Ahmet Ümit | Kavim. La vendetta del santo

Se solo non mi fossi mai trovato in situazioni simili, se solo potessi credere che nel mondo ci sia un qualcosa, anche se illusorio, a cui dare il nome di Giustizia! Non ci credo. Perché nessuna forza e neppure nessuna legge può tenere lontano dal male questa strana creatura che chiamiamo uomo. Mentre pensavo a queste cose, si aprì la porta. Dalla fessura, prima si intravide la monotona luce fluorescente delle lampade, poi il bel viso di Zeynep.
“Commissario, c’è un’emergenza.” Mi fissò seriamente con i suoi occhi neri e le sopracciglia marcate.
“Qual è il problema?” le chiesi.
“A Elmadağ c’è stato un omicidio… un fatto strano”.
(…) “Veniamo,” dissi.
Kavim. La vendetta del santo, Ahmet Ümit

Kavim. La vendetta del santo” di Ahmet Ümit, tradotto dal turco da Lia Lodovici Kars per Casa Editrice Altano, è il secondo romanzo che leggo che vede protagonista il Commissario Nevzat e suoi assistenti, sebbene questo sia stato scritto quattro anni prima di “Perché Istanbul ricordi“.

In questo romanzo, pubblicato in Turchia nel 2006, troviamo Nevzat, Zeynep e Ali alle prese con un omicidio decisamente cruento che si è consumato nella casa di un grande esperto di Cristianesimo. A Nevzat tocca vedere una raccapricciante scena: la vittima è stata pugnalata a morte con un’arma a forma di croce, fabbricata proprio per questo scopo, e accanto al cadavere trovano una Bibbia, con alcune frasi sottolineate con il sangue della vittima stessa.

Da questo incipit forte, prende il via una lunga e ingarbugliata indagine che vede protagonisti personaggi particolari, alcuni vicini alla mafia turca, altri alle religioni (cristiana o musulmana), altri ancora ai terroristi del PKK. Man mano che Nevzat scava tra i meandri nebulosi delle vicende, attraverso tutta una serie di colpi di scena, la narrazione corre tra Istanbul e le regioni orientali della Turchia, nei dintorni di Mardin, dove agivano i terroristi del PKK.

Ed è proprio nel passato che Nevzat, Zeynep e Ali devo cercare la soluzione, la quale non è troppo distante dai loro occhi.

I battelli che attraversano il Bosforo (foto: Claudia)

Kavim. La vendetta del santo” è un romanzo molto diverso rispetto a “Perché Istanbul ricordi” e si intuisce che sia stato scritto prima di quest’ultimo; l’argomento che regge il romanzo “Kavim. La vendetta del santo” è la storia del Cristianesimo, che è il pretesto per attuare una sanguinosa vendetta. La storia del Cristianesimo, data l’importanza nella storia, viene descritta e raccontata con notevole dovizia di particolari, con tantissime informazioni e curiosità; proprio a questo proposito, da cristiana ho trovato un po’ prolissa questa parte perché conosciuta, sebbene mi renda conto che per il pubblico turco, di religione non cristiana, queste informazioni dovevano essere fornite per meglio comprendere il senso del romanzo.

Come nell’altro romanzo di Ahmet Ümit che ho letto, anche in “Kavim. La vendetta del santo” ci sono numerosissimi colpi di scena, che si susseguono a ritmo serrato soprattutto dalla metà in avanti; grazie ai colpi di scena, il romanzo mi ha coinvolta maggiormente, fino ad arrivare al colpo di scena finale, che ammetto non mi aspettavo, giacché la soluzione del caso affonda le radici nel passato e in una terra ben lontana da Istanbul, dove molti crimini erano stati commessi negli anni in cui i terroristi operavano quotidianamente.

La scrittura di Ahmet Ümit (e la sua traduzione) si confermano coinvolgenti e scorrevoli, salvo appunto le parti relative alle disquisizioni religiose, che ripeto sono state scritte per agevolare il pubblico non cristiano nella lettura.

Complessivamente ho apprezzato questo libro e spero che in lingua italiana vengano tradotti altri romanzi di Ahmet Ümit, per ritrovare le atmosfere sotterranee di una Istanbul dalla doppia faccia, buona e cattiva, nuovamente protagonista perché grande fonte di ispirazione per tutti.

Titolo: Kavim. La vendetta del santo
L’Autore: Ahmet Ümit
Traduzione dal turco: Lia Lodovici Kars
Editore: Casa Editrice Altano
Perché leggerlo: per amare ancora una volta Istanbul, la cultura turca e godersi un giallo brillante e ricco di colpi di scena

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