Espérance Hakuzwimana | Tutta intera

Sara ne sai qualcosa? Hai tolto tu il biglietto con la poesia?
Pa’ non ha dubbi, e ha ragione. La mascella contratta, le spalle curve. L’insofferenza che tira fuori arriva da lontano, non c’entra niente con me. Con la punta del piede gioco con il terriccio, ma è un gioco stupido perché la terra è quella fredda di novembre.
Ci spieghi perché ti comporti come fossi un’altra?
Io sono un’altra.
Saranostra, dice mamma, e la voce è un soffio di vento stanchissimo
Di sicuro non sono vostra!

Quando ha sette anni, Sara – Saranostra – approfitta di un momento di distrazione della madre per rubare dal bagno una bottiglia di candeggina; la sua idea è quella di versarsela addosso per diventare bianca, per assomigliare di più ai suoi compagni di scuola e ai suoi genitori.

Inizia con questo flashback molto forte, il romanzo “Tutta intera” di Espérance Hakuzwimana, pubblicato da Einaudi editore.

Sara Righetti, protagonista del romanzo, vive nella parte “bene” della Città, il quartiere Bellafonte, sin da quando è stata adottata dai coniugi Righetti all’età di due mesi; la famiglia Righetti è benestante: la mamma è la cuoca dell’asilo, amatissima da tutti i bambini e le bambine per via dei gustosi piatti che prepara, mentre il papà è lo stimato professore di letteratura del più prestigioso liceo della Città. Lo zio Roberto, invece, è legato all'”oro rosa” di Bellafonte, le coltivazioni di pesche, le piantagioni dove lavorano – talvolta in nero e senza grandi compensi – gli immigrati che provengono dal quartiere Basilici.

La sua famiglia è composta da genitori, zii e cugini che la chiamano Saranostra, un nome che suona quasi come una preghiera storpiata; Sara ha molti amici, tutti bianchi, attorno a lei e un fidanzato, M., che dice di amarla.

Sembrerebbe, a prima vista, che a Sara non manchi nulla. In effetti, se si pensa ai beni materiali, è così: alla bambina prima e ragazza poi, non sono certo mancati denaro e affetti; eppure, c’è qualcos’altro in Sara che preme per venire fuori: la risposta alla domanda “chi ero prima, chi sono adesso”.

Sara è alla ricerca di se stessa, tenta di capire qual è la sua identità. Se da piccola voleva sbiancarsi con la candeggina e scoppiava a piangere ogni volta che il compagno di scuola – anche lui adottato – sputava cattiverie contro di lei (“lo sai quanto sei costata?“), da giovane adulta è il lavoro proposto da Don Paolo che le dà una vera e propria scossa elettrica.

Dopo aver lasciato la facoltà di Lettere e dopo aver lavorato brevemente e senza successo nell’ambito della ristorazione (quasi a imitare i due lavori dei genitori adottivi), Sara accetta l’incarico di insegnante di potenziamento della lingua italiana per ragazzi e ragazze che provengono da diverse parti del mondo e che abitano nel disastrato quartiere di Basilici, al di là del fiume Sele.

Questi sono ragazzi e ragazze che vivono quotidianamente ogni sorta di difficoltà, da quelle economiche a quelle burocratiche. Traducono le bollette e le lettere per i genitori; subiscono il controllo dei documenti ogni volta che un poliziotto passa loro accanto; perdono il lavoro per un nonnulla; vengono sfruttati come i loro genitori; imparano presto ad essere responsabili e sanno perfettamente che non vengono accettati come cittadini italiani dalla società.

Il confronto con questi ragazzi e ragazze è appunto la scintilla che scatta e che le apre gli occhi. Sara non appartiene a Bellafonte, non è una di loro; Sara non appartiene a Basilici, non è una di loro. L’identità di Sara è costituita da innumerevoli frammenti, schegge ognuna diversa dall’altra, che non sono in grado – ancora – di formare un’identità tutta intera.

Grazie agli amici e ai ragazzi e ragazze del corso di potenziamento di italiano, Sara acquista pian piano sicurezza, sente accendersi dentro un fuoco che divampa e prende a costruirsi, faticosamente, un’identità sua, la vera se stessa, non la ragazza che altri vogliono che sia.

Allo stesso tempo, mentre Sara lotta per definirsi, incomincia a vedere sempre più frequenti gli episodi di razzismo contro i ragazzi e le ragazze del suo corso di italiano; le retate a Basilici, i controlli documenti, la scomparsa di una ragazza, le discriminazioni che i ragazzi le raccontano di subire.

La diga crolla. Non si può restare indifferenti alle discriminazioni e alla violenza. Non ci si può sentire chi vogliono gli altri, occorre autodeterminare la propria identità. E’ tempo di agire. E’ tempo di mettere insieme tutti i propri pezzi.

Dentro ho il fuoco che divampa. Vorrei non fosse così ma col tempo l’ho allenato. Ho compreso che si attivia ogni volta che qualcuno mi tratta per quella che non sono. Una battuta sugli schiavi americani alla Trinity e tutti che si voltano verso di me prima di ridere come a chiedermi il permesso, l’assistente di letteratura che mi guarda la scollatura e quando me ne accorgo dice Scusa ma sghignazza; zio Robi che dice Ho lavorato come un negro e poi mi chiede Che fai, mica ti offendi? anche se non avevo detto niente; un vecchio che mi fa gesti come il figlio di Faenza quella volta che non avevo capito ma adesso sono grande abbastanza e comprendo.
Allora ce lo dici che succede?
Succede che i peschi mi fanno schifo.

Tutta intera” di Espérance Hakuzwimana è un romanzo che ho apprezzato tantissimo per la forza, l’intensità e la durezza con cui è scritto.

La scrittura è fluida, ricca di salti temporali che aiutano chi legge a comprendere come la piccola Sara è diventata la giovane adulta che è oggi: sin da quando era molto piccola, Sara sia stata bersagliata da episodi di discriminazione e razzismo, anche se all’epoca era una bambina che molti significati non li percepiva.

Sullo sfondo della Città divisa tra il quartiere bene, Bellafonte, e il ghetto degli immigrati, Basilici, Sara Righetti si confronta con le storie dei ragazzi e le ragazze di Basilici e con le loro osservazioni talvolta forti; l’inizialmente timida e insicura Sara Righetti incomincia la ricerca della propria identità, tutta intera.

Una lettura davvero bella che aiuta a riflettere e a mettere in discussione la società nella quale viviamo la nostra quotidianità.

Titolo: Tutta intera
L’Autrice: Espérance Hakuzwimana
Editore: Einaudi
Perché leggerlo: perché è un ottimo romanzo d’esordio, di una notevole maturità, capace di aiutarci a riflettere e a mettere in discussione la società nella quale viviamo la nostra quotidianità.

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