Lydie Salvayre | Non piangere

Ascolto mia madre e per l’ennesima volta mi pongo la domanda che continua a frullarmi per la testa da quando ha cominciato a raccontarmi la sua fantastica estate: Che cosa è rimasto in lei di quell’epoca (…)? Solo qualche ricordo, o qualcosa di più? I suoi sogni di allora si sono dissolti? (…) O c’è ancora una fiammella che brilla nel suo vecchio cuore, come adoro credere? (…) a me piace pensare che (…) dentro di lei sfavilli ancora una luce tremula, le braci ancora tiepide di quell’agosto 1936 (…)

Non piangere, Lydie Salvayre, trad. L. Di Lella e F. Scala

La madre di Lydie, Montse, è ospite in una casa di riposo in Francia. Anziana e fragile come un uccellino, Montse ha perso la memoria a causa di una malattia neurodegenerativa, ma serba con affetto e dedizione il prezioso ricordo dell’estate più incredibile di tutta la sua vita, l’estate del 1936.

Montse è fuggita dalla Spagna giovanissima, riparando in Francia; eppure, nonostante i numerosi anni trascorsi in terra francese, Montse non ha mai imparato a parlare bene la nuova lingua, né ha mai dimenticato il suo paese natale; in uno slancio di entusiasmo, con un bicchiere di anisetta di fronte, racconta alla figlia Lydie la storia dell’unica estate in cui ha davvero vissuto.

Mia madre è nata il 14 marzo 1921. In famiglia la chiamano tutti Montse o Montsita. Ha novant’anni quando comincia a rievocare per me la sua giovinezza in quell’idioma misto e transpirenaico in cui è solita esprimersi dacché, più di settant’anni fa, è stata catapultata per puro caso in un paesino del sud-ovest della Francia.

Non piangere, Lydie Salvayre, trad. L. Di Lella e F. Scala

E’ l’estate del 1936, in Spagna, la calda estate in cui infiamma la guerra civil. Montse ha quindici anni, ha sempre vissuto nel suo paesino di campagna e non si è mai chiesta quale mondo potesse esserci al di fuori; José è il fratello maggiore di Montse, che dopo essere tornato dalla stagionale raccolta delle mandorle, si rivela un rosso.

I discorsi di José sono colmi di passione verso la causa proletaria e sono contro il capitalismo e il generale Franco. Montse non ha mai sentito parlare di questi argomenti, restandone irrimediabilmente ammaliata; quando José e i suoi compagni decidono di partire per Barcellona, al fine di combattere contro il franchismo e con il sogno di instaurare in Spagna un governo operaio, Montse segue il fratello senza neppure pensarci. A Barcellona potranno alloggiare da Francisca, la sorella maggiore.

La sera del 1° agosto Montse, Rosita, José e Juan arrivano nella grande città catalana controllata dalle milizie anarchiche. Ed è l’emozione più grande di tutta la loro vita. Ore inolvidables (mi dice mia madre), di cui nessuno mi potrà mai strappare il recuerdo, nunca nunca nunca. Per le strade c’è un’allegria, un’euforia, un’aria di festa che loro non hanno mai visto né mai vedranno in seguito.

Non piangere, Lydie Salvayre, trad. L. Di Lella e F. Scala

Barcellona è vita, è gioia, è speranza verso il futuro; ragazzi giovanissimi provenienti da ogni parte d’Europa si ritrovano qui, nella grande città catalana, pronti per correre al fronte e combattere per la causa proletaria. Montse è colpita dal fermento, sconvolta dalla quantità di persone che affollano le strade giorno e notte, cantando, ballando, suonando e sorridendo.

¡Míralos camarada! ¡Van a la lucha, tremolando sobre sus cabezas el rojo pabellón! ¡Qué alegres van! acaso la muerte les aguarda, pero ellos prosiguen su camino, sin temer a nada o a nadie, gli altoparlanti che diffondono le ultime notizie dal fronte, e fra una notizia e l’altra, le strofe dell’Internazionale (…) Mia madre mi racconta tutto questo in quella sua lingua sbilenca e zoppicante che io mi ostino a correggere.

In questo clima festoso e gaio, è naturale che Montse si innamori. E’ un giovanissimo soldato francese, bellissimo, passionale, romantico. Stanno insieme solamente una notte, ma è quanto basta affinché l’ingenua Montse torni a casa con un guaio da risolvere, e molto in fretta, ingoiando lacrime amare e sottomettendosi alla volontà della società dell’epoca.

La guerra civile infuria, il pericolo aumenta e per Montse non resta che una soluzione. La più dolorosa.

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ADELANTE!, con la mente occupata solo a trovare mezzi per sopravvivere, gettandosi a terra o in un fossato appena all’orizzonte comparivano gli aerei fascisti, con la faccia schiacciata contro il terreno e la bambina stretta contro il petto, terrorizzata dalla paura e soffocata dai singhiozzi, la bambina a cui sussurrava Non piangere, figlia mia, non piangere pulcino, non piangere tesoro, per poi chiedersi, quando si rialzava (…) se aveva fatto bene a far subire alla piccina quell’apocalisse.

Non piangere, Lydie Salvayre, trad. L. Di Lella e F. Scala

Non piangere” di Lydie Salvayre, tradotto da Lorenza Di Lella e Francesca Scala per L’asino d’oro edizioni, è un romanzo stupendo, coinvolgente, pieno di passione e meraviglioso. Al di là del coinvolgimento in riferimento alla vicenda narrata, l’estate di Montse e gli anni immediatamente successivi, ciò che del romanzo mi ha più colpita è senza dubbio l’originale e stupefacente stile narrativo dell’Autrice.

Con i dialoghi inseriti nei testi, le parole in spagnolo e in uno pseudospagnolo che saltellano qua e là dando carattere alla narrazione (perché la Montse novantenne non parla bene il francese), i personaggi resi perfettamente – soprattutto nelle emozioni e nella psicologia – che prendono la parola quando ne hanno voglia, anche a costo di interrompere altri personaggi, creano un bellissimo testo che scorre sotto gli occhi di chi legge alla velocità della luce.

Utilizzando un simile stile narrativo mi sono sentita immediatamente parte della storia, vicina ai personaggi, infervorata dai discorsi di José e pietosa nei confronti della giovane Montse di ritorno da Barcellona; la Salvayre è stata bravissima non solo nel rendere vivi e vitali i personaggi, ma a raccontare tutto il contorno, in particolare le emozioni di quegli anni difficili per il popolo spagnolo.

La storia della madre dell’Autrice è intervallata dalla ricostruzione che la stessa Autrice propone intorno allo scrittore Bernanos, autore de Grandi cimiteri sotto la luna; Bernanos si trova a Palma di Maiorca, sconvolto e scioccato dalla ferocia dei falangisti e dal tacito consenso della Chiesa spagnola, la quale giustifica tutta questa violenza terribile.

Non piangere” di Lydie Salvayre è un romanzo unico nel suo genere, capace di rendere alla perfezione la Spagna dell’epoca. Un romanzo che suggerisco a chi è appassionato di storia spagnola, a chi cerca un libro capace di emozionare e coinvolgere, ideale per chi vuole leggere un romanzo che decisamente è in grado di lasciare un profondo segno e un bel ricordo.

Titolo: Non piangere
L’Autrice: Lydie Salvayre
Traduzione dal francese: Lorenza Di Lella e Francesca Scala
Editore: L’asino d’oro edizioni
Perché leggerlo: perché è un romanzo stupendo pieno di passione, storia, emozioni e personaggi indimenticabili

4 pensieri su “Lydie Salvayre | Non piangere

  1. ilmestieredileggereblog ha detto:

    Davvero un bellissimo romanzo, mi è rimasto nel cuore. Come sai, tutto ciò che riguarda la Spagna mi tocca da vicino, è un po’ la mia seconda patria. Ho trovato davvero ottima la resa che l’autrice fa del periodo, dei fatti, i personaggi… insomma, tutto!! Molto bella la tua recensione, come sempre.

    Piace a 1 persona

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