Enrique González Tuñón | Letti da un soldo

Sono stato amico di ladri, biscazzieri, gente miserabile. Ho conosciuto gente spregevole, donne ipocrite, puttane. La vita è amara, pesante, difficile. Adesso penso che avrei dovuto morire quando mi operarono per non so quale malanno, venti e più anni fa. Ero un bambino, e mi avrebbero portato al cimitero in una cassa bianca. Invece di trascinarmi per il mondo starei molto più in alto delle nubi, nella purissima felicità che cantano gli angeli nel cielo limpido [dal racconto I cinque, Enrique González Tuñón, trad. M. Magliani e R. Ferrazzi]

La raccolta di racconti “Letti da un soldo” di Enrique González Tuñón uscì in Argentina nel 1932 ed è stato pubblicato in italiano dalla casa editrice Arkadia editore, con la traduzione di M. Magliani e L. Marfè, secondo volume della collana Xaimaca. I racconti presenti provengono da tre diverse raccolte di González Tuñón.

Letti da un soldo” comprende cinque racconti provenienti dall’opera orginale “Cama desde un peso“, cinque storie che si possono leggere quasi come un romanzo, dove i protagonisti portano nel cuore il personale carico di dolori e dispiaceri, e si ritrovano nella squallida e lurida locanda chiamata “La pignatta misteriosa“, un luogo dove i letti per dormire costano solo un peso, un soldo.

Sei racconti brevi provenienti da “El alma de las cosas inanimadas“, dove i protagonisti sono bizzarri e molteplici: un telefono epilettico, un gliptodonte, uno smilodonte e un uomo sui pattini; infine, due racconti provenienti da “La rueda del mulino mal pintado“, che hanno come protagonsiti uomini nuovamente sull’orlo del disagio sociale.

Enrique González Tuñón, fratello del celebre poeta argentino Raúl, nacque nel periferico quartiere di Once, a Buenos Aires, e fu scrittore di romanzi, racconti e giornalista. Entrambi non furono molto apprezzati in vita e subirono parecchie critiche legate, in particolare Enrique, all’essere romanticamente anarchico e bohémien.

Aspetto l’amore con il disperato desiderio dei vent’anni. Se tardasse a venire uscirei in strada ad annunciare come un banditore la mia disgrazia perché qualche donna mi consolasse con una carezza; andrei a bussare a tutte le porte fino a quando una mano gentile e sensibile mi chiamasse e una voce mai sentita, una voce appena nata, mi dicesse, vieni (…) L’avventura della mia gioventù non è altro che una meschina e interminabile scaramuccia [dal racconto La miseria permanente, Enrique González Tuñón, trad. M. Magliani e R. Ferrazzi]

Cama desde un peso“, titolo originale della raccolta, raccoglie quindi le storie di persone disagiate, perdenti della vita, ladri, ubriaconi, disperati, prostitute, spacciatori e vagabondi, affrescando la periferia di Buenos Aires degli anni Venti e dei primissimi anni Trenta del Novecento.

Anni in cui il cambiamento sociale fu importante: le periferie vennero quasi inglobate con la città vera e propria, la quale si ritrovò ad diventare una capitale grande e cosmopolita, abitata in particolar modo da migranti giunti da ogni dove e da persone di nazionalità argentina in cerca di fortuna e ricchezza.

Perché vivono in me tanti ricordi di epoche trapassate? Occorre credere per vivere (…) Il giorno in cui non ci crederai più finirai di esistere [dal racconto Lo smilodonte scettico, Enrique González Tuñón, trad. M. Magliani e R. Ferrazzi]

Si tratta di una raccolta di racconti completa, utile per scoprire una voce della letteratura argentina pressoché sconosciuta in Italia. I racconti sono inoltre interessanti per conoscere la situazione dell’Argentina a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, con particolare riguardo verso i ceti sociali meno abbienti. I racconti proveniente dalle altre due raccolte originali offrono uno sguardo su quella che sarà una letteratura dell’assurdo e del grottesto.

“Letti da un peso” è una raccolta di racconti che consiglio a chi cerca una letteratura sudamericana di nicchia, una serie di storie scritte da autore sudamericano poco noto in Italia, una tipologia di storie che la collana Xaimaca della casa editrice Arkadia mira a proporre ai lettori italiani.

Titolo: Letti da un soldo
L’Autore: Enrique González Tuñón
Traduzione dallo spagnolo: Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi
Editore: Arkadia Editore
Perché leggerlo: perché si tratta di un autore poco noto in Italia, pubblicato per la prima volta in traduzione italiana, utile a scoprire una letteratura sudamericana più di nicchia

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Eugenio Cambaceres | Sin rumbo

Nulla al mondo lo attirava ormai, nulla gli sorrideva, nulla di nulla lo teneva legato alla vita. Né l’ambizione, né il potere, né la gloria, nulla gli importava, nulla voleva, nulla possedeva, nulla provava. Ne suo ardore, nel suo folle affanno di consumare gioie terrene, tutte le forze segrete del suo essere si era guastate come si guasta una macchina coi motori sempre accesi. Disperato, abbattuto, esausto, andava alla deriva, senza rotta, nella notte nera e gelida della vita [Sin rumbo, Eugenio Cambaceres, trad. M. Magliani e L. Marfé]

Ricchezza e agiatezza non fanno la felicità. Può apparire un cliché, ma Andrés – ricco proprietario di terreni, hacienda, mandrie e datore di lavoro di servi e braccianti – è un uomo insoddisfatto dalla vita. Da sempre in disaccordo col padre ma difeso strenuamente dalla madre, Andrés è cresciuto con la consapevolezza che con potere e denaro è possibile fare qualsiasi cosa. L’animo di Andrés, però, è inquieto e l’uomo non riesce a capire cosa davvero voglia dalla vita.

Insensibile, dilaniato, senza fede, con il cuore di pietra, l’anima inaridita, annoiato dalla conoscenza della vita, da quell’insieme di bassezze umane: provvisto di un immenso arsenale di disprezzo per il prossimo, per se stesso, che ne sarebbe stato di lui? Chi era alla fine? [Sin rumbo, Eugenio Cambaceres, trad. M. Magliani e L. Marfé]

Così Andrés approfitta di Donata, la giovane figlia di un misero bracciante; quando la ragazza confessa di essere incinta, Andrés la abbanonda per evitare problemi e responsabilità. Una volta giunto a Buenos Aires, Andrés incontra diversi personaggi dello spettacolo e diventa molto intimo con una cantante lirica; ma nemmeno l’affetto dell’amante riesce a calmarlo, a far scomparire la sua irrequietezza, perché non è neppure questa la vita che vuole condurre.

Il ritorno alla hacienda, fuggendo di nuovo dalle proprie responsabilità nei confronti dell’amante, sarà all’apparenza gioioso, ma il destino avrà in serbo per lui nuove difficoltà. Andrés, nella sua cattiveria e crudeltà verso il prossimo, ha la sensazione che il cielo ce l’abbia proprio con lui.

Dio… ma dov’era quel Dio, il Dio della misericordia e della bontà, il Dio onnipotente che guardava impassibile ingiustizie come quella? Lui… beh, lui era stato un farabutto, un miserabile, che scontasse le sue colpe, che il cielo lo punisse, era giusto! [Sin rumbo, Eugenio Cambaceres, trad. M. Magliani e L. Marfé]

Parque Nacional Nahuel Huapi, Argentina (Photo by bruno camargo on Unsplash)

Sin rumbo” di Eugenio Cambaceres (trad. M. Magliani e L. Marfè, Arkadia editore, 14.50 €) è un romanzo scritto nel 1885 e per la prima volta è stato tradotto in italiano. “Sin rumbo” – letteralmente, “Senza rotta” – è un’opera che si inserisce nella corrente letteraria del naturalismo, della quale Cambaceres fu uno dei maggiori esponenti in Argentina, facente parte della generaciòn del ochenta, tra i quali – oltre agli scrittori – sono compresi anche i politici che iniziarono a rinnovare il Paese.

Eugenio Cambaceres, figlio di un chimico francese e di un’argentina di origini inglesi, nacque e visse a Buenos Aires ma viaggiò molto in Francia, assorbendo e restando colpito dal naturalismo di Émile Zola. “Sin rumbo” ha molto di autobiografico: Cambaceres frequentò una cantante lirica, sposata, e questo generò un vero e proprio scandalo. Lo scrittore fuggì in Europa e laggiù si legò ad una cantante italiana, dalla quale ebbe una figlia. Nel romanzo, Andrés non scappa dall’Argentina, ma ha una figlia da una bracciante.

In “Sin rumbo” si ritrovano le tematiche care agli scrittori dell’epoca: il vivido e sincero affresco dell’epoca, delle proprietà terriere dei ricchi padroni, delle mandrie e dei numerosi quanto poveri e ignoranti braccianti; vi è l’ideale della colonizzazione dei vasti spazi argentini; ci si sofferma sul senso dell’immigrazione, e in “Sin rumbo” gli immigrati e indigeni lavorano nelle haciendas, ma a Buenos Aires gli immigrati – soprattutto italiani – si danno da fare anche nell’illecito.

Nel romanzo, il protagonista Andrés è un uomo giovane, tanto ricco quanto crudele, e il destino – o il cielo – si accanisce contro di lui, in particolar modo quando  Andrés è sicuro di aver trovato uno scampolo di gioia. Ma il male di vivere, la noia, l’incapacità di apprezzare ciò che ha e la sfortuna non lo abbandonano mai, e si sente sempre più solo. I sentimenti di Andrés sono ancora molto attuali, per questo “Sin rumbo” è un romanzo che può leggersi con una chiave di lettura molto moderna.

Sin rumbo” di Eugenio Cambaceres è quindi un classico che riflette sulla condizione umana dell’epoca ma è facilmente calabile anche nella nostra attualità.

Titolo: Sin rumbo
L’Autore: Eugenio Cambaceres
Traduzione dallo spagnolo e postfazione: Marino Magliani e Luigi Marfè
Editore: Arkadia editore
Perché leggerlo: perché è un classico che riflette sulla condizione umana dell’epoca ma è facilmente calabile anche nella nostra attualità

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