Prabda Yoon | Feste in lacrime

(…) è la pagina di un quaderno di seconda media. Le righe azzurre cominciano a sbiadire. C’è una frase solo nella pagina, alla terza riga dall’alto. Scrivevo bene, in nero, e a sorpresa le lettere sono ancora molto leggibili. La frase è: “Non cambierò mai”. Che cosa non volessi diventare non lo ricordo più. Non so se ho mantenuto la parola (…) Qualunque cosa mi fossi inventato, dovevo crederci tantissimo [dal racconto Penna tra parentesi, Prabda Yoon, trad. L. Fusari]

Feste in lacrime” di Prabda Yoon (trad. L. Fusari, add editore) è la prima raccolta pubblicata in Italia e costituita da  dieci racconti dello scrittore, traduttore, editore, grafico, regista e sceneggiatore thailandese. Nei racconti di Prabda Yoon si legge una Thailandia molto lontana dall’ideale di luogo turistico dallo splendido oceano cristallino.

I protagonisti dei racconti sono persone comuni, a tratti tanto anonime da non avere nemmeno un nome ad identificarli. Ci sono quattro amici che, dopo il suicidio di un’amica comune, vorrebbero ricominciare a dare le feste in lacrime; un giovane grafico che, guardando un foglio scritto a mano ai tempi delle scuole medie, si lascia andare ad una serie di ricordi. C’è un uomo che incontra una donna che scrive sempre sull’autobus, e una donna che spende tutti i suoi risparmi per portare il figlio disabile a vedere la neve in “Alasaka”.

C’è Marut che si ribella a Prabda Yoon stesso, dicendo che non ci sta a guardare il mare senza motivo. Ci sono due amanti che assistono ad un incidente tragicomico, e una scolara che viene presa in giro dai compagni. Un ragazzo spiega il suo rapporto con un uomo più anziano, che gli ha permesso di usare un nome meno formale; c’è un uomo che sta per rivelare al mondo intero un segreto incredibile.

Nei racconti, i protagonisti sono sempre in bilico tra il passato e il presente, guardandosi intietro con pesante nostalgia. Il sentimento della nostalgia è, infatti, un denominatore comune che permea i racconti. C’è anche una componente surreale, negli scritti, e alcuni personaggi sono a metà tra modernità e credenze ancestrali – ben sviluppate nella storia della vampira di Pattaya -, dove il contrasto tra le due cose rispecchia molto bene i veloci cambiamenti della società thailandese (e in generale, asiatica) al passaggio tra gli anni Novanta e i primi Duemila.

Siccome non era originaria di Pattaya, i vampiri del posto la consideravano una specie di ultima arrivata, una succhia-sangue qualunque che aveva invaso il territorio. Era un po’ una questione di snobismo e un po’ di invidia (…) A ogni modo, si era guadagnata il rispetto e persino l’adorazione di un gruppo di vampiri delle nuove generazioni [dal racconto Scomparsa di una vampira a Pattaya, Prabda Yoon, trad. L. Fusari]

Bangkok (fonte: Wikipedia CC BY-SA 4.0)

Feste in lacrime” di Prabda Yoon (trad. Luca Fusari, add editore, 18 €) è un’interessante raccolta di storie molto coinvolgenti e ben scritte che raccontano di personaggi e luoghi molto distanti dalla nostra cultura occidentale. E come sempre, è per questo motivo che voglio leggere autori e autrici appartenenti a culture diverse, per imparare e farmi un’idea sia del loro modo di scrivere – nel caso di Prabda Yoon molto occidentale – ma soprattutto di viaggiare in mondi lontani.

Titolo: Feste in lacrime
L’Autore: Prabda Yoon
Traduzione dall’inglese all’italiano: Luca Fusari
Traduzione dal thailandese all’inglese: Mui Poopoksakul
Editore: add editore
Perché leggerlo: per ascoltare voci originali e lontane dalla nostra cultura, per entrare nella società thailandese e scoprirne qualcosa in più

(© Riproduzione riservata)

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Bruno Tertrais e Delphine Papin | Atlante delle frontiere. Muri, conflitti, migrazioni

Tracciare un confine comporta sempre una doppia conseguenza: si rinchiude al suo interno ciò che consideriamo “nostro”, “noi” compresi, e si crea “l’altro” e l’alterità, togliendo a chi lo traccia la possibilità di essere tutto ciò che è in potenza. Qui nasce una domanda centrale, che i molti casi esposti e analizzati in questo Atlante delle frontiere aiutano a comprendere meglio (…): è il confine a creare la diversità o, al contrario, è quest’ultima a far nascere un confine? [dalla prefazione di Marc Aime ad Atlante delle frontiere, B. Tertrais e D. Papin, trad. M. Aime]

C’è un luogo in Europa che mi piacerebbe visitare, si trova in Lussemburgo, in prossimità del confine con la Germania e la Francia. Non è una di quelle cittadine famose per le bellezze artistiche, anche se si adagia dolcemente sul fiume Mosella; in quella cittadina, che tutti abbiamo nominato una volta nella vita, il 14 giugno 1985 i delegati di cinque Stati europei – Francia, Lussemburgo, Belgio, Olanda e Germania dell’Ovest – sottoscrissero lo storico accordo sul superamento delle barriere alle frontiere: l’Accordo di Schengen.

Oggi la politica europea riguardo ai suoi confini è ambigua. Da una parte, l’Europa vuole mostrarsi come uno spazio dove è possibile circolare liberamente; dall’altra, dopo la crisi siriana e le massicce migrazioni provenienti dall’Africa, l’Europa ha rispolverato il concetto di ‘confine’, nel 2016 ha creato la Frontex (corpi speciali di militari che presidiano le frontiere) e alcuni Stati europei hano costruito muri e recinzioni per impedire ai profughi di passare e transitare netro i propri territori.

Che cosa succede nel resto del mondo? Che cos’è un confine e cosa una frontiera? E quante frontiere esistono?

Nella lingua italiana, come in quella francese, confine e frontiera sono diventati sinonimi. In inglese, invece, border e boundary indicano delle linee di demarcazione, mentre frontier è lo spazio aperto, quello da conquistare, quello su cui si è costruita l’intera epopea del West (…) Questo Atlante ci dice che oggi esistono al mondo 323 frontiere terrestri su circa 250.000 km (dalla prefazione di Marc Aime ad Atlante delle frontiere, B. Tertrais e D. Papin, trad. M. Aime)

Possono sembrare parecchie 323 frontiere terrestri, tanto più che salgono ad oltre 750 se si aggiungono quelle marittime; oggi si cerca di evitare di tracciare o spostare le frontiere, perché la Storia insegna che può davvero essere molto pericoloso, perché “le frontiere sono cariche di storia: storia di guerre, di diplomazia, di colonialismo certamente, ma talvolta anche storia di antiche divisioni culturali“.

Il confine tra India e Pakistan è quella linea arancione che si vede dallo spazio. Si tratta di uno dei confini più presidiati e controllati al mondo (fonte: Wikipedia)

Atlante delle frontiere” di Bruno Tertrais e Delphine Papin (trad. M. Aime, add editore, 25 €) è uno splendido volume che, grazie a testi chiari e mappe infografiche colorate e puntuali, in cinque capitoli mostra uno spaccato interessante della situazione geopolitica a livello mondiale.

Esistono le frontiere ereditate, quelle di un tempo che oggi generano attriti e conflitti, come la suddivisione del Medio Oriente, i confini tra India, Pakistan e Bengala o le aree di influenza in Europa durante la Guerra Fredda.

Vi sono frontiere invisibili, che non hanno una realtà fisica. Come si traccia un confine in mare? E se ci sono laghi o fiumi come si procede? I fiumi si spostano, quindi Croazia e Serbia sentono il bisogno di ridefinire il proprio confine. Quando ci sono di mezzo giacimenti petroliferi ogni singolo metro è prezioso e per strapparlo al proprio vicino si studia di tutto. Cina e India si dividono la cima dell’Himalaya, ma entrambe la vorrebbero in esclusiva.

Le frontiere possono essere rimarcate da muri, recinti, metri di filo spinato. I confini diventano realtà fisiche, barriere, oggetti lineari che devono proteggere chi sta al di qua della linea. Se il muro di Berlino è stato smantellato, in Europa continuano ad esserci muri: a Ceuta e a Melilla, due enclavi spagnole su suolo marocchino, oppure il muro che divide la città di Nicosia, sull’isola di Cipro, a sua volta divisa in due dalla Linea Verde tracciata nel 1974. Al di fuori dell’Europa i muri sono tantissimi: noto quello che si sta costruendo tra USA e Messico, e famose e barricate tra Stato israeliano e territori palestinesi.

Il muro più basso: barriera alta 2 metri tra India e Pakistan; il muro più alto: barriera alta 9 metri tra Uzbekistan e Kirghizistan.

Per la felicità di persone come me, che adorano le curiosità, c’è un bel capitolo sulle stravaganze frontaliere: a Cuba c’è un pezzo di Stati Uniti, Guantanamo. India e Bangladesh nel 2015 si sono scambiati 162 enclave di prim’ordine, permettendo così il disenclavamento di numerose enclave, di una contro-enclave e di una contro-contro-enclave. Ma di enclave ne esistono anche tra Belgio e Olanda, tra Belgio e Germania, e ne abbiamo anche due su suolo italiano: Città del Vaticano e la Repubblica di San Marino. Il confine tra Svezia e Finlandia passa sull’isola di Märket, nel Golfo di Botnia; l’isola dei Fagiani, tra Francia e Spagna, viene amministrata dai francesi e dagli spagnoli a turno.

Il confine tra Svezia e Finlandia passa sull’isola di Märket, nel Golfo di Botnia (fonte: Wikipedia)

Nell’ultimo capitolo si parla di guerra. Confine e conflitto sono sempre andati a braccetto. I confini caldi del mondo si trovano principalmente in Medio Oriente, nell’Africa subsahariana, nel Mar Cinese (dove Cina, Filippine, Taiwan, Vietnam e Malesia cercano di mettere le grinfie su isolette lunghe nemmeno un chilometro) e lungo i confini della Russia, Ucraina, Caucaso e Crimea, soprattutto.

La gente non è fatta per vivere in situazioni di frontiera, cerca di sfuggire o di liberarsene il prima possibile. E tuttavia non fa che imbattercisi, trovarle e sentirle ovunque” ha scritto il reporter e viaggiatore Ryszard Kapuscinski. Di certo c’è che vivere nelle zone di confine, in particolar modo quelli caldi, non fa per gli uomini. Disagio, militari armati, alta tensione: chi vorrebbe vivere in un simile contesto?

Un confine ci fornisce un’identità e uno spazio conosciuto nel quale muoverci; allo stesso tempo, una frontiera non dovrebbe mai essere la tomba di un altro essere umano.

A vederle dall’alto, le frontiere non esistono perché sono solo linee su una carta geografica. Se n’era già accorto Juri Gagarin quando in orbita attorno alla Terra doveva essersi sentito davvero libero dicendo: “da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere, né confini“.

Titolo: Atlante delle frontiere
Autori: Bruno Tertrais e Delphine Papin
Traduzione dal francese: Marc Aime
Editore: add editore
Perché leggerlo: per rendersi conto di quanto un confine possa essere importante, per capire meglio il mondo che ci circonda, per avere un’idea di ciò che potrebbe accadere in futuro

(© Riproduzione riservata)

Carlos Spottorno e Guillermo Abril | La crepa

E il sogno di un’Europa unita divenne realtà. Prese il nome di Unione Europea (Ue) e si trasformò nella più grande libertà del mondo. Uno spazio sicuro. Organizzato. Solidale. Tutelato da uno stato sociale di cui essere fieri. Il grande motore economico del mondo. Un giardino rigoglioso all’interno del quale fare affari era davvero proficuo. Una casa per 500 milioni di persone che circolavano liberamente da un Paese all’altro (…) Nel 2008 una grave crisi economica scosse l’Europa (…) L’ondata di indignazione era molto più grande di quanto ci si sarebbe immaginati. Le proteste imperversavano anche al di là delle frontiere europee [La crepa, C. Spottorno e G. Abril, trad. F. Bianchi]

Fotogramma di un salvataggio al largo delle coste di Lampedusa ad opera dei militari italiani. Immagine tratta dal libro “La crepa” Carlos Spottorno e Guillermo Abril (fonte: add editore)

Nessuno di noi si rende conto di vivere la Storia, tanto siamo concentrati a vivere la nostra vita. Ci rendiamo conto di averne vissutto un pezzetto solo dopo qualche mese, o qualche anno, quando ci chiediamo dove eravamo il 3 ottobre 2013, il giorno in cui quasi 400 migranti persero la vita affogando nel Mar Mediterraneo; o dove eravamo il 2 settembre 2015, quando le autorità turche rinvenirono il corpicino senza vita di un bimbo siriano di tre anni, Alan Kurdi, sulla spiaggia di Bodrum, dopo un naufragio; o ancora dove eravamo mentre l’Ungheria chiudeva le sue frontiere impedendo ai migranti di passare, o quando la polizia greca arrivava al limite delle violazione dei diritti umani nei campi profughi di Indomeni.

Oggetti rinvenuti sulle spiagge di Lampedusa. Sono oggetti appartenuti ai migranti annegati durante le traversate. Immagine tratta dal libro “La crepa” Carlos Spottorno e Guillermo Abril (fonte: add editore)

Nessuno di noi si rende conto di vivere la Storia, per questo dovremmo sentirci in dovere di leggere e capire di più il mondo che ci circonda. “La crepa” di Carlos Spottorno e Guillermo Abril, tradotto da Francesca Bianchi per add editore (171 pagine, 28 €) è uno di quei libri che, rivelandosi ottimi strumenti, aiutano a comprendere la situazione politica che stiamo vivendo in Europa, con le sue forti tensioni e gli episodi drammatici.

Il fotografo Carlos Spottorno e il giornalista Guillermo Abril decidono di mettersi in viaggio alla scoperta di quei punti in Europa dove i confilitti e le tensioni sono all’ordine del giorno; quei punti dove l’unità europea, il sogno di quell’unione europea, così desiderato alla fine della II Guerra Mondiale, inizia a scricchiolare aprendo piccole ma profonde crepe.

Durante i viaggi nelle zone calde d’Europa, Spottorno ha scattato innumerevoli fotografie mentre Abril ha raccolto interviste, sia a migranti che alle autorità di varie nazionalità, scrivendo una marea di appunti che si sono trasformati nei brevi ma incisivi testi del libro. Le fotografie di Spottorno sono state trasformate in immagini a metà strada tra una foto classica e un bozzetto, hanno un sapore quasi antico, anche se raccontano di fatti occorsi pochi anni fa.

Il viaggio dei due reporter spagnoli inizia a Melilla, enclave spagnola in Africa, fazzoletto di terra circondato dal Marocco. Ogni giorno qui arrivano carovane di africani che cercano di passare i fili spinati, le recinzioni, le barriere per saltare in Europa.

Altri profughi cercando di entrare in Europa passando dalla Turchia, dalla Grecia o dalla Bulgaria, seguendo la rotta balcanica; anche qui l’accoglienza non è per niente calorosa, la Frontex, polizia europea che presidia i confini, quando intercetta queste persone le stipa in campi circondati da filo spinato e alte recinzioni, come fossero prigionieri. Le strutture sono così miserabili che le epidemie di tubercolosi sono all’ordine del giorno.

Frontex e migranti lungo i confini tra Serbia e Croazia. Immagine tratta dal libro “La crepa” Carlos Spottorno e Guillermo Abril (fonte: add editore)

Drammatici episodi si registrano anche più a nord, sempre lungo la rotta balcanica: i migranti che giungono dalla Serbia vengono bloccati dalle autorità ungheresi, quindi costretti a fare il giro più lungo per passare in Croazia e Slovenia. Ma questa volta la gente slovena e croata dà una mano, porta generi di prima necessità e calore, forse ricordandosi che solo una ventina d’anni fa erano loro ad aver bisogno. Piccoli sprazzi di solidarietà umana.

Spottorno e Abril giungono a Lampedusa: riescono ad imbarcarsi su una delle navi della Guardia Costiera italiana, quando ancora esisteva il progetto Mare Nostrum, volto a soccorrere i migranti sulle bagnarole provenienti dalle coste dell’Africa. I due reporter, con un permesso eccezionale, partecipano ad una pericolosa missione di soccorso.

Mar Mediterraneo, migranti in attesa del soccorso della Guardia Costiera. Immagine tratta dal libro “La crepa” Carlos Spottorno e Guillermo Abril (fonte: add editore)

(…) l’operazione Mare Nostrum è iniziata da quattro mesi e ha messo in salvo 10.000 persone. Due anni dopo saranno 10.000 in un solo giorno. Ma a quel punto Mare Nostrum non ci sarà più. Cancellata per mancanza di fondi. E l’Ue non sarà riuscita ad attivare nessun’altra missione di soccorso in questo abisso [La crepa, C. Spottorno e G. Abril, trad. F. Bianchi]

Infine, i due reporter viaggiano attraverso la cerniera Est dell’Europa, dove l’ingombrante vicino di casa Russia spinge e cerca di schiacciare quelle che un tempo furono i territori compresi nelle sue Repubbliche Socialiste Sovietiche. Repubbliche Baltiche, Ucraina e Bielorussia cercano di respingere le prepotenze della Russia. Lungo i confini tira un’aria che puzza di una nuova Guerra Fredda.

Pochi giorni fa ho letto un articolo che elencava le dieci città più xenofobe d’Europa. Ben cinque sono città italiane: Torino, Bologna, Palermo, Napoli e Roma. L’arrivo di profughi e migranti nel corso degli ultimi anni ha acuito quella latente paura del diverso, dello sconosciuto e dell’altro; in momenti drammatici come questi è facile cadere nella trappola delle vecchie ideologie che non sono mai state soppresse del tutto,  e diventa semplice mettersi contro chi ha perso tutto e non ha più nulla, colui che cerca solo di ciò che vorremmo tutti: un buon lavoro, un futuro sicuro e una casa per crescere i propri figli.

“La crepa” di Carlos Spottorno e Guillermo Abril ci apre gli occhi su questa disperazione e ci invita ad essere più compassionevoli verso gli altri; chissà se un domani dall’altro lato del filo spinato ci saremo noi o i nostri figli. Se così sarà, anche se ci auguriamo di no, il calore umano e la compassione saranno sentimenti che vorremmo percepire.

Titolo: La crepa
Gli Autori: Carlos Spottorno e Guillermo Abril
Traduzione dallo spagnolo: Francesca Bianchi
Editore: add editore
Perché leggerlo: è uno di quei libri che, rivelandosi ottimi strumenti, aiutano a comprendere la situazione politica che stiamo vivendo in Europa, con le sue forti tensioni e gli episodi drammatici.

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Tash Aw | Stranieri su un molo

Nessuno è ancora certo della geografia in questo luogo straniero e familiare; nessuno sa quanto disti Kota Baru da Singapore, o se Jakarta sia più vicina a Malacca di Penang. Bangkok è da qualche parte a nord di qui, ma a che distanza? Restano in piedi sulle banchine, cercando di capire dove andare. Stranieri, smarriti su un molo. Penso spesso a questa immagine [Stranieri su un molo, Tash Aw, trad. Martina Prosperi]

Stanieri su un molo” di Tash Aw (trad. M. Prosperi, add editore, 91 pagine, 12 €) è una via di mezzo tra riflessione, memoir e saggio sulle migrazioni. L’autore è nato a Taiwan da genitori di origini malesi, i quali, a loro volta, erano figli di genitori di origini cinesi; oggi, Aw vive a Londra, dopo aver trascorso molti anni a Kuala Lumpur, Malesia.

Il memoir saggio si apre con una scena in taxi: Aw è in Thailandia assieme ad un europeo che parla molto bene la lingua thai; eppure, il taxista, ignora l’europeo e si rivolge solo ad Aw, credendolo thailandese, mentre lo scrittore conosce solo poche parole in lingua thai.

Anche in Nepal, nella scena successiva, Tash Aw viene creduto nepalese dalla gente del posto, mentre insiste dichiarando di essere malese, anzi, cino-malese ma nato a Taiwan.

I nonni, sia materni che paterni, di Tash Aw dalle province cinesi, anni prima che Mao Zedong e i comunisti prendessero il potere al governo, erano emigrati in Malesia; stranieri su un molo, i nonni di Aw, che si erano trovati – all’epoca senza ancora conoscersi – da soli, giovanissimi, in un Paese del quale non sapevano praticamente nulla.

[Mio nonno] Lui è arrivato in Malesia da bambino con nient’altro che una camicia addosso; non capisce cosa significi avere nostalgia di casa. Mia madre prova a fargli capire come si sente mia sorella – è dura, e lei è completamente sola, le altre ragazze sono perfide. E mio nonno dice, semplicemente: “Ma noi siamo immigrati”. Come se ciò spiegasse tutto. Come se le avversità, la nostalgia, la malinconia e le vane aspirazioni fossero una componente normale della nostra esistenza [Stranieri su un molo, Tash Aw, trad. Martina Prosperi]

Tash Aw parte quindi dalla storia dei nonni, passando a qualche parentesi riguardo ai genitori (il padre è sempre stato restio a parlare di se stesso), per spiegare come mai il suo volto sia una mescolanza di caratteri asiatici che lo rendono pressoché camaleontico. In ogni stato asiatico dove si reca, può tranquillamente essere scambiato per una persona del posto; come in Giappone, quando un uomo del luogo iniziò a parlargli in giapponese e Tash Aw, per non deluderlo, annuiva con il capo.

Vogliamo che lo straniero sia uno di noi, qualcuno che possiamo capire [Stranieri su un molo, Tash Aw, trad. Martina Prosperi]

Infine, da memoir della sua famiglia, Tash Aw passa al saggio, raccontando al lettore alcuni aspetti delle culture asiatiche e molte delle sue contraddizioni, in particolare della società cinese, e infine si adopera per avviare una riflessione sui migranti e sulle migrazioni. Nella parte finale del libro c’è un’intervista esclusiva all’Autore per l’edizione italiana. Il contenuto di questa intervista verte su migrazioni, idea di appartenenza ad un’etnia precisa, razzismo e populismo dilagante (lo straniero alle persone fa ‘paura’ in quanto ‘diverso’) e analisi del tessuto sociale italiano ed europeo.

L’Autore spiega che la somiglianza è rassicurante. Facciamo un gioco: se in una sala d’aspetto, oltre noi, ci sono due donne, un’italiana e una rumena, a chi affidiamo la custodia della borsa o della valigia se dobbiamo allontanarci per un attimo? La sensazione che una persona appartenga al nostro Paese, abbia la nostra cittadinanza, segua la nostra religione, è più rassicurante di una straniera che, certamente, avrà usi e costumi diversi dai nostri. Eppure, perdiamo molto se non ci confrontiamo e impariamo da chi, appunto, è ‘diverso’ da noi.

La somiglianza è molto più rassicurante della differenza. Quindi quando assomigli anche solo vagamente a tutti gli altri, è molto semplice per le persone credere che tu sia uno di loro. Nel clima politico di oggi, le differenze sono accentuate e ci vuole di più per stabilire quel senso di somiglianza, ma succede ancora. Vorrei aggiungere però che le persone non affermano che tu sia uno di loro, se i tentativi di assimilarti non funzionano, a quel punto sei sempre incasellato come l’Altro [dall’intervista a Tash Aw condotta dalla redazione di add editore]

Titolo: Stranieri su un molo
L’Autore: Tash Aw
Traduzione dall’inglese: Martina Prosperi
Editore: add editore
Perché leggerlo: per riflettere sulle luci e sulle ombre delle società asiatiche di oggi, per immaginarsi stranieri per un attimo, persi su un molo, circondati da estranei

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Librinpillole: le letture di luglio

Librinpillole è la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

Il giro del mondo attraverso i libri_luglio

Le letture di luglio!

Il mese di luglio, nonostante i suoi trentun giorni, è trascorso in fretta. Complice il bel tempo ho avuto modo di ritornare in pista con la mountain bike e sono riuscita a portare a termine l’obiettivo che mi ero prefissata: quello di non comprare più libri almeno per un mese. E’ infatti dal 24 giugno che non acquisto più nuovi libri.

Ora con agosto diventerà difficile mantenere il proposito, perché tra qualche giorno andrò alla Fiera del Libro di Fenestrelle (TO) e so già che i ghiotti sconti mi tenteranno parecchio.

Le letture di luglio mi hanno portato parecchie sorprese e sono più che soddisfatta; ho iniziato a leggere le bellissime graphic novel di Bao Pubblishing, e questo mese ne ho lette ben due. E non ho nessuna intenzione di smettere di leggerle, anzi, credo che prima o poi utilizzerò il buono che mi hanno regalato proprio per acquistare nuovi fumetti Bao.

Passando alle mie letture, sei libri e due graphic novel, ecco cos’ho letto:

Da quassù la Terra è bellissima di Toni Bruno (Bao Pubblishing): la graphic novel di Toni Bruno è composta da poco più di duecento pagine di bellissime tavole, con disegni dall’inquadratura prettamente cinematografica e atmosfere ben ricostruite, tanto da dare la sensazione al lettore di essere davvero tornato indietro nel tempo, catapultato in una storia originale ma non così inverosimile.

Come ti scopro l’America di Emanuela Crosetti (Exorma edizioni): io ho adorato questo libro, in ogni sua singola parola e lo consiglio a chi ama l’America più vera, quella lontana dalle scintillanti luci di New York; gli spazi fatti solo di cielo infinito; i viaggi on the road, pieni di imprevisti e di emozione; le curiosità legate alla storia americana e per chi a volte prova la seducente nostalgia per luoghi che non ha mai vissuto.

Sul mare. Racconti di sole e di vento di Autori Vari (Lindau): è una bella e suggestiva raccolta di racconti che include classici contemporanei; consigliato a chi ama il mare in ogni sua forma, anche quando è burrascoso, a chi vuole sognare ad occhi aperti i ricordi che ha vissuto e custodisce con gelosia.

Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati di Davide Bacchilega (Las Vegas Edizioni): è uno dei gialli più coinvolgenti e incalzanti che ho letto negli ultimi tempi. Procuratevelo se amate il genere giallo e se siete affascinati all’idea di una Romagna nebbiosa, umida e fredda, senza gente abbronzata in spiaggia e discoteche aperte tutta la notte, ma piena di crimini e criminali.

Freezer di Veronica “Veci” Carratello (Bao Publishing): è una graphic novel che racconta la storia di una famiglia assolutamente fuori dal comune e l’avventura che si intraprende nel diventare adulti; una vicenda divertente e coinvolgente, disegnata in modo impeccabile e simpatico.

Il tramonto birmano. La mia vita da principessa shan di Inge Sargent (add editore): è un ottimo romanzo per avvicinarsi alla cultura birmana e shan, per scoprire la storia di un popolo oppresso da un regime autoritario, che non ha mai perso la speranza di un futuro migliore.

Scende la notte tropicale di Manuel Puig (Sellerio): è un libro bellissimo permeato di nostalgia, quella nostalgia di eventi sia belli che brutti che hanno caratterizzato le nostre vite. E’ una storia, all’apparenza semplice, di due anziane sorelle argentine, è la dolcezza di una notte calda e tropicale, di un tramonto in riva al mare.

Le cose che restano di Jenny Offill (NN Editore): per chi ama le notti stellate che mettono nostalgia, per chi crede nelle storie anche se sono un po’ inverosimili; chi ama le scienze perché hanno (quasi) una risposta per tutto, e chi ama i romanzi con i protagonisti così perfetti da sembrare veri.

Il mese di agosto lo trascorrerò quasi tutto in Piemonte, perché per le vacanze estive partitò a fine mese. Agosto è un mese che amo e odio allo stesso tempo: rallentare il ritmo è giusto, però dove vivo io è proprio una moria… vedere negozi e attività chiuse un po’ di tristezza me la mette, ecco.

Per fortuna ho i libri, la mountain bike e i miei sogni: mi nutro soprattutto di questi ultimi, mentre attendo che agosto lasci il posto a settembre, il mio mese preferito; andrò in vacanza, perché io il mare a settembre lo adoro; si ritornerà alla normalità, usciranno libri che attendo con trepidazione e inizierò a sognare il mio prossimo viaggio che – senza anticipare nulla per scaramanzia – mi porterà in un luogo (o forse due!) che desidero visitare da sempre!

E voi, avete partecipato a qualche evento letterario, fiera del libro o presentazione questo mese? Quali libri avete letto a luglio e quali vi porterete in vacanza? Quali mi consigliate?

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

(© Riproduzione riservata)