Ahmet Ümit | Perché Istanbul ricordi

“Sì, Nevzat, ammettilo, questo lavoro ti piace”.
Aveva ragione, mi piaceva. Anche se non ne sapevo esattamente la ragione, non riuscivo a rinunciarci. Forse perché nel mondo c’era troppa sofferenza, forse perché in questo Paese non c’era giustizia, forse perché credevo che se avessi risolto qualche caso di omicidio e preso gli assassini, mi sarei sentito meglio. O forse semplicemente mi piaceva questo lavoro. Oppure perché non sapevo fare altro.

Perché Istanbul ricordi, Ahmet Ümit, trad. A. Valerio

Istanbul. Una mattina di maggio, ai piedi del monumento di Atatürk, nel quartiere di Sarayburnu, viene rinvenuto un cadavere. La causa di morte appare subito chiara al commissario Nevzat e ai suoi due collaboratori: l’uomo ha un profondo taglio alla gola ma nelle immediate vicinanze non vi sono tracce di sangue, per cui è chiaro che il cadavere sia stato trasportato in un secondo tempo; il corpo è posizionato in modo da indicare una precisa direzione e custodita nel palmo della mano c’è una moneta antica, che risale all’epoca del re Byzas.

La vittima è Necdet Denizel, un archeologo, studioso d’arte antica, coinvolto in diversi progetti edilizi per riammodernare il cuore pulsante di Istanbul, Sultanahmet. Il commissario Nevzat avvia le indagini avvalendosi dei suoi due validi collaboratori, la dolce criminologa Zeynep e il focoso ispettore Ali.

Senza avere il tempo di coinvolgere la ex moglie di Denizel, la dottoressa Leyla, una dei direttori del museo del Topkapı, due vagabondi denunciano la presenza di un secondo cadavere; la vittima, con la gola tagliata, è stata ritrovata ai piedi della colonna di Costantino, il fondatore di Costantinopoli, e tra le dita della mano irrigidita dalla morte stringe una moneta risalente al tempo del primo imperatore bizantino.

Quando vengono rinvenute nuove vittime, tutte con la gola tagliata, con in mano la moneta risalente al periodo relativo al luogo storico dove sono state abbandonate, in ordine temporale, Nevzat capisce di trovarsi di fronte ad assassini spietati, con un preciso disegno malvagio in mente. Il collegamento tra le vittime esiste, si conoscevano più o meno approfonditamente, poiché tutti coinvolti nell’urbanistica e nell’edilizia della città.

Il cadavere era stato abbandonato su una strada adiacente a Santa Sofia, sdraiato per terra a forma di croce (…) Il corpo, proprio come quello delle altre tre vittime, giaceva sulla schiena e mentre i capelli erano mossi dal vento carico di pioggia, gli occhi senza vita erano rimasti fissi sulla luna nel cielo. Sì, era ancora lì quella luna misteriosa che da giorni non mi mollava.

Perché Istanbul ricordi, Ahmet Ümit, trad. A. Valerio

Moschea di Fatih, uno dei luoghi dell’epoca ottomana dove viene rinvenuto un cadavere (foto: Claudia)

Pian piano Nevzat inizia a sospettare di sempre più persone: dal medico chirurgo che vuole difendere i monumenti della città al macellaio ex jihadista; ma anche avvocati senza scrupoli, poliziotti di un’agenzia privata e uomini potenti e corrotti che vorrebbero stravolgere il volto del centro storico di Istanbul.

Incomincia così l’indagine del commissario Nevzat, un uomo serio e preciso, profondamente umano e sensibile. Grazie all’aiuto della dottoressa Leyla, l’archeologa che fornisce alla squadra di Nevzat i dettagli riguardo alla millenaria storia di Istanbul e che spiega i significati dei luoghi storici e delle monete lasciate accanto alle vittime, riuscirà Nevzat a comprendere il disegno degli spietati assassini prima che sia troppo tardi?

Gli assassini fin dal primo omicidio hanno agito secondo un metodo preciso. Rapiscono le vittime, le uccidono con un taglio alla gola, le abbandonano nei luoghi storici importanti della città, lasciano accanto a ognuna una moneta del periodo storico che intendono mettere in evidenza, e ogni vittima è posizionata in modo tale da indicare la direzione del luogo in cui verrà fatta trovare quella successiva. Senza contare che non hanno mai dato la minima spiegazione delle loro azioni. Perché dovrebbero cambiare metodo quando tutto funziona secondo i loro piani?

Perché Istanbul ricordi, Ahmet Ümit, trad. A. Valerio

Cisterna Basilica, monumento d’epoca bizantina dove Nevzat si ritrova con l’archeologa Leyla (foto: Claudia)

Perché Istanbul ricordi” di Ahmet Ümit, tradotto da Anna Valerio per Ronzani editore, è un romanzo giallo incalzante, coinvolgente e decisamente intrigante, ambientato in una delle città più affascinanti del mondo e raccontato in prima persona dal commissario Nevzat stesso.

Il commissario Nevzat è un personaggio al quale mi sono immediatamente affezionata: è un uomo sensibile e riflessivo, ha vissuto in passato due tragedie che hanno colpito una sua amica d’infanzia e la sua famiglia. Eppure, non si è lasciato sopraffare dalla eccessiva tristezza e, pur senza mai dimenticare la sua famiglia, oggi è legato a Evgenia – una bellissima donna di origini greche – e continua a vivere nella sua casa nel quartiere di Balat, uno dei più caratteristici della città.

Nevzat ha alle sue dipendenze due validissimi collaboratori, Zeynep e Ali, due personaggi che Ümit tratteggia in modo egregio: dando a Zeynep tutta la calma e la tranquillità che Ali non ha, visto il suo temperamento alquanto acceso. Inoltre, Nevzat ha due amici d’infanzia, il veterinario Demir e l’architetto poeta Yekta.

Tutti i personaggi, da quelli principali e quelli minori, sono caratterizzati molto bene, dalle descrizioni della fisicità alla psicologia; ciò, aggiunto alle struggenti descrizioni della città di Istanbul, fanno sì che il lettore possa vivere la narrazione in modo reale e concreto.

La vera protagonista del romanzo “Perché Istanbul ricordi” è però la città stessa, Istanbul, con il suo millenario fascino e la sua storia antica, che necessariamente si lega con quella attuale, giacché vi sono persone che avrebbero in mente di stravolgere la sua urbanistica. Come dicevo, Ümit descrive in modo perfetto la città e permette a chi l’ha visitata o la conosce di rivivere moltissime emozioni.

Il quartiere povero di Eğrikapı aveva ceduto alla sera. Le strade erano deserte. La maggior parte delle finestre delle case ridotte a tuguri erano serrate, i palazzi muti. Da bambini venivamo a giocare qui. A quel tempo era il quartiere degli zingari. C’erano meno case, meno negozi, meno persone. La facciata fatiscente del Palazzo del Porfirogenito, le terribili segrete di Anemas, la misteriosa Ayia Zon Ayazmasi col suo cortile di marmo circondata dalle Mura. E ai piedi delle Mura, le tombe dei compagni del profeta Maometto.

Perché Istanbul ricordi, Ahmet Ümit, trad. A. Valerio

La Sublime Porta, l’ingresso al Palazzo Topkapi, museo dove lavora Leyla (foto: Claudia)

Perché Istanbul ricordi” segue i canoni del genere giallo, pertanto vi sono i criminali e chi cerca di combatterli; allo stesso tempo è un romanzo ottimo per chi vuole scoprire questa città: sono diversi i personaggi – da Zeynep a Leyla – che raccontano a Nevzat i segreti storici di Istanbul; nel frattempo, tra le righe, si possono leggere tutte le contraddizioni di una città così grande, quanto sono diversi tra loro i quartieri e addirittura gli usi e costumi degli abitanti stessi.

Per chi, come me, ha avuto la fortuna di visitare Istanbul, leggendo “Perché Istanbul ricordi” si ritroverà catapultato nei luoghi più famosi della città, dalle stupende moschee di Solimano e di Fatih, alla Cisterna Basilica, al palazzo Topkapı o nella bellissima Santa Sofia, per citarne alcuni. Per chi non è ancora stato nella città adagiata sul Bosforo, questo romanzo contiene moltissimi spunti per una futura visita.

Promosso a pieni voti, “Perché Istanbul ricordi” è prima di tutto un giallo magistrale, intrigante e coinvolgente, e in secondo luogo l’omaggio dello scrittore Ahmet Ümit a una città che continuo a sognare di rivedere di nuovo.

Guardavamo la città dal mare, guardavamo la nostra infanzia; le urla per le strade di Balat, le nuotate nelle acque del Corno d’Oro, le litigate con i bambini del quartiere vicino, le prugne rubate dal giardino del prete, il tesoro cercato nelle prigioni di Anemas, il fantasma del palazzo del Porfirogenito, il profeta Gesù del Patriarcato, la preghiera del bayram nella moschea di Solimano, l’acqua della sorgente sacra per i greci, i compagni del profeta Maometto che giacciono nelle loro tombe sacre, la croce tirata su dal mare, il cimitero di Eyrup, il profumo di cibo nelle stradine, vicini e amici che si cercano, legati l’uno all’altro. Guardavamo Istanbul dal mare.

Perché Istanbul ricordi, Ahmet Ümit, trad. A. Valerio

Titolo: Perché Istanbul ricordi
L’Autore: Ahmet Ümit
Traduzione dal turco: Anna Valerio
Editore: Ronzani editore
Leggilo se: stai intraprendendo un percorso di letture sulla Turchia, qui troverai spunti storici e attuali

(Riproduzione riservata)

3 pensieri su “Ahmet Ümit | Perché Istanbul ricordi

  1. lisecharmel ha detto:

    Istanbul è una città che anche io ho molto amato, anche se sono passati troppi anni ormai dalla mia ultima visita (ci sono stata due volte).
    A proposito di questa città (anche se solo parzialmente), ho di recente letto Il treno per Istanbul, che è ovviamente l’Orient-Express, che narra le vicende di un gruppo di passeggeri in viaggio da Oostenda fino a Costantinopoli (come viene chiamata nel romanzo). Gli ultimi capitoli sono appunto ambientati in questa città ed è stata una bella passeggiata letteraria, anche se con un salto di quasi 100 anni di differenza 🙂

    Piace a 1 persona

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