Ayesha Harruna Attah | Il grande azzurro

Potrei cominciare da quando mio padre se ne andò a vendere scarpe a Jenne e non fece più ritorno. O da quando il nostro villaggio fu raso al suolo dalle fiamme e io non seppi più nulla di madre, né di mia nonna. O ancora, di come io e Aminah, mia sorella maggiore, perdemmo il nostro fratellino in una carovana di schiavi. O magari potrei raccontarvi la più brutta giornata della mia vita, quella in cui mi strapparono dalla mia sorella gemella. Comincerò invece dal momento in cui decisi di non tollerare più che altri avessero il controllo su quello che faccio, su dove vado, su quel che mi accadde. Comincerò dal momento in cui ho scelto la libertà.

Il grande azzurro, Ayesha Harruna Attah, trad. F. Conte

Ghana, fine Ottocento. Hassana e Husseina sono sorelle gemelle di circa dieci anni, sorelle minori di Aminah. La tranquilla esistenza che conducono assieme alla loro famiglia, nel villaggio natale nell’entroterra del Ghana, viene sconvolta dall’improvviso arrivo dei mercanti di schiavi.

Il villaggio viene messo a ferro e fuoco, le case distrutte, le famiglie spezzate; Hassana e Husseina perdono di vista la loro mamma e i loro fratelli, poi vengono separate.

A dividerle, per ora ci sono chilometri di terra: finiscono in città diverse, in mano a padroni diversi. Hassana lavora per Wofa Sarpong, uno dei tanti schiavisti senza scrupoli; quando Wofa Sarpong non sa come ripagare i debiti, cede gli schiavi ed è così che Hassana si ritrova nella lurida dimora di Dogo.

Da qui, Hassana riesce a fuggire grazie alla sua astuzia e alla sua capacità di non arrendersi. Viene quindi accolta in una delle numerose missioni cristiane che punteggiano la Costa degli Schiavi a quell’epoca; Hassana impara l’inglese, la lingua dei missionari, studia la Bibbia ma non vuole né battezzarsi, né convertirsi.

Quando riesce a svincolarsi dalla missione, diventa attivista per i diritti delle donne a Cape Coast e inizia a vivere i sogni della sorella gemella, vedendo sempre immense distese d’acqua. Così tanta acqua non l’ha mai vista in vita sua e Hassana dubita persino che possa esistere un grande azzurro così vasto.

Fluttua. Attorno a lei c’è una musica dolce che la culla. Diviene acqua, tenuta a galla da una forza che è come casa, come onde, come l’abbraccio di una madre. E’ dentro di lei e intorno a lei. E’ protetta dall’amore, dalla casa, ed è piena di coraggio.

Il grande azzurro, Ayesha Harruna Attah, trad. F. Conte

La gemella Husseina è caduta tra le mani di un altro uomo senza scrupoli, Baba Kaseko, ma grazie all’aiuto una serie di donne ex schiave, riesce a fuggire dalla prigione della schiavitù e trova rifugio presso di loro; Yaya Silvina è una donna forte, di notevole carattere, profondamente devota alle divinità che vengono evocate dai riti del candomblé – gli orixá – e che si guadagna da vivere cucendo abiti.

Yaya Silvina è una delle donne che un tempo furono portate in Brasile come schiave, a causa del commercio triangolare. A Salvador de Bahia aveva lavorato durante, servito i padroni e infine riottenuto la sua libertà; così, aveva deciso di ritornare in Africa, il continente dov’era nata, senza però recidere legami con Bahia.

Proprio a Bahia Yaya ha necessità di andare e con sé porta Husseina, la quale ora ha un nuovo nome, una nuova lingua e una nuova religione da seguire. Husseina/Vitória sale su una nave, attraversa il grande azzurro e sbarca a Bahia.

A separare le sorelle, ora, ci sono chilometri e chilometri; eppure, nessuna delle due ha dimenticato l’altra, continuano a cercarsi, a sperare di ritrovarsi, a immaginare che un giorno si potranno riabbracciare.

Salvador de Bahia era il cuore giallo di un fiore. Era l’attimo dopo la pioggia, quando il sole brilla a tutta forza. Era tutte le sfumature di pelle al mondo, radunate in un unico posto. Mentre il tram su cui era salita con Yaya caracollava sbuffando, lei spalancava gli occhi di fronte all’incredibile ricchezza che le sfilava intorno. Era come vedere, annusare, assaggiare tutto per la prima volta. A Bahia, come un serpente, Husseina mutò pelle, si spogliò del dolore del suo nome e del suo passato, e senza strascichi né paure divenne Vitòria.

Il grande azzurro, Ayesha Harruna Attah, trad. F. Conte

Tramonto lungo l’Oceano, Ghana (Photo by Jeffrey Ofori on Unsplash)

Il grande azzurro” di Ayesha Harruna Attah, tradotto da Francesca Conte per marcos y marcos, è un delicatissimo romanzo capace di emozionare e appassionare con semplicità e grazia. Leggendo questo piacevole romanzo corale, dove prendono parola una volta Hassana e una volta Husseina/Vitória, in punta di piedi si entra nel vivo della vicenda, sorridendo, soffrendo e tirando un sospiro di sollievo man mano che si intrecciano le vite e le storie.

Grazie alle struggenti e ricche descrizioni di ambienti e di riti ancestrali, al trasporto dei sogni delle due gemelle che si cercano e si inseguono per un lungo periodo solo nella loro immaginazione, “Il grande azzurro” è un romanzo che ho profondamente apprezzato e amato.

Dopo il successo de “I cento pozzi di Salaga“, Ayesha Harruna Attah si cimenta nella stesura di un romanzo ancora più poetico e ricco di grazia, dove protagoniste questa volta sono le sorelle minori di Aminah, l’allora protagonista del romanzo precedente.

Al di là della lettura per puro piacere, “Il grande azzurro” è un romanzo che permette di far riflettere sulla condizione di schiavitù e sulle difficoltà per affermarsi e autodeterminarsi come donne libere ed emancipate; sull’amore che lega due sorelle separate da eventi infausti che non smettono di cercare sé stesse e la propria metà solo in apparenza perduta.

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Approfondimenti:
Qui potete trovare i contenuti speciali de “Il grande azzurro”

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Titolo: Il grande azzurro
L’Autrice: Ayesha Harruna Attah
Traduzione dall’inglese: Francesca Conte
Editore: marcos y marcos
Perché leggerlo: perché è una storia delicata e piacevole, dove le donne sono indiscusse protagoniste; per riflettere su un passato nemmeno troppo lontano e sull’amore che lega due sorelle che si sono perse e che vogliono ritrovarsi

(Riproduzione riservata)

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