Julia Phillips | La terra che scompare

“Novità sulle ricerche?” gli chiese.
Maks scrollò la testa. “Quando inizierà a nevicare non ci saranno più volontari disposti a uscire. Adesso il tenente Rjachovskij sostiene che le bambine potrebbero essere state portate via dalla Kamchatka.” (…)
Era possibile lasciare la Kamchatka soltanto via aria o via mare. Anche se la penisola non era più un territorio chiuso per legge, era comunque tagliata fuori dal resto del mondo a causa della sua conformazione geografica. A sud, a est e a ovest c’era soltanto l’oceano, mentre a nord l’entroterra russo era sbarrato da centinaia di chilometri di tundra e montagne. Invalicabili. Le strade interne erano poche e dissestate (…) Non c’erano strade che collegavano la penisola al resto del continente. Nessuno poteva andare o venire via terra.

La terra che scompare, Julia Phillips, trad. F. Zucchella

Penisola della Kamchatka, Estremo Oriente russo. Alla fine di un freddo pomeriggio d’agosto, le due sorelline Alëna e Sofija accettano il passaggio offerto da un adulto a loro sconosciuto e scompaiono nel nulla. L’uomo si allontana dalla città di Petropavlovsk-Kamčatskij, capoluogo della Federazione della Kamchatka, e da quel momento in avanti si perdono le tracce delle sorelle.

Una donna che porta a passeggio un cane lungo la spiaggia, è l’unica testimone: le bambine sono salite su quell’auto. Si sa solamente questo. La mamma delle bambine, Marina, è una giornalista ma nonostante le sue conoscenze non riesce a ottenere delle ricerche serie. Cercare persone scomparse, nella Kamchatka, non è semplice: i vasti spazi e il clima estremo sono deterrenti per chiunque abbia buona volontà; come era successo anni prima, quando era scomparsa Lilija, dal villaggio rurale di Esso.

(…) [Marina] sapeva come andavano a finire casi del genere. Adesso il suo lavoro per il giornale del partito le richiedeva di occuparsi di argomenti innocui (…) ma, considerati i trascorsi professionali e le ultime ricerche svolte, Marina conosceva bene anche l’altro lato delle notizie. I rapimenti in mezzo mondo. La corruzione della polizia. Le violenze sessuali. Gli abusi. I bambini assassinati.

La terra che scompare, Julia Phillips, trad. F. Zucchella

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Petropavlovsk-Kamčatskij, capoluogo del distretto dell’Estremo Oriente russo (fonte: Wikipedia)

La terra che scompare” di Julia Phillips, tradotto da Fabio Zucchella per Masilio editore, è un romanzo che ha deluso le mie aspettative. Il romanzo, che ho iniziato a leggere pensando fosse un giallo, poiché si apre con la scomparsa delle sorelline Golosovskje, in realtà giallo non è.

Narrato in terza persona, il romanzo inizia con la scomparsa delle sorelline, ma nei successivi capitoli – che prendono il titolo dai mesi dell’anno che trascorre – la narratrice onnisciente racconta le storie di ragazze e donne che vivono nelle città di Petropavlovsk-Kamčatskij e di Esso. Ragazze che hanno i genitori assenti o genitori troppo apprensivi; donne che lottano contro una malattia, un compagno bugiardo, gravidanze indesiderate, razzismo perché native e non russe; donne che credono di aver trovato l’uomo giusto ma questi si rivela quello sbagliato, vuoi perché eccessivamente distratto, vuoi perché eccessivamente ossessionato.

Così, man mano che nel corso dell’anno ragazze e donne prendono indirettamente parola, le sorelline vengono relegate sullo sfondo, citate di tanto in tanto, quasi come se non fosse importante la loro scomparsa, quasi fosse qualcosa di naturale, da mettere in conto; si sa che i tempi sono molto cambiati dagli anni dell’Unione Sovietica, oggi la criminalità è ben più presente che allora.

Solamente nel penultimo mese del lungo anno narrato, a giugno, accade quello che avrebbe dovuto essere il colpo di scena per risolvere il mistero della scomparsa, ma a me è sembrata una rivelazione assurda perché troppo ovvia dopo tanti mesi di ricerca.

Ho avuto l’impressione che l’Autrice abbia voluto parlare di troppe questioni in un libro solo: la scomparsa delle sorelline, se condotta a dovere, avrebbe potuto dar luogo a un romanzo veramente intrigante; mentre l’Autrice ha messo sullo sfondo più lontano il crimine da risolvere, per dare voce a ragazze e donne, russe o native, riguardo a questione che esulano dal mistero da risolvere. Forse, per ottenere un romanzo più chiaro e completo, avrebbe dovuto scegliere se raccontare del crimine o della questione femminile in Kamchatka.

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La natura selvaggia in Kamchatka (fonte: Wikipedia)

Per questo non ho apprezzato “La terra che scompare” come avevo supposto dalle mie aspettative iniziali. In potenza, avrebbe potuto essere un romanzo thriller con i fiocchi, un crimine commesso ai confini del mondo, in una terra selvaggia, ma con la carrellata di personaggi, quasi tutti slegati dalla scomparsa iniziale delle ragazzine, a mio avviso ne è venuto fuori un romanzo confusionario e ingarbugliato.

Titolo: La terra che scompare
L’Autrice: Julia Phillips
Traduzione dall’inglese: Fabio Zucchella
Editore: Marsilio

4 pensieri su “Julia Phillips | La terra che scompare

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