Mercé Rodoreda | La piazza del Diamante

La signora Enriqueta mi aveva detto che avevamo molte vite, l’una intrecciata all’altra, ma he una morte o un matrimonio qualche volta, non sempre, le separava, e allora la vita vera, libera da tutti i fili della vita misera che l’avevano legata, poteva vivere come avrebbe potuto vivere da sempre se le vite misere e infelici l’avessero lasciata sola. E diceva, le vite intrecciate tra loro si azzuffano e ci tormentano, e noi non ne sappiamo niente, come non sappiamo niente del lavoro del cuore né del rimescolio delle budella (…)

La piazza del Diamante, Mercé Rodoreda, trad. G. Tavani

Barcellona, anni Trenta. Natàlia è una ragazza giovane, bella, con un’immensa voglia di vivere. Lavora in una pasticceria: l’attività le piace molto, è creativa, benché al termine della giornata abbia spesso male alle dita a forza di legare le cordicelle dei pacchetti dei dolci.

E’ estate, la sua amica Julieta invita Natàlia ad una festa organizzata in Piazza del Diamante; qui, Natàlia conosce Quimet, un giovanotto all’apparenza un po’ burbero, strambo, ma talmente particolare da risultare interessante. Quimet inizia a chiamare Natàlia Colombetta, un soprannome che lei ritiene fastidioo, ma nonostante i mille difetti, quando Quimet chiede a Natàlia di sposarlo, lei accetta.

L’esistenza di Natàlia cambia, viene stravolta dall’arrivo dei figli e la sua vita prende a scorrere lentamente, come se non potesse accadere nulla di diverso. Qualche tempo dopo, Quimet decide di avviare un allevamento di colombi e si impossessa del solaio e della terrazza; in mezzo a piume, covatoi, guano e becchime, Natàlia si sente a disagio, ma come sempre accetta di buon grado la scelta del marito, come ogni moglie che si rispetti.

Ero stanca; mi ammazzavo di lavoro e tutto andava in malora. Quimet non si rendeva conto che ero io ad avere bisogno di aiuto, invece di passare la vita ad aiutare gli altri, e nessuno si accorgeva di me, e tutti pretendevano sempre di più da me come se non fossi anch’io un essere umano.

La piazza del Diamante, Mercé Rodoreda, trad. G. Tavani

Un giorno, iniziano i confilitti tra repubblicani e franchisti. Quimet si schiera con i repubblicani, e con i suoi fidati amici decide di partire per il fronte d’Aragona; Natàlia resta sola, deve cercare un nuovo lavoro, accudire i figli e allevare i colombi del marito. Per fortuna c’è la signora Enriqueta, la vicina di casa che ha svolto il ruolo di mamma per Natàlia e di nonna per i bambini.

Tutto andava avanti così, con piccoli grattacapi, finché venne la repubblica e Quimet si esaltò e andava per la strada gridando e facendo sventolare una bandiera (…) Ricordo ancora quell’aria fresca, un’aria, ogni volta che la ricordo, che non ho sentito mai più. Mai più. Mischiato all’odore di foglia tenera e all’odore di boccioli, un’aria che svanì, e tutto quelle che vennero dopo non sono mai state come l’aria di quel giorno, che ha segnato una svolta nella mia vita (…)

La piazza del Diamante, Mercé Rodoreda, trad. G. Tavani

La vita dei catalani diventa via via più difficile, resa sempre più dura dai razionamenti, dai bombardamenti e dalle spiacevoli notizie che giungono dal fronte. Natàlia dovrà farsi forza, appellarsi a tutta la sua capacità di resistere e andare avanti, per il bene dei suoi figli, per non deludere la signora Enriqueta e per attendere fiduciosa il ritorno di Quimet.

Il Park Guell, Barcellona (foto: Claudia)

La piazza del Diamante” di Mercé Rodoreda, tradotto da Giuseppe Tavani per La Nuova Frontiera, è un romanzo profondo, intenso e poetico, che restituisce l’immagine della vita quotidiana nella Barcellona durante la guerra civile.

Natàlia è la protagonista del romanzo: grazie alla narrazione in prima persona, melodiosa e delicata, chi legge insegue Colombetta tra le vie di Barcellona, la vede quando si sposa e l’assiste quando nascono i suoi figli; osserva come Natàlia cambia atteggiamento in funzione di ciò che le accade, come diventa una donna adulta, matura e consapevole.

Il personaggio di Natàlia è l’esempio pressoché perfetto di persona resiliente: chi riesce a resistere e ad andare avanti nonostante le numerose difficoltà della vita, alzandosi ogni volta che inciampa, riprendendo coraggio dopo ogni sconfitta; chi è capace sempre di cercare il modo per risolvere i problemi. Natàlia è un personaggio decisamente positivo, sebbene essendo umana, avrà un momento di grave sconforto che la porterà a cercare – ma non attuare – una soluzione piuttosto drastica.

I personaggi si muovono in una Barcellona che viene stravolta dall’arrivo della guerra, benché la Rodoreda preferisca – per tutta la durata del romanzo – di lasciare sempre il conflitto sullo sfondo e di dare più visibilità e spazio ai sentimenti di Natàlia e degli altri protagonisti.

La piazza del Diamante” è un romanzo, quindi, che ho apprezzato tanto per diversi motivi; lo stile, come dicevo, melodico e delicato, l’aver dato vita a un personaggio dolce e resiliente come Natàlia, la quale incarna le figure di molti uomini e di molte donne che hanno vissuto da vicino la guerra civile.

Ecco, il grande pregio del romanzo di Mercè Rodoreda è quello proprio di aver dato voce a una protagonista che avrebbe potuto perdersi nel marasma della guerra, o essere sconfitta e annientata come tanti altri, una voce che avrebbe potuto andare persa; ma la Rodoreda salva questa voce, la esalta con la sua scrittura magnifica e la consegna alle lettrici e ai lettori che un grandioso ritratto di un interessante periodo storico del Novecento.

E avvertii forte il trascorrere del tempo. Non il tempo delle nuvole e del sole e della pioggia e il passare delle stelle ornamento della notte, non il tempo delle primavere dentro il tempo delle primavere e il tempo degli autunni dentro il tempo degli autunni, non quello che mette foglie sui rami o quello che strappa via, non quello che increspa e leviga e colora i fiori, ma il tempo dentro di me, il tempo che non si vede e ci impasta.

La piazza del Diamante, Mercé Rodoreda, trad. G. Tavani

Titolo: La piazza del Diamante
L’Autrice: Mercè Rodoreda
Traduzione dal catalano: Giuseppe Tavani
Editore: La Nuova Frontiera
Perché leggerlo: perché è un romanzo meraviglioso che racconta la vita di una donna straordinaria e resiliente che vive la guerra civile spagnola

(Riproduzione riservata)

4 pensieri su “Mercé Rodoreda | La piazza del Diamante

  1. umbefedri ha detto:

    Uno dei migliori libri di letteratura mondiale. L’ho letto in catalano, versione originale. Per capire come la vita può dare dei giri inaspettati e all’improvviso ti puoi ritrovare a chiedere l’elemosina, completamente solo. La Rodoreda, insieme a Josep Pla, secondo me sono i migliori scrittori della narrativa catalana. Leggetelo e vi cambierà la vita, come tutti classici!!

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  2. lisecharmel ha detto:

    l’ho letto molti anni fa e l’ho molto amato. da allora ho letto quasi tutto della Rodoreda,, non è tutto allo stesso livello, ma sono tutti libri belli secondo me.
    quando lei va nel negozietto a comprare la candeggina ho pianto

    Piace a 1 persona

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