Oiza Queens Day Obasuyi | Corpi estranei

(…) è una questione di ideologia, di orientamento politico e di percezione della società in cui si vive più che di pelle in sé: le persone nere non sono corpi spersonalizzati, ma individui pensanti, di classi sociali diverse – e quindi con valori diversi – con una propria visione del mondo, della società e della politica, ed è questo l’aspetto, forse scomodo, di cui ci si dimentica quando si parla di razzismo e antirazzismo.

Corpi estranei, Oiza Queens Day Obasuyi

Come accaduto in altri Paesi europei e nel mondo, in questi anni anche in Italia scrittrici, scrittori, attiviste e attivisti stanno lavorando per dare visibilità e importanza all’urgente questione del razzismo che permea la nostra società.

Nel brillante e illuminante saggio “Corpi estranei“, scritto dall’afro-discendente Oiza Queens Day Obasuyi e pubblicato da People Pub, vengono posti al centro quei corpi che la maggioranza della società vede diversi, estranei appunto, i quali sono neri o appartenenti a minoranze, generalmente tacciati, colpevolizzati, presi di mira, accusati, discriminati ad ogni occasione.

L’attivista, studiosa di diritti umani, migrazioni e relazioni internazionali, inizia il suo saggio chiedendosi da dove derivi il profondo e radicato razzismo in Italia verso i corpi neri.

E’ infatti necessario risalire agli anni del colonialismo italiano in Africa. Da questi anni di violenza nei confronti dei neri, nasce l’immagine dell’africano visto come selvaggio da civilizzare e l’immagine della donna africana come oggetto: utilizzabile come schiava o per soddisfare i bisogni sessuali.

Se in molte parti del mondo il colonialismo è stato messo in discussione, qui in Italia è pressoché impossibile farlo. Non si possono toccare le tematiche legate al passato, in particolare al Ventennio.

(…) qui non si mette assolutamente in discussione il colonialismo fascista e come esso sia parte dell’ignoranza che puntualmente si trasforma in razzismo e percezione distorta nei confronti di persone nere. Tutto il colonialismo italiano, la violenza, le carneficine e gli stupri che da esso derivano vengono considerati semplici errori in cui tutti possono incorrere.

Corpi estranei, Oiza Queens Day Obasuyi

Sono trascorsi molti anni da allora, ma in questo lasso di tempo sembra che non si abbia voluto trovare occasione per decostruire il razzismo; anzi, con i nuovi media e con la velocità con cui si apprendono le informazioni, le notizie vengono scritte con un linguaggio razzista sofisticato e subdolo, capace di entrare in modo quasi invisibile dentro di noi.

Immaginiamo di leggere che un uomo di origini senegalesi ha violentato una donna italiana bianca; in modo quasi inconscio inizieremo a vedere i corpi degli uomini neri come potenziali minacce, soprattutto se siamo donne italiane bianche, ovvero se abbiamo le caratteristiche della vittima della violenza. Ma se leggiamo la notizia che un uomo italiano bianco ha dato fuoco e ucciso la sua compagna italiana bianca, nessuna di noi da quel momento inizia ad aver paura di tutti gli uomini italiani bianchi.

Le donne nere in Italia sono soggette a razzismo strutturale, sessismo e retaggi coloniali e non è giusto parlare di episodi di razzismo isolati o di qualche uomo stupido che non sa provarci.

Corpi estranei, Oiza Queens Day Obasuyi

Photo by Jiroe on Unsplash

La decostruzione del razzismo in Italia, sostiene l’Autrice, non è avvenuta perché un vero e proprio movimento per i diritti civili dei neri non c’è mai stato. Tra gli anni Sessanta e Settanta ci sono state numerose vittorie riguardo ai diritti civili, in particolar modo per le donne – divorzio, aborto legale e sicuro, abrogazione del delitto d’onore – ma i corpi neri sono sempre rimasti ai margini.

Restare ai margini, nell’ombra, ghettizzati ed esclusi dalla maggioranza della società ha fatto sì che a parlare di diritti dei neri e di corpi neri fossero sempre e solo i bianchi, come se i neri non avessero la capacità di autodeterminarsi e di parlare di sé stessi con coscienza.

Le persone africane sono sempre vuote, non hanno idee, né sentimenti o aspirazioni. L’importante è rappresentarle sempre e comunque come persone che attendono il salvatore bianco occidentale con riconoscenza.

Corpi estranei, Oiza Queens Day Obasuyi

Si parla d’Africa e vengono in mente le immagini dei bambini denutriti, dei disperati sui barconi, delle guerre civili, dei rapimenti, della piaga dell’AIDS o altre malattie incurabili, della povertà, della fame. Grazie a questa narrazione di estrema povertà, i bianchi possono atteggiarsi da salvatori bianchi, affrontare le missioni umanitarie, portare conforto e tornare a casa soddisfatti di aver compiuto il proprio dovere da, appunto, salvatore bianco.

Pochi pensano a quelle persone che in vari Stati d’Africa hanno combattuto per i diritti civili dei propri Paesi; non si parla di innovazioni tecniche o di donne che hanno alzato la voce portando l’attenzione del mondo su tematiche relative ai diritti umani, come le mutilazioni genitali femminili.

Quasi nessuno fa un distinguo relativamente ai Paesi africani: l’Africa per molti è tutta uguale, uno Stato vale l’altro; mentre a nessuno verrebbe in mente di generalizzare in questo modo l’Europa, mettendo sullo stesso piano – ad esempio – la Norvegia e la Moldavia, così diverse tra loro per tantissimi motivi.

Si preferisce raccontare l’Africa attraverso la povertà e la violenza per sentirsi migliori di loro.

Oggi in Italia il pensiero al passato coloniale ritorna di tanto in tanto, come un’onda anomala che colpisce la società; il pensiero che i corpi neri valgano meno rispetto ai corpi bianchi è ancora radicato. Si pensi a quanto vengono sfruttati i neri: le donne come domestiche e gli uomini nel settore agricolo, entrambi senza contratto, senza assicurazioni, senza sicurezze di nessun tipo.

Si pensi a come ci si approccia ad una persona nera. Le si dà subito del “tu”, non le si chiede il nome – nessuna voglia di sforzarci di ricordare o pronunciare un nome strambo – non le si chiede come sta. Si dà per scontato che sia una cameriera, una badante, un manovale, un raccoglitore di pomodori, insomma che ricopra una posizione lavorativa che noi nemmeno morti vorremmo ricoprire. Rimarremmo scioccati se scoprissimo che abbiamo di fronte a noi un avvocato, una dottoressa in medicina, un farmacista o una professoressa di letteratura.

Infine, la questione della cittadinanza. Nascere in Italia, frequentare le scuole in Italia, parlare italiano, conoscere le leggi italiane, magari frequentare addirittura la parrocchia e l’oratorio, non requisiti sufficienti per essere cittadino italiano se si nasce da genitori con cittadinanza straniera.

Che cos’è l’italianità? Con quale metro di giudizio la si misura? Da chi è stabilita? Conoscere l’Inno di Mameli a memoria e mangiare tanta pasta sono elementi per sentirsi o definirsi italiani? (…)

Corpi estranei, Oiza Queens Day Obasuyi

Quindi che fare? Oiza Queens Day Obasuyi non ha dubbi.

(…) il razzismo è parte integrante di un sistema basato sulle disuguaglianze sociali che si intrecciano con la razzializzazione degli individui (…) non è un blocco unitario (…) assume diverse forme a seconda dei contesti con cui la maggioranza entra in contatto con la minoranza.

Corpi estranei, Oiza Queens Day Obasuyi

Quindi iniziare a rendersi conto di che cos’è il razzismo e come si manifesta, rendersi conto soprattutto di essere stati assuefatti dal razzismo per molto tempo, in modo subdolo, dalla società e dai corpi che la dominano. Smettere di banalizzare il razzismo e autoassolverlo.

Preso atto di questo, è necessario imparare a comprendere l’altro, a mettersi nei suoi panni e ad essere empatici. Leggere meglio e con più attenzione la società in cui viviamo, per renderci conto che i corpi neri non sono oggetti estranei ma sono corpi proprio come i nostri.

*

Per approfondire le tematiche affrontate nel saggio “Corpi estranei” di Oiza Queens Day Obasuyi, consiglio la lettura de “L’unica persona nera nella stanza” di Nadeesha Uyangoda.

Titolo: Corpi estranei
L’Autrice: Oiza Queens Day Obasuyi
Editore: People Pub
Perché leggerlo: per capire le origini del razzismo in Italia e impostare la sua decostruzione

(Riproduzione riservata)

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