Hamid Ismailov | La fiaba nucleare dell’uomo bambino

Eržan era nato nella stazioncina di transito di Kara-Šagan, lungo la rete ferroviaria di Kazakhstan Temir Žoly, nella famiglia di nonno Daulet, un guardalinee della ferrovia, uno di quelli che percuotevano con il loro martello di ferro delle rotaie e le ganasce dei freni durante le notti e che, di giorno, dopo aver ricevuto al telefono un comunicato di preavviso, deviavano gli scambi per fare attendere un vecchio treno merci stanco lungo il binario, finché un espresso o un treno passeggeri speciale, come il nostro, non fossero sfrecciati via dalla stanzioncina come un turbine.

La fiaba nucleare dell’uomo bambino, Hamid Ismailov, trad. N. Cigognini

La fiaba nucleare dell’uomo bambino” è un romanzo breve scritto dall’Autore uzbeko Hamid Ismailov, tradotto da Nadia Cigognini per Utopia editore, narrato da un uomo adulto a bordo di un treno che attraversa l’immensa steppa kazaka.

Sui treni si osserva un’umanità molto variegata: anziane donne che salgono per vendere cibo o altri oggetti; donne con bambini molto piccoli, pronti ad affrontare lunghi e faticosi viaggi; uomini che si spostano e approfittano di ogni fermata per fumare una veloce sigaretta. E l’uomo bambino, Eržan, che sale sul treno per vendere ai passeggeri del kumys.

Il narratore lo scambia per un bambino, dati il volto giovanile e la bassa statura; ma l’uomo bambino si infastidisce e sottolinea che non è più un bambino. Il narratore ne è incuriosito e chiede al buffo personaggio di raccontare la sua storia. Il viaggio in treno è lungo, la steppa è affascinante, ma il tempo scorre a fatica e una storia è esattamente ciò che serve.

I viaggi nella steppa, anche in treno, sono lunghi e monotoni al punto che conversare risulta l’unico modo per ammazzare il tempo. Il racconto di Eržan sulla sua vita era come quel nostro viaggio senza svolte, senza cambiamenti di rotta, o ritorni.

La fiaba nucleare dell’uomo bambino, Hamid Ismailov, trad. N. Cigognini

Steppa kazaka (photo by Charlotte Venema on Unsplash)

Ecco che Eržan incomincia a raccontare la storia della sua bizzarra famiglia. Nato da una mamma diventata muta all’indomani del suo concepimento, Eržan ha sempre vissuto ridosso una stanzioncina persa in mezzo alla steppa, con il nonno casellante e la nonna infaticabile lavoratrice. Accanto a loro, la famiglia dei vicini di casa, quella della piccola Ajsulu, amica di Eržan.

Eržan è bambino negli anni in cui i sovietici conducono gli esperimenti nucleari nella steppa, disinteressandosi del fatto che sia presente qualche sparuto villaggio, abitato da persone con cuori preoccupati e sogni da realizzare.

Non di rado si odono i boati delle esplosioni: tremano i vetri delle traballanti abitazioni; acqua, terra e aria si inquinano di invisibili veleni. Le famiglie di Eržan e Ajsulu sono amiche: le rispettive nonne tribolano insieme per tenere in ordine la casa e cucinare i pasti, mentre alla stazione assieme lavorano nonno Daulet e Šaken, figlio della vicina di casa e papà di Ajsulu.

Inizia la scuola, i due bambini prendono a frequentare le lezioni e Eržan anche quelle di musica, da un musicista bulgaro costretto a fare l’operaio. Intervallato dai boati delle esplosioni e dal passaggio dei rari treni, la vita va avanti, lenta come un ammasso di ferraglia che attraversa il vuoto polveroso degli ampi spazi dell’Asia Centrale.

Poi, tutto inizia a precipitare: Eržan smette di crescere, una serie di disgrazie colpisce le due famiglie, mentre gli esperimenti nucleari sovietici continuano.

No, non avevo neppure provato a immaginare la fine di questa storia. Sarebbe stato troppo spaventoso per quella notte serena nella steppa, con il rullare del treno e il mio cuore che batteva accordandosi al suo ritmo (…) E attribuendo le mie paure all’aria viziata dello scompartimento, mi alzai per aprire la porta. Dal corridoio soffiava un’aria fresca. Decisi di aspettare che lo scompartimento si fosse ben areato prima di coricarmi. La locomotiva correva incessante attraverso la steppa notturna.

La fiaba nucleare dell’uomo bambino, Hamid Ismailov, trad. N. Cigognini

Steppa kazaka (Foto di Анатолий Стафичук da Pixabay)

Delicato e poetico, ma allo stesso tempo spietato, “La fiaba nucleare dell’uomo bambino” è un romanzo che apre uno spaccato sulla dura vita nella sconfinata steppa, all’epoca degli esperimenti nucleari sovietici nelle lande del Kazakistan.

Narrato come una fiaba, con le stupende descrizioni dei paesaggi, è in realtà un romanzo forte di denuncia sociale, che consiglio di leggere soprattutto a chi è incuriosito dall’antropologia di quest’angolo di mondo.

A causa delle radiazioni, ancora oggi le popolazioni che abitano o hanno abitato quelle zone patiscono dei postumi delle esplosioni. In particolare, si continua a registrate un’elevato numero di tumori e di disfunzioni della tiroide. Si pensa che il fallout nucleare di questi esperimenti abbia coinvolto direttamente circa duecentomila persone che vivevano ridosso al poligono di Semipalatinsk, ma potrebbero essere molte di più.

Titolo: La fiaba nucleare dell’uomo bambino
L’Autore: Hamid Ismailov
Traduzione dal russo: Nadia Cigognini
Editore: Utopia editore

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Se ti incuriosisce l’Asia Centrale, leggi i romanzi di Tschingis Aitmatov

Se vuoi approfondire il dramma degli esperimenti nucleari nel poligono di Semipalatinsk, ascolta il podcast “Il dramma dell’atomica in Kazakistan” di Milena Gabanelli

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