10 curiosità su Sofia, Bulgaria

Appena tornata dal mio viaggio a Sofia, la capitale della Bulgaria, avevo scritto un articolo nel quale raccontavo le mie impressioni sulla città e formivo qualche spunto per la visita.

Poiché l’articolo sta piacendo molto e noto che è uno dei più letti, ho pensato di scriverne un altro nel quale vi racconto 10 curiosità su Sofia e in generale sulla cultura bulgara.

Allacciate le cinture, vi porto in Est Europa!

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1- LEONI A SOFIA

Camminando tra le vie di Sofia, ti imbatterai nei leoni. Vedrai il leone rappresentato sullo stemma della capitale e ben tre leoni rampanti sullo stemma del Paese; durante tutta la sua Storia, la Bulgaria non ha mai rinunciato ai leoni nel suo stemma, persino mentre era sotto l’influsso sovietico: all’epoca era rimasto un solo leone rampante ed era stata aggiunta una stella rossa.

Noterai spesso statue di leoni in bronzo fuori dalle chiese e quando giungerai al ponte sul torrente Iskăr, scoprirai che è chiamato Ponte dei leoni. La moneta stessa in corso in Bulgaria è chiamata lev, ovvero leone. Ma perché tutta questa passione dei bulgari nei confronti dei leoni?

Pare che un tempo in Bulgaria fossero presenti molti leoni e non è escluso che migliaia di anni fa nei Balcani vivessero degli esemplari di Panthera leo, nelle sottospecie P. leo fossilis e P. leo spelaea. Però, si andrebbe troppo indietro nel tempo, per cui forse la passione dei bulgari per i leoni è dovuta al fatto che, se proprio dobbiamo scegliere un animale simbolo, è bene sceglierlo fiero e spaventoso. 

Il Ponte dei Leoni a Sofia (foto: Claudia)

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2. LA NASCITA DELLA LINGUA BULGARA: DALL’ANTICO GLAGOLITICO AL CIRILLICO

La lingua ufficiale è il bulgaro, anche se soprattutto i ragazzi giovani oggi parlano piuttosto bene l’inglese. Il bulgaro fa parte delle lingue slavoniche meridionali e usa i caratteri cirillici, proprio come il russo. L’alfabeto cirillico, composto da 30 lettere con pronuncia fonetica, fu il quarto aggiunto dopo l’ebraico, il greco e il latino, iniziò nel IX secolo d.C.

Prima, nei Balcani la lingua franca era il greco, ed era quella ufficiale anche nel primitivo stato Stato bulgaro, poiché né protobulgari né gli slavi avevano una lingua scritta, era solo orale. Pian piano iniziò a diffondersi l’alfabeto glagolitico, necessario per trascrivere la parlata bulgara. Ma fu l’alfabeto messo a punto dai fratelli Cirillo e Metodio, due greci, a trascrivere in modo preciso i suoni slavi: incominciò a diffondersi quindi l’alfabeto cirillico.

Una curiosità nella curiosità: alcune parole della lingua bulgara hanno radici turche, derivanti dagli anni della dominazione ottomana, e altre parole hanno invece radici più europee (francese, tedesca e inglese).

L’osteria della prima sera. L’oste, l’uomo a destra, non parlava che bulgaro, ma la sua gentilissima moglie ci ha tradotto il menù in inglese e ci ha suggerito quali pietanze ordinare (quello ai piedi dell’avventore non è un tappeto, bensì un coccoloso cocker nero) (foto: Claudia)

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3. UNO STATO, CINQUE RELIGIONI

La Bulgaria è ufficilamente uno stato laico, dove vige la piena libertà di culto dal 1991. Una delle cose che più mi incuriosivano di Sofia, era il crocevia della tolleranza religiosa. Si tratta di un punto della città, in pieno centro, dove sorgono molto vicine la cocattedrale cattolica di San Giuseppe, la Moschea Banya Bashi (risalente all’epoca in cui gli Ottomani dominarono i territori bulgari), la più grande sinagoga sefardita d’Europa, consacrata nel 1909, capace di ospitare circa 1200 persone al suo interno e una cappella ortodossa.

Ha il sapore decisamente affascinante immaginare i rintocchi delle campane cattoliche, assieme ai richiami del muezzin e i sussurri del Talmud degli ebrei. Inoltre, non molto distante si trova la splendida chiesa russa di San Nicola, con le sue cupole ortodosse color pastello. E se ci spostiamo appena più in là, eccola la splendida Cattedrale Ortodossa di Aleksandr Nevskji.

Una sola città, piccola tra l’altro, e cinque interessanti culti.

Momento di pregheria all’interno della Moschea Banya Bashi a Sofia (foto: Claudia)

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4. MARTENICHKA, IL TALISMANO DELLA PRIMAVERA

Mia cugina Elena ed io siamo arrivate a Sofia il 23 marzo, mentre nevicava come mai ci saremmo immaginate. Iniziando a girovagare nei negozietti di souvenir, abbiamo notato che negli espositori c’erano delle graziose bamboline rosse e bianche e dei bellissimi braccialetti di corda intrecciata del medesimo colore.

Passeggiando per Sofia non era raro vedere questo fine bracciale indosso alle persone, persino il responsabile del nostro hotel ne indossava uno. Durante la passeggiata nel parco a fianco della Cattedrale Aleksander Nevskji ci siamo accorte che sui rami degli alberi erano appesi proprio quei braccialetti rossi e bianchi. Ma qual è il mistero della Martenichka, il talismano di primavera, e perché i bulgari lo amano così tanto?

La Martenichka è quell’ornamento che viene indossato il 1° marzo, giorno che secondo la tradizione bulgara segna l’inizio della primavera. Lo scambio della Martenichka risale al IX secolo è una delle tradizioni bulgare più antiche; è un talismano per augurare buona salute e lunga vita: il colore rosso per le guance rosse, floride, e il bianco simboleggia i capelli bianchi, la vecchiaia. Si indossano sul lato sinistro e si devono togliere solo quando si percepisce il primo segno tangibile della primavera: un fiore, una rondine, una giornata tiepida e piacevole.

Una volta rimosso, il bracciale si deve appendere ad un albero oppure mettere sotto una pietra. E non dimenticate di esprimere un desiderio!

NDK, Palazzo nazionale della cultura come si presentava il terzo giorno di primavera (foto: Claudia)

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5. LA TERZA CAPITALE PIU’ ANTICA D’EUROPA

Sofia fu fondata nel VII secolo a.C. pertanto risulta la terza capitale più antica d’Europa, dopo Atene e Roma. Nel corso della Storia, Sofia ha cambiato molti nomi, in funzione di chi dominava i territori bulgari in quel periodo.

Sotto i Traci, si chiamava Sardica, quando fu conquistata dai Romani nel 29 a.C. divenne la capitale della Dacia. Gli Unni la distrussero e quindi fu ricostruita da Giustiniano, che la chiamò Triadiza. Sotto i Bulgari prese il nome di Sredec e successivamente ribattezzata Sofia, che in lingua greca significa saggezza.

Nel 2000 è stata posta la Statua di Sveta Sofia (la Santa Sapienza) nel cuore della città, in sostituzione alla statua di Lenin oggi in mostra al Museo d’Arte Socialista della di Sofia.

Antico e moderno si incontrano a Sofia (foto: Claudia)

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6. LE SORGENTI D’ACQUA

Serdica, antichissimo insediamento tracio, sorse qui proprio per la via della presenza di sorgenti termali. I Traci costruirono un nymphaeum, mentre i Romani costruirono delle terme e un santuario dedicato ad una divinità traumaturgica.

La prosperità di Sofia sotto il dominio romano fu dovuta anche alle captazioni di acqua minerale, dal potere curativo. Oggi a Sofia sono presenti almeno 40 sorgenti termali, e la temperatura dell’acqua va dai 37° ai 45° gradi; ogni sorgente ha uno specifico potere curativo, poiché il chimismo delle acque varia.

I cittadini bulgari possono liberamente attingere l’acqua dalle sorgenti che si trovano in prossimità del Museo della Città di Sofia; recenti scavi in questa zona hanno portato alla luce i resti del tempo romano già citato e una statua di Apollo con un serpente attorcigliato al bastone.

Le sorgenti calde a Sofia: l’acqua è buona da bere, una volta raffreddata, ma è anche molto piacevole scaldarsi le mani durante un gelido giorno di inizio primavera (foto: Claudia)

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7. UNA STELLA DI DAVID AL MERCATO COPERTO CENTRALE HALI

Se dalla Moschea Banya Bashi proseguite verso il boulevard Maria Luiza, incontrerete il Mercato coperto Centrale Hali, dove potrete ammirare prodotti tipici bulgari, pranzare, fare shopping o bere un buon caffé Lavazza a 0.20 centesimi di euro (l’ha bevuto Elena, nota caffeinomane, e mi ha riferito che era ottimo).

Il mercato fu costruito sul progetto dell’architetto bulgaro Naum Torbov, negli anni Dieci del Novecento; per volontà di un imprenditore ebreo, la fontana fu realizzata a forma di stella di David. Il mercato, ricco di fascino, ha una superficie coperta di 3.200 mq, e se si osserva con attenzione la struttura portante in ferro si nota l’influsso dell’architettura dell’Esposizione universale di Parigi del 1900.

Il Mercato Centrale coperto Hali e la sua bella fontana (foto: Claudia)

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8. LA GRANDE LIBRERIA ALL’APERTO

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, alla quale la Bulgaria era assoggettata, venne abolita la censura sui libri e i bulgari iniziarono ad aver voglia di leggere qualche testo che arrivasse dall’Ovest dell’Europa. Dal 1937, infatti, il regime comunista che dominava la Bulgaria aveva fatto sparire tutte le case editrici indipendenti, assorbendole in case editrici controllate con cura dai censori.

Purtroppo, le neonate librerie dovettero chiudere presto a causa della crisi economica del post-comunismo; nacquero così le bancarelle di libri, dove si potevano scambiare o acquistare libri per pochi lev.

Plostad Slavejkov è oggi la via delle bancarelle dei libri, un luogo dal sapore decisamente retrò per noi europei occidentali, ma ricco di notevole fascino.

I libri nei miei viaggi non mancano mai, anche se questa volta non ho comprato nulla (foto: Claudia)

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9. ANTICHE ICONE

Dopo il viaggio a Creta, ho scoperto che adoro l’architettura delle chiese ortodosse e, dal punto di vista artistico, mi piacciono tantissimo le icone. Così è successo che ogni volta che sono stata un po’ ad Est, ho cercato una chiesa ortodossa, ammirandola in tutto il suo splendore (perché, sì, sono proprio splendide).

Sofia non fa eccezione perché è ricca di chiese ortodosse, la più importante – come detto – è quella di Aleksander Nevskji. Tornando alle preziose icone, in Bulgaria sono un vero e proprio oggetto di culto e la produzione artistica è di notevole livello.

La produzione di icone prese avvio nell’865, ma la dominazione ottomana pose un freno all’estro degli artisti. Nonostante il pugno di ferro dei turchi, le scuole di produzione di icone sopravvissero e oggi abbelliscono chiese e possono anche essere acquistate dai venditori di icone fuori dagli edifici religiosi.

Il venditore di icone (foto: Claudia)

10. UN INSOLITO REGALO DI NOZZE

Del viale dedicato allo zar Alessandro II di Russia ciò che colpisce maggiormente è senza dubbio quel pavimento giallo, incredibilmente scivoloso in caso di ghiaccio e neve (fortuna ha voluto che né io né Elena siamo scivolate, ma ci sono stati momenti al limite).

L’Imperatore Francesco Giuseppe volle festeggiare il secondo matrimonio del cugino, il principe Ferdinando I, regalandogli… un pavimento, e si sa che a caval donato non si guarda in bocca. Per costruire questo fantasioso pavimento vennero prelevati dei materiali da una cava presso Budapest, allora parte dell’Impero austro-ungarico; ai cittadini la nuova pavimentazione piacque fin da subito e oggi la possiamo ancora vedere lungo le strade di Sofia, poiché è diventata uno degli elementi tipici della capitale bulgara.

Ma che regalo di nozze originale, un pavimento! (foto: Claudia)

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Bene, siamo giunti alla fine del nostro viaggio attraverso le curiosità della città di Sofia e della Bulgaria. Con la speranza che il mio articolo vi sia piaciuto, vi segnalo che buona parte delle curiosità le ho tratte dal libro “Sofia e dintorni” scritto da Simonetta Zanutto e pubblicato da Odos casa editrice.

Siete mai stati a Sofia? Vi piacerebbe farci un salto? Conoscete qualche altra curiosità legata alla Bulgaria? Io mi auguro di tornarci, perché è una città carica di fascino.

Inoltre, vi segnalo che la città di Plovdiv (Filippopoli in italiano) nel 2019 sarà, assieme alla nostra Matera, Capitale della Cultura: potrebbe essere una bella occasione per iniziare a scoprire questo Paese carico di storia e cultura.

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