Viaggiare vuol dire soprattutto conoscere: intervista a Mauro Buffa, autore di Destinazione Giappone

Tra i punti cardinali che spiccano per il loro fascino, a mio avviso c’è sicuramente l’Est. Se è vero che apprezzo e amo molto l’Est europeo, grazie alle mie letture ho potuto spingermi decisamente più in là, nell’Estremo Oriente; pur non essendoci stata fisicamente, mi attirano e attraggono per l’aura di ascetismo e mistero che emanano.

Leggendo “Destinazione Giappone” di Mauro Buffa, edito da Ediciclo editore, ho potuto compiere un notevole e lungo viaggio attraverso l’arcipelago giapponese; il viaggio immaginario mi è piaciuto e ho contattato Mauro Buffa per una breve intervista. Il risultato è un piacevole scambio di impressioni sulla filosofia del viaggio e sulle culture lontane.

Buona lettura!

1. Come prima domanda, la più classica: quando è nata la passione per il viaggio?

La passione per il viaggio è per me innata. C’è sempre stata. Ho viaggiato per tutta l’adolescenza attraverso i libri. Per fare un esempio, il desiderio di attraversare la Russia a bordo della Transiberiana risale alla lettura del Michele Strogoff di Verne.

Da adulto ho potuto viaggiare direttamente. Ho cominciato con brevi spostamenti in autostop e non mi sono più fermato. La lettura resta però ancora oggi uno strumento piacevole e necessario per conoscere luoghi che non posso visitare.

2. Cosa significa “viaggiare” secondo la sua concezione?

Viaggiare vuol dire soprattutto conoscere. Liberarsi di luoghi comuni e pregiudizi, per quanto possibile, e scoprire culture diverse senza però rinunciare al proprio spirito critico. Ci sono tanti modi di vivere e di interpretare la realtà e la società. Dobbiamo comprenderli e accettarli. Il mondo occidentale ha la presunzione di essere un modello per per gli popoli. Questo è a mio avviso sbagliato.

3. Transiberiana, Transmongolica, Russia, Giappone: cosa l’attrae e cosa la respinge dell’Asia?

Tutto ciò che è diverso e lontano dalla mia cultura (che amo) mi attrae. Dei paesi asiatici visitati ho apprezzato i grandi spazi, le lingue e gli alfabeti indecifrabili, i cibi, i tratti somatici delle persone, le culture antichissime…

E quindi nulla mi respinge.

4. Un’esperienza positiva e un’altra meno piacevole vissuta durante il suo viaggio in Giappone

Per scegliere un aspetto positivo, tra i tanti, potrei citare l’efficienza e l’organizzazione della società giapponese che io ho apprezzato attraverso il sistema ferroviario. Non ho avuto esperienze spiacevoli, ma sono consapevole che efficienza e perfezione hanno un prezzo molto alto in termini di impegno da parte dei lavoratori che godono di poco tempo libero e brevissime ferie.

5. Un luogo giapponese (o più di uno) che le è rimasto nel cuore

Il mio principale interesse nel viaggiare è collegato allo studio della storia. In questo senso il luogo che più mi ha interessato ed emozionato è stato il Memoriale della Pace di Hiroshima, la città, insieme a Nagasaki, dove fu sganciata la bomba atomica. Uno dei più gravi crimini contro l’umanità di ogni tempo.

6. Come prepararsi per un viaggio in Giappone: consigli utili per principianti

Il principale problema nel visitare il Giappone è la lingua. L’inglese infatti non è molto diffuso. Aggiungerei la difficoltà di orientarsi nelle grandi metropoli. Per il resto il paese è modernissimo e soprattutto la cortesia è una regola di vita.

*

Ringrazio Mauro Buffa per la sua disponibilità nel rispondere alle mie domande. Se l’intervista vi è piaciuta o vi ha incuriositi, leggerò volentieri i vostri commenti.

2 pensieri su “Viaggiare vuol dire soprattutto conoscere: intervista a Mauro Buffa, autore di Destinazione Giappone

  1. Cristina Malvezzi ha detto:

    In questi giorni sono tornata, purtroppo soltanto con la memoria, in Giappone, essendomi finalmente decisa a selezionare le foto migliori per creare un album cartaceo, da sfogliare e risfogliare per riscoprire le esperienze più significative e non lasciarle nel mare magnum del digitale. Di quel viaggio mi è rimasto tutto: sento ancora tutte le emozioni, rivedo i luoghi, sento gli odori e anche la fatica di tante escursioni. Per me che non ero mai uscita dall’Europa è stato l’impatto più forte con il diverso, con ambienti, lingue e culture tutte da conoscere e per la prima volta ho sentito forte la soddisfazione di calarmi in un modo di vivere differente, a partire dalla rinuncia ad uno scatto, ad una ricerca online… e alle scarpe.

    Piace a 1 persona

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