10 curiosità su Sofia, Bulgaria

Appena tornata dal mio viaggio a Sofia, la capitale della Bulgaria, avevo scritto un articolo nel quale raccontavo le mie impressioni sulla città e formivo qualche spunto per la visita.

Poiché l’articolo sta piacendo molto e noto che è uno dei più letti, ho pensato di scriverne un altro nel quale vi racconto 10 curiosità su Sofia e in generale sulla cultura bulgara.

Allacciate le cinture, vi porto in Est Europa!

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1- LEONI A SOFIA

Camminando tra le vie di Sofia, ti imbatterai nei leoni. Vedrai il leone rappresentato sullo stemma della capitale e ben tre leoni rampanti sullo stemma del Paese; durante tutta la sua Storia, la Bulgaria non ha mai rinunciato ai leoni nel suo stemma, persino mentre era sotto l’influsso sovietico: all’epoca era rimasto un solo leone rampante ed era stata aggiunta una stella rossa.

Noterai spesso statue di leoni in bronzo fuori dalle chiese e quando giungerai al ponte sul torrente Iskăr, scoprirai che è chiamato Ponte dei leoni. La moneta stessa in corso in Bulgaria è chiamata lev, ovvero leone. Ma perché tutta questa passione dei bulgari nei confronti dei leoni?

Pare che un tempo in Bulgaria fossero presenti molti leoni e non è escluso che migliaia di anni fa nei Balcani vivessero degli esemplari di Panthera leo, nelle sottospecie P. leo fossilis e P. leo spelaea. Però, si andrebbe troppo indietro nel tempo, per cui forse la passione dei bulgari per i leoni è dovuta al fatto che, se proprio dobbiamo scegliere un animale simbolo, è bene sceglierlo fiero e spaventoso. 

Il Ponte dei Leoni a Sofia (foto: Claudia)

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2. LA NASCITA DELLA LINGUA BULGARA: DALL’ANTICO GLAGOLITICO AL CIRILLICO

La lingua ufficiale è il bulgaro, anche se soprattutto i ragazzi giovani oggi parlano piuttosto bene l’inglese. Il bulgaro fa parte delle lingue slavoniche meridionali e usa i caratteri cirillici, proprio come il russo. L’alfabeto cirillico, composto da 30 lettere con pronuncia fonetica, fu il quarto aggiunto dopo l’ebraico, il greco e il latino, iniziò nel IX secolo d.C.

Prima, nei Balcani la lingua franca era il greco, ed era quella ufficiale anche nel primitivo stato Stato bulgaro, poiché né protobulgari né gli slavi avevano una lingua scritta, era solo orale. Pian piano iniziò a diffondersi l’alfabeto glagolitico, necessario per trascrivere la parlata bulgara. Ma fu l’alfabeto messo a punto dai fratelli Cirillo e Metodio, due greci, a trascrivere in modo preciso i suoni slavi: incominciò a diffondersi quindi l’alfabeto cirillico.

Una curiosità nella curiosità: alcune parole della lingua bulgara hanno radici turche, derivanti dagli anni della dominazione ottomana, e altre parole hanno invece radici più europee (francese, tedesca e inglese).

L’osteria della prima sera. L’oste, l’uomo a destra, non parlava che bulgaro, ma la sua gentilissima moglie ci ha tradotto il menù in inglese e ci ha suggerito quali pietanze ordinare (quello ai piedi dell’avventore non è un tappeto, bensì un coccoloso cocker nero) (foto: Claudia)

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3. UNO STATO, CINQUE RELIGIONI

La Bulgaria è ufficilamente uno stato laico, dove vige la piena libertà di culto dal 1991. Una delle cose che più mi incuriosivano di Sofia, era il crocevia della tolleranza religiosa. Si tratta di un punto della città, in pieno centro, dove sorgono molto vicine la cocattedrale cattolica di San Giuseppe, la Moschea Banya Bashi (risalente all’epoca in cui gli Ottomani dominarono i territori bulgari), la più grande sinagoga sefardita d’Europa, consacrata nel 1909, capace di ospitare circa 1200 persone al suo interno e una cappella ortodossa.

Ha il sapore decisamente affascinante immaginare i rintocchi delle campane cattoliche, assieme ai richiami del muezzin e i sussurri del Talmud degli ebrei. Inoltre, non molto distante si trova la splendida chiesa russa di San Nicola, con le sue cupole ortodosse color pastello. E se ci spostiamo appena più in là, eccola la splendida Cattedrale Ortodossa di Aleksandr Nevskji.

Una sola città, piccola tra l’altro, e cinque interessanti culti.

Momento di pregheria all’interno della Moschea Banya Bashi a Sofia (foto: Claudia)

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4. MARTENICHKA, IL TALISMANO DELLA PRIMAVERA

Mia cugina Elena ed io siamo arrivate a Sofia il 23 marzo, mentre nevicava come mai ci saremmo immaginate. Iniziando a girovagare nei negozietti di souvenir, abbiamo notato che negli espositori c’erano delle graziose bamboline rosse e bianche e dei bellissimi braccialetti di corda intrecciata del medesimo colore.

Passeggiando per Sofia non era raro vedere questo fine bracciale indosso alle persone, persino il responsabile del nostro hotel ne indossava uno. Durante la passeggiata nel parco a fianco della Cattedrale Aleksander Nevskji ci siamo accorte che sui rami degli alberi erano appesi proprio quei braccialetti rossi e bianchi. Ma qual è il mistero della Martenichka, il talismano di primavera, e perché i bulgari lo amano così tanto?

La Martenichka è quell’ornamento che viene indossato il 1° marzo, giorno che secondo la tradizione bulgara segna l’inizio della primavera. Lo scambio della Martenichka risale al IX secolo è una delle tradizioni bulgare più antiche; è un talismano per augurare buona salute e lunga vita: il colore rosso per le guance rosse, floride, e il bianco simboleggia i capelli bianchi, la vecchiaia. Si indossano sul lato sinistro e si devono togliere solo quando si percepisce il primo segno tangibile della primavera: un fiore, una rondine, una giornata tiepida e piacevole.

Una volta rimosso, il bracciale si deve appendere ad un albero oppure mettere sotto una pietra. E non dimenticate di esprimere un desiderio!

NDK, Palazzo nazionale della cultura come si presentava il terzo giorno di primavera (foto: Claudia)

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5. LA TERZA CAPITALE PIU’ ANTICA D’EUROPA

Sofia fu fondata nel VII secolo a.C. pertanto risulta la terza capitale più antica d’Europa, dopo Atene e Roma. Nel corso della Storia, Sofia ha cambiato molti nomi, in funzione di chi dominava i territori bulgari in quel periodo.

Sotto i Traci, si chiamava Sardica, quando fu conquistata dai Romani nel 29 a.C. divenne la capitale della Dacia. Gli Unni la distrussero e quindi fu ricostruita da Giustiniano, che la chiamò Triadiza. Sotto i Bulgari prese il nome di Sredec e successivamente ribattezzata Sofia, che in lingua greca significa saggezza.

Nel 2000 è stata posta la Statua di Sveta Sofia (la Santa Sapienza) nel cuore della città, in sostituzione alla statua di Lenin oggi in mostra al Museo d’Arte Socialista della di Sofia.

Antico e moderno si incontrano a Sofia (foto: Claudia)

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6. LE SORGENTI D’ACQUA

Serdica, antichissimo insediamento tracio, sorse qui proprio per la via della presenza di sorgenti termali. I Traci costruirono un nymphaeum, mentre i Romani costruirono delle terme e un santuario dedicato ad una divinità traumaturgica.

La prosperità di Sofia sotto il dominio romano fu dovuta anche alle captazioni di acqua minerale, dal potere curativo. Oggi a Sofia sono presenti almeno 40 sorgenti termali, e la temperatura dell’acqua va dai 37° ai 45° gradi; ogni sorgente ha uno specifico potere curativo, poiché il chimismo delle acque varia.

I cittadini bulgari possono liberamente attingere l’acqua dalle sorgenti che si trovano in prossimità del Museo della Città di Sofia; recenti scavi in questa zona hanno portato alla luce i resti del tempo romano già citato e una statua di Apollo con un serpente attorcigliato al bastone.

Le sorgenti calde a Sofia: l’acqua è buona da bere, una volta raffreddata, ma è anche molto piacevole scaldarsi le mani durante un gelido giorno di inizio primavera (foto: Claudia)

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7. UNA STELLA DI DAVID AL MERCATO COPERTO CENTRALE HALI

Se dalla Moschea Banya Bashi proseguite verso il boulevard Maria Luiza, incontrerete il Mercato coperto Centrale Hali, dove potrete ammirare prodotti tipici bulgari, pranzare, fare shopping o bere un buon caffé Lavazza a 0.20 centesimi di euro (l’ha bevuto Elena, nota caffeinomane, e mi ha riferito che era ottimo).

Il mercato fu costruito sul progetto dell’architetto bulgaro Naum Torbov, negli anni Dieci del Novecento; per volontà di un imprenditore ebreo, la fontana fu realizzata a forma di stella di David. Il mercato, ricco di fascino, ha una superficie coperta di 3.200 mq, e se si osserva con attenzione la struttura portante in ferro si nota l’influsso dell’architettura dell’Esposizione universale di Parigi del 1900.

Il Mercato Centrale coperto Hali e la sua bella fontana (foto: Claudia)

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8. LA GRANDE LIBRERIA ALL’APERTO

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, alla quale la Bulgaria era assoggettata, venne abolita la censura sui libri e i bulgari iniziarono ad aver voglia di leggere qualche testo che arrivasse dall’Ovest dell’Europa. Dal 1937, infatti, il regime comunista che dominava la Bulgaria aveva fatto sparire tutte le case editrici indipendenti, assorbendole in case editrici controllate con cura dai censori.

Purtroppo, le neonate librerie dovettero chiudere presto a causa della crisi economica del post-comunismo; nacquero così le bancarelle di libri, dove si potevano scambiare o acquistare libri per pochi lev.

Plostad Slavejkov è oggi la via delle bancarelle dei libri, un luogo dal sapore decisamente retrò per noi europei occidentali, ma ricco di notevole fascino.

I libri nei miei viaggi non mancano mai, anche se questa volta non ho comprato nulla (foto: Claudia)

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9. ANTICHE ICONE

Dopo il viaggio a Creta, ho scoperto che adoro l’architettura delle chiese ortodosse e, dal punto di vista artistico, mi piacciono tantissimo le icone. Così è successo che ogni volta che sono stata un po’ ad Est, ho cercato una chiesa ortodossa, ammirandola in tutto il suo splendore (perché, sì, sono proprio splendide).

Sofia non fa eccezione perché è ricca di chiese ortodosse, la più importante – come detto – è quella di Aleksander Nevskji. Tornando alle preziose icone, in Bulgaria sono un vero e proprio oggetto di culto e la produzione artistica è di notevole livello.

La produzione di icone prese avvio nell’865, ma la dominazione ottomana pose un freno all’estro degli artisti. Nonostante il pugno di ferro dei turchi, le scuole di produzione di icone sopravvissero e oggi abbelliscono chiese e possono anche essere acquistate dai venditori di icone fuori dagli edifici religiosi.

Il venditore di icone (foto: Claudia)

10. UN INSOLITO REGALO DI NOZZE

Del viale dedicato allo zar Alessandro II di Russia ciò che colpisce maggiormente è senza dubbio quel pavimento giallo, incredibilmente scivoloso in caso di ghiaccio e neve (fortuna ha voluto che né io né Elena siamo scivolate, ma ci sono stati momenti al limite).

L’Imperatore Francesco Giuseppe volle festeggiare il secondo matrimonio del cugino, il principe Ferdinando I, regalandogli… un pavimento, e si sa che a caval donato non si guarda in bocca. Per costruire questo fantasioso pavimento vennero prelevati dei materiali da una cava presso Budapest, allora parte dell’Impero austro-ungarico; ai cittadini la nuova pavimentazione piacque fin da subito e oggi la possiamo ancora vedere lungo le strade di Sofia, poiché è diventata uno degli elementi tipici della capitale bulgara.

Ma che regalo di nozze originale, un pavimento! (foto: Claudia)

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Bene, siamo giunti alla fine del nostro viaggio attraverso le curiosità della città di Sofia e della Bulgaria. Con la speranza che il mio articolo vi sia piaciuto, vi segnalo che buona parte delle curiosità le ho tratte dal libro “Sofia e dintorni” scritto da Simonetta Zanutto e pubblicato da Odos casa editrice.

Siete mai stati a Sofia? Vi piacerebbe farci un salto? Conoscete qualche altra curiosità legata alla Bulgaria? Io mi auguro di tornarci, perché è una città carica di fascino.

Inoltre, vi segnalo che la città di Plovdiv (Filippopoli in italiano) nel 2019 sarà, assieme alla nostra Matera, Capitale della Cultura: potrebbe essere una bella occasione per iniziare a scoprire questo Paese carico di storia e cultura.

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Suggestioni dall’Est Europa: consigli per un viaggio a Sofia, Bulgaria

L’Est Europa è quella parte del nostro continente che da tempo fantasticavo di visitare. Dopo aver visto Praga, Tallinn e Riga, ho deciso che volevo scoprire una città ancora più autentica e meno votata al turismo: la scelta è caduta su Sofia, la capitale della Bulgaria. Nell’articolo vi racconto perché Sofia ha soddisfatto le mie aspettative, conquistandomi, e cercherò di spiegarvi perché una volta rientrata ho di nuovo voglia di volare ad Est.

Cattedrale ortodossa Aleksandr Nevskij (foto: Claudia)

Quella dolce nostalgia che si respira nell’Est Europa

Nell’Est Europa si respira nostalgia. È molto diversa dalla saudade portoghese cantata da Fernando Pessoa, perché l’Est e l’Ovest Europa sono due mondi diversi. Nell’Est dove ho messo piede succede che ad un certo punto, svoltato un angolo, osservato un palazzo, registrato un dettaglio, ad un certo punto sale la sensazione come se lo spazio tempo potesse lacerarsi e farci passare attraverso il viaggiatore, facendolo tornando indietro nel tempo.

Si ha come la sensazione, più di va ad Est, di sentire questa nostalgia per epoche mai vissute. Noi nati alla fine degli anni ’80 e ’90 non possiamo ricordare lo storico passaggio della caduta del Muro di Berlino, il momento in cui la Cortina di Ferro è stata smossa dal vento dell’Ovest e ha mostrato agli europei occidentali ciò che vi era celato dietro. Non posso sapere com’era prima l’Est Europa, e pur avendo una zia che dall’Est arriva, non le ho mai chiesto più di tanto. So qualche dettaglio, conosco qualche storia, ho ascoltato un paio di aneddoti. Il resto l’ho imparato dai libri.

Dopo i racconti e i libri, ci ho messo piede davvero. La prima è stata Praga, città ricca di fascino e turisti; poi è stata la volta dei Paesi Baltici, Estonia e Lettonia, che avranno per sempre un posto speciale nel mio cuore. E adesso, il vero Est, quello autentico, quello dove i turisti iniziano ad arrivare, ma non ancora in grandi massi o gruppi numerosi. La Bulgaria è stata la prima di quegli Stati dell’Europa dell’Est che vorrei visitare: da Sofia sono tornata entusiasta, leggera, felice di aver visto con i miei occhi proprio quello che avevo immaginato.

La spettacolare nevicata del 24 marzo vista dalla finestra del nostro hotel a Sofia (foto: Claudia)

Brevi cenni sulla Bulgaria

La Bulgaria è uno stato che fa parte dell’Unione Europea ma non dello spazio Schengen, si procede dunque al controllo dei documenti alle frontiere (italiana e bulgara) e per i cittadini italiani è sufficiente la carta di identità. La storia della Bulgaria è affascinante quanto articolata e tutti coloro che vi hanno messo piede hanno lasciato una testimonianza: Sofia è una città antica, la terza capitale più vecchia d’Europa, che custodisce una serie di tesori legati ad ogni epoca.

I bulgari derivano dalle popolazioni dell’Asia Centrale, giunti nelle terre bulgare durante il VII secolo, dove si unirono alle popolazioni slave locali e ai traci, dando orgine al primo stato bulgaro. Sono simpatici? A loro modo sì, sono persone spicce e un po’ brusche, ma ti servono con tutta calma e ti danno tempo per pensare a quello che vuoi; molti conoscono l’inglese, ma i più anziani si rivolgeranno a voi in bulgaro, con una nonchalance unica. Forse ci rimarranno un po’ male quando voi alzerete le spalle e ammetterete candidamente di non saper parlare la loro lingua, però poi un sorriso tirato ve lo faranno. Non vi stringeranno la mano, né vi abbracceranno, ma tutti quelli che parlano inglese vi diranno “You’re welcome” quando arriverete e un timido “Come back” quando andrete via.

Moschea Banja Bashi di Sofia (foto: Claudia)

Perché ho scelto Sofia come prima tappa in Est Europa

Per curiosità, sfida personale e per smontare i pregiudizi. Ecco i motivi per cui ho scelto Sofia come prima tappa in Est Europa. Le curiosità erano legate al fatto che, come ho scritto, Sofia è una città antica ed ero sicura che avrei trovato tanto materiale archeologico da ammirare. In una piazza di Sofia ci sono una chiesa ortodossa, una chiesa cattolica, una moschea e una sinagoga e l’idea di una convivenza religiosa gomito a gomito mi ha incuriosita. Inoltre, sono appassionata di arte sovietica e poiché la Bulgaria è stata governata dai comunisti ero certa che avrei trovato espressioni d’arte e retaggi sovietici sparpagliati nella città.

Sfida personale perché sarebbe stato appunto il primo viaggio ad Est e immaginavo che l’Est Europa fosse diverso dall’Europa occidentale. Sapevo che avrei trovato anziani in difficoltà economica (la Bulgaria è uno degli Stati europei più poveri) cani rangagi e rom: in effetti, gli anziani poveri li ho incontrati e i miei centesimi di lev sono finiti a loro, di cani ne ho visti ma per fortuna non molti (e altri centesimi di lev sono finiti ad una raccolta fondi per loro), i rom sono presenti e sono rimasta piacevolmente colpita nel vederli impiegati come cantonieri.

Suggestioni sotto la neve a Sofia (foto: Claudia)

Leggi anche l’articolo: “10 curiosità su Sofia, Bulgaria

Perché organizzare un viaggio a Sofia?

  • Per superare i pregiudizi e gli stereotipi che abbiamo a proposito dell’Europa dell’Est
  • È la terza capitale più antica dell’Unione Europea
  • È una città ricca di storia, cultura, arte e archeologia
  • È una città molto economica e autentica
  • È facile da girare a piedi ed è una città sicura
  • Andare a Sofia sarà per noi europei occidentali come fare un salto indietro nel tempo, molte cose sono rimaste ferme agli anni ’80 e ’90
  • Sofia è una città che apre la mente al viaggiatore curioso, dato che la bellezza può nascondersi dappertutto, da un murale recente alle vetrate istoriate della meravigliosa Cattedrale ortodossa di Aleksandr Nevskij

Murale a Sofia (foto: Claudia)

Informazioni pratiche: come arrivare, come muoversi, dove soggiornare

Dall’Italia è molto facile raggiungere Sofia: da Milano Malpensa partono i voli low cost della compagnia Ryanair a prezzi stracciatissimi: sarà sufficiente stare attenti alle promozioni e con meno di 30 euro andrete e tornerete dalla Bulgaria.

Una volta atterrati al Terminal 2 dell’aereoporto di Sofia, quello più nuovo, per raggiungere il centro città il modo più rapido ed economico è la metropolitana: in circa venti minuti arriverete alla stazione Serdika, lo snodo principale di Sofia. Una corsa singola costa 1.60 lev (circa 0.80 centesimi di euro). La metropolitana è nuova, pulita ed efficiente. I nomi delle fermate sono scritte sia in cirillico che in caratteri latini. Ovviamente, sono disponibili anche autobus pubblici e servizio taxi.

A Sofia ci sono moltissime strutture per tutte le tasche, dagli ostelli con le stanze condivise agli hotel pluristellati e di lusso. Io ho prenotato su Booking.com l’Hotel Rocentro (ex-Renassance), una struttura molto pulita, calda, con colazione e bagno privato per due persone e due notti e in totale abbiamo pagato 85 euro. Mi sento di consigliarlo per la tranquillità del quartiere, la pulizia, il personale (sempre spiccio ma gentile) e per la posizione decisamente centrale. In prossimità dell’Hotel sono presenti sportelli ATM, ristoranti, farmacie e supermercati.

Teatro Ivan Vazov (foto: Claudia)

Libri, guide & company

Per preparare un viaggio a Sofia suggerisco di leggere questi testi:

In particolare, la guida di Simonetta è stata utilissima per scoprire angoli suggestivi e poco noti della città. Perfettamente tascabile, semplice da consultare e ricchissima di dettagli, “Sofia e dintorni” è una delle migliori guide mai trovate. Seguendo i consigli di Simonetta bisognerebbe restare a Sofia almeno una settimana per vedere e provate tutto ciò che viene descritto.

Ma… allora Sofia è una città per tutti? Prenoto?

Devi tenere ben presente che Sofia non è come le blasonate capitali europee, anche se la capitale bulgara si mostra molto più pulita di Roma o Parigi. Probabilmente non conoscerai nessuno dei monumenti principali di Sofia, il termine baklava non ti dirà nulla, il cirillico ti sembrerà ostico, il Vitosha Boulevard ti sembrerà una strada di periferia anziché il viale più elegante della città.

Ma aspetta un attimo e fermati: prova a guardare il mondo con occhi diversi. A Sofia c’è parecchio grigio in giro, ma ci sono anche tanti parchi verdi e fiori nelle fioriere prontissimi a sbocciare. C’è la statua con la Sofia divina, la saggezza, che tende una corona d’alloro e sul braccio ha posata una civetta. C’è una moschea piccola ma bellissima. Ci sono i negozi che profumano di rosa e nelle chiese ortodosse aleggiano gli aromi di cera e incenso. C’è un mercato coperto pieno di colori, gente, scritte incomprensibili a chi conosce solo i caratteri latini. Ci sono i monumenti sovietici e i caseggiati tutti uguali. Ci sono delle sorgenti termali pubbliche e gratuite, e l’acqua è calda, e buona.

Vetrate della Cattedrale Ortodossa Aleksandr Nevskij (foto: Claudia)

Ci sono edifici che ammaliano, come il Teatro Ivan Vazov o la Cattedrale Aleksandr Nevskij. Ci sono edifici in rovina, con i cavi elettrici a vista, gli intonaci scrostati e le tende fruste. C’è un silenzio rotto dal trillo del tram che arriva, c’è il suono cupo del gong nelle stazioni della metro, sovietico e piuttosto minaccioso (“Stai per perdere il treno, sveglia”).

C’era, quando ci sono stata io, il rumore della neve che picchettava sulla tela del mio ombrello e lo scricchiolio sotto i miei pesanti scarponi. Sofia ha un’anima e sta a te decidere se scoprirla aprendo i tuoi sensi e il tuo cuore. Fossi in te, sì, prenoterei. Dai una possibilità a questa originale capitale europea.

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(© Riproduzione riservata)

Miroslav Penkov | A est dell’Occidente

Ho trovato le lettere che ha scritto a mia moglie molto prima che ci conoscessimo, quando lei aveva sedici anni. Una di quelle scoperte stupide, da romanzo rosa, niente a che vedere con la realtà e la vecchiaia (…) Non riesco neanche a immaginare di essere capace di scrivere lettere che una donna voglia conservare per sessant’anni. Vorrei essere stato io ad aver conosciuto Nora quant’era più vicina all’inizio della sua vita che alla fine. Perché questa è la semplice verità: siamo prossimi alla fine. E io non voglio. Io voglio vivere per sempre. Voglio rinascere nel corpo di un giovane e con la mente di un giovane, diversi dal mio corpo e dalla mia mente. Voglio vivere di nuovo, essere qualcuno che non conserva alcun ricordo di me. Voglio essere quell’uomo [dal racconto Makedonija, Miroslav Penkov, trad. A. Arduini]

Negli otto racconti che compongono la raccolta “A est dell’Occidente” dello scrittore bulgaro Miroslav Penkov (trad. Ava Arduini, Neri Pozza) i protagonisti sono giovani e vecchi bulgari alle prese con i ricordi, le speranze e gli insuccessi, sempre divisi tra due mondi: l’Est, dove sono intrappolati, e l’Ovest, che sognano ad occhi aperti.

Nel racconto “Makedonija” un uomo anziano parcheggiato in una casa di riposo scopre una serie di lettere nel portagioie della moglie Nora: si tratta di lettere scritte dall’amore giovanile di Nora, morto durante la guerra contro i turchi, nel tentativo di difendere i confini della Bulgaria. Per l’uomo, la scoperta delle lettere diventa l’occasione per pensare con nostalgia al suo passato.

In “Ad est dell’Occidentedue sfortunate coppie di amanti sono divise da un fiume e da un confine, quello serbo-bulgaro. Una storia d’amore finirà tragicamente, con un respiro quasi shakespeariano, l’altra terminerà in modo imprevedibile ma triste.

Comprando Lenin” è senza dubbio il racconto che ho preferito: un giovane bulgaro decide di lasciare la sua terra perché ha vinto una carta verde per gli Stati Uniti. Il nonno, fervente comunista devoto a Lenin benché l’Unione Sovietica sia ormai andata in mille pezzi, disapprova che il nipote decida di andare nel cuore dei “porci capitalisti“. Nel bel racconto viene sviscerato il rapporto tra nonno e nipote, condito con una bella dose di storia bulgara.

Il racconto “La lettera” indaga il rapporto tra una ragazzina bulgara, molto sveglia e lesta di mano, con Magda, la sorella gemella affetta da un ritardo mentale; qualcuno approfitterà del buon cuore di Magda e toccherà alla sorella trovare una soluzione al problema.

Una fotografia con Yuki” è un altro bel racconto: un bulgaro emigrato in America sposa una giapponese che sognava di disegnare cartoni animati. Tornano in Bulgaria per vacanza e per fare una serie di visite mediche quando si troveranno coinvolti in un drammatico incidente che avrà ripercussioni importanti soprattutto su Yuki.

In “Ladri di croci” ci sono due amici che vogliono rubare una croce d’oro nella Chiesa dei Sette Apostoli a Sofia: nella cripta dell’edificio religioso, però, faranno una scoperta veramente inquetante. Ne “Devshirmeh” un bulgaro giunto in America con la famiglia – moglie e figlia – si scontrerà con la cultura occidentale, diviso tra la voglia di diventare qualcuno in America e la voglia di non dimenticare le proprie radici.

L’orizzonte notturno” è un altro racconto che mi ha colpito molto. Ambientato all’indomani dell’avvento del comunismo in Bulgaria, il governo appena insediato costringe tutti i bulgari con origini turche a lasciare i propri nomi e a scegliersi nomi e cognomi bulgari. Kemal, la figlia di Kemal il fabbricante di cornamuse, deve affrontare questo dramma assieme alla malattia della madre e all’arresto del padre.

Nel quartier generale della milizia la coda copriva tre piani di scale. Kemal fu costretta ad aspettare accanto alla madre (…) tra le mani teneva un quaderno che le aveva dato qualcuno, un quaderno che conteneva pagine e pagine di nomi. Nomi come si deve. Bulgari. Aleksandra, Anelia, Anna, Burislava, Borjana, Vanja, Vesselina, Vjara (…) “Qualunque cosa accada là dentro” disse suo padre, “te la dovrai dimenticare” [dal racconto Makedonija, Miroslav Penkov, trad. A. Arduini]

Cattedrale di Aleksandr Nevskj, uno dei monumenti più noti di Sofia, la capitale della Bulgaria (foto: Nikolai Karaneschev, Wikipedia CC BY 3.0)

Nei racconti di Penkov, come dicevo nell’introduzione, i protagonisti vengono descritti con leggerezza e naturalezza. Sono sempre alla ricerca di loro stessi, cercano di migliorare la loro condizione, sognano l’occidente e in particolare l’America. Sono personaggi che spesso si cacciano nei guai, ma altre volte sono i guai ad arrivare da loro; alcuni racconti fanno sorridere, altri passaggi fanno riflettere.

Quando ho deciso di legggere “Ad est dell’Occidente” cercavo un libro che mi raccontasse la Bulgaria – la sua storia, i suoi contrasti – e qualcosa dei suoi abitanti: ho trovato otto racconti tragicomici, scorrevoli, decisamente ben scritti e coinvolgenti. Per questo suggerisco la raccolta “Ad est dell’Occidente” di Miroslav Penkov a chi ha voglia di scoprire l’Europa dell’Est attraverso le voci e le speranze, i dolori e le soddisfazioni dei suoi abitanti.

Titolo: Ad est dell’Occidente
L’Autore: Miroslav Penkov
Traduzione dall’inglese: Ada Arduini
Editore: Neri Pozza
Perché leggerlo: per scoprire l’Europa dell’Est attraverso le voci e le speranze, i dolori e le soddisfazioni dei suoi abitanti
Leggilo se: ti sono piaciuti i romanzi di Jonathan Safran Foer

(© Riproduzione riservata)