Suad Amiry | Damasco

Come poteva sapere Teta, che il viaggio che da lì a poco l’avrebbe portata a ‘Arrabeh, suo villaggio natale in Palestina, avrebbe avuto un peso così decisivo nella sua vita? L’adulterio che ebbe luogo durante quell’assenza di due mesi avrebbe cambiato, e per sempre, l’intero spettro dei sentimenti e delle dinamiche familiari, e reso quasi muta per il resto dei suoi brevi giorni la già silenziosa Teta. Era la prima volta che andava a trovare la sua famiglia da quando, nel 1896, aveva sposato Jiddo (…) A separare ‘Arrabeh da Damasco e Teta dalla sua adorata mamma e dai suoi cinque fratelli minori c’erano centocinquanta chilometri e all’incirca trent’anni.

Damasco, Suad Amiry, trad. M. Nadotti

Nel 1926, finalmente Teta ottiene il permesso di viaggiare da Damasco ad ‘Arrabeh, in Palestina, sua città natale. Teta è la moglie di Jiddo, un ricco uomo d’affari di Damasco; Teta e Jiddo vivono nella grande città siriana assieme ai numerosi figli e alla servitù, nel palazzo dei Baroudi, una lussuosa residenza in perfetto stile damasceno.

Teta è in viaggio attraverso il deserto; porta con sé la voglia di rivedere la sua famiglia d’origine, dopo quasi trent’anni di assenza, e l’ultima delle sue figlie, Samia, che ora è solo una bambina ma da adulta diventerà la madre di Suad e altri tre figli.

Mentre Teta è impegnata con la sua famiglia, a centocinquanta chilometri a ovest di Damasco, Jiddo si lascia andare alla lussuria e seduce una delle serve. Al suo ritorno, Teta scopre che Sajeda è incinta e pochi mesi dopo ritorna a palazzo Baroudi con un bimbetto piccolo.

Inizia con un intreccio di nomi, luoghi e avvenimenti il romanzo “Damasco” di Suad Amiry, tradotto in italiano da Maria Nadotti per Feltrielli.

Il romanzo abbraccia un lasso di tempo che va dalla fine dell’Ottocento, quando la Grande Siria fa ancora parte dell’Impero ottomano, agli anni Settanta del Novecento, nel momento in cui la Amiry abbandona Damasco per andare a studiare e vivere in Palestina.

Tutta sola, sul sedile posteriore del taxi che mi stava portando da Amman a Beirut via Damasco. Come suonava strano quel via Damasco. Come poteva, infatti, la mia Damasco, la Damasco della mamma, la Damasco di Teta e Jiddo, trasformarsi in un luogo di passaggio? Suonava strano non solo perché Damasco era la città più antica e più continuativamente abitata della terra, ma anche perché era proprio il centro della mia vita, della vita della mamma e di quella di Jiddo e Teta. Eppure ormai era una realtà, una realtà che superava tutte le nostre vite messe insieme.

Damasco, Suad Amiry, trad. M. Nadotti

Grazie alla scrittura ironica e frizzante, nel romanzo rivivono le atmosfere da mille e una notte, corredate dal realismo magico mediorientale, sfondo contro il quale si muovono i personaggi della famiglia di Suad Amiry.

La silenziosa Teta, sradicata dalla Palestina per andare a vivere nella dimora lussuosa del marito Jiddo, più vecchio di lei di vent’anni; Jiddo, uomo dal temperamento focoso, tanto da sedurre immediatamente una serva mentre la moglie per la prima volta in trent’anni di matrimonio si allontana.

Le figlie maggiori della coppia, zia Laila e zia Karimeh, entrambe mai sposate; la prima perché amante di una donna, la seconda madre adottiva di Norma, la bambina di Gerusalemme, arrivata in gran carriera e di nascosto per merito del cugino Wasim.

La giovane Samia, che da bambina promette a sé stessa che non si sposerà mai, né avrà mai figli; si ritroverà sposata con un uomo piuttosto anonimo, ma buono, a Gerusalemme – sradicata a sua volta dall’adorata Damasco – e madre di quattro figli.

Le domestiche, Sajeda, Ghalia e Fatima; la prima sedotta da Jiddo e madre di un bambino, la seconda di etnia sudanese, arrivata a palazzo Baroudi come dono di nozze per Jiddo, la terza ragazzina di dodici anni, con un figlio di un anno, costretta a sposarsi dalla sua famiglia d’origine e poi fuggita alla ricerca della libertà.

E poi Suad, terza figlia di Samia, che adora Damasco, i nonni, le zie, i numerosi cugini. Ama di pranzi del venerdì, i riti del caffè, le abluzioni, le preghiere e quella che è stata un’infanzia felice in un contesto famigliare avventuroso e intricato, ma sereno e felice.

Damasco (Attribution-ShareAlike 2.0 Generic CC BY-SA 2.0)

Damasco” di Suad Amiry è il romanzo di una famiglia siriana, divisa tra Siria, Palestina, Libano e Giordania. E’ un intrico di storie, fatti, persone, profumi, suoni, colori e sensazioni che mi ha letteralmente trasportata via. Talvolta sospesa tra verità e finzione, “Damasco” coinvolge ed emoziona.

Un’ottima compagnia per chi ama le letterature mediorientali, le ambientazioni un po’ magiche e struggenti, le scritture fresche, ironiche e frizzanti.

*

Con “Damasco” abbiamo viaggiato in Siria, Palestina, Libano e Giordania.

Titolo: Damasco
L’Autrice: Suad Amiry
Traduzione dall’inglese: Maria Nadotti
Editore: Feltrinelli
Perché leggerlo: è un romanzo familiare coinvolgente e intrigante, scritto con uno stile fresco, frizzante e ironico. Con poche pennellate – e grazie ad una sorta di realismo magico mediorientale da mille e una notte – la Amiry trasporta chi legge in un Paese che non esiste più, in compagnia di una famiglia davvero indimenticabile

(Riproduzione riservata)

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