10 cose da vedere a Tallinn: vi racconto la mia fiaba baltica

Ci siamo! Sono quasi le undici del mattino quando il comandante del velivolo annuncia di allacciare le cinture di sicurezza perché a breve iniziano le manove d’atterraggio. Incollo il naso al finestrino mentre il velivolo si abbassa, la coltre di nuvole bianche e paffute si dirada e finalmente vedo la terra estone, un po’ tremolante perché sono commossa. Mi emoziono perché era da tanto tempo che desideravo visitare Tallinn: tutta colpa dello scrittore olandese Jan Brokken!

L’atterraggio è perfetto: capitano ed equipaggio ci salutano e ci ringraziano; le hostess spalancano il portellone, ci siamo davvero, metto il naso fuori, respiro a pieni polmoni e dico entusiasta: “Tutto sommato non fa così freddo!“.

È più o meno così che è iniziata la mia fiaba baltica!

In questo articolo descriverò 10 cose che non dovrebbero mancare durante il vostro soggiorno a Tallinn. La piccola capitale estone si visita tranquillamente in un fine settimana (2 giorni pieni), senza correre troppo: quasi tutte le attrazioni di cui vi parlerò le troverete a poca distanza dal centro.

Siete pronti per partire con me?

1. Piazza delle Libertà (Vabaduse Väljiak)

L’Estonia ha avuto una storia particolarmente turbolenta e nel corso del tempo ha dichiarato ben due volte l’indipendenza: il 24 febbraio 1918 e il 20 agosto 1991. Il 24 febbraio 1918 l’Estonia dichiarò la propria indipendenza, cosa che non piacque né alla Russia né alla Germania, potenze che volevano annettere i territori baltici. L’Estonia venne così invasa dalla Russia, ma gli estoni non si diedero per vinti: la Guerra di indipendenza estone durò dal 1918 al 1920. Purtroppo, l’indipendenza dell’Estona ebbe vita breve: nel 1940 l’U.R.S.S. invase di nuovo il piccolo stato baltico e la Germania di Hitler giunse a salvarl: gli estoni salutarono con calore ed entusiasmo i nazisti, sperando che li liberassero dai sovietici e gli ridessero la libertà.

Peccato che non andò proprio così. I nazisti divisero la popolazione estone generando una pericolosa spaccatura negli strati sociali e abbandonarono l’Estonia solo nel 1944, momento in cui i sovietici decisero di nuovo di invadare l’Estonia. La dominazione sovietica in Estonia durò 47 anni e la definitiva indipendenza arrivò il 20 agosto 1991, due anni dopo la caduta del muro di Berlino e la disgregazione dell’immensa Unione Sovietica.

La bella Piazza delle libertà ricorda a tutti questa storia fatta di coraggio, indipendenza e resistenza verso gli invasori: qui la grande croce commemora i caduti della guerra d’indipendenza contro la Russia (1918-1920) e nelle giornate di vento i tre colori estoni – blu, bianco e nero – sventolano con orgoglio.

2. Palazzo Kadriorg e il suo parco

Sinora ho parlato della storia più recente dell’Estonia, ma i russi puntarono gli occhi sul piccolo stato baltico molto prima del 1918. La dominazione zarista in Estonia è narrata molto bene nel romanzo storico “Il pazzo dello zar” di Jaan Kross (trad. A. Alberti, Iperborea, 433 pagine, 19 €), che vi suggerico di leggere prima di un viaggio in Estonia.

Sebbene Jaan Kross abbia ambientato il romanzo a Võisiku, nel distretto di Viljandi, quando ho visitato il Palazzo Kadriorg e il suo magnifico parco non ho avuto problemi ad immaginarmi nella tenuta di Timotheus von Brock, il pazzo dello zar, appunto. La magia dei libri è anche questa.

L’attuale stupenda configurazione del Palazzo Kadriorg la si deve a Pietro il Grande che, quando entrò vittorioso a Reval, l’antico nome di Tallinn, decise di modificare un antico maniero in stile danese per donarlo alla moglie Caterina, su progetto dell’architetto veneziano Nicola Michetti. I lavori iniziarono nel luglio del 1718, gli zar dimorarono svariate volte, ma dopo la morte di Pietro il Grande, Caterina si disinteressò al palazzo, che poco alla volta cadde nell’oblio.

Oggi il Kadriorg è restaurato ed visitabile: ospita una piccola ma bellissima collezione d’arte estone, mentre in estate sono molti gli eventi che vengono ospitati nei giardini del parco. Il parco è visitabile gratuitamente, invece per entrare nel Palazzo si paga 5 €.

3. Il lungo mare di Pirita e l’alba invernale sul Mar Baltico

Pirita è un comune che confina con Tallinn, raggiungibile rapidamente dal centro città in autobus oppure a piedi, infatti la lunga passeggiata che costeggia il Mar Baltico è molto rilassante e panoramica.

“Che cosa ci fa su questa nave?” mi chiese in inglese  uno dei doganieri. “Volevo vedere il Mar Baltico”, risposi assonnato. “Perché, cos’ha di speciale?” “Secondo i marinai è il più bello di tutti.” “Mai notato”. “E’ la luce a essere speciale. Morbida e calda”. “La luce?” gli uomini si scambiarono un’occhiata. “In autunno s’infiamma.” “Lei che cosa fa di lavoro?” “Lo scrittore.” “Ah!” Un pazzo, ma non pericoloso. Mi sembrò di cogliere una punta di sarcasmo nel modo in cui mi timbrò il passaporto [Jan Brokken, Anime baltiche, trad. C. Cozzi e C. Di Palermo]

Di Pirita mi interessavano due cose: vedere l’alba sul Mar Baltico (alle 9.28 del mattino!) e le rovine del convento di Santa Brigida, un edificio gotico dedicato alla santa svedese. Il convento fu quasi interamente distrutto da un incendio ad opera di Ivan il Terribile durante la guerra di Livonia nel 1577. Con il tempo si svilupparono diverse leggende popolari e i contadini estoni raccontavano l’esistenza di passaggi segreti che collegavano Pirita al centro della città.

Io di fantasmi non ne ho visti, però ho camminato sulla sabbia ghiacciata del Baltico ed è stato veramente emozionante.

4. Le torri di Tallinn e la Città Vecchia Patrimonio Mondiale dell’UNESCO

La città di Tallinn è invasa da torri e torrette di età medievale, per cui potreste ritrovarvi a passeggiare con il naso all’insù per ammirarle tutte. Dai punti più alti della città ne vedrete parecchie, alcune sono visitabili come Kiek in de Kök (letteralmente “uno sguardo in cucina”) e altre hanno nomi buffi come “Margherita la grassa”.

5. Il mercatino di Natale di Tallinn

Certo, direte voi, il mercatino di Natale di Tallinn non si può vedere tutto l’anno, ma io l’ho messo nelle cose da vedere per amo il periodo natalizio e mi piace molto visitare i mercatini delle città italiane ed europee. Rispetto ai mercatini di Parigi o Praga, quello di Tallinn è più piccolino e raccolto, ma non per questo meno vivace, colorato e simpatico.

Al mercatino di Natale di Tallinn c’è di tutto: ambra del Baltico, manufatti in legno, abbigliamento artigianale, souvenir in ceramica, cibo locale e… glögg! Pochi giorni a Tallinn ci hanno resi dipendenti dal glögg una bevanda tipica dei Paesi nordici che viene servita caldissima. Possiamo dire che assomigli ad un infuso alla frutta, come sapore, e il calore che sprigiona quando la si beve è molto piacevole quando la temperatura serale scende sui -4° C! Il prezzo del glögg varia in funzione del contenuto in alcool: più alcool, più euro da sborsare, ma si resta sempre su cifre piuttosto abbordabili!

6. I migliori belvederi

La Città Vecchia di Tallinn è chiamata Toompea (“collina della Cattedrale”) e sorge su un rilievo calcareo proprio nel centro della città. Rispetto alla parte più nuova di Tallinn, la collina è rilevata di circa trenta metri, poco ma quel che basta per ammirare dai numerosi belvederi tutto lo splendore della Città Vecchia e il Mar Baltico.

In inverno il sole tramonta molto presto, noi essendoci stati qualche giorno prima del 21 dicembre abbiamo visto il sole tramontare circa alle 15.00. L’idea di vedere il tramonto da uno dei belvederi si è rivelata decisamente vincente: se ci pensate, è uno spettacolo meraviglioso e gratuito. E se un simpatico gabbiano decide di farvi da modello, le  immagini che porterete a casa saranno ancora più belle!

7. Cortili, passaggi segreti e viaggi nel tempo

Dicevo che la Città Vecchia di Tallinn è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO e perdendovi tra i vicoli e i cortili e i passaggi del centro vi renderete conto del motivo di tale scelta; gli edifici e le strade sono rimaste molti simili a com’erano nel Medioevo e non ci sono fabbricati in rovina o abbandonati a sé stessi. Il mio compagno di viaggio, che inizialmente era scettico riguardo a Tallinn, si è ricreduto dicendo che, per lui, il centro storico della piccola capitale dell’Estonia è uno dei più belli e curati mai visti.

A Tallinn si può viaggiare nel tempo: stavamo passeggiando tranquillamente nella Raekoja Plats (la piazza del Mercatino di Natale) quando all’improvviso giungono due uomini in costume medievale che trascinano una strega alla gogna che grida qualche maledizione alla folla. Se entrate nel famosissimo locale III Drakon penserete di essere stati catapultati nel Medioevo: le cameriere e i cuochi sono in costume tradizionale, non ci sono posate, i piatti sono fatti di pane casereccio e i tavolacci sono pure poco puliti.

Ma uno dei miei passaggi preferiti, quello che mi ha fatta davvero credere di poter viaggiare nel tempo (sensazione che è durata un attimo, ma è stata bellissima) è il Katarina käik, ovvero il Passaggio di Santa Caterina: ciottolato, illuminato con le luminarie natalizie e costellato di botteghe artigiane, ecco ho creduto davvero, per un secondo, di aver fatto un salto indietro nel Medioevo!

8. La Cattedrale di Aleksandr Nevskj

Di nuovo un po’ di Russia a Tallinn: non mancate una visita alla splendida e maestosa Cattedrale ortodossa di Aleksandr Nevskj costuita sulla collina di Toompea, dipendente dalla chiesa ortodossa estone, ovvero dipendente dal Patriarcato di Mosca.

La Cattedrale di Aleksandr Nevskj fu costruita nel XIX secolo per iniziativa della popolazione ortodossa; è una classica cattedrale in stile bizantino-russo e lo zar Alessandro III la volle dedicare a Sant’Aleksandr Nevskj come ex-voto a seguito di un incidente ferroviario dal quale lo zar ne uscì indenne.

Durante la dominazione sovietica la Cattedrale fu chiusa e non venne realizzato, come prospettato dai vertici sovietici, il Planetario della città. Nel maggio del 1945 la Cattedrale venne riaperta al culto e nell’ultimo decennio spesso rinnovata e restaurata. La Cattedrale è oggi visitabile ma non è possibile scattere fotografie al suo interno; per questo vi lascio una suggestiva immagine nottura… ah no, forse erano le 16.00!

9. Il pittoresco mercato della stazione

Se siete dei nostalgici sovietici, se volete trovare cianfrusaglie russe, abiti usati, libri in russo, cibo dubbiamente igienico, il Baalti Jaam fa per voi. Il mercato della stazione, Baalti Jaam appunto, si trova a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Tallinn. Io non ho comprato nulla, però sono stata tentata di acquistare un libro russo a 1 € o il busto di Lenin in ottone, ma non sapevo se al controllo dell’aeroporto mi avrebbero fatta passare!

10. Le librerie di Tallinn

La cosa più bella anche se non ho potuto comprare nulla: le librerie di Tallinn. Ne ho visitate due: la Raamatukoi in Harju 1a che è una libreria di libri usati, ma vende anche spille sovietiche, francobolli, cartoline e altre cianfrusaglie; la Rahva Raamat che si trova agli ultimi piani del grande centro commerciale Viru, appena fuori dal Viru Gate.

Nella Raamatukoi è possibile perdersi tra gli immensi e altissimi scaffali di libri usati, principalmente scritti in estone e russo (forse qualcosa in inglese c’è, ma non sono sicura).

La Rahva Ramat invece è una libreria molto grande e direi quasi immersiva. Si trovano libri estoni, russi e inglesi, ci sono divesi servizi bar, tavolini, divanetti e un piccolo angolo verde: mi è sembrato un luogo dove acquistare romanzi sì, ma anche dove trascorrere qualche ora a rilassarsi, immersi da mille libri.

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Come avete visto, Tallinn è molto piccola ma non mancano cose decisamente belle e originali da vedere. Se ci siete stati e volete lasciarmi un commento, sarò ben felice di leggere cosa vi è piaciuto (e cosa no, ovviamente) della piccola capitale estone.

Dato che curo un blog di libri, vi do alcuni suggerimenti di lettura nel caso vogliate intraprendere un bel viaggio in Estonia attraverso i romanzi e racconti:

Anime baltiche, Jan Brokken, trad. C. Cozzo & C. Di Palermo (Iperborea)

Il pazzo dello zar, Jaan Kross, trad. A. Alberti (Iperborea)

Terra di confine, Emil Tode, trad. F. Rosso Manescalchi (Iperborea)

La congiura, Jaan Kross, trad. G. Pieretto (Iperborea)

Le api, Meelis Friedenthal, D. Monticelli (Iperborea)

 

Diario di viaggio Creta #3 | Akrotiri, dove il misticismo incontra splendide spiagge

Il sole splende anche il nostro terzo giorno a Creta e la giornata prevede una buona dose di spiagge meravigliose e un pizzico di misticismo. Partiamo così alla scoperta dell’Akrotiri, ovvero quello sperone roccioso dove i rilievi si spingono sino a 500 metri sul mare che costituisce “il capo” ad est di Chania.

La quiete mistica di un Monastero immerso nella natura

La prima tappa della giornata è la visita al Monastero di Agia Triada (in greco Μονή της Αγίος Τριάδος) ovvero il Monastero della Santa Trinità. Il Monastero – tutt’oggi abitato – è molto semplice da trovare seguendo i cartelli stradali marroncini e al di fuori del complesso vi è un ampio parcheggio gratuito. Consiglio di arrivare per le 9.00, orario di apertura, per godere appieno della pace del chiostro, ché più tardi viene invaso turisti scaricati a stormi dagli autobus dei tour organizzati; l’ingresso al Monastero prevede un’offerta di 2.50 euro a persona.

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Il cortile del Monastero di Agia Triada (foto: Claudia)

Il Monastero di Agia Triada fu costituito nel XVII secolo da due fratelli della famiglia veneziana Zangaroli, divenuti poi monaci convertiti alla fede ortodossa. Il Monastero fu impostato su una chiesa preesistente, e costruito secondo il gusto veneziano, con una pianta cruciforme e tre cupole che svettano con austerità. La cupola maggiore si trova nell’intersezione tra le navate, mentre le cupole piccole si trovano sul retro. La chiesa è riccamente decorata e i soffitti sono magnificamente affrescati; la chiesa è dedicata alla Santa Trinità mentre le cappelle laterali sono dedicate ad Agios Ioannis Pròdromos.

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Il retro della chiesa principale (foto: Claudia)

La chiesa è un curioso misto di arte occidentale in un esterno di classico stile bizantino. La torre campanaria fu aggiunta solo in seguito, mentre le due iscrizioni che si osservano all’ingresso sono in lingua greca e latina e si riferiscono ai due padri fondatori del complesso. Il Monastero di Agia Triada fu anche un’importante scuola teologica nel XIX secolo.

Oltre al gusto artistico orientale che incontra quello occidentale all’interno della chiesa (dove non ho potuto fare foto perché era vietato), ho apprezzato molto il giardino curatissimo racchiuso tra le mura del Monastero. Passeggiando con tranquillità tra i fiori di ibisco dalle tinte forti e sgargianti o tra le timide roselline selvatiche, ho respirato un’aria mistica in un luogo dove il tempo sembrerebbe essersi fermato.

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Lo splendido e rigoglioso giardino del Monastero di Agia Triada (foto: Claudia)

Oltre alla chiesa, si può visitare un piccolo ma suggestivo museo dove sono conservati reperti molto antichi del Monastero e dei suoi abitanti, e dove viene spiegata in dettaglio la storia non solo del Monastero di Agia Triada ma anche degli altri numerosi Monasteri ortodossi dell’Akrotiri.

Seitan Limania, la spiaggia dai colori paradisiaci che porta il nome di Satana

E ora, dopo esserci riempiti l’anima di tranquillità e misticismo, partiamo per la prima spiaggia che abbiamo in programma di visitare oggi e che ha il nome che curiosamente richiama il diavolo.

Per arrivare alla spiaggia di Seitan Limania (che letteralmente significa Porto di Satana), bisogna impostare il navigatore verso il minuscolo villaggio di Chordaki, quindi seguire per la frazione Akropoli e infine seguire sempre per Porto Limani o Seitan Limania, ci sono le doppie indicazioni. La strada è asfaltata ma dopo l’altopiano dove ci sono le grandi cave di calcare e la chiesetta bianca dedicata a San Raffaele, il percorso scende bruscamente lungo una serie di tornati molto stretti e ripidi (la pendenza è del 10%) completamente privi di protezioni, quindi consiglio vivamente di guidare con estrema prudenza.

Giunti alla fine della discesa, si parcheggia l’auto lungo la strada e ci si incammina verso la spiaggia di Seitan Limania, anche chiamata Stefanou Beach (lo scrivo perché potreste trovarla con questo nome sulle altre guide turistiche). Qui vi troverete di fronte ad uno spettacolo unico!

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I colori paradisiaci della spiaggia del… diavolo! (foto: Claudia)

Per scendere in spiaggia occorre prestare molta attenzione, perché si scende lungo un sentiero sterrato poco segnato e privo corde per aggrapparsi. Comunque bastano un paio di robuste scarpe da ginnastica e un po’ di spirito d’avventura! La discesa dura circa quindici minuti, ma chiaramente il tempo dipende dalla velocità della camminata. La spiaggia è priva di servizi, quindi occorre portare tutto da casa se ci si vuole fermare tutto il giorno. Non è una spiaggia di sabbia, bensì è costituita da piccoli granellini di calcare, e il mare qui non digrada lentamente ma diventa profondo dopo pochi metri da riva. Essendo un piccolo fiordo, l’ora migliore per vedere le spettacolari sfumature dell’acqua va da mezzogiorno alle tre, dopodiché scende l’ombra.

Qui i colori sono davvero unici: l’azzurro cristallo del mare che digrada verso il blu man mano che ci si allontana da riva, i calcari bianchi e rossi che la racchiudono e quella vegetazione aspra e secca, che ne fa da contorno. Insomma, un luogo ancora poco frequentato che sicuramente darà grandi soddisfazioni a chi cerca panorami e spiagge ancora intatte e non prese d’assalto dal turismo di massa.

Risalendo lungo la strada che ci porterà all’ultima tappa della giornata, ci fermiamo a visitare la chiesetta di San Raffaele, quella caratteristica costruzione bianca che albergava nella mia immaginazione ogni volta che pensavo alla Grecia. La chiesetta a picco sul mare l’ho trovata aperta e ho potuto curiosare all’interno, tra la polvere e la moltitudine di icone.

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La piccola ma stupenda chiesa di San Raffaele a picco sul mare (foto: Claudia)

Stavros la spiaggia di Zorba il greco

L’ultima tappa della giornata è in parte letteraria, perché sono davvero curiosa di vedere la spiaggia di Stavros, luogo citato nel romanzo “Zorba il greco” dello scrittore cretese Nikos Kazantzakis e portata sul grande schermo nel 1964, da un bravissimo Anthony Quinn che proprio qui ha recitato la famosa scena dove i protagonisti ballano il sirtaki.

Anche raggiungere Stavros è semplice e attorno alla spiaggia i parcheggi sono tutti gratuiti. La spiaggia è in parte attrezzata e in parte libera, i prezzi degli ombrelloni e delle consumazioni al bar sono molto onesti.

Stavros è stata una vera sorpresa. Avevo visto alcune foto in rete, ma non mi sarei mai immaginata una spiaggia così bella… Circondata da aspri e brulli rilievi di calcare, Stavros è una baia calma dalle acque limpidissime, basse e calde costituita di sabbia finissima, a tratti rosa corallo a tratti dorata, che digrada dolcemente, cosa che fa di Stavros una spiaggia ottima per far giocare i bambini in tutta sicurezza. Insomma, Stavros sembra proprio una grande piscina!

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La stupenda Stavros… non vi viene voglia di fare un bagno? (foto: Claudia)

Guardando verso il mare aperto, ci sono gli scogli di calcare, che generano buffe e originali piscine naturali dalle acque limpidi e caldissime.

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I rilievi dell’Akrotiri si buttano in mare… (foto: Claudia)

Dopo la sosta alla spiaggia di Stavros è ora di rientrare: dobbiamo pianificare la giornata successiva che prevederà la visita ad una delle spiagge più belle di tutta la Grecia. Se siete curiosi di scoprire i colori e le suggestioni della Laguna di Balos, nella penisola di Gramvousa, non perdetevi la prossima puntata!

Creta | Diario di viaggio #2

Buongiorno lettrici e lettori, ecco la seconda puntata del viaggio a Creta che ho fatto quest’estate! Per chi si fosse perso il primo articolo, potrà leggerlo cliccando qui.

Se il primo giorno a Creta era di per sé stato emozionante pur nella sua semplicità, il secondo giorno è stato davvero entusiasmante poiché siamo riusciti ad unire le bellezze del paesaggio con una visita ad un sito archeologico. E allora, cosa aspettiamo, partiamo da Villa Anastasia al mattino presto e dirigiamoci verso una località balneare dall’esotico nome Falasarna!

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La discesa verso la spiaggia di Falasarna (foto: Claudia)

Verso Falasarna: il percorso in pillole

Dal nostro appartamento a Villa Anastasia alla spettacolare spiaggia di Falasarna ci sono circa 50 chilometri, che si sviluppano quasi interamente lungo la New Road, l’unica autostrada (gratuita!) che esiste sull’isola di Creta e che la attraversa da Est verso Ovest. Partendo presto non troviamo traffico e in meno di un’ora arriviamo alla nostra meta. Tutti i parcheggi retrostanti la spiaggia di Falasarna sono gratuiti, per cui c’è solo l’imbarazzo se scegliere un posto all’ombra o al sole!

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Il percoso per arrivare a Falasarna (fonte: Google Maps)

L’Antica città minoica di Phalasarna, un salto nel passato

Come sa bene chi mi segue, io amo l’archeologia e quando ho scoperto che accanto alla spiaggia di Falasarna c’era la possibilità di visitare un sito archeologico, mi sono subito informata su prezzi e orari di apertura.

Per evitare il caldo – anche se era la seconda settimana di settembre il sole picchiava forte! – decidiamo di visitare prima il sito archeologico dell’Antica Falasarna e poi andare in spiaggia.

Per raggiungere il sito dell’Antica Falasarna, una volta giunti nei primi parcheggi della spiaggia si prosegue sino al termine della strada asfaltata (dove c’è l’Hotel Falasarna Beach) e si percorrono circa 4 chilometri su strada strerrata attorniati da splendidi campi di ulivi. Al sito c’è un piccolo parcheggio e gli orari di apertura sono dalle 9 alle 15, l’ingresso è gratuito. Il percorso è libero, si può passeggiare tra le rovine e di tanto in tanto vi sono pannelli esplicativi in inglese e greco.

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Il Trono, un dettaglio del sito archeologico dell’Antica Phalasarna (foto: Claudia)

L’Antica città di Phalasarna era già abitata nell’epoca Minoica e continuò ad esserlo anche in quelle arcaica e classica. Phalasarna raggiunse l’apice del suo splendore attorno al IV secolo a. C. e mantenne questo stato fino al 67 a. C. quando venne distrutta dai Romani (forse perché Phalasarna era diventata una roccaforte dei pirati).

Oggi, passeggiando tra le rovine di quella che fu una delle splendide città minoiche collegate direttamente con Alessandria d’Egitto, si possono osservare i canali che conducevano le navi all’interno del porto fortificato; la cosa sorprendente è che il porto dove attraccavano le navi oggi si trova un paio di metri al sopra della spiaggia, com’è possibile? Nel 500 d.C. circa, la parte occidentale di Creta si innalzò, e il porto di Phalasarna si ritrovò a circa 9 m sul livello del mare!

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Il porto dell’Antica Phalasarna oggi si trova a 9 m sul livello del mare, il motivo è l’innalzamento verso l’altro di questa porzione dell’isola di Creta (foto: Claudia)

L’Antica Phalasarna fu una delle più potenti città marinare dell’isola di Creta, durante il periodo ellenico. Cittadella fortificata, ancora oggi possiamo immaginare le rovine dei templi dedicati alla dea Artemide. Il porto militare di Phalasarna era fortificato dalle mura cittadine e da due torri, collegate da pontili. Gli scavo tutt’ora in corso stanno portando alla luce i tratti di pontili con i pali per l’ormeggio di grandi navi o piccole imbarcazioni.

Grazie al lavoro degli archeologi, è stata scoperta la pavimentazione che dal porto conduceva all’acropoli, i bagni pubblici del IV-III secolo a.C. e le cisterne per l’acqua. I calcari rossi usati per costruire la città si trovavano a sud del porto, dove c’era anche una grande vasca per i pesci.

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Il canale dove risalivano le navi per attraccare ed entrare nell’Antica Phalasarna (foto: Claudia)

Infine, è stata rinvenuta anche la necropoli, fuori dalle mura ovviamente: le sepolture sono di vario genere, dalle tombe a fossa, a cista oppure scavate nella roccia.

E dopo quest’immersione di cultura, siamo pronti per immergerci nel Mar di Creta!

Falasarna, la spiaggia dai mille colori

La prima cosa che ho pensato quando mi sono trovata di fronte alla lunga spiaggia di Falasarna è stata: questo è un dipinto; quell’acqua aveva così tante gradazioni di blu e di azzurro che era impossibile che fosse vera, sembrava stata saggiamente pennellata dall’esperta mano di un pittore impressionista. Giunta poi sul lungo mare, la mia sopresa si è raddoppiata: la sabbia è rosa ed è costituita da migliaia di piccolissimi frammenti di conchiglie e coralli.

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La spiaggia di Falasarna dal nostro angolino magico (foto: Claudia)

Nella prima parte della mattinata restiamo nella spiaggia libera – a Creta la maggior parte delle spiagge solo libere, solo una piccola parte è attrezzata – ma nel pomeriggio si alza vento così decidiamo di noleggiare due lettini e un ombrellone (7 euro).

Non riesco a smettere di guardare quei colori, passeggiando lungo la battigia, calpestando quella soffice sabbia rosa e bianca e accarezzando gli scogli neri. Respiro profondamente per cercare di ricordarmi tutto, ogni singolo passo: dai colori incredibili ai profumi della macchia mediterranea, dalla brezza che spira dal mare all’incredibile morbidezza della sabbia sotto i miei piedi. Sono colpita dalla nursery delle tartarughe, sì anche alle tartarughe marine piace Falasarna e vengono qui a deporre le uova; mi commuove pensare che la prima cosa che vedranno le piccole tartarughine appena uscite dal guscio sarà questa spiaggia  incantevole…

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Falasarna ha mille gradazioni di blu: le tartarughine, una volta uscite dalla nursery, nuoteranno qui per la prima volta… (foto: Claudia)

C’è quiete, qui a Falasarna. Sembra incredibile che qualche migliaia di anni fa qui attraccassero i pirati per iniziare le loro scorribande a Creta. Mi guardo attorno e capisco all’improvviso che questo luogo mi ha conquistata: di fronte ho il mare di cristallo e dietro le guglie taglienti delle montagne di calcari rossi e bianchi, ricoperti di vegetazione piegata dal forte vento.

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Vorrei diventare vento e vivere qui, a Falasarna a increspare le onde… (foto: Claudia)

Infine, anche oggi, ci concediamo il tramonto. C’è chi dice che a Falsarna si vedano i tramonti più belli di Creta, poiché essendo ad Ovest si vede il sole compiere il ciclo finale prima di essere inghiottito dal mare. Non so se sia il più bel tramonto di Creta, ma per me rimarrà uno spettacolo magico, quasi divino, che nel caos della nostra vita moderna dovremmo imparare a rivivere di nuovo.

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La magia di un tramonto, una sensazione che mi porterò sempre nel cuore (foto: Claudia)

Se siete rimasti colpiti dalla bellezza della spiaggia di Falasarna e dalle rovine dell’Antica città minoica, non perdetevi le prossime puntate perché Creta ogni giorno mi ha riservato moltissime sorprese! Alla prossima!

Creta | Diario di viaggio #1

Buongiorno cari lettori e care lettrici! Questo sarà il primo di una serie di articoli nei quali vi racconterò del mio viaggio a Creta, in Grecia, un’isola che è davvero un piccolo mondo a parte. L’idea di compiere un viaggio in Grecia frullava nella testa mia e del mio fidanzato già da un annetto, più o meno dopo il nostro ritorno dalla Sardegna l’anno scorso.

Perché andare in vacanza in Grecia? Perché lo Stato ellenico è la patria della cultura classica, della democrazia, dal greco antico derivano molte parole italiane e molto più frivolmente, in Grecia ci sono delle spiagge spettacolari.

Convinti della nostra scelta sullo Stato, cerchiamo l’isola che potrebbe fare per noi. La scelta ricade su Creta perché l’isola più grande e più meridionale della Grecia è un microcosmo: sorge dal mare con vette alte quasi 2.500 metri, è un luogo che mette d’accordo tutti, da chi ama il mare a chi preferisce una gita in montagna oppure una giornata rilassante sulle rive di un lago. Creta regala panorami unici ed entusiasmanti, siano essi spiagge dalle sfumature caraibiche a paesini di case bianche sparpagliate lungo le montagne. Insomma, all’epoca abbiamo pensato che Creta fosse l’isola perfetta per una vacanza avventurosa e divertente e non ci eravamo sbagliati!

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Cartina dell’isola di Creta: la stellina gialla indica la posizione di Villa Anastasia, la nostra base per partire alla scoperta di Creta! (fonte: Wikipedia, modificato)

Ho organizzato il viaggio a Creta contattando direttamente Villa Anastasia, la struttura che ci avrebbe ospitati, e prenotando i due voli dall’Italia diretti all’aerodromo di Chania, la capitale dell’omonima Prefettura cretese, la più occidentale. Oltre ai preziosi consigli dei gestori della struttura, di cui vi parlerò in seguito, ho utilizzato il navigatore Garmin con le mappe europee (che spesso ci abbandonava morendo all’improvviso) e la guida “Creta” edita da Marco Polo con cartina stradale 1:300.000 (prezzo di copertina 10,90).

Inizia il nostro viaggio… siete pronti?

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Le acque cristalline della Laguna di Balos sono la copertina del Diario di viaggio!

Come arrivare a Creta dall’Italia

La nostra penisola è ben collegata con l’isola di Creta da una serie di voli con scalo delle compagnie di linea che battono bandiera greca (Aegan e Olympic, entrambe scalano ad Atene), oppure con voli diretti low cost delle compagnie Easyjet (che vola su Iraklio, la capitale di Creta) e Ryanair che vola da Bergamo e altre città italiane direttamente sull’aeroporto di Chiania. Noi scegliamo di volare da Bergamo Orio al Serio direttamente a Chiania, perché alloggeremo in un appartamento a soli 4 km da Chania, mentre Iraklio dista circa 130 km. Prenotiamo quindi il volo Bergamo – Chania con qualche mese di anticipo: l’orario è da vampiri, ma suvvia, siamo giovani e stiamo andando a Creta!!!

Come muoversi a Creta

Creta, come dicevo, è l’isola più grande di tutto l’arcipelago greco, per cui per godere appieno delle bellezze naturali (e spesso gratuite!) che offre, occorre muoversi parecchio (rintanarsi nei villaggi turistici non fa per noi, siamo ancora vivi non siamo fossili!). Premetto che ho visto circolare molti autobus della KTEL e delle ANEK, e a pochi metri dal nostro appartamento ci sono diverse agenzie viaggi che propongono gite ed escursioni giornaliere nelle località più famose. Noi, in ogni caso, per essere liberi e senza orari, decidiamo di noleggiare una macchina. Grazie al suggerimento dei gestori della struttura che ospite, affittiamo una macchina da un autonoleggio privato, anziché dalle grandi compagnie come Europacar, Avis, Herz, ecc…; il signor Dimitris ci aspetta all’aeroporto di Chiania puntualissimo, assieme ad Enrico, uno dei gestori dell’appartamento che sarà la nostra base per una settimana. Dopo aver sbrigato per pratiche del noleggio, il signor Dimitris ci accompagna al parcheggio dell’aeroporto e ci consegna la Hundai I10 che ci porterà in giro per Creta!

Dove dormire a Creta

Quando cercavo informazioni sulle strutture nella zona di Chania, mi sono imbattuta in un sito dal nome suggestivo: Microcosmo Creta: “Un piccolo mondo per una grande vacanza”. Ho iniziato per pura curiosità a leggere gli articoli scritti da Beatrice ed Enrico, due ragazzi italiani che vivono a Creta e aiutano Andreas e Maria, due signori greci proprietari di Villa Anastasia, ad avere sempre gli appartamenti occupati da viaggiatori e turisti. Quasi senza che me ne accorgessi Creta pian pianino è entrata nel mio cuore e mi sono ritrovata ad amarla ancora prima di metterci piede (lo so che è buffo, ma la Spagna mi aveva fatto lo stesso effetto!).

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Uno dei tanti bellissimi fiori del grande giardino di Villa Anastasia (foto: Claudia)

L’appartamento che abbiamo prenotato a Villa Anastasia è davvero spazioso e comodo per due persone: è al piano terra, con un patio per mangiare all’aperto con vista sul giardino, c’è un ampia stanza che funge da salotto e cucina, una stanza da letto molto spaziosa (con aria condizionata) e un grande bagno con vasca e persino lavatrice! Siamo decisamente soddisfatti, e visto che siamo un po’ stanchi decidiamo di visitare le spiagge sotto casa per fare una passeggiata semplice ma suggestiva.

Kalamaki, Aghii Apostoli e Sunset Beach: il respiro del Mar di Creta

A pochi minuti a piedi dal nostro appartamento, è possibile fare una bella passeggiata lungo una serie di baie che danno origine a spiagge suggestive dalla sabbia dorata (non per niente, un altro dei loro nomi è Golden Beach, spiaggia d’oro).

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Barchetta sulla spiaggia di Kalamaki (foto: Claudia)

Stanca dalla levataccia imposta dalla Ryanair, non disedegno però questa bellissima passeggiata lungo mare. Abitando pizzicata tra colline e montagne, non vedevo l’ora di essere al mare!

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La spiaggia è libera e gratuita, l’ombra è offerta dai pini marittimi (foto: Claudia)

Le spiagge sotto casa presentano ampie porzioni libere e altre attrezzate con lettini, ombrelloni e punti di ristoro. In diversi punti l’acqua è bassa e molto tranquilla, ideale per farci giocare i bambini. Dove è più esposta ai venti, l’acqua è più mossa e dà origine a pittoresche onde che s’infrangono sugli scogli.

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La spiaggia di Kalamaki e sullo sfondo il paesino di Galatas (foto: Claudia)

Risalendo un brevissimo tratto in salita, si raggiunge un piccolo promontorio dove a farla da padrona è una graziosa chiesetta bianca a picco sul mare.

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La pittoresca chiesetta che domina le baie (foto: Claudia)

Il promontorio è piatto e una serie di alberi piantati in filari ordinati regala ombra e profumo di resina. Da quassù il panorama è un vero spettacolo!

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Il Mar di Creta in tutto il suo splendore con l’isoletta di Agii Theodori sullo sfondo (foto: Claudia)

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Il promontorio dai filari ordinati e l’isoletta di Agii Theodori sullo sfondo (foto: Claudia)

Il momento più atteso per me è il tramonto: io amo i tramonti in spiaggia e il mio primo tramonto cretese lo porterò sicuramente nel cuore per sempre.

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Il tramonto a Kalamaki, il mio primo tramonto cretese! (foto: Claudia)

Dopo cena, ci concediamo ancora una passeggiata sino ad una graziosa chiesetta bianca e blu sul molo, poi la stanchezza si fa sentire pesantemente e non resta che preparare l’itinerario per il giorno successivo: visiteremo il sito archeologico di un’antica città minoica poi distrutta dai romani e la magnifica spiaggia di corallo di Falassarna! Se siete curiosi, vi do appuntamento alla prossima puntata!

Barcellona | Diario di viaggio #2

Continua il mio diario di viaggio a Barcellona, dopo la puntata della scorsa volta, vi racconto com’è andato il secondo giorno in questa splendida città catalana. Se siete pronti per partire, indossate scarpe comode perché la seconda giornata abbiamo praticamente solo girovagato a piedi, poiché la Ciutat Vella (la città vecchia) è possibile vederla bene solo se si passeggia; di buon’ora dopo un’ottima colazione alla Casa Consell Guest House, partiamo a piedi verso il centro della Ciutat Vella. Il programma è molto ricco e la bellissima giornata di sole invoglia a stare fuori e a godere delle bellezze che la città regala. Entonces, vamos!

Le meraviglie del Barri Gòtic

Quando arriviamo di fronte alla Catedral  sono davvero emozionata: io adoro lo stile gotico e con la mia guida Lonely Planet ci rechiamo all’interno della grande chiesa (ingresso gratuito). L’interno della Catedral è un grande spazio diviso in una navata centrale e due laterali decorate con due file di colonne altissime e slanciate. Fortunatamente, la Catedral è una delle poche chiese di Barcellona scampate ai bombardamenti durante la Guerra Civile Spagnola negli anni Trenta. Le decorazioni interne non sono sfarzose, ma nonostante la sobrietà la Cattedral è davvero rimasta nel cuore.

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La facciata principale de la Catedral, in Plaça de la Seu (foto: Claudia)

Di fronte all’altare principale vi è una scalinata che scende nella cripta di Santa Eulalia, ove le spoglie della ragazzina patrona di Barcellona riposano. La cripta è visibile solo dall’esterno di una pesante cancellata di ferro battuto.

Ciò che ha reso davvero unica la visita alla Catedral è il claustre, il chiostro (entrata gratuita), che vi consiglio di non perdere. Sarete sorpresi dal vedere ben tredici oche bianchissime e pasciute nuotare e osservare curiose i turisti nel chiostro. Perché ci sono tredici oche nel chiostro della Chiesa principale di Barcellona? Perché questi pennuti rappresentano l’età di Santa Eulalia quando fu martirizzata e generazione dopo generazione, queste candide ochette sin dal Medioevo popolano questa zona del claustre.

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Un’ochetta curiosa nel claustre della Catedral (foto: Claudia)

Usciti da la Catedral, inizia una passeggiata tra i vicoli del Barri Gòtic: qui potreste stare una vita e continuare a sorprendervi per le bellezze architettoniche di queste vie strettissime dalle case altissime. Questo è un quartiere medievale che non ha (quasi) subito modifiche nel corso degli anni, ed è stato per me come fare un salto nel tempo.

Poiché la mia guida citava il quartiere ebraico El Call, ci abbiamo fatto un salto, anche se purtroppo la Sinagoga Major, riportata casualmente alla luce nel 1996, era ancora chiusa (apre alle 10.30 e l’ingresso è gratuito). Il quartiere ebraico è ricco di storia e di dolore: la popolazione degli ebrei fu decimata nel 1391 durante un massacro.

Continuando a perderci tra i vicoli, per puro caso arriviamo in Plaça de Sant Jaume, che è un’elegante piazzetta con due palazzi molto importanti della città: il Palau de la Generalitat de Catalunya e l’Ajuntament de Barcelona (il municipio). Plaça de Sant Jaume è il fulcro della vita politica della città da circa 2000 anni, sin dai tempi dei romani.

La mia prossima tappa è Plaça Reial per un motivo storico molto carino: qui i reali Spagna Ferdinando e Isabella di Spagna ricevettero Cristoforo Colombo dopo il suo primo ritorno dalle Americhe. Una curiosità: se osservate i lampioni della piazzetta potreste riconoscere la mano del genio Antoni Gaudì, perché sono opera sua. Oggi la piazzetta è circondata di edifici in stile neoclassico, ricca di bar e ristoranti molto carini e ottimi per una sosta prima di buttarsi nel chiasso della Rambla.

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La piccola ma bellissima Plaça Reial (foto: Claudia)

El Raval, da quartiere malfamato a piccolo gioiello

Si dice che El Raval qualche anno fa fosse un posto losco e poco indicato per un turista un po’ inesperto della città, tanto che gli abitanti di Barcellona hanno coniato un modo di dire per chi andava a passeggiare nel Raval: ravalejar.

Oggi il quartiere è sicuro (con le dovute attenzioni come nel resto della città) e proprio in questo quartiere ho trovato alcune tra le cose più belle di Barcellona. Anzitutto, il Raval è un quartiere multietnico: qui potrete trovare ristoranti con cucine orientali e molti minimarket cinesi, indiani, indonesiani.

Noi attraversiamo la Rambla dels Caputxins e ci dirigiamo verso il cuore del Raval per esplorare questo quartiere. La mia meta principale è l’Antic Hospital de la Santa Creu, che oggi non è più un ospedale ma ospita alcune università e la Biblioteca de Catalunya. Ma zigzagando tra le viuzze strette e le case alte, seguendo i cartelli per l’Hospitàl, per puro caso ci imbattiamo in una chiesetta magnifica; sì, perché come vi dicevo Barcellona è così: mi ha sorpresa per tutta la durata del viaggio.

La chiesetta è la Parròquia de Sant Pau del Camp, che si trova in Carrer de Sant Pau, a circa 250 metri dalla Rambla del Raval; la chiesetta è la struttura romanica più bella della città e il piccolo chiostro è un vero gioiello del XII secolo (ingresso: 3 €).

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Il magnifico chiostro della Parròquia de Sant Pau del Camp (foto: Claudia).

La chiesa è antichissima, la sua fondazione iniziale risale agli anni tra l’897 e il 911 d.C.; sulla facciata della chiesa si ammirano dettagli scultorei visigoti e l’intera struttura è immersa in un quieto parco alberato ricco di palme dove nidificano graziosi pappagallini verdi. Entrando, vi verrà dato un depliant con alcune informazioni interessanti.

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L’abside della Parròquia de Sant Pau del Camp, immerso in un verdissimo parco (foto: Claudia)

Ritornando sulla Rambla del Raval ammiriamo El Gato del Raval, una curiosa scultura di Amedeo Modigliani che rappresenta un gatto pasciuto e sorridente.

Finalmente, dopo una bella passeggiata, arriviamo nel cortile dell’Antic Hospital de la Santa Creu, uno dei luoghi più rilassanti e tranquilli della Ciutat Vella. La costruzione dell’antico ospedale risale al 1401 e per lungo tempo fu considerato uno dei migliori ospedali dell’Europa Medievale. Oggi, come dicevo, non è più un ospedale, ma lo è stato sino agli anni Trenta del Novecento; proprio in questa struttura, nella parte dedicata ai poveri e agli indigenti, fu ricoverato in fin di vita Antoni Gaudì, dopo essere stato investito da un tram. E proprio in questi stanzoni, l’architetto che ridiede vita alla città con le sue opere visionarie e grandiose, morì solo e povero il 10 giugno del 1926.

Entrando da Carrer de l’Hospital vi troverete immersi nella quiete di un cortile ricco di alberi di mandarini e altri agrumi selvatici. Salendo le scale di pietra si arriva di fronte ad una delle cose che avevo segnato nella lista “dei posti imperdibili”: la Biblioteca de Catalunya (ingresso gratuito).

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Il rilassante giardino di agrumi del cortile interno dell’Antic Hospital de la Santa Creu (foto: Claudia)

Entrata in biblioteca, ero molto emozionata. Questo edificio ospita alcuni tra i libri più antichi che riguardano la storia della Catalogna. Le immense sale di lettura si aprono sotto ampi arcate di pietra dallo stile gotico. Insomma, un luogo unico e bellissimo che mi è rimasto nel cuore.

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L’ampia sala della Biblioteca de Catalunya (foto: Claudia)

Dopo tutti questi passi, complice il caldo ventilato, decidiamo di mangiare qualcosa per pranzo; e quale luogo è meglio del Mercat de la Boqueria per ristorarsi all’ombra di una palma?

Il Mercat de la Boqueria è uno dei mercati alimentari più grandi d’Europa. Qui potrete trovare ogni sorta di cibo, dalle specialità catalane e spagnole alla cucina etnica; per i carnivori ci saranno tanti tipi di carne e panini farciti, per i vegetariani tantissime opzioni e sopratutto ottime e fresche macedonie di frutta.

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I colori del Mercat de la Boqueria e i cibi decisamente invitanti in un giorno di sole e vento (foto: Claudia)

Le cronache riportano che il luogo ove si tiene il Mercat oggi era già attivo nel 1217 e nonostante ora sia un luogo un po’ turistico, alcuni catalani vanno ancora a fare la spesa alla Boqueria. Mangiare qui conviene perché costa poco e la qualità del cibo è ottima, basti pensare che alcuni dei migliori ristoranti della città si riforniscono qui. Così, dopo una buona insalata di pasta, un toast catalano e una coppa gigante di frutta fresca, riprendiamo l’esplorazione della città, diretti finalmente verso il mare.

Sole, mare e palme lungo la Ronda del Litoral e alla Barceloneta

La lunga passeggiata sul litorale di Barcellona è ideale in una giornata di sole per rilassarsi dopo la visita dei quartieri della Ciutat Vella. Dal Mercat de la Boqueria si riprende la Rambla de Sant Josef e si arriva al grandioso Monumento a Cristoforo Colombo. Da qui, si prosegue lungo la Ronda del Litoral fino alla Playa de la Barceloneta.

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La Ronda del Litoral in una bellissima giornata di sole (foto: Claudia)

La passeggiata è molto lunga, ma decisamente piacevole. Si incontra il porto turistico dove approdano le navi da crociera, si vede il palazzo a forma di vela che diventa sempre più grande e finalmente si giunge alla famosa Playa de la Barceloneta, un piccola lingua di sabbia dorata con un mare molto pulito.

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La Playa de la Barceloneta (foto: Claudia)

La Ribera, il quartiere di Barcellona con il nome più lungo

Che io sia appassionata di parchi cittadini, non ne faccio mistero, per questo tra gli imperdibili da visitare a Barcellona avevo incluso anche il Parc de la Ciutadella, nel cuore della Ribera. Dopo una sosta alla spiaggia, a piedi fatichiamo un po’ a trovare il Parc de la Ciutadella perché sbagliamo la deviazione e facciamo un giro più lungo che ci porta via più tempo, ma visitare il parco vale assolutamente la pena.

Il Parc de la Ciutadella (ingresso gratuito) fonda le sue origini alla fine della guerra di successione spagnola, quando Filippo V rase al suolo una parte della Ribera e ci costruì una fortezza. Il fortino divenne simbolo dell’odio che i barcelonis provavano verso i re borbonici di Madrid, e l’odio aumentò quando la fortezza divenne una prigione per dissidenti. Nel 1869 il fortino fu distrutto e il Parc de la Ciutadella divenne uno dei simboli dell’Esposizione Universale di Barcellona del 1888.

Oggi all’interno dei confini del parco, in quello che era in origine l’arsenale della fortezza di cui vi ho parlato, sorge il Parlament de Catalunya (che è possibile visitare gratuitamente ma solo al sabato e la domenica).

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Il suntuoso palazzo del Parlament de Catalunya (foto: Claudia)

Ma il pezzo forte del grande parco, oltre alla fantastica scultura del Mamut col quale da brava paleontologa non ho potuto non farmi un selfie, è la Cascada la fontana più originale che ho visto a Barcellona. La Cascada fu creata a fine Ottocento dall’architetto Josep Fontserè, ma il nostro architetto Antoni Gaudì diede lui una mano (i draghi sono suoi, solo Gaudì poteva mettere draghi ovunque). Nei pressi della Cascada si possono noleggiare barche a remi per navigare negli specchi d’acqua del Parc.

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La Cascada, la fontana più bella del Parc de la Ciutadella (foto: Claudia)

All’uscita del Parc si intravede l’Arc de Triomf lungo Passeig de Lluis Companys. L’Arc è una struttura rossa che dovrebbe imitare l’Arco di Trionfo di Parigi, perché all’epoca della sua costruzione (durante l’Expo del 1888) non vi era nulla per cui trionfare, dato che la loro Expo fu un fiasco dal punto di vista commerciale. Resta comunque un monumento molto carino e originale.

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L’Arc de Triomf lungo Passeig Lluis Companys (foto: Claudia).

Ma ciò che di più bello, a mio avviso, custodisce la Ribera è la Eglésia de Santa Maria del Mar (ingresso gratuito). Nel cuore del Born, inserita nella Ribera, si trova la chiesa gotica catalana più bella della città. Eretta nel XIV secolo in tempo record per l’epoca (solo 54 anni), la chiesa è austera e sobria ma bellissima.

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Le vetrate della Eglèsia di Santa Maria del Mar (foto: Claudia)

Dall’esterno trasmette solo rigore, ma all’interno è luminosa e suddivisa in tre navate divise da colonne altissime e slanciate. Le decorazioni sono molto povere, ma bastano le vetrate, colorate quando il sole vi batte contro, per rendere l’atmosfera della chiesa unica. Qui, lo scrittore catalano Ildefonso Falcones ambieta il suo romanzo “La cattedrale del mare”.

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Nonostante l’assenza di decorazioni, trovo magnifica questa chiesa. (foto: Claudia)

Dopo la visita alla Eglèsia de Santa Maria del Mar, è necessario un po’ di riposo prima di cena, ma decidiamo di tornare a piedi alla Casa Consell per goderci ancora una volta la vista de la Catedral e di Plaça Catalunya. Per cena si decide di andare in un locale vicino alla Sagrada Familia, perché la mia curiosità è a mille e non vedevo l’ora di ammirare il capolavoro incompiuto di Gaudì (di cui parlerò dettagliatamente nella quarta puntata del viaggio).

Nonostante la stanchezza, dopo cena acquistiamo il carnet di 10 viaggi in metropolitana e andiamo in Plaça de Espanya, ad assistere allo spettacolo della Font Magica. Purtroppo, arriviamo tardi e decidiamo quindi di tornare la sera dopo. Per questo, vi parlerò della Font Magica nella prossima puntata.

La seconda giornata a Barcellona mi ha riservato grandi emozioni e tante sorprese. Prima di addormentarmi riguardo le immagini e ripenso a cosa mi ha colpita di più e sfoglio la guida con gli occhi stanchi pensando alle bellezze che mi attendono il giorno dopo.

Sì, perché il terzo giorno a Barcellona – ma in quel momento non lo sapevo ancora – il caso e la curiosità ci porterà in un luogo bellissimo e senza tempo nel quale per qualche ora mi sono di nuovo sentita bambina. Se volete scoprire qual è il luogo in cui sono tornata bambina, aspettate la prossima puntata!

Barcellona | Diario di viaggio #1

Buongiorno cari lettori, con questo scritto inauguro il primo di quattro articoli che hanno come protagonista la città di Barcellona, che ho di recente visitato assieme al mio fidanzato. Oltre alle emozioni che ho provato durante questo bellissimo viaggio, spero che questa serie di articoli possa essere utile a chi visiterà la capitale catalana per la prima volta o per chi ci vorrà tornare dopo tanti anni. Entonces, iniziamo…!

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Park Guell, uno dei luoghi più colorati e fiabeschi che ho visto a Barcellona (foto: Claudia)

Ho organizzato da sola il mio viaggio a Barcellona, avvalendomi unicamente dei consigli degli amici che ci sono già stati e delle informazioni tratte da internet. La guida cartacea che ho scelto è Barcellona della Lonely Planet.

Come arrivare a Barcellona dall’Italia

Ho scartato i pullman e i treni dall’Italia e ho acquistato i biglietti aerei direttamente sul sito delle due compagnie che operano da Torino a Barcellona. Sia per l’andata che per il ritorno ho trovato delle tariffe interessanti, avendo prenotato circa quattro mesi prima; per l’andata ho volato con Vueling, la compagnia spagnola low cost costola della più famosa Iberia, mentre per il ritorno mi sono affidata alla compagnia irlandese Ryanair.

Come arrivare in centro città partendo dall’Aeroporto El Prat

L’Aeroporto di Barcellona El Prat dista circa 15 chilometri dal centro della città per cui si rivela necessario prendere un mezzo per spostarsi. Sconsiglio i taxi perché sono molto costosi e per chi non conosce bene la lingua potrebbe incappare in una spiacevole fregatura; sconsiglio anche il treno della RENFE perché ne circolano pochi e si rischia di perdere molto tempo nell’attesa del convoglio; sconsiglio anche l’autobus cittadino perché effettuando molte fermate ci mette molto tempo. Insomma, cosa consiglio per spostarci dall’aeroporto al centro città? L’AeroBús, ovviamente! Si tratta di un pullman molto rapido e con altissima frequenza (tempo di attesa massimo 10 minuti) che parte direttamente dai due Terminal dell’Aeroporto ed effettua fermate in Plaça d’Espanya e fa capolinea in Plaça Cataluyna. Il tempo di percorrenza dell’Aerobús è di circa venti minuti dall’aeroporto al centro città. I biglietti dell’Aerobús possono essere acquistati on line o direttamente sul veicolo (unico accorgimento: l’autista non dà resto se si usano banconote con taglio maggiore a venti euro, quindi dotatevi di monetine o banconote di piccolo taglio per pagare!). Ancora un consiglio: per risparmiare fate subito il biglietto andata e ritorno, costa di meno che comprarli singolarmente (si risparmiano quasi due euro).

Dove dormire a Barcellona: il mio entusiasmo per Casa Consell!

Giunti in Plaça Catalunyna, dobbiamo cercare l’ostello che ci ospiterà per tre notti. Come per Parigi, l’ho prenotato sul sito Booking.com e ho scelto un ostello nel quartiere dell’Eixample vicino alla famosa passeggiata di Passeig de Gracia, a circa duecento metri dalla nota Casa Battló, una delle opere di Antoni Gaudí. L’ostello, che consiglio a chi viene in vacanza a Barcellona, si chiama Casa Consell Guest House ed è una struttura molto accogliente e pulita con un personale cortese e gentile. Il personale parla benissimo l’inglese, quindi non si preoccupino coloro che non parlano spagnolo! Io ho prenotato una stanza doppia con bagno privato, ma è possibile anche la soluzione leggermente più economica in camerate con bagni in comune. La colazione è a buffet, unica accortezza dopo aver terminato di mangiare gli ospiti devono ripulire il loro tavolo e lavare le posate e le stoviglie che hanno usato.

Casa Consell secondo me è una base perfetta per esplorare la città di Barcellona, dista circa dieci minuti a piedi da Plaça Catalunya ed è un luogo comodo per partire per le escursioni anche più distanti dal centro. Inoltre, Casa Consell è vicina alla metrò Passeig de Gracia che è uno snodo molto importante dove si incrociano le linee L2 (viola), L3 (verde), L4 (gialla); è vicina alla Manzana de la Discordia, un’area dove si trovano alcune tra le più eclettiche case di Barcellona; è vicina a farmacie, supermercati, bancomat, panifici e dista solo un chilometro dalla Sagrada Familía di Antoni Gaudí.

Come spostarsi a Barcellona

La prima cosa che mi viene in mente è dirvi: girate a piedi e consumatevi le scarpe perché Barcellona nasconde tantissimi angoli poco turistici ma che vi rapiranno cuore e anima. Però, ammetto che la metrò è un mezzo molto comodo per girare la città, sopratutto quando alla sera si è stanchi dopo aver girato tutto il giorno. Esistono, come in tutte le città turistiche, alcuni abbonamenti interessanti per risparmiare sul prezzo del biglietto della metrò (una corsa singola costa 2.15 euro!). Io non ho acquistato la Hola Bcn né la Barcelona Card per il semplice motivo che: la prima permette viaggi illimitati per 2, 3, 4 o 5 giorni in metrò e nei bus cittadini (esclusi quindi l’Aerobús e il Tibibus), e ho ritenuto più conveniente acquistare un carnet non nominativo di dieci viaggi perché avevo in mentre di girare molto a piedi approfittanto del tempo soleggiato e ventilato. Riguardo alla Barcellona Card, che oltre ai mezzi offre musei gratuiti o sconti, non l’ho comprata perché i monumenti e i musei che volevo visitare non erano compresi nell’offerta, quindi fate attenzione a cosa volete vedere e valutate se vi conviene oppure no.

Ora, dopo aver dato qualche informazione generale, inizio a raccontarvi il nostro itineriario di viaggio!

Casa Battló il mio primo incontro con l’architetto Antoni Gaudí

Data la vicinanza tra Casa Consell e Casa Battló, nel primo pomeriggio decidiamo di visitare subito un’opera di Antoni Gaudí. Consiglio di acquistare il biglietto on line, perché le notevoli code alle casse possono far perdere tempo prezioso. Casa Battló non prende sovvenzioni dallo Stato spagnolo per cui il biglietto d’ingresso è molto caro e l’ingresso non è compreso nella Barcellona Card; entrare a Casa Battló costa 21.50 euro e compreso nel prezzo c’è la nuova video guida multilingue che accompagna il visitatore nelle sale visitabili della Casa.

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Passeig de Gracia visto dal salone di Casa Battló (foto: Claudia)

Casa Battló è nata come allucinazione di Antoni Gaudí, eclettico genio catalano; quando commissionariono a Gaudí il rinnovamento di questo edificio, l’architetto decise di fare le cose in grande. I cavedi luccicano di piastrelle blu mare e la scala si avvita fino al piano nobile, dove un immenso salone si affaccia su Passeig de Gracia. La casa è un turbinio allucinante: i soffitti si avvolgono attorno al lampadario a forma di sole, le finestre sono curve e dotate di vetri coloratissimi, l’attico ha gli archi catenari e la terrazza ha comignoli surreali.

Casa Battló viene anche chiamata Casa dels Ossos (la casa delle ossa) o Casa del Drac (casa del drago) perché i balconi sembrano teschi e il tetto rappresenta San Giorgio che vince il drago, le cui scaglie se fate attenzione cambiano colore a seconda di come li si guardi. All’esterno, su ogni elemento del pavimento sono rappresentati un polpo o una stella maria.

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Le piastrelle azzurre e blu che bordano il cortile interno dell’edificio danno la sensazione di trovarsi in fondo al mare se viste attraverso i vetri irregolari (foto: Claudia)

Risalendo verso l’alto dalle scale che danno sul cortile interno, Gaudí crea un gioco di luci e colori spettacolare: salendo dal pian terreno alla terrazza il colore delle piastrelle (azulejos) passa dall’azzurro chiarissmo al blu scuro, dando la sensazione di essere sott’acqua, soprattuto se si guarda attraverso i vetri che bordano le ringhiere della scala.

La Manzana de la Discordia (manzana è mela, qui però viene interpretato come pomo e isolato), ha mantenuto il suo nome spagnolo affinché non si perdesse il gioco di parole. Infatti, nella mitologia greca, il pomo fu lanciato sull’Olimpo da Eris (la Discordia) perché fosse dato alla dea più bella, il che scatenò gelosie a non finire che avrebbero poi provocato la guerra di Troia.

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Casa Battló in notturna (foto: Claudia)

Passeggiando su La Rambla in una sera di primavera

La Rambla è forse la via di Barcellona più famosa in assoluto e probabilmente anche la più frequentata e affollata; in realtà, sarebbe più corretto parlare di Ramblas al plurale perché la via è suddivisa in cinque tratti: Ramblas de Canaletes, Rambla dels Estudis, Rambla de Sant Josep, Rambla del Caputxins e Rambla de Santa Monica.

La Rambla è una via ombreggiata da platani e fiancheggiata da stretti controviali in senso unico per i veicoli, ed è piena di negozietti, locali e artisti di strada. Il viale prende il nome dal torrente stagionale che un tempo scorreva al posto della strada pedonale, e che nell’ultimo tratto formava una palude. Oggi la Rambla divide El Raval dal Barrì Gotic e se la si segue fino alla fine giunge alla Ronda del Litoral, nel porto turistico della città, proprio di fronte al Monumento di Cristoforo Colombo.

La Rambla di per sé non mi ha entusiasmata più di tanto, ad eccezione del mosaico di Mirò che praticamente tutti calpestano senza sapere che è stato posto lì dal geniale artista barcelonis. L’inconfondibile firma di Mirò si trova in una piccola piastrella bianca nella parte bassa dell’opera… io l’ho cercata con una turista cinese che mi aveva chiesto aiuto per trovarla…!

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Il mosaico di Mirò all’incrocio tra la Rambla di San Josep e Pla de la Boqueria (foto: Claudia)

Stanca ma felicissima di essere in Spagna per la prima volta, sul balconcino della stanza di Casa Consell sfoglio la guida di Barcellona e inizio a sognare le meraviglie che mi aspettano il giorno dopo.

Se siete curiosi di sapere quali sorprese mi hanno riservato El Raval, il Barri Gotic, la Barceloneta e la Ribera il secondo giorno a Barcellona, non perdete la seconda puntata del mio viaggio!

¡ Hasta luego!

Genova | Piccola guida della città

Nell’articolo precedente, ho commentato la Mostra Frida Kahlo e Diego Rivera che è ospitata al Palazzo Ducale di Genova fino all’8 febbraio 2015. Con questo nuovo articolo vorrei parlarvi di Genova, che è una città che solitamente è nota solo per l’Acquario o perché ci si imbarca verso le nostre isole o Paesi esteri, ma che secondo me offre dei tesori artistici molto affascinanti che meritano di essere visitati.

“Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare” Francesco Petrarca

Sono stata diverse volte a Genova: una volta anche io ci sono solamente passata per imbarcarmi alla volta della Sardegna, mentre altre tre volte ci sono stata “da turista” e tutte e tre le volte ci sono stata in gennaio. L’articolo sarà una panoramica delle mie tre visite e spero che possa essere utile a chi vorrà visitare la città o a chi semplicemente è curioso di capire perché io sono una delle tante che si è innamorata di Genova.

Tranne quando mi sono imbarcata con l’auto sul traghetto, sono sempre arrivata a Genova con il treno. Il treno è senza dubbio un modo veloce, economico e comodo per arrivare in città, considerando sopratutto che non si tratta di una città immensa e con un po’ di buona volontà la si può girare a piedi. Grazie al suo clima mite, gli inverni non sono mai freddi, anzi!, passeggiare e mangiare fuori anche a gennaio non è un problema, neppure per i più freddolosi. Un esempio, domenica 4 gennaio il giorno in cui ho visitato la mostra al Palazzo Ducale, nel pomeriggio c’erano circa 20 gradi: mi rendo conto che si sia trattato di un episodio eccezionale, ma anche le scorse volte non ho trovato mai meno di 10 gradi.

Se è vero che girovagare per Genova è piacevole visto il clima e la sua grandezza limitata, consiglio comunque di procurarsi una cartina perché le stradicciole dei carruggi possono essere davvero molto intricate e ci si può perdere facilmente. Una classica giornata a Genova potrebbe svolgersi ad anello, per vedere le attrazioni principali, scattare qualche foto, gustarsi una buona focaccia e ritornare al punto di partenza.

Dalla stazione ferroviaria Genova Porta Principe, si esce in Piazza Acquaverde e si procede a piedi lungo Via Balbi. La via è nota perché vi si trovano l’Università degli Studi di Genova e il Palazzo Reale. Domenica 4 gennaio in occasione delle giornate per l’Archeologia, il Palazzo Reale aveva l’ingresso gratuito e così ci ho fatto un salto. Ciò che mi è piaciuto di più, è senza dubbio la terrazza panoramica, dalla quale di ha una vista spettacolare sul porto. Il Palazzo Reale assieme ai Palazzi dei Rolli, è stato inserito nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO. All’interno sono presenti bellissimi arazzi, affreschi, stucchi, quadri e arredi del sei-settecentro.

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Facciata interna del Palazzo Reale di Genova (foto: Claudia)

Proseguendo lungo via Balbi, si giunge ad una rotatoria che prosegue dritto verso Via Bensa. Alla sinistra di questa rotonda, in piazza della Nunziata si trova la Basilica Santissima Annunziata del Vastato, una tappa imperdibile per chi ama le architetture delle chiese. Entrati in questa Basilica si resta folgorati dai caldi colori d’oro che decorano l’intero edificio. Si tratta di una delle chiese più rappresentative dell’arte genovese del tardo Manierismo e del Barocco del primo Seicento.

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Cupola della Basilica Santissima Annunziata di Genova (foto: Claudia)

Si prosegue su Via Bensa e si devia su Via Cairoli, che proseguendo diventa Via Garibaldi. Secondo me, via Garibaldi è la via più bella di Genova perché l’un dopo l’altro, uno più bello dell’altro, qui trovate la maggior concentrazione dei Palazzi dei Rolli. I Rolli degli alloggiamenti pubblici di Genova ai tempi dell’antica Repubblica erano i palazzi dove dimoravano le nobili famiglie, le quali ospitavano alte personalità in transito per le visite di stato. Negli anni successivi, divennero abitazioni che ospitarono i viaggiatori illustri dei Gran Tour culturali o turistici-economici. Per visitare i Palazzi dei Rolli occorre controllare le date di apertura, poiché non sono sempre aperti. Inoltre, in alcuni periodi dell’anno le visite sono gratuite.

Alla fine di Via Garibaldi si arriva Piazza delle Fontane Marose, si imbocca Via XXV Aprile e si giunge in Piazza De Ferrari, da sempre cuore del centro della città di Genova. Qui hanno sede il Palazzo Ducale e il Palazzo della Borsa.

Il Palazzo Ducale è uno dei principali edifici storici del capoluogo ligure, già sede del dogato dell’antica Repubblica; fu per lungo tempo lasciato all’abbandono, fino al restauro voluto per le “Colombiadi” nel 1992. Oggi al piano nobile ospita importante mostre d’arte, dibattiti e convegni. Il Palazzo Ducale di Genova propone sempre mostre molto interessanti: conviene tenere d’occhio le programmazioni future!

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Facciata del Palazzo Ducale di Genova (foto: Claudia)

Da Piazza de Ferrari si imbocca Via XX settembre, una strada porticata molto suggestiva che piacerà sia agli amanti dell’arte che dello shopping. Interessante è la Chiesa di Santo Stefano: situata sull’altura che sovrasta via XX settembre, è uno dei migliori esempi dell’architettura romanica presente nel capoluogo ligure; una curiosità: in questa chiesa fu battezzato Cristoforo Colombo, il noto navigatore genovese.

Ritornando verso il Palazzo Ducale, si prosegue su Via San Lorenzo dove nella piccola piazzetta si ammira la maestosa Cattedrale di San Lorenzo, antichissimo luogo di culto, consacrata nel 1118 da Papa Gelasio II quando l’edificio non era ancora ultimato.

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Cattedrale di San Lorenzo di Genova (foto: Claudia)

Da Via San Lorenzo si prosegue in discesa, verso il Porto Antico di Genova e finalmente si vede il mare. Oggi il Porto Antico è adibito a quartiere abitativo, centro turistico e culturale; vi si trovano una grande piazza affacciata sul mare, l’Acquario e numerosi punti di interesse turistico. Ciò che è bello del Porto Antico è anche solo passeggiare su questa bella piazza sul mare, ammirando le palme, addendando una buona focaccia e scattando qualche foto.

Dal Porto Antico di Genova alla Stazione Porta Principe ci saranno circa venti minuti di camminata tranquilla; per i più pigri, c’è anche la metrò, ma la frequenza dei convogli non è molto alta per cui secondo me si arriva prima a piedi.

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Una splendida domenica di sole all’Antico Porto di Genova (foto: Claudia)

Queste, oltre alla mostra, sono le attrazioni che ho visitato nel corso dei miei giri turistici a Genova. Mi mancano ancora molte cose da vedere e da visitare, per cui confido che alla prossima occasione potrò arricchire la mia guida con qualche informazione in più.

Nonostante i grandi problemi che Genova ha soprattutto con le alluvioni, è una città che sa riprendersi ogni volta, e nessuna ondata di fango può cancellare secoli di storia, arte e cultura, benché le cicatrici restino sempre: non c’è fango che tenga!

Respirare a Parigi, conserva l’anima | Diario di viaggio #3

La mattina del terzo giorno di viaggio, il cielo è plumbeo e una fitta pioggerellina gelata ad intermittenza ci accompagna per tutto la giornata. Se avete voglia di scoprire che cosa abbiamo fatto i giorni precedenti durante il nostro viaggio a Parigi, cliccate qui. Se avete già letto gli articoli e volete ripartire con me, tirate fuori il vostro abbonamento del metrò e come sempre partiamo dalla stazione Saint Paul Le Marais. Pronti? Vi garantisco che la giornata di oggi sarà davvero emozionante…

Arc de Triomphe, le manie di grandezza di un piccolo Imperatore corso

La prima tappa della nostra terza giornata a Parigi è la visita all’Arco di Trionfo, il maestoso monumento all’inizio dell’Avenue Champs-Elysée, al centro di Place Charles de Gaulle, anche chiamata l’Etoile. Dal nostro hotel prendiamo la Linea 1 fino alla fermata Charles de Gaulle Etoile, usciamo dalla metrò ed ecco il grandioso capriccio del piccolo Imperatore corso, una struttura alta 50 metri e lunga 45 metri, tutta in marmo, voluta nel 1806 per celebrare le vittorie di Napoleone Bonaparte, mentre sotto l’Arco è presente la Tomba del Milite Ignoto, corredata di fiori e di fuoco perpetuo (ogni sera viene ravvivato dai volontari dell’Associazione dei Combattenti o delle Vittime di Guerra).

La biglietteria sta aprendo, ci mettiamo in fila ed esibiamo i nostri Paris Museum Pass; dopo il solito controllo degli zaini ed effetti personali, siamo pronti per salire in cima all’Arc a piedi (attenti: non c’è l’ascensore!). Le due scale a chioccola (una solo per la salita, l’altra solo per la discesa), sono assai strette e anguste, ma l’emozione di arrivare in cima è così grande che io non faccio caso al fatto che arrivo lassù respirando come un’asmatica. All’intero dell’ultimo piano c’è una piccola boutique, uno stand di volantini con le informazioni plurilingue, un modellino dell’Arco.

Da quassù la vista è un vero spettacolo! Capisco perché Place Charles de Gaulle viene anche chiamata Etoile, in italiano “stella”… dalla rotonda si intersecano sei boulevard dai quali ne escono dodici strade. Passeggio sull’Arco facendo attenzione al vento che mi rivolta l’ombrello e vivo di nuovo l’emozione di abbracciare Parigi. Da qui vedo La Défense, la Collina di Montmartre, il Louvre, la Senna e … lei, la bellissima Tour Eiffel.

Scendiamo dall’Arco di Trionfo per proseguire il nostro tour napoleonico..

arco di trionfo

Hotel national des Invalides, il secondo funerale di Napoleone Bonaparte

Per raggiungere la monumentale Tomba di Napoleone, prendiamo la metrò Linea 1 sino alla fermata Champs-Elysée Clemenceau e cambiamo con la Linea 13 scendendo quindi alla fermata Varenne. Da qui, si vede già la cupola rivestita di fogli d’oro dell’Hotel des Invalides e una breve passeggiata ci porta al cospetto della tomba dell’Imperatore dei francesi.

Napoleone morì durante il suo secondo esilio sull’Isola di Sant’Elena, il 5 maggio 1821 e qui fu sepolto sino al 1840, quando venne deciso di riportare a Parigi le sue spoglie. L’Imperatore ebbe così il suo secondo solenne funerale: la bara arrivò a Cherbourg, salutato dalle salve dei cannoni del forte, il 2 dicembre del 1840 esattamente 36 anni dopo la notte della sua solenne incoronazione come Imperatore dei francesi nella Cattedrale di Notre Dame; da qui il feretro partì per tornare a Parigi, dove il 15 dicembre 1840, trainato da una carrozza con 16 cavalli, sfilò proprio sotto il suo Arc de Trionphe e giunse finalmente all’Hotel des Invalides, sua dimora eterna.

tomba napoleone

All’interno del mausoleo mi colpisce subito la cupola dipinta con tonalità calde e dorate; mi avvicino alla balconata e mi sporgo per ammirare la maestosa bara di porfido rosso finlandese ove riposano i resti di Napoleone. Si scendono le scale e il percorso si sviluppa ad anello nel loggiato dove campeggiano le dodici Vittorie.

La figura di quell’Ufficiale dell’Artiglieria di origini corse che con un colpo di stato prese il potere in Francia e si nominò Imperatore dei francesi, definito da alcuni storiografi il miglior statista di tutti i tempi per le sue abilità nel vincere le battaglie e la capacità di essere riuscito a stravolgere la geografia dell’Europa, devo dire che mi ha da sempre affascinata. Ripercorrere una piccola parte della sua storia e vedere i luoghi dove Napoleone visse e trascorse parte della sua esistenza, mi ha affascinata ed emozionata.

Ma ora è tempo di shopping e di fare pranzo, per cui con notevole curiosità, ci dirigiamo verso le Galerie Lafayette.

Le Galerie Lafayette, uno sfavillante incubo tempio per glafayetteli appassionati di shopping

Per arrivare alle Galerie Lafayette riprendiamo la metrò Linea 13 alla stazione Varenne, scendiamo a Miromesnsil e da qui prendiamo la Linea 9 fino alla fermata Chausseée d’Antin La Fayette.

Entriamo nelle Galerie e una cosa mi è subito chiara: la ressa è tremenda, il caldo soffocante, i percorsi sono obbligati talmente c’è gente. Decidiamo quindi di prendere una boccata d’aria nella terrazza panoramica all’ottavo piano, dalla quale si vede una porzione di Parigi che non avevamo ancora visto. Dopo un veloce pranzo in un fast food, passeggiamo lungo le balconate e ammiriamo estasiati l’albero di Natale di quest’anno: alcuni parigini molto fantasiosi l’hanno soprannominato “il kebab”… in effetti, dalla forma sembra proprio un kebab gigantesco! Voi che ne dite?

Nel primo pomeriggio, è tempo di vedere da vicino la Tour Eiffel, che finora l’ho solo vista da lontano. Quindi riprendiamo il metrò dalla stazione Opéra della Linea 8 e andiamo ad intersecare la RER Linea C alla fermata comune di Invalides, quindi saliamo sulla RER Linea C e scendiamo alla fermata Champs de Mars Tour Eiffel.

La Tour Eiffel vestita di luce: uno spettacolo senza paragoni

Appena usciamo dalla stazione RER Champs de Mars Tour Eiffel vedo “l’Asparago gigante”, come affettuosamente i parigini chiamano la Tour (ne hanno di fantasia, vero?). La giornata purtroppo è rimasta molto grigia, anche se a momenti smette di piovere, ma giusto il tempo di chiudere l’ombrello, mi tocca aprirlo di nuovo. Arriviamo ai piedi della mostruosa struttura di metallo che s’innalza per 324 metri in altezza.

Costruita in occasione dell’Expo Universale del 1889 e progettata dall’ingegnere francese Gustav Eiffel, da cui la Torre prende il nome, inzialmente scandalizzò i parigini per la sua estrema bruttezza e modernità, che contrastava fortemente con il classicismo dell’VIII Arrondissement. Qualcuno pensò addirittura di smontarla, dopo l’Expo del 1889, ma la Tour si salvò perché… la sua altezza era perfetta per installare le antenne radio!

Oggi non riusciremmo ad immaginare Parigi senza la Tour Eiffel, è un simbolo non solo di una città ma addirittura di una Nazione intera. La si cerca costantemente mentre si passeggia per Parigi; la sua presenza ci rassicura, ci conferma che siamo proprio nella capitale francese. Le luci che la illuminano durante la notte e che la vestono di scintillanti spettacoli luminosi sono una gioia per gli occhi e per il cuore di chi si lascia emozionare dalla storia e dall’architettura.

La vista della Tour Eiffel che brilla nella notte e illumina Parigi come un faro, una guida, una certezza, è senza dubbio uno dei ricordi che porto più piacevolmente nel cuore. Salendo al Trocadéro, ha finalmente smesso di piovere. Scatto qualche immagine della Tour e ad un certo punto sento un…. “ohhhh!!!” dalla folla: lo spettacolo delle luci è iniziato! Ditemi se questo non è un ricordo bellissimo da portare con nel cuore…!

tour

La stanchezza della giornata inizia a farsi sentire: sono state tantissime oggi le emozioni, ma la Tour Eiffel per ora le batte tutte. E pensare che io l’avevo sottovalutata un po’, pensavo che fosse troppo turistica per i miei gusti, pensavo che Parigi avesse molto di meglio da offrire; in effetti, Parigi ha molto, troppo, da offrire, ma la Tour Eiffel vestita di luce è un qualcosa che non avrei mai immaginato!

Piacevolmente colpita, dopo gli scatti, prendiamo il metrò per tornare all’hotel. La fermata è Trocadéro della Linea 9, che incrocia la nostra Linea 1 alla fermata Franklin Roosvelt. Dopo una cena alla trattoria cinese (troppo buoni gli spaghetti di soia alle verdure e gli involtini fritti ai legumi!), le emozioni non sono finite: ha ufficialmente smesso di piovere e abbiamo voglia di vedere la Cattedrale di Nostre Dame per sfruttare la giornata fino alla fine.

Dalla fermata Saint Paul Le Marais con la Linea 1 andiamo fino alla stazione Chatelet, prendiamo la Linea 4 e scendiamo alla fermata Cité. Siamo nel cuore dell’Ile de la Cité, dove sorgono palazzi magnifici, la Cattedrale di Notre Dame e la Saint Chappelle, in programma per il giorno dopo. Facciamo un giro dell’Ile de la Cité e ammiriamo i ponti illuminati sulla Senna e la Conciergerie che si specchia sulle acque solcate dal Bateau Mouches.

Ma la curiosità di vedere l’albero di Natale di fronte a Notre Dame è tanta: passeggiamo quindi fino alla piazza di fronte alla Cattedrale ed ecco che vengo nuovamente emozionata da questo spettacolo. Dimentico la stanchezza, il male ai piedi per i tanti passi… un coro di ragazze canta qualche musica di Natale, le luci brillano e la Senna scorre placida qualche metro di distanza dalla piazza. E’ tutto bellissimo, è tutto perfetto. Con la gioia nel cuore e la certezza che il giorno successivo rivedrò la Cattedrale di Notre Dame, torniamo in hotel per riposarci.

note dame

Purtroppo, il giorno a venire sarà il quarto quindi l’ultimo. Ma per ora non ci pensiamo: tante altre sorprese ci aspettano…!

… Se volete sapere come si è concluso il nostro viaggio a Parigi, non vi resta che attendere la quarta e ultima puntata del mio Diario di viaggio…!

Respirare a Parigi, conserva l’anima | Diario di viaggio #2

Con il post precendente, ci siamo lasciati dopo una visita in notturna alla Pyramide du Louvre e una passeggiata lungo la Senna a Parigi. Se siete pronti per dedicarvi alla lettura della seconda puntata del mio diario di viaggio,vi accompagnerò alla scoperta di tre bellissimi musei di Parigi: il Museo del Louvre, il Museo d’Orsay e l’Orangerie. Per visitare in tutta libertà i musei di Parigi abbiamo acquistato il Paris Museum Pass, uno strumento utilissimo per non perdere tempo a fare la coda alle biglietterie dei musei, è una sorta di abbonamento che vi apre le porte a oltre 60 musei a Parigi e nell’area attorno alla Regione parigina. Per noi è stato molto utile, non abbiamo fatto nemmeno un minuto di coda e abbiamo risparmiato parecchio sul prezzo dei biglietti dei singoli musei.

Musée du Louvre, che la caccia al tesoro abbia inizio!

La nostra maratona artistica inizia con uno dei musei più famosi del mondo, il Museo del Louvre. Dal nostro hotel prendiamo il metrò per quattro fermate e scendiamo alla stazione Palais Royale Musée du Louvre e alle 9.30 siamo all’ingresso della Pyramide di vetro. Un breve controllo del contenuto della borsa e dello zaino da parte dell’addetto alla sicurezza e siamo pronti per perderci tra le immense sale e gallerie.

Qualche consiglio per la visita… al Louvre vi serviranno cinque cose: il Paris Museum Pass o il biglietto singolo già acquistato on line, scarpe comode, macchina fotografica con la batteria carica, una mappa del museo con le indicazioni per le opere principali e… un’idea di quello che volete vedere, altrimenti con più di 30.000 opere esposte rischiate di rimanere un po’ storditi.

Al Louvre veniamo accolti dalla Nike di Samotracia, la splendida Vittoria Alata attribuita a Pitocrito e ritrovata sull’isola greca di Samotracia, da qui il nome. Visto che il museo ha appena aperto e c’è ancora relativamente poca gente, decidiamo di andare subito a vedere l’opera più nota e famosa del Louvre, la piccola “Monna Lisa” di Leonardo Da Vinci, che è talmente importante che ci sono indicazioni dappertutto per raggiungere la sua sala. Arrivati alla Galleria principale e ci guardiamo attorno per cercare la Gioconda, ecco che la scorgo all’interno di una sala: come un magnete lo sguardo di Monna Lisa mi attrae nella stanza dov’è conservata e la contempliamo senza troppa folla attorno, per tutto il tempo che ci va. Monna Lisa di fronte ha “Le nozze di Cana” un quadro spettacolare di Pietro Veronese.

Ora che la curiosità è soddisfatta, siamo alla ricerca di altri capolavori che vogliamo vedere e che sono indicati sulla mappa. Sembra una caccia al tesoro, o meglio una caccia all’opera artistica. Il Museo del Louvre è davvero uno spettacolo per gli appassionati d’arte e di scultura: non passa sala che io non mi stupisca indicando un dipinto famoso. Apprezzo anche i dipinti meno famosi, e lascio vagare lo sguardo nelle sale, approfondendo solo ciò che mi colpisce davvero. Forse, il modo migliore per apprezzare il Louvre è perdersi: lasciatevi trasportare dall’arte e dall’immensa cultura presente nei piani del palazzo. Rimango piacevolmente colpita dai pittori francesi in particolare, da Gericault “La zattera della medusa“, Delacroix “La libertà guida il popolo” e David “L’incoronazione di Napoleone” e “Il giuramento degli Orazi“; dai fiamminghi; dall’arte iraniana e babilonese (c’è anche il Codice di Hammurabi!) e “Amore e Psiche” del nostro Antonio Canova (se vi siete persi la mia gita a Possagno in Veneto, a Casa Canova, potete leggerla qui). “La libertà guida il popolo” di Eugénie Delacroix per me è il simbolo della Francia, ho sempre collegato le terre francesi con questo quadro e resto incantata un po’ di minuti a guardarlo.

la liberta guida il popolo

Dopo tutta quest’arte, si è fatta una certa ora… così decidiamo di pranzare direttamente da Paul al Louvre: due ottimi panini e due cappuccini, e siamo pronti a ripartire: prossima tappa, il Museo dell’Orsay.

Musée de l’Orsay, la meraviglia senza fine

Dal Louvre si arriva in una decina di minuti a piedi al Museo de l’Orsay, posto su la Rive Gauche della Senna. Per chi ha il Paris Museum Pass si può saltare la fila ed entrare direttamente dall’ingresso C, dopo il solito controllo delle borse e zaini, non ci resta che decidere da quale sala iniziare.

L’Orsay è celebre perché qui sono custoditi numerosi capolavori delle correnti artistiche dell’Impressionismo e post-Impressionismo: prima di essere un museo, era una stazione ferroviaria, la Gare d’Orsay, costruita a fine Ottocento. L’impianto della stazione è rimasto, come sono rimasti gli orologi che segnavano ai viaggiatori l’approssimarsi della partenza dei treni. Senza dubbio, tra i musei visitati è quello con la location più originale.

museo orsay

Per prima cosa, visitiamo la sala delle opere di Van Gogh, lo sfortunato pittore olandese naturalizzato francese: “La chiesa di Auverse” con i suoi blu carichi e le curve della cattedrale accendono in me una grande passione, che brucia quando vedo “Notte stellata“, con quelle stelle magnifiche riflesse sull’acqua, e capisco che l’Orsay è un museo fantastico, ma il bello deve ancora iniziare.

E’ infatti il Piano 5 che mi conquista e mi emoziona: quassù infatti si trovano i veri capolavori dell’Impressionismo. Entro nella sala e vengo subito catturata da “Colazione sull’erba” di Eduard Manet: è felicità pura, quella sensazione di aver atteso da sempre questo momento e stentare a credere che ora sono davvero qui, immersa in tutta questa bellezza. Tra le sale ecco comparire Monet, altri dipinti di Manet, Renoir, Degas, Cezanne e Gauguin. Davvero l’Orsay per me ha rappresentato la meraviglia senza fine.

orsay

Usciti dal Museo de l’Orsay, c’è ancora tempo per visitare l’Orangerie, dove sono conservate le serie di tele che Claude Monet ha dedicato alle ninfee del suo bellissimo giardino a Giverny. Attraverso il Pont des Art, dal quale si apprezza la panoramica della Rive Droite e della Rive Gauche, entriamo nei Jardin Tuileries, in direzione Place de la Concorde, una piacevole passeggiata rilassante lontani dal traffico parigino.

L’Orangerie, dagli agrumi alle… ninfee!

Cosa c’entrano le arance se andiamo a vedere dei quadri sulle ninfee? Molto semplice: in origine, il palazzo che oggi ospita il museo d’arte, era un’orangerie ovvero un giardino d’inverno, un luogo adibito a ricovero invernale per agrumi o piante esotiche, tipicamente annesso ad una villa, in questo caso al Palazzo delle Tuileries.

Le due sale principali che accolgono il visitatore sono molto grandi e si ha la sensazione piacevole di essere circondati da ninfee, piante e laghetti. Se si lascia correre la fantasia, si può quindi immaginare di essere proprio a Giverny, nel giardino che Claude Monet amava tanto. Al piano inferiore invece sono conservate opere di Renoir, Monet, Rousseau, Picasso e Cezanne.

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Usciti dall’Orangerie lo spettacolo non è finito, perché Parigi non smette mai di stupire! La sera sta calando e si accendono le luci di Place de la Concorde, degli Champs Elysée e in lontananza si scorge la Tour Eiffel vestita di luce.

Dopo una passeggiata lungo il mercatino di Natale di Place de la Concorde, riprendiamo la metrò alla stazione Concorde della Linea 1 e in pochi minuti siamo a Saint Paul Le Marais, all’hotel. Una cena in una gustosa trattoria cinese (ottimo il riso al curry con le verdure e l’ananas fritto), ma sfortunatamente inizia a piovere. Una cosa che non deve mancare nel vostro bagaglio è l’ombrello. Così, optiamo per una passeggiata in Place des Voges, bellissima piazza porticata nel cuore del Marais, sede di molte gallerie d’arte, ristoranti di gran lusso e in un angolino della piazza ecco spuntare la casa dove visse lo scrittore Victor Hugo. Ultima tappa in una piazza importante per ogni francese, Place de la Bastille, dove oggi svetta la Colonna di Luglio, mentre la prigione è stata distrutta il 14 luglio 1789.

La stanchezza oggi è tanta e il suono della pioggia che picchetta sul tetto della stanza, cullano i nostri pensieri e ci accompagnano nel sonno. Domani sarà un’altra giornata, ricca di molte altre avventure.

… Se volete scoprire com’è andata la nostra terza giornata a Parigi, seguite la prossima puntata!

Respirare a Parigi, conserva l’anima|Diario di viaggio #1

Il titolo di questo post è una citazione di Victor Hugo, scrittore francese vissuto per buona parte della sua vita a Parigi. Il motivo della scelta del titolo sta nel fatto che sono appena tornata da un viaggio nella capitale francese e ne sono tornata talmente entusiasta che ho pensato di dedicare a Parigi qualche articolo sul mio blog.

Per evitare di scrivere post troppo lunghi, che possono poi rivelarsi confusionari o noiosi da leggere, ho pensato di suddividere in quattro articoli il mio diario di viaggio in quattro puntate, essendo stata quattro giorni a Parigi con il mio fidanzato. Ho poi pensato di scrivere alcuni “speciali” sui musei visitati e sulla mitica Libreria Shakespeare and Company. Se siete pronti per partire, avviamoci al Binario numero 1 di Torino Porta Susa e saliamo sul TGV diretto a Parigi…

Respirare a Parigi, conserva l’anima. Diario di viaggio, prima puntata

Il nostro viaggio per Parigi inizia a Torino Porta Susa, con i biglietti del TGV acquistati on line con la promozione  Mini a soli 35 euro e dopo cinque ore e quaranta minuti, puntualissimi, arriviamo alla Gare de Lyon. Già muniti dell’abbonamento del metrò, bus e RER acquistato on line sul sito Parigi.it, ci avviamo alla stazione della metrò e in sole due fermate sulla Linea 1, scendiamo alla stazione Saint Paul – Le Marais, a dieci metri dall’hotel che ho prenotato on line su Booking.it. Per tre notti soggiorniamo all’Hotel Pointe de Rivoli, nel cuore del quartiere Marais: il personale ci accoglie gentilmente e immediatamente ci fornisce la card della nostra stanza. Siamo al quinto piano, e dalla stanza si gode di un’ottima vista sulla rue Saint-Antoine; la stanza e il bagno sono molto puliti e ben riscaldati, ogni giorno il personale pulisce la camera e il bagno e ci sostituisce gli asciugamani e il tappetino della doccia. Per essere un Hotel 2 stelle siamo decisamente soddisfatti, soprattutto siamo entusiasti della posizione accanto al metrò, poiché in pochi minuti possiamo raggiungere molte attrattive che abbiamo in programma di visitare (per darvi un’idea, siamo arrivati all’Arc de Trionphe in soli 15 minuti, ma ci sarà tempo per parlavi di questo bellissimo monumento…!). Per un viaggio a Parigi mi sento di consigliare un soggiorno nel Marais: diviso tra il III e IV Arrondissement, sulla Rive Droite della Senna, è una zona molto bella, tranquilla e ricca di negozi, bistrot, gastronomie e supermercati. Noi eravamo vicini a due grossi discount, una farmacia, parecchie trattorie cinesi, un’edicola, Starbucks café e ristoranti francesi, insomma non ci mancava proprio nulla!

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Montmartre, l’emozione di abbracciare Parigi

Dopo una doccia veloce, siamo pronti per partire alla scoperta di Parigi. Il nostro obiettivo è di salire sulla Collina di Montmartre nel XVIII arrondissement, visitare la Basilica del Sacro Cuore e passeggiare per le viuzze del quartiere, ma soprattutto io ho voglia di abbracciare Parigi dall’alto per rendermi conto di quanto è grande la città che mi ospiterà nei prossimi giorni.

Per arrivare a Montmartre prendiamo il metrò e cambiamo la Linea 1 alla fermata Concorde e prendiamo la Linea 12 fino ad Abbesses. Saliti per gli interminabili gradini della stazione, arriviamo nel cuore di Montmartre, nel pieno di un mercatino di Natale! Seguiamo le indicazioni per il Sacro Cuore e in pochi minuti arriviamo alla Funicolare. Per salire al Sacro Cuore ci sono due possibilità: a piedi salendo le scale o dal parco o le scale esterne, oppure si può prendere la Funicolare, il cui biglietto è compreso nel mio abbonamento per cui scegliamo la Funiculare.

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Si arriva ad un piazzale di fronte alla Basilica del Sacro Cuore e da lassù si vede Parigi… ma non tutta! E’ davvero una città immensa, penso, per vederla e conoscerla non basta una vita intera! Dopo la visita alla Basilica, passeggiamo tra le viuzze di Montmartre, respirando quell’aria d’arte e di poesia davvero unica. Giungiamo a Place du Tertre, una piccola piazza piena di pittori e caricaturisti, di negozietti di souvenir e di bristrot. Passeggiando ad un certo punto mi volto e… eccola, è lei, la Tour Eiffel che spunta tra i tetti dei palazzi…! Capisco di essere davvero arrivata a Parigi quando la vedo! Ma ne spunta così poco che non riesco a fotografarla, ma ci sarà tempo nei giorni a venire.

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La Pyramide du Louvre, il mio sogno diventa realtà

Mentre torniamo all’hotel con il metrò, decidiamo cosa vedere dopo cena. La scelta è decisamente vasta, sempre grazie al Linea 1 del metrò che tocca molte importanti attrattive. Decidiamo di vedere la Pyramide du Louvre illuminata, sono molto curiosa per due motivazioni: una, perché è proprio con un omicidio al Louvre che inizia un romanzo che mi era piaciuto molto “Il Codice da Vinci” di Dan Brown e l’altra perché voglio vedere dov’è l’ingresso per organzzarmi per il giorno successivo.

Sempre con la Linea 1 presa sotto casa, scendiamo dopo sole quattro fermate alla stazione Palais Royal Musée du Louvre. Salendo le scale per riemergere in superficie l’emozione sale… mi guardo attorno e vedo un grandioso hotel illuminato di rosso, ma… la Pyramide dov’è? Mi volto – come spesso descriverò – e all’improvviso laggiù oltre la strada ecco un pezzo della Pyramide di Ming Pei, l’architetto americano con origini cinesi che ha fatto discutere molto i parigini a proposito di questo progetto. Attraverso la strada con lo sguardo fisso sulla Pyramide, che ad ogni passo diventa sempre più grande. A destra e sinistra, le ampie finestre mi permettono di sbirciare dentro il museo e vedo una serie di sculture in marmo e immensi corridoi. Usciamo sulla piazza e quasi mi commuovo: sono qui, sono a Parigi, ci sono arrivata per davvero! La piazza di fronte al Louvre è silenziosa, il traffico è lontano e si sente solo il rumore dell’acqua delle grandi e spettacolari fontane. Sbircio anche attraverso i vetri della grande piramide: c’è l’accesso al museo, l’ingresso Denon, quello prioritario per chi come noi ha il Paris Museum Pass (ne parlerò meglio nella prossima puntata).

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Passeggiare in quella piazza immensa, circondata dalla grande Pyramide e dalle piramidi più piccole, fontane, lanterne, rapita dalla magnifica simmetria del Palazzo mi conquista profondamente. In lontananza si scorge la Gran Rue, la ruota panoramica montata per le feste natalizie in Place de la Concorde e poi lei, immancabile, bellissima, scintillante… la Tour, che mi regala uno spettacolo di luci scintillanti per un paio di minuti e poi ritorna illumintata di arancione. Due passi verso la Senna, per godersi lo spettacolo del Museo dell’Orsay riflesso sull’acqua e in lontananza i due campanili di Notre-Dame.

C’è il tempo per qualche scatto notturno, per immortalare quei momenti, imprimerseli bene nella mente e nel cuore. Sono a Parigi da poche ore, ma la città mi ha già conquistata. In pochi minuti ritorniamo in hotel: il programma per i prossimi giorni è molto intenso, c’è bisogno di riposarsi… Lungo rue de Saint Antoine, la gente passeggia, le autovetture circolano, i semafori lampeggiano. Ma io tiro le spesse tende e il tepore della stanza mi fa addormentare in pochi minuti…

…. Se volete sapere cos’abbiamo fatto il secondo giorno a Parigi, non perdetevi la prossima puntata…!