Tschingis Aitmatov | Il primo maestro

Chinandosi su ogni scolaro, mostrava come si deve tenere la matita, e poi, con entusiasmo, ci spiegava il significato di parole incomprensibili. A pensarci adesso, mi meraviglio anch’io: come poteva questo giovane, semianalfabeta, che pure sillabava con difficoltà, senza neanche un manuale in mano, nemmeno il più semplice abbecedario, come poteva avere il coraggio di affrontare un compito così grande!

Il primo maestro, Tschingis Aitmatov, trad. G. Menestrina

A Kurkureu, piccolo e sperduto villaggio della Kirghisia, è in programma l’inaugurazione di una scuola. Tra gli invitati alla festa c’è l’artista narratore della prima parte della storia e Altynaj Sulajmanovna, oggi dottoressa in filosofia all’università di Mosca, un tempo bambina di Kurkureu e prima scolara della scuola fondata da Djujšen.

Il ritorno al villaggio diventa per Altynaj l’occasione per rivedere il suo vecchio maestro e l’espediente per raccontare all’artista la sua travagliata storia. Altynaj prende la parola, incomincia a narrare in prima persona, e trasporta chi ascolta nel 1924.

Era il 1924. Sì, proprio quell’anno (…) L’apparizione dell’uomo col cappotto dello Stato fu per il nostro villaggio, lontano dalle strade, costruito alla meno peggio là ai piedi delle montagne, un vero avvenimento.

Il primo maestro, Tschingis Aitmatov, trad. G. Menestrina

Altynaj è un’orfana che vive con gli zii, costretta a lavori pesanti e a percosse costanti; un giorno, all’orizzonte compare Djujšen, con al seguito una scia di bambini. L’uomo non è diplomato o molto colto, ma vuole fondare una scuola per insegnare ai bambini i valori del comunismo, la lettura e la scrittura.

La zia di Altynaj è contraria perché, come molte persone che vivono nel villaggio, è convita che l’istruzione sia tempo sprecato. A nessuno, al loro villaggio, è utile sapere leggere o scrivere. Lo zio, invece, pur di togliersi Altynaj dai piedi, le concede di frequentare la scuola del maestro Djujšen.

Per la bambina la scuola e lo studio diventano l’unica ragione di vita.

(…) in quei giorni a scuola, se così si poteva chiamare quella capanna d’argilla dalle fessure luccicanti, attraverso le quali si vedevano sempre le cime innevate dei monti, si aprì d’un tratto per noi, bambini kirghisi che non erano mai stati fuori dai confini del villaggio, un mondo mai sentito e mai visto.

Il primo maestro, Tschingis Aitmatov, trad. G. Menestrina

Il maestro Djujšen ogni mattina passa a prendere i bambini; guada con loro gli impetuosi torrenti montani, ghiacciati, privi di ponte; si sacrifica per loro e insegna tutto ciò che sa. Il maestro si accorge presto che Altynaj è portata per lo studio e vorrebbe farla studiare in città, ma di nuovo la zia ci si mette in mezzo e solo l’intervento lungimirante del maestro potrà salvare la bambina dalla miseria e dall’ignoranza.

Photo by Amir Asakeev on Unsplash

Il primo maestro” di Tschingis Aitmatov, tradotto da Guido Menestrina per marcos y marcos, è un racconto che sfuma in una favola. Lo stile dell’Autore è molto semplice, frasi chiare, limpide, brevi; azioni e dialoghi che si susseguono a romantiche descrizioni delle stagioni che si avvicendano nella steppa kirghisa e kazaka.

Sebbene sia breve, è un racconto denso di spunti per la riflessione. C’è, su tutto, la riflessione sull’importanza dell’istruzione e dello studio come strumento per cambiare la propria vita; la questione, purtroppo ancora attuale in alcuni villaggi dell’Asia Centrale, del rapimento delle giovani ragazze al fine di obbligarle a sposarsi con i propri rapitori; c’è l’affetto che si prova verso colui che per migliorare le vite dei bambini e studenti ha lavorato duramente, ovvero il maestro. Chi di noi non ricorda, con affetto, uno o più insegnanti incontrati durante il nostro percorso scolastico, maestri e professori che hanno insegnato non solo nozioni ma anche come i cittadini devono vivere nel mondo.

Scritto con i toni, appunto, di una favola breve, “Il primo maestro” riesce a raccontare parecchio di un popolo e della sua storia, mettendo in primissimo piano, come detto, l’importanza dello studio per migliorare se stessi, per diventare più consapevoli delle proprie azioni e del mondo in cui si vive.

Titolo: Il primo maestro
L’Autore: Tschingis Aitmatov
Traduzione dal russo: Guido Menestrina
Editore: marcos y marcos

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.