Fatima Mernissi | La terrazza proibita. Vita nell’harem

Zia Habìba era convinta che tutte noi avessimo dentro della magia, intessuta nei nostri sogni. “Quando ci si trova in trappola, impotenti dietro a delle mura, rinchiuse in un harem a vita”, diceva, “allora si sogna di evadere. E la magia fiorisce quando quel sogno viene espresso e fa svanire le frontiere. I sogni possono cambiare la vita, e, con il tempo, anche il mondo (…)”.
Anche io potevo far svanire le frontiere – questo era il messaggio che recepivo, seduta sul cuscino, lassù in terrazza (…) A Fez, nelle notti d’estate, le remote galassie si univano al nostro teatro, e la speranza non aveva confini.

La terrazza proibita, Fatima Mernissi, trad. R. R. D’Acquarica

Fatima nasce nel 1940 in un harem nella medina Fez, una città marocchina, a poche strade di distanza dalla Ville Nouvelle dei francesi. Lo stesso giorno in cui nasce Fatima, nasce anche Samir, il cugino col quale vivrà molte avventure da piccola. L’harem dove nasce e vive Fatima è un harem domestico, ovvero una grande abitazione dove un uomo vive con la sua o le sue mogli; nulla a che vedere con gli harem imperiali, come quelli dell’Impero Ottomano.

Secondo il padre e lo zio di Fatima, Allah creando la terra ha separato gli uomini e le donne, pertanto anche nelle abitazioni e in generale nella vita sociale, le donne devono necessariamente restare separate dagli uomini; le donne di casa Mernissi, al contrario, non sono d’accordo: vorrebbero essere libere, vorrebbero passeggiare lungo le vie della medina di Fez, fare acquisti o semplicemente vedersi tra amiche.

L’armonia esiste quando ogni gruppo rispetta i limiti dell’altro conformemente a quanto prescritto; passare quei limiti conduce solo al dolore e all’infelicità (…)

La terrazza proibita, Fatima Mernissi, trad. R. R. D’Acquarica

La piccola Fatima con il concetto di confine si scontra presto: dapprima con il confine domestico dell’harem, dove abita, non potendo varcare il portone che dà sulla strada – se non dopo aver ottenuto il permesso da uno degli uomini di casa; e poi con i confini imposti dagli spagnoli e dai francesi, i quali dopo una strenua lotta, hanno deciso di dividere in due il Marocco.

Per Fatima un confine è una linea che divide il Marocco, una linea invisibile che in realtà non si può toccare o sentire, sta semplicemente nella mente di chi detiene il potere. Proprio come il l’invalicabile confine di casa, detenuto dallo spietato portinaio.

Uniche occasioni per uscire, sono le visite alla nonna materna che abita nelle campagne nei dintorni di Fez e i rari pic nic organizzati dalla nonna paterna.

Per il resto, la vita di Fatima scorre e si muove entro le mura domestiche, nel cosiddetto harem. Per fortuna, c’è la zia Habìba, una donna divorziata ripudiata dal marito che ha trovato conforto e riparo dalla sorella, la mamma di Fatima; nonostante il lutto del divorzo, zia Habìba racconta storie magiche alle donne dell’harem e permette loro di sognare e di evadere con la fantasia.

La nonna materna e la madre di Fatima sono donne che desiderano emanciparsi, vogliono essere libere di viaggiare e di vivere; sono analfabete ma non indossano il velo, attuano piccole ribellioni, insegnano entrambe a Fatima che lo studio può salvarla, può regalarle una vita più libera. Le due donne sognano per Fatima un futuro radioso, felice, privo di costrizioni o privazioni.

“Tu e tua sorella riceverete una buona istruzione, camminerete libere per la strada, e scoprirete il mondo. Voglio che diventiate indipendenti, autonome e felici. Voglio vedervi splendere come la luna. Voglio che la vostra vita sia una cascata di gioia e di letizia. Felicità al cento per cento. Né più né meno”

La terrazza proibita, Fatima Mernissi, trad. R. R. D’Acquarica

C’è però un luogo speciale nell’harem, un luogo ove le ragazze e le donne possono essere loro stesse, possono ridere, scherzare, gioire e ammirare i magici tramonti di Fez, con alle spalle le montagne dell’Atlante: la terrazza.

La terrazza è il luogo ove gli uomini non possono mettere piede, appannaggio unico delle donne, luogo segreto e per questo meraviglioso; dove la cugina di Fatima mette in scena rappresentazioni teatrali, dove zia Habìba racconta le sue storie, dove Fatima sogna, sogna la libertà come ogni bambina del mondo.

La terrazza proibita. Vita nell’harem” di Fatima Mernissi, tradotto da Rosa Rita D’Acquarica per Giunti editore (edizione 1997) è un bellissimo memoir e allo stesso tempo è una stupenda riflessione sull’emancipazione femminile e sulla vita delle donne nel Marocco prima dell’indipendenza dalla Francia.

Scorrevole e intrigante, la scrittura magnetica della Mernissi trasporta con facilità lettrici e lettori che si approcciano al suo scritto; nel libro sono ben presenti, sullo sfondo, i netti contrasti tra tradizioni e modernizzazione che caratterizzano il Marocco degli anni Cinquanta.

Il risultato, grazie alle memorie della Mernissi e al contesto storico, è un libro piacevole da leggere, che coinvolge chi legge conducendolo in una dimensione affascinante e struggente, negli anni in cui le donne marocchine sognavano la libertà pur difendendo strenuamente la loro cultura d’origine.

Zia Habìba affermava che tutti hanno la facoltà di farsi crescere le ali. Era solo un fatto di concentrazione. Non c’era bisogno che le ali fossero visibili come quelle degli uccelli; anche invisibili potevano andar bene, e prima si cominciava a concentrarsi sul volo, meglio era. Ma quando la pregavo di essere più esplicita, si faceva impaziente e mi avvertiva che esistono cose meravigliose che non possono essere insegnate.

La terrazza proibita, Fatima Mernissi, trad. R. R. D’Acquarica

Titolo: La terrazza proibita. Vita nell’harem
L’Autrice: Fatima Mernissi
Traduzione dall’inglese: Rosa Rita D’Acquarica
Editore: Giunti (1997)
Perché leggerlo: per conoscere la realtà e la vita delle donne del Marocco negli anni Cinquanta

(Riproduzione riservata)

10 pensieri su “Fatima Mernissi | La terrazza proibita. Vita nell’harem

  1. Paola C. ha detto:

    L’ha ripubblicato su Vita da Museoe ha commentato:
    Ho letto La terrazza proibita di Fatima Mernissi molti anni fa e l’avevo dimenticato. A torto, perchè è davvero un bel libro. Grazie a “Il giro del mondo attraverso i libri” per avermelo fatto ricordare. 🙂

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  2. Ludo ha detto:

    Molto interessante e accattivante. Sembra essere una lettura di grande fascino e illuminante. Solo leggendo il tuo post, mi sono resa conto di alcuni aspetti inaspettati di quella che poteva essere la vita in un harem all’epoca.

    Piace a 1 persona

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