligati talmente c’è gente. Decidiamo quindi di prendere una boccata d’aria nella terrazza panoramica all’ottavo piano, dalla quale si vede una porzione di Parigi che non avevamo ancora visto. Dopo un veloce pranzo in un fast food, passeggiamo lungo le balconate e ammiriamo estasiati l’albero di Natale di quest’anno: alcuni parigini molto fantasiosi l’hanno soprannominato “il kebab”… in effetti, dalla forma sembra proprio un kebab gigantesco! Voi che ne dite?

Nel primo pomeriggio, è tempo di vedere da vicino la Tour Eiffel, che finora l’ho solo vista da lontano. Quindi riprendiamo il metrò dalla stazione Opéra della Linea 8 e andiamo ad intersecare la RER Linea C alla fermata comune di Invalides, quindi saliamo sulla RER Linea C e scendiamo alla fermata Champs de Mars Tour Eiffel.

La Tour Eiffel vestita di luce: uno spettacolo senza paragoni

Appena usciamo dalla stazione RER Champs de Mars Tour Eiffel vedo “l’Asparago gigante”, come affettuosamente i parigini chiamano la Tour (ne hanno di fantasia, vero?). La giornata purtroppo è rimasta molto grigia, anche se a momenti smette di piovere, ma giusto il tempo di chiudere l’ombrello, mi tocca aprirlo di nuovo. Arriviamo ai piedi della mostruosa struttura di metallo che s’innalza per 324 metri in altezza.

Costruita in occasione dell’Expo Universale del 1889 e progettata dall’ingegnere francese Gustav Eiffel, da cui la Torre prende il nome, inzialmente scandalizzò i parigini per la sua estrema bruttezza e modernità, che contrastava fortemente con il classicismo dell’VIII Arrondissement. Qualcuno pensò addirittura di smontarla, dopo l’Expo del 1889, ma la Tour si salvò perché… la sua altezza era perfetta per installare le antenne radio!

Oggi non riusciremmo ad immaginare Parigi senza la Tour Eiffel, è un simbolo non solo di una città ma addirittura di una Nazione intera. La si cerca costantemente mentre si passeggia per Parigi; la sua presenza ci rassicura, ci conferma che siamo proprio nella capitale francese. Le luci che la illuminano durante la notte e che la vestono di scintillanti spettacoli luminosi sono una gioia per gli occhi e per il cuore di chi si lascia emozionare dalla storia e dall’architettura.

La vista della Tour Eiffel che brilla nella notte e illumina Parigi come un faro, una guida, una certezza, è senza dubbio uno dei ricordi che porto più piacevolmente nel cuore. Salendo al Trocadéro, ha finalmente smesso di piovere. Scatto qualche immagine della Tour e ad un certo punto sento un…. “ohhhh!!!” dalla folla: lo spettacolo delle luci è iniziato! Ditemi se questo non è un ricordo bellissimo da portare con nel cuore…!

tour

La stanchezza della giornata inizia a farsi sentire: sono state tantissime oggi le emozioni, ma la Tour Eiffel per ora le batte tutte. E pensare che io l’avevo sottovalutata un po’, pensavo che fosse troppo turistica per i miei gusti, pensavo che Parigi avesse molto di meglio da offrire; in effetti, Parigi ha molto, troppo, da offrire, ma la Tour Eiffel vestita di luce è un qualcosa che non avrei mai immaginato!

Piacevolmente colpita, dopo gli scatti, prendiamo il metrò per tornare all’hotel. La fermata è Trocadéro della Linea 9, che incrocia la nostra Linea 1 alla fermata Franklin Roosvelt. Dopo una cena alla trattoria cinese (troppo buoni gli spaghetti di soia alle verdure e gli involtini fritti ai legumi!), le emozioni non sono finite: ha ufficialmente smesso di piovere e abbiamo voglia di vedere la Cattedrale di Nostre Dame per sfruttare la giornata fino alla fine.

Dalla fermata Saint Paul Le Marais con la Linea 1 andiamo fino alla stazione Chatelet, prendiamo la Linea 4 e scendiamo alla fermata Cité. Siamo nel cuore dell’Ile de la Cité, dove sorgono palazzi magnifici, la Cattedrale di Notre Dame e la Saint Chappelle, in programma per il giorno dopo. Facciamo un giro dell’Ile de la Cité e ammiriamo i ponti illuminati sulla Senna e la Conciergerie che si specchia sulle acque solcate dal Bateau Mouches.

Ma la curiosità di vedere l’albero di Natale di fronte a Notre Dame è tanta: passeggiamo quindi fino alla piazza di fronte alla Cattedrale ed ecco che vengo nuovamente emozionata da questo spettacolo. Dimentico la stanchezza, il male ai piedi per i tanti passi… un coro di ragazze canta qualche musica di Natale, le luci brillano e la Senna scorre placida qualche metro di distanza dalla piazza. E’ tutto bellissimo, è tutto perfetto. Con la gioia nel cuore e la certezza che il giorno successivo rivedrò la Cattedrale di Notre Dame, torniamo in hotel per riposarci.

note dame

Purtroppo, il giorno a venire sarà il quarto quindi l’ultimo. Ma per ora non ci pensiamo: tante altre sorprese ci aspettano…!

… Se volete sapere come si è concluso il nostro viaggio a Parigi, non vi resta che attendere la quarta e ultima puntata del mio Diario di viaggio…!

Respirare a Parigi, conserva l’anima | Diario di viaggio #2

Con il post precendente, ci siamo lasciati dopo una visita in notturna alla Pyramide du Louvre e una passeggiata lungo la Senna a Parigi. Se siete pronti per dedicarvi alla lettura della seconda puntata del mio diario di viaggio,vi accompagnerò alla scoperta di tre bellissimi musei di Parigi: il Museo del Louvre, il Museo d’Orsay e l’Orangerie. Per visitare in tutta libertà i musei di Parigi abbiamo acquistato il Paris Museum Pass, uno strumento utilissimo per non perdere tempo a fare la coda alle biglietterie dei musei, è una sorta di abbonamento che vi apre le porte a oltre 60 musei a Parigi e nell’area attorno alla Regione parigina. Per noi è stato molto utile, non abbiamo fatto nemmeno un minuto di coda e abbiamo risparmiato parecchio sul prezzo dei biglietti dei singoli musei.

Musée du Louvre, che la caccia al tesoro abbia inizio!

La nostra maratona artistica inizia con uno dei musei più famosi del mondo, il Museo del Louvre. Dal nostro hotel prendiamo il metrò per quattro fermate e scendiamo alla stazione Palais Royale Musée du Louvre e alle 9.30 siamo all’ingresso della Pyramide di vetro. Un breve controllo del contenuto della borsa e dello zaino da parte dell’addetto alla sicurezza e siamo pronti per perderci tra le immense sale e gallerie.

Qualche consiglio per la visita… al Louvre vi serviranno cinque cose: il Paris Museum Pass o il biglietto singolo già acquistato on line, scarpe comode, macchina fotografica con la batteria carica, una mappa del museo con le indicazioni per le opere principali e… un’idea di quello che volete vedere, altrimenti con più di 30.000 opere esposte rischiate di rimanere un po’ storditi.

Al Louvre veniamo accolti dalla Nike di Samotracia, la splendida Vittoria Alata attribuita a Pitocrito e ritrovata sull’isola greca di Samotracia, da qui il nome. Visto che il museo ha appena aperto e c’è ancora relativamente poca gente, decidiamo di andare subito a vedere l’opera più nota e famosa del Louvre, la piccola “Monna Lisa” di Leonardo Da Vinci, che è talmente importante che ci sono indicazioni dappertutto per raggiungere la sua sala. Arrivati alla Galleria principale e ci guardiamo attorno per cercare la Gioconda, ecco che la scorgo all’interno di una sala: come un magnete lo sguardo di Monna Lisa mi attrae nella stanza dov’è conservata e la contempliamo senza troppa folla attorno, per tutto il tempo che ci va. Monna Lisa di fronte ha “Le nozze di Cana” un quadro spettacolare di Pietro Veronese.

Ora che la curiosità è soddisfatta, siamo alla ricerca di altri capolavori che vogliamo vedere e che sono indicati sulla mappa. Sembra una caccia al tesoro, o meglio una caccia all’opera artistica. Il Museo del Louvre è davvero uno spettacolo per gli appassionati d’arte e di scultura: non passa sala che io non mi stupisca indicando un dipinto famoso. Apprezzo anche i dipinti meno famosi, e lascio vagare lo sguardo nelle sale, approfondendo solo ciò che mi colpisce davvero. Forse, il modo migliore per apprezzare il Louvre è perdersi: lasciatevi trasportare dall’arte e dall’immensa cultura presente nei piani del palazzo. Rimango piacevolmente colpita dai pittori francesi in particolare, da Gericault “La zattera della medusa“, Delacroix “La libertà guida il popolo” e David “L’incoronazione di Napoleone” e “Il giuramento degli Orazi“; dai fiamminghi; dall’arte iraniana e babilonese (c’è anche il Codice di Hammurabi!) e “Amore e Psiche” del nostro Antonio Canova (se vi siete persi la mia gita a Possagno in Veneto, a Casa Canova, potete leggerla qui). “La libertà guida il popolo” di Eugénie Delacroix per me è il simbolo della Francia, ho sempre collegato le terre francesi con questo quadro e resto incantata un po’ di minuti a guardarlo.

la liberta guida il popolo

Dopo tutta quest’arte, si è fatta una certa ora… così decidiamo di pranzare direttamente da Paul al Louvre: due ottimi panini e due cappuccini, e siamo pronti a ripartire: prossima tappa, il Museo dell’Orsay.

Musée de l’Orsay, la meraviglia senza fine

Dal Louvre si arriva in una decina di minuti a piedi al Museo de l’Orsay, posto su la Rive Gauche della Senna. Per chi ha il Paris Museum Pass si può saltare la fila ed entrare direttamente dall’ingresso C, dopo il solito controllo delle borse e zaini, non ci resta che decidere da quale sala iniziare.

L’Orsay è celebre perché qui sono custoditi numerosi capolavori delle correnti artistiche dell’Impressionismo e post-Impressionismo: prima di essere un museo, era una stazione ferroviaria, la Gare d’Orsay, costruita a fine Ottocento. L’impianto della stazione è rimasto, come sono rimasti gli orologi che segnavano ai viaggiatori l’approssimarsi della partenza dei treni. Senza dubbio, tra i musei visitati è quello con la location più originale.

museo orsay

Per prima cosa, visitiamo la sala delle opere di Van Gogh, lo sfortunato pittore olandese naturalizzato francese: “La chiesa di Auverse” con i suoi blu carichi e le curve della cattedrale accendono in me una grande passione, che brucia quando vedo “Notte stellata“, con quelle stelle magnifiche riflesse sull’acqua, e capisco che l’Orsay è un museo fantastico, ma il bello deve ancora iniziare.

E’ infatti il Piano 5 che mi conquista e mi emoziona: quassù infatti si trovano i veri capolavori dell’Impressionismo. Entro nella sala e vengo subito catturata da “Colazione sull’erba” di Eduard Manet: è felicità pura, quella sensazione di aver atteso da sempre questo momento e stentare a credere che ora sono davvero qui, immersa in tutta questa bellezza. Tra le sale ecco comparire Monet, altri dipinti di Manet, Renoir, Degas, Cezanne e Gauguin. Davvero l’Orsay per me ha rappresentato la meraviglia senza fine.

orsay

Usciti dal Museo de l’Orsay, c’è ancora tempo per visitare l’Orangerie, dove sono conservate le serie di tele che Claude Monet ha dedicato alle ninfee del suo bellissimo giardino a Giverny. Attraverso il Pont des Art, dal quale si apprezza la panoramica della Rive Droite e della Rive Gauche, entriamo nei Jardin Tuileries, in direzione Place de la Concorde, una piacevole passeggiata rilassante lontani dal traffico parigino.

L’Orangerie, dagli agrumi alle… ninfee!

Cosa c’entrano le arance se andiamo a vedere dei quadri sulle ninfee? Molto semplice: in origine, il palazzo che oggi ospita il museo d’arte, era un’orangerie ovvero un giardino d’inverno, un luogo adibito a ricovero invernale per agrumi o piante esotiche, tipicamente annesso ad una villa, in questo caso al Palazzo delle Tuileries.

Le due sale principali che accolgono il visitatore sono molto grandi e si ha la sensazione piacevole di essere circondati da ninfee, piante e laghetti. Se si lascia correre la fantasia, si può quindi immaginare di essere proprio a Giverny, nel giardino che Claude Monet amava tanto. Al piano inferiore invece sono conservate opere di Renoir, Monet, Rousseau, Picasso e Cezanne.

orangerie

Usciti dall’Orangerie lo spettacolo non è finito, perché Parigi non smette mai di stupire! La sera sta calando e si accendono le luci di Place de la Concorde, degli Champs Elysée e in lontananza si scorge la Tour Eiffel vestita di luce.

Dopo una passeggiata lungo il mercatino di Natale di Place de la Concorde, riprendiamo la metrò alla stazione Concorde della Linea 1 e in pochi minuti siamo a Saint Paul Le Marais, all’hotel. Una cena in una gustosa trattoria cinese (ottimo il riso al curry con le verdure e l’ananas fritto), ma sfortunatamente inizia a piovere. Una cosa che non deve mancare nel vostro bagaglio è l’ombrello. Così, optiamo per una passeggiata in Place des Voges, bellissima piazza porticata nel cuore del Marais, sede di molte gallerie d’arte, ristoranti di gran lusso e in un angolino della piazza ecco spuntare la casa dove visse lo scrittore Victor Hugo. Ultima tappa in una piazza importante per ogni francese, Place de la Bastille, dove oggi svetta la Colonna di Luglio, mentre la prigione è stata distrutta il 14 luglio 1789.

La stanchezza oggi è tanta e il suono della pioggia che picchetta sul tetto della stanza, cullano i nostri pensieri e ci accompagnano nel sonno. Domani sarà un’altra giornata, ricca di molte altre avventure.

… Se volete scoprire com’è andata la nostra terza giornata a Parigi, seguite la prossima puntata!

Respirare a Parigi, conserva l’anima|Diario di viaggio #1

Il titolo di questo post è una citazione di Victor Hugo, scrittore francese vissuto per buona parte della sua vita a Parigi. Il motivo della scelta del titolo sta nel fatto che sono appena tornata da un viaggio nella capitale francese e ne sono tornata talmente entusiasta che ho pensato di dedicare a Parigi qualche articolo sul mio blog.

Per evitare di scrivere post troppo lunghi, che possono poi rivelarsi confusionari o noiosi da leggere, ho pensato di suddividere in quattro articoli il mio diario di viaggio in quattro puntate, essendo stata quattro giorni a Parigi con il mio fidanzato. Ho poi pensato di scrivere alcuni “speciali” sui musei visitati e sulla mitica Libreria Shakespeare and Company. Se siete pronti per partire, avviamoci al Binario numero 1 di Torino Porta Susa e saliamo sul TGV diretto a Parigi…

Respirare a Parigi, conserva l’anima. Diario di viaggio, prima puntata

Il nostro viaggio per Parigi inizia a Torino Porta Susa, con i biglietti del TGV acquistati on line con la promozione  Mini a soli 35 euro e dopo cinque ore e quaranta minuti, puntualissimi, arriviamo alla Gare de Lyon. Già muniti dell’abbonamento del metrò, bus e RER acquistato on line sul sito Parigi.it, ci avviamo alla stazione della metrò e in sole due fermate sulla Linea 1, scendiamo alla stazione Saint Paul – Le Marais, a dieci metri dall’hotel che ho prenotato on line su Booking.it. Per tre notti soggiorniamo all’Hotel Pointe de Rivoli, nel cuore del quartiere Marais: il personale ci accoglie gentilmente e immediatamente ci fornisce la card della nostra stanza. Siamo al quinto piano, e dalla stanza si gode di un’ottima vista sulla rue Saint-Antoine; la stanza e il bagno sono molto puliti e ben riscaldati, ogni giorno il personale pulisce la camera e il bagno e ci sostituisce gli asciugamani e il tappetino della doccia. Per essere un Hotel 2 stelle siamo decisamente soddisfatti, soprattutto siamo entusiasti della posizione accanto al metrò, poiché in pochi minuti possiamo raggiungere molte attrattive che abbiamo in programma di visitare (per darvi un’idea, siamo arrivati all’Arc de Trionphe in soli 15 minuti, ma ci sarà tempo per parlavi di questo bellissimo monumento…!). Per un viaggio a Parigi mi sento di consigliare un soggiorno nel Marais: diviso tra il III e IV Arrondissement, sulla Rive Droite della Senna, è una zona molto bella, tranquilla e ricca di negozi, bistrot, gastronomie e supermercati. Noi eravamo vicini a due grossi discount, una farmacia, parecchie trattorie cinesi, un’edicola, Starbucks café e ristoranti francesi, insomma non ci mancava proprio nulla!

blog1

Montmartre, l’emozione di abbracciare Parigi

Dopo una doccia veloce, siamo pronti per partire alla scoperta di Parigi. Il nostro obiettivo è di salire sulla Collina di Montmartre nel XVIII arrondissement, visitare la Basilica del Sacro Cuore e passeggiare per le viuzze del quartiere, ma soprattutto io ho voglia di abbracciare Parigi dall’alto per rendermi conto di quanto è grande la città che mi ospiterà nei prossimi giorni.

Per arrivare a Montmartre prendiamo il metrò e cambiamo la Linea 1 alla fermata Concorde e prendiamo la Linea 12 fino ad Abbesses. Saliti per gli interminabili gradini della stazione, arriviamo nel cuore di Montmartre, nel pieno di un mercatino di Natale! Seguiamo le indicazioni per il Sacro Cuore e in pochi minuti arriviamo alla Funicolare. Per salire al Sacro Cuore ci sono due possibilità: a piedi salendo le scale o dal parco o le scale esterne, oppure si può prendere la Funicolare, il cui biglietto è compreso nel mio abbonamento per cui scegliamo la Funiculare.

blog2

Si arriva ad un piazzale di fronte alla Basilica del Sacro Cuore e da lassù si vede Parigi… ma non tutta! E’ davvero una città immensa, penso, per vederla e conoscerla non basta una vita intera! Dopo la visita alla Basilica, passeggiamo tra le viuzze di Montmartre, respirando quell’aria d’arte e di poesia davvero unica. Giungiamo a Place du Tertre, una piccola piazza piena di pittori e caricaturisti, di negozietti di souvenir e di bristrot. Passeggiando ad un certo punto mi volto e… eccola, è lei, la Tour Eiffel che spunta tra i tetti dei palazzi…! Capisco di essere davvero arrivata a Parigi quando la vedo! Ma ne spunta così poco che non riesco a fotografarla, ma ci sarà tempo nei giorni a venire.

DSC_0023

La Pyramide du Louvre, il mio sogno diventa realtà

Mentre torniamo all’hotel con il metrò, decidiamo cosa vedere dopo cena. La scelta è decisamente vasta, sempre grazie al Linea 1 del metrò che tocca molte importanti attrattive. Decidiamo di vedere la Pyramide du Louvre illuminata, sono molto curiosa per due motivazioni: una, perché è proprio con un omicidio al Louvre che inizia un romanzo che mi era piaciuto molto “Il Codice da Vinci” di Dan Brown e l’altra perché voglio vedere dov’è l’ingresso per organzzarmi per il giorno successivo.

Sempre con la Linea 1 presa sotto casa, scendiamo dopo sole quattro fermate alla stazione Palais Royal Musée du Louvre. Salendo le scale per riemergere in superficie l’emozione sale… mi guardo attorno e vedo un grandioso hotel illuminato di rosso, ma… la Pyramide dov’è? Mi volto – come spesso descriverò – e all’improvviso laggiù oltre la strada ecco un pezzo della Pyramide di Ming Pei, l’architetto americano con origini cinesi che ha fatto discutere molto i parigini a proposito di questo progetto. Attraverso la strada con lo sguardo fisso sulla Pyramide, che ad ogni passo diventa sempre più grande. A destra e sinistra, le ampie finestre mi permettono di sbirciare dentro il museo e vedo una serie di sculture in marmo e immensi corridoi. Usciamo sulla piazza e quasi mi commuovo: sono qui, sono a Parigi, ci sono arrivata per davvero! La piazza di fronte al Louvre è silenziosa, il traffico è lontano e si sente solo il rumore dell’acqua delle grandi e spettacolari fontane. Sbircio anche attraverso i vetri della grande piramide: c’è l’accesso al museo, l’ingresso Denon, quello prioritario per chi come noi ha il Paris Museum Pass (ne parlerò meglio nella prossima puntata).

blogghino

Passeggiare in quella piazza immensa, circondata dalla grande Pyramide e dalle piramidi più piccole, fontane, lanterne, rapita dalla magnifica simmetria del Palazzo mi conquista profondamente. In lontananza si scorge la Gran Rue, la ruota panoramica montata per le feste natalizie in Place de la Concorde e poi lei, immancabile, bellissima, scintillante… la Tour, che mi regala uno spettacolo di luci scintillanti per un paio di minuti e poi ritorna illumintata di arancione. Due passi verso la Senna, per godersi lo spettacolo del Museo dell’Orsay riflesso sull’acqua e in lontananza i due campanili di Notre-Dame.

C’è il tempo per qualche scatto notturno, per immortalare quei momenti, imprimerseli bene nella mente e nel cuore. Sono a Parigi da poche ore, ma la città mi ha già conquistata. In pochi minuti ritorniamo in hotel: il programma per i prossimi giorni è molto intenso, c’è bisogno di riposarsi… Lungo rue de Saint Antoine, la gente passeggia, le autovetture circolano, i semafori lampeggiano. Ma io tiro le spesse tende e il tepore della stanza mi fa addormentare in pochi minuti…

…. Se volete sapere cos’abbiamo fatto il secondo giorno a Parigi, non perdetevi la prossima puntata…!

Susan Vreeland | La lista di Lisette

Immaginate la Provenza con i suoi colori, i suoi profumi e i suoi panorami; immaginate un villaggio arroccato su una collina, con vista sulle sfumature delle Ocre. Immaginate un nonno appassionato d’arte, prentete una ragazza parigina, mescolate con cura e iniziamo a spalmare i colori sulla tela grezza. Ma se si dipinge a mano libera, si sa, qualche piccola sbavatura può capitare.

Titolo: La lista di Lisette

L’autrice: Susan Vreeland è una scrittrice americana che vive a San Diego (California) e è un’appassionata d’arte. L’editore italiano Neri Pozza ha pubblicato tutte le sue opere. Il sito web dell’autrice è: www.svreeland.com

Traduzione: Simona Fefé

Editore: Neri Pozza (2014)

Il mio consiglio: per chi è un paziente appassionato d’arte e del Sud della Francia

Davanti alla stazione ferroviaria di Avignone, tra l’andirivieni nervoso dei viaggiatori, i fattorini dalle biciclette decrepite intenti a scansare bambini e barrocci, lo strepito dei clacson, André mordicchiava tranquillamente la mela che aveva preso su una bancarella. Io invece giravo intorno alle nostre sacche da viaggio, alle valigette, alle casse colme di tutto ciò che eravamo riusciti a portare via dal nostro appartamento a Parigi, più i suoi attrezzi, più il mio sogno di vita spezzato [cit. pagina 11]

E’ il 1937 quando André e Lisette ricevono la lettera di Pascal, il nonno di André, decidono immediatamente di lasciare Parigi per trasferisi a Rousillon, in Provenza. Pascal infatti si descrive come un anziano bisognoso di cure, e poiché è l’uomo che ha cresciuto e aiutato André, quest’ultimo non esita un secondo nel partire verso il Sud della Francia. Per Lisette il distacco da Parigi, lei che è nata e cresciuta nella capitale, è fortissimo, ma è il dovere di moglie quello di seguire suo marito in Provenza. Lisette a Parigi lascia quello che ritiene sia il lavoro dei suoi sogni, un apprendistato in una galleria d’arte.

Giunti a Rousillon, i due ragazzi scoprono che Pascal non è messo così male come voleva far credere loro; infatti, l’obiettivo di Pascal era di avere i due nipoti vicino a lui per parlar loro dei suoi preziosi dipinti. Pascal è stato un cavatore di ocra, un materiale molto estratto in quelle zone, e durante la sua vita ha conosciuto molti artisti, spesso al verde. Per ripagarlo dei materiali, i pittori gli regalavano un quadro, così ha creato la sua piccola collezione.

Ma a seguito di alcuni eventi infausti, André è costretto a nascondere i dipinti per non che venissero requisiti dai nazisti che hanno conquistato la Francia. André nasconde i quadri e non rivela a Lisette dove li ha messi, per evitare che la moglie possa essere inquisita o torturata per condurre i militari tedeschi ai dipinti. André parte per il fronte con l’amico Maxime, mentre Lisette resta sola a Rousillon. La ricerca dei quadri diventerà uno dei principali obiettivi di Lisette, assieme a quello di tornare nella sua Parigi.

Susan Vreeland firma un altro romanzo che come protagonista ha l’arte: dopo aver portato i lettori a Parigi seguendo le avventure di Renoir, descritto ne “La vita moderna“, ritorna in Francia, questa volta nel Sud. Se la prima parte del romanzo è scorrevole e appassionante, nella seconda parte la narrazione si fa un po’ ripetitiva e lenta; mentre verso la fine del romanzo, la narrazione riprende vigore.

E’ un romanzo d’arte, ma non solo: la Vreeland si sofferma molto sui dettagli della vita agreste di Lisette in Provenza, diventando quasi una sorta di romanzo di formazione. Una parigina, benché vissuta e cresciuta in un orfanotrofio, è inizialmente restia nell’andare a vivere in campagna, ma col tempo imparerà a vivere seguendo i ritmi della natura. E la natura è ben descritta, certamente invita il lettore curioso a prenotare un tour della Provenza, passando tra le Gorges, i Louberon, Avignone e Rousillon; luoghi carichi di storia, paesaggi e paesini incantevoli, colori, profumi, suoni magici.

E’ un romanzo di passaggio, un romanzo nuovo, dove Susan Vreeland non si concentra solamente su di un’opera o di un artista, ma cerca di vedere il mondo artistico con la prospettiva di una giovane sposa parigina che lavora come apprendista d’arte in una galleria. Qui non ci sono i tecnicismi magistrali de “La passione di Artemisia” o de “La vita moderna“, qui entrano in gioco solo le passioni e la vita di Lisette, la quale, spinta dagli eventi che investono il corso della sua, sente il dovere di portare a compimento la sua famosa lista.

Milano | Mostra Chagall. Una retrospettiva 1908-1985

Nella suggestiva cornice di Palazzo Reale di Milano viene ospitata l’esposizione di circa 220 opere del noto e amato pittore bielorusso, naturalizzato francese, Marc Chagall. Durante la sua lunghissima vita, Chagall ha dipinto tantissime tele e ha affascinato generazione di appassionati d’arte.

La mostra viene definita come la più grande retrospettiva degli ultimi 50 anni ospitata in Italia e dedicata al pittore Marc Chagall. Io sono tra le sue appassionate, e tempo fa mi chiedevo quando avrei potuto vedere le sue opere in Italia. Milano per me è stata una grandissima occasione per conoscere a fondo quasi 80 anni dei suoi lavori. I dipinti arrivano dai musei di tutto il mondo, per cui penso sia un’occasione veramente imperdibile per gli estimatori dell’arte.

Per fare alcuni nomi, le opere provengono dal Metropolitan Museum di New York, dalla National Gallery di Washington, dal Museo Nazionale Russo di San Pietroburgo, dal Centre Pompidou di Parigi e da collezioni pubbliche o private.

Marc Chagall durante la sua lunga e luminosa carriera ha sperimentato ogni genere di linguaggio di tutte le avanguardie del tempo, restando però sempre se stesso. Chagall non è un semplice pittore: è un poeta dell’arte e con le sue pennellate colorate e intense ha saputo mostrare al mondo la sua sensibilità e la sua visione del mondo, soprattutto nei dipinti che ricordano la Shoah.

Marc Chagall nasce da una famiglia ebraica allora facente parte dell’Impero russo, a Vitebsk, che oggi fa parte della Bielorussia, nel 1887. Vitebsk è quella amata città che rappresenta spesso nei suoi dipinti, sia per la nostalgia che prova quando è da essa lontano, sia perché Chagall è un pellegrino dei mondi: infatti nei suoi lavori troveremo spesso simboli e riferimenti multiculturali.

Attraverso le 15 sale dell’esposizione, ho potuto seguire lo svolgersi della maturazione dell’artista nel corso del tempo. Dagli esordi in Russia – bellissimi i dipinti “Il cortile del nonno” e “Veduta dalla finestra di Vitebsk” – sino al primo soggiorno francese, a Parigi (1911 – 1914).

Vitebsk è un mondo a sé, una città unica, una città triste, una città monotona.

Una città monotona, ma che è la sua città, per cui negli anni tra il 1914 e il 1923 Chagall ritorna in Russia. E’ qui che sposa l’amata Bella, la compagna perfetta, la donna che lo ispirerà in tantisisme opere: è in questo periodo che dipinge “Il compleanno“. Marc è pieno d’amore per Bella, e nonostante il periodo non facile che stanno vivendo – è in corso la Prima Guerra Mondiale – loro sono al settimo cielo; Marc vola e dà un bacio a Bella, che felice regge un mazzo di fiori coloratissimi, il suo regalo di compleanno. I colori sono squillanti, e l’arredamento è dipinto nei dettagli più minuziosi. Qui si legge gioia, felicità, amore allo stato puro.

compleanno

Marc Chagall, “Il compleanno” 1915

Nella Sala 6 chiamata “L’amore per Bella“, emerge tutto l’affetto che il pittore provava per lei. Celebre e magnifica è “La passeggiata“, dove questa volta a prendere il volo è Bella, tenuta per mano da Marc, sorridente e felice, dopo un pic-nic sul prato, con la città di Vitebsk sullo sfondo.

chagall-passeggiata

Marc Chagall “La passeggiata” 1917-1918

Ma dalla Russia, Marc Chagall è costretto a scappare: ritorna in Francia per la seconda volta, ma quando nel 1940 i tedeschi entrano a Parigi, il pittore s’imbarca per l’America, dove resterà fino al 1948. La felicità di Chagall è destinata a subire duro colpo: in America muore l’amatissima moglie Bella, la protagonista di tanti magnifici dipinti.

Quando Chagall viene a conoscenza di ciò che i nazisti hanno fatto agli ebrei, ne resta profondamente sconvolto. In questo periodo i suoi dipinti sono forti, accesi, complessi: vogliono rappresentare ciò che lui percepiva e il disagio che aveva provato una volta conosciuta la sorte degli ebrei rimasti in Europa. “La caduta dell’angelo” è un insieme di simboli presi da diverse culture, accomunati dal disagio della guerra. Possiamo trovare l’ebreo errante con la Torah in basso a sinistra, la capra con il violino (simbolo dell’ebraismo), una madre che abbraccia il figlio, la candela accesa e in basso a destra un Cristo Crocifisso. L’angelo rosso cade in un turbinio di colore, con un’aria cupa, drammatica, preoccupata. Tra le sue ali una pendola, altro simbolo ricorrente nell’arte di Chagall, come anche la città ai piedi dell’angelo, che è ovviamente Vitebsk.

cha21

Marc Chagall “La caduta dell’angelo” 1923-1933-1947

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, Chagall ritorna in Francia nel 1948. Ritorna a Parigi e dipinge per l’occasione “Parigi tra le due rive“. Nel 1950 Chagall si trasferisce nel Sud della Francia, a Saint-Jean-Cap-Ferrat, dove nel 1950 sposa la russa Valentina Brodskij, affettuosamente soprannominata Vava. Alla nuova compagna dedica un dipinto meraviglioso “Ritratto di Vava“, dove il dolce e sereno viso di Valentina Brodskij guarda l’osservatore con la testa reclinata, sullo sfondo di una città rossa, con un bellissimo mazzo di fiori colorati sulla sinistra.

chagallvava

Marc Chagall “Ritratto di Vava” 1950

Sempre in questo periodo dipinge “La coppia di Saint Paul“, nella quale due amanti dipinti sui tenui colori del blu e del violetto, lanciano uno sguardo alla cittadina di Saint-Paul, in Costa Azzurra, dipinta in rosso. Alla loro destra un grande mazzo di fiori colorati e in alto, il muso di una mucca guarda verso il sole.

Dal 1967 Marc Chagall e la moglie Vava si trasferiscono a Saint-Paul-de-Vence, in Costa Azzurra, a pochi chilometri da Antibes, dove il pittore muore nel 1985 e dove viene sepolto (se siete curiosi di vedere immagini di Saint-Paul-de-Vence, vi consiglio un mio recente articolo scritto dopo il mio viaggio in Costa Azzurra, cliccate qui).

Chagall non ha solo realizzato tele, ma ha anche illustrato le fiabe di La Fontaine, che si possono ammirare nella suggestiva Sala 10 della Mostra a Milano; ha anche realizzato delle vetrate (alcune delle quali distrutte purtroppo durante i bombardamenti dei Sei Giorni in Palestina) e ha affrescato il soffitto dell’Opéra di Parigi.

Nessun artista del XX secolo è stato così amato dal pubblico come Marc Chagall, artista eccentrico e pellegrino dei mondi, che ha saputo integrarsi in ogni occasione e ha cercato di trasmettere come messaggio quello di vivere in armonia in un mondo di fratellanza.

Per saperne di più:

Sito ufficiale della Mostra a Milano

“Chagall” di Ingo F. Walter e Ranier Metzger, edizioni Taschen

Saint-Paul-de-Vence | Il paese degli artisti

Saint Paul de Vence è un paesino di circa 3.000 abitanti abbarbicato su di un’altura che domina l’entroterra della Costa Azzurra. A pochi km da Antibes (ma non sottovalutate il traffico per arrivarci!) si può ammirare un vero monumento a cielo aperto; la cittadina di Saint Paul de Vence infatti conserva l’impianto medioevale, entro le mura non vi sono tratti di strade asfaltate e tutte le case sono in pietra.

Varcare la porta che conduce a Saint Paul de Vence significa fare un vero e proprio salto nel tempo.

DSC_0153

Un caratteristico vicolo a Saint Paul de Vence (foto: Claudia)

Per visitarla al meglio ho solo un consiglio per voi: perdetevi tra i vicoli di pietra.

Sbucate fuori da una via e ammirate le Gorge du Verdon alle spalle di Saint Paul. Fate un salto al cimitero e omaggiate la tomba del pittore Marc Chagall. Lasciate che il vento scompigli i vostri capelli e aguzzate la vista: laggù c’è il mare.

DSC_0185

Il lato nord del paese, a ridosso delle antiche mura (foto: Claudia)

Se siete inguaribili romantici, medioevalisti o semplici curiosi Saint Paul de Vence è la meta che fa per voi, infatti con 2 milioni di visitatori all’anno questo piccolo paese è una delle mete preferite dei turisti che vengono in Francia.

Non per niente in questo paesino abbarbicato sulle alture hanno trovato ispirazione Chagall, Matisse, Picasso e Prevert.

DSC_0180

Panorama sulle Gole del Verdon (foto: Claudia)

Informazioni utili per visitare Saint-Paul-de-Vence:

Si può parcheggiare l’auto circa 500 m fuori le mura, anche se purtroppo è un parcheggio a pagamento. Il paese è così piccolino ma caratteristico che una passeggiata su e giù per le stradine acciottolate. La manutenzione delle vie è buona e quasi tutte sono molto larghe, è quindi una visita adatta a disabili in carrozzella e a bimbi sui passeggini.

Altre informazioni: Saint-Paul de Vence (in francese)

Cap d’Antibes | Sentier du Littoral

Sulla bella costa della Riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata rosata, e davanti ad esso si stende una breve spiaggia abbagliante.

Quello che ho riportato è l’incipit de “Tenera è la notte“, famoso romanzo di Francis Scott Fiztgerald, dove viene descritto Cap d’Antibes, in Francia. Sono appena tornata da un magnifico fine settimana trascorso nel Sud della Francia, proprio da Cap d’Antibes, un luogo spettacolare che vale la pena di vedere e vivere; alloggiando nei pressi della Garoupe, oltre le altre attrazioni viste, ho amato in particolar modo la passeggiata lungo il Sentiero del Litorale.

20140518_101442_

Una magnifica spiaggia lungo il Sentiero del Litorale immersa nella macchia mediterranea (foto: Claudia)

Imboccare il sentiero è semplicissimo; dopo aver lasciato l’auto nei pressi del parcheggio della spiaggia della Garoupe (parking gratuito), si costeggia la splendida spiaggia dalle acque cristalline e una segnaletica precisa indica il percorso da seguire. Il Sentiero del Litorale è lungo circa 200 km e arriva fino a Marsiglia, io ho percorso il tratto del Cap d’Antibes.

In questo tratto di costa il sentiero è ben curato, i parapetti nei pressi dei punti alti sono nuovi e nei punti più pericolosi ci sono reti con le maglie d’acciaio intrecciate, in modo da scongiurare una caduta accidentale. Vi sono solo alcuni punti particolarmente stretti, dove per passare bisogna mettere in scena un ‘senso unico alternato‘, ma per il resto il sentiero è quasi tutto in piano e molto largo, adatto anche ai bambini. Purtroppo, per via dei tratti stretti e ripidi non è adatto ai disabili in carrozzella o ai bambini con i passeggini.

Gli scenari che il sentiero regala sono a dir poco unici. Forse se in Italia avessimo una tale meraviglia saremmo capaci di mettere un biglietto di ingresso e poi di lasciarlo andare all’incuria; per fortuna i francesi non sono così, e tutto il percorso è gratuito. Lungo il tragitto non ci sono quegli osceni chioschetti che si vedono ad esempio alle Cinque Terre (Liguria), per cui è meglio attrezzarsi con bibite, acqua e panini se si vuole percorrere un lungo tratto. Il percorso è quasi interamente sotto il sole, vi sono poche zone ombreggiate, per cui meglio abbondare di crema solare e portarsi un cappellino (cosa che io non ho fatto, e oggi infatti sono cotta a puntino!). Lungo la strada vi sono cale e spiagge di sublime bellezza, tutte ovviamente libere, l’unica accortezza è arrivare presto al mattino altrimenti vengono immediatamente occupate!

DSC_0285

Una caletta lungo il Sentiero del Litorale (foto: Claudia)

Ieri era una giornata fantastica: il sole brillava in cielo e donava dei riflessi blu spettacolari al mare; c’era vento, quindi passeggiare era piacevole, la schiuma bianca delle onde si frangeva sulle rocce scure nebulizzando l’aqua marina nell’aria tiepida. I profumi della macchia mediterranea, pini e piante con piccoli fiori bianchi, rendeva il percorso più piacevole. I suoni del mare e del vento aiutano l’escursionista ad immergersi totalmente in questa atmosfera surreale che non ha niente di caotico, come invece ha la città di Antibes, a circa 4 chilometri in direzione nord.

20140518_111601_

Un tratto del sentiero dove il blu del mare si fonde con il bianco delle rocce e il verde dei pini (foto: Claudia)

Ho trovato favoloso l’accostamento cromatico del blu del mare, bianco delle rocce e verde della vegetazione. Percorrere questi chilometri rilassa davvero l’animo e regala ad ogni angolo uno scorcio bellissimo, mai uguale a quello precedente. Il sentiero mi è rimasto nel cuore, ho provato grandi emozioni percorrendolo e ho cercato di catturare la sua bellezza attraverso l’obiettivo della mia macchina fotografica.

Ci si innamora per caso, a volte, in modo del tutto inaspettato. Ci si innamora di una persona, quasi senza conoscerla, perché nella propria anima si sente che questo sentimento darà origine a qualcosa di speciale e ci saranno tante emozioni da condividere insieme. Oggi mi sono innamorata di questo paesaggio perché accanto a me ho un ragazzo meraviglioso…

20140517_060959_

L’alba a Cap d’Antibes (foto: Claudia)