Sietze Norder | Il mondo in miniatura. La vita sulla Terra raccontata attraverso le isole

Cercando di scoprire come impostare i rapporti tra esseri umani e natura in modo sostenibile, si possono considerare le isole come microcosmi, versioni in miniatura del nostro mondo. Sulle isole più piccole i rapporti uomo-natura sono più univoci, più facili da comprendere e da influenzare che sulle isole maggiori o nei continenti; le conseguenze di un approccio non sostenibile alla natura sono più visibili (…) Questo libro è il diario del mio viaggio alla scoperta dell’affascinante mondo delle isole.

Il mondo in miniatura, Sietze Norder, trad. M. Cavallo

Il mondo in miniatura. La vita sulla Terra raccontata attraverso le isole” di Sietze Norder, tradotto da Marco Cavallo per add editore, è un libro scorrevole e intrigante da leggere, un testo alla portata di tutti, decisamente appassionante. Sietze Norder è un biogeografo olandese, uno studioso che si occupa di interazioni tra uomo-ambiente, studiando come geografia, biologia, ecologia e climatologia abbiano modellato il mondo in cui viviamo.

Una delle grandi passioni di Norder sono le isole, in particolare la biogeografia insulare. Perché proprio le isole? Esse sono dei piccoli laboratori ecologici, dove si possono studiare con dettaglio le reti ecologiche che si sviluppano tra organismi viventi (animali e uomo). Nelle isole molti caratteri ecologici sono spinti all’estremo e il loro delicatissimo equilibrio può essere usato come modello per sistemi ecologici più grandi.

Norder suddivide il libro in tre parti, che ben si legano tra loro. Nella prima, Norder illustra la diversità culturale e biologica delle isole, nonché racconta con trasporto la storia della biogeografia, materia affascinante che, applicata alle isole, ha aiutato gli scienziati a capire come la vita si è diffusa sulla Terra in un tempo molto antico.

Nella seconda parte, lo scienziato olandese racconta come i primi uomini (H. erectus e H. sapiens) hanno colonizzato isole e isolette molto lontane dalla terraferma, trasformando in modo irreversibile l’ecosistema delle stesse. Con l’avanzare del tempo, gli uomini diventano sempre più abili navigatori e sempre più capaci di modificare (o devastare) i luoghi ove mettono piede; interessante è la parte del libro che racconta i retroscena, spesso drammatici, delle grandi scoperte geografiche del Quattro-Cinquecento, ne viene fuori un ritratto di Cristoforo Colombo tutt’altro che positivo.

Nella terza e ultima parte, vengono descritti i rapporti tra esseri umani, natura e isole, con una riflessione sulla biodiversità che oggi sta vivendo una forte crisi a livello globale.

Le isole sono affascinanti perché le forme di vita che riescono in qualche modo a raggiungerle, avviano un’evoluzione tutta loro, particolare, sganciata dalle specie che restano sul continente.

Sulle isole, le specie grandi tendono a diventare piccole, per via della scarsità di cibo e per muoversi più agevolmente, così sono stati trovati fossili di ippopotami in miniatura a Cipro e a Malta, nonché elefantini nani in Sicilia.

Le specie piccole, al contrario, tendono a diventare grandi perché mancano i loro predatori, hanno a diposizione nuove nicchie ecologiche da colonizzare e hanno grande disponibilità di cibo e risorse; un esempio sono i roditori giganti ritrovati nei sedimenti miocenici del Gargano (sì, il Gargano prima di congiungersi alla terraferma fu un’isola).

Un’altra curiosità biologica delle popolazioni insulari è che gli uccelli smettono di volare. Perché? Semplice: il volo è un’attività energeticamente dispendiosa e chi glielo fa fare se non ci sono predatori nei dintorni? Tra i principali predatori degli uccelli ci sono i serpenti mangiatori di uova e di pulli, ma sulle isole generalmente non ci sono (a meno che non vi siano stati portati o che le isole siano vicinissime al continente e che un tempo fossero congiunte, come le isole della Croazia).

Infine, le specie che raggiungono le isole sono altamente selezionate perché tutto dipende dalla distanza tra isole e continente. Più vicina è l’isola, più sarà semplice colonizzarla, ma non per tutti: gli urodeli e gli anuri non colonizzano da soli le isole, non possono nuotare nell’acqua salata per lunghi tratti, rischierebbero di morire.

Per comprendere meglio il nostro posto nell’ecosistema bisogna tornare indietro nel tempo e vedere cosa è accaduto prima della comparsa dell’uomo. Se vogliamo capire perché la vita su un’isola è come la vediamo, dobbiamo rimuovere le stratificazioni della sua storia.

Il mondo in miniatura, Sietze Norder, trad. M. Cavallo

Isole tropicali (photo by Sam Deng on Unsplash)

Nel libro di Sietze Norder è contenuto un vero e proprio mondo, che si scopre pagina dopo pagina. Si intrecciano storie di uomini e animali, scoperte e drammi, si riflette soprattutto sulla fragilità dell’ecosistema e ci si interroga sul che cosa si può fare nel proprio piccolo.

Con l’incedere della lettura, grazie ai modelli della biogeografia forniti, il lettore capisce quanto siano delicati gli equilibri dei contesti insulari: se salta un piccolo pezzo, salta tutto.

Non è difficile intuire quante sfide i futuri abitanti della Terra dovranno affrontare. Si parla molto di crisi climatica globale e di emissioni di anidride carbonica, ma la perdita di biodiversità è altrettanto pericolosa per la futura sopravvivenza dell’uomo stesso. Sulle isole la perdita di biodiversità ha un impatto devastante, perché se è vero che ogni organismo è dipendente da altri organismi (ecosistema), se un organismo scompare, animale o vegetale che sia, il delicato e sottile meccanismo si modifica e si innesca un pericoloso effetto domino.

Le estinzioni di animali e piante talvolta passano sotto silenzio, spesso nemmeno gli scienziati sono a conoscenza dell’estinzione di un dato organismo, perché non hanno avuto occasione o tempo di studiarlo. Nel corso della storia della vita sulla Terra si sono estinte innumerevoli specie: molte per cause naturali o indipendenti dall’uomo (durante la grande estinzione di massa al passaggio tra Permiano e Triassico, circa 250 milioni di anni fa, il 95% delle specie viventi scomparve dalla faccia della Terra), altre per mano dell’uomo direttamente o indirettamente (come alcuni rappresentanti della megafauna del Pleistocene, il dodo delle isole Mauritius o il moa della Nuova Zelanda).

Ma se estinzioni e modificazioni del clima sono sempre avvenute sulla Terra, perché preoccuparci? La risposta è semplicissima: perché se l’ambiente si modifica, gli esseri viventi hanno solamente tre scelte. La prima è adattarsi, e non ci si potrà adattare a climi roventi e ambienti troppo ostili. La seconda è migrare, peccato che non si sia una Terra di scorta. La terza, più drammatica, è l’estinzione.

Senza un pianeta di scorta, dobbiamo ricordarci che la Terra è un grande arcipelago, dove uomini, animali e ambienti sono collegati. Dovremmo averne cura, per il bene nostro e di chi verrà dopo di noi.

Isole Mauritius (photo by Xavier Coiffic on Unsplash)

Titolo: Il mondo in miniatura. La vita sulla Terra raccontata attraverso le isole
L’Autore: Sietze Norder
Traduzione dall’olandese: Marco Cavallo
Editore: add editore
Ambientazione: isole del mondo

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