Usama Al Shahmani | In terra straniera gli alberi parlano arabo

Fu una bella sensazione, sentire l’arabo nel bosco. Dunque la natura non era affatto muta, bastava rivolgerle la parola e stare ad ascoltarla. E gli alberi in terra straniera parlavano addirittura arabo, mi dissi, e aprii le braccia. Inspirai il profumo degli alberi, osservai i rami e le gemme e avvertii che il bosco mi accoglieva. Ebbi la sensazione di conoscere i sentieri, non seguii i cartelli indicatori – e mi smarrii.

In terra straniera gli alberi parlano arabo, Usama Al Shahmani, trad. S. Bianconi

Usama Al Shahmani scrive “In terra straniera gli alberi parlano arabo“, tradotto dal tedesco da Sandro Bianconi per marcos y marcos editore, per raccontare quali sono le sensazioni che vivono gli uomini sradicati dalle loro terre.

All’inizio del 2001, Usama lascia l’Iraq – sua terra natale – per approdare in Europa, in Svizzera. Da principio alloggia presso un centro di accoglienza per richiedenti asilo: Usama è frastornato dalla cultura, dal clima, dal modo di vivere e ovviamente dalla lingua nuova che deve imparare. L’Occidente non è come se lo era immaginato quando era in Iraq.

Le persone che man mano incontra e conosce sono buone, talvolta pronte a tendere una mano e aiutarlo, ma per vivere in Svizzera occorre molta energia. Al centro fa amicizia con Bilal, un altro iracheno come lui, il quale ha una zia che vive in Svizzera già da diversi anni; è proprio la zia di Bilal a suggerire a Usama di camminare nei boschi, abbondanti in terra elvetica.

Da studenti frequentavamo un caffè nei pressi dell’università e parlavamo di poesia e letteratura del dopoguerra in Occidente. La nostra percezione dell’Occidente non era affatto realistica. Pensavamo che gli anni dopo la Guerra fredda avessero portato rilancio e democrazia, e che non ci fosse più spazio per la disperazione. Personalmente non avrei mai pensato che nei paesi occidentali fosse necessaria un’energia doppia per tenere il passo. Ma non avevo nessuna idea del tempo, della lingua, della cultura e della vita in genere nei paesi occidentali. Ora mi rendevo conto che mi aspettava un’esistenza difficile.

In terra straniera gli alberi parlano arabo, Usama Al Shahmani, trad. S. Bianconi

Usama è perplesso perché in Iraq nessuno si addentra nelle foreste, luoghi carichi di magia e suggestione: ancora egli ricorda le storie che la nonna gli raccontava per tenerlo lontano da rami, radici e fronde, storie di jinn e altri esseri malvagi pronti a far del male alle persone.

La Svizzera non è l’Iraq e Usama inizia a scoprire la bellezza del cammino nei boschi. Tra gli alberi Usama incomincia a riflettere sulle somiglianze tra le radici degli alberi e le sue, queste ultime strappate con violenza dalla sua terra natia per tentare di essere rinvasate in un luogo lontano. Usama nei boschi trova pace e tranquillità, percepisce che gli alberi parlano la sua lingua, sebbene le specie arboree presenti nelle foreste svizzere siano diverse da quelle irachene.

Eppure, gli anni trascorrono, e le difficoltà non mancano, sebbene Usama abbia finalmente trovato un lavoro stabile, si sia sposato e sia diventato padre.

Da esule, Usama continua a seguire le notizie relative all’Iraq, filtrate dai media occidentali e quelle che giungono da fratelli e genitori rimasti nel Sud del Paese. Nel 2006 Ali, fratello minore di Usama, scompare da Baghdad; la terribile notizia sconvolge Usama nel profondo.

Seguivo l’orrore quotidiano in Iraq, da quando all’inizio del 2005 a Bagdad i jihadisti avevano dato avvio a una rivolta contro l’esercito americano e gli sciiti. Molti iracheni non avevano accettato che Saddam e il suo partito non ci fossero più. Per loro gli sciiti erano i cani dell’occupante. Al Qaida riprendeva decapitazioni con la telecamera, esponeva corpi squarciai dalle mine nei mercati, sulle piazze e nei tragitti da casa a scuola.

In terra straniera gli alberi parlano arabo, Usama Al Shahmani, trad. S. Bianconi

Samawah, Iraq (Photo by ‏🌸🙌 أخٌ‌في‌الله on Unsplash)

Usama incomincia così una sua personale ricerca, più interiore che concreta, fatta di riflessioni sulla condizione di esule, sulle sorti del fratello, sulle vicende di attualità dell’Iraq. Affida, Usama, i suoi pensieri e le sue parole arabe al vento e gli alberi rispondono, come una eco, nella sua lingua. Sfiora l’Iraq, ci ritorna, va di nuovo via, passa dalla Siria, non si capacita del fatto che i suoi parenti vogliano smettere di cercare Ali.

Per portarsi a memoria la sua terra, Usama semina e cura delle piante tropicali, ma il clima svizzero è troppo inclemente. In Svizzera vi sono alberi maestosi e imponenti, bellissimi, ma mancano le palme da datteri, i melograni.

I ricordi di Usama si intrecciano con la drammatica quotidianità che vive, l’essere un fratello maggiore distante migliaia di chilometri dal luogo dove è scomparso il fratello minore, senza possibilità di cercarlo e soprattutto di trovarlo.

In terra straniera gli alberi parlano arabo” è un libro lieve ma denso di riflessioni e drammaticità, capace di ritrarre le tragedie di un Paese da troppo tempo in guerra, soggiogato da una dittatura prima e da un protettorato troppo invadente poi. Con lirismo e dolcezza, Usama Al Shahmani ritrae la vita in due mondi opposti e diversi, l’uno preda della guerra e l’altro del produrre ricchezza economica a tutti i costi.

Spettatori, gli alberi, ai quali Al Shahmani dedica ogni capitolo. E noi che leggiamo questo breve, forte forziere di ricordi personali.

Sinjar, Iraq Photo by Levi Meir Clancy on Unsplash

Titolo: In terra straniera gli alberi parlano arabo
L’Autore: Usama Al Shahmani
Traduzione dal tedesco: Sandro Bianconi
Editore: marcos y marcos
Perché leggerlo: è un libro breve ma intenso, racconta l’Iraq in tutta la sua drammaticità e antico splendore, narra di un fratello maggiore distrutto dalla scomparsa del fratello minore, troppo distante per fare qualcosa per lui. Racconta di come ci sente stranieri in patria e altrove, di come una semplice passeggiata nel bosco possa lenire grandi dolori.

(Riproduzione riservata)

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