Jón Kalman Stefánsson | Crepitio di stelle

Le stelle brillano, i cani abbaiano, io racconto questa storia; non c’è nessuna differenza. Cerchi il principio e intanto racconti una storia, forse per non pensare che non esiste nessun cielo. Nessun inizio, nessuna fine, solo un moto incessante, una distanza infinita e nient’altro.

Crepitio di stelle, Jón Kalman Stefánsson, trad. S. Cosimini

Reykjavík, 2002. Un uomo di circa quarant’anni si ritrova di fronte al palazzo dove viveva da bambino. I ricordi affollano la sua mente e prende la decisione di forzare l’appartamento dove trascorse l’infanzia; diverse cose sono cambiate: la disposizione dei mobili, la moquette scomparsa, come sparito è il divano rosso dove sedeva con il padre. Non c’è più la sua cameretta, dove dimoravano gli eserciti dei suoi soldatini, sempre pronti a difenderlo.

Da qui l’uomo incomincia a riannodare le fila dei suoi ricordi personali e a raccontarsi le storie di due uomini della sua famiglia: il padre, il ragazzo dell’Est, apprendista carpentiere che si è ritrovato vedovo troppo giovane, e il bisnonno materno, un uomo che sognava di viaggiare in tutto il mondo, morto senza mai lasciare l’Islanda, ma capace di gesti impulsivi e un po’ folli, come l’acquisto di una vallata deserta.

(…) oltre quel mare ci attende il mondo intero. Perché dovremmo sprecare la nostra esistenza in questo posto? Ci viene data una vita sola, dobbiamo impiegarla per viaggiare. Solo chi si addormenta in Italia e si è svegliato in Grecia può dire di aver vissuto.

Crepitio di stelle, Jón Kalman Stefánsson, trad. S. Cosimini

Photo by Asa Rodger on Unsplash

Attorno ai personaggi del padre e del bisnonno ruotano le figure femminili: la madre, una ragazza sognatrice e un po’ stralunata morta troppo presto; la matrigna, una donna originaria da fiordi lontani, che una mattina all’improvviso esce dalla stanza del padre per cucinare una terribile pappa d’avena per colazione; la bisnonna, donna bellissima e coriacea, capace di sopportare le tempeste di un matrimonio non troppo felice.

S’intrecciano le vicende dei componenti della famiglia su due piani temporali differenti: l’Islanda dei primi del Novecento e quella degli anni Sessanta; e due sfondi diversi: la città di Reykjavík e le sconfinate lande islandesi dei fiordi del Nord.

I giorni passano, il verde di fa più intenso, la neve si scoglie sui monti, si stagliano violacei, bruni, grigi, gialli, neri contro il cielo azzurro ma il ghiacciaio non si scioglie, lui è eterno se paragonato alla vita umana. Il ghiacciaio a volte è talmente bianco che intorno a lui la luce d’estate si fa crepuscolare. Ma può anche divenire grigiastro, talvolta cupo, e allora è come se l’aria fosse percorsa da un presagio apocalittico.

Crepitio di stelle, Jón Kalman Stefánsson, trad. S. Cosimini

Photo by Luca Micheli on Unsplash

Crepitio di stelle” di Jón Kalman Stefánsson, tradotto da Silvia Cosimini per Iperborea, è un romanzo bellissimo, delicato e struggente. Con una prosa che si avvicina a una melodiosa poesia, il lettore segue lo scorrere degli eventi famigliari del narratore, saltando avanti e indietro nel tempo.

Emergono personaggi con il gene dei sognatori, spesso intrappolati in vite all’apparenza un po’ piatte e, sebbene i tentativi ci siano, nessuno di loro trova il coraggio di stravolgere l’esistenza per inseguire la strada luminosa dei propri desideri.

Di tutto restano un sasso raccolto su una spiaggia che sembra un esserino e una conchiglia di strombo, dono di un marinaio dai capelli rossi non troppo segretamente innamorato di una delle donne del romanzo. Una conchiglia e un sasso. E i ricordi, vividi e commoventi, dell’uomo che racconta questa storia stupenda.

La notte non è sempre la stessa. A volte soffia piano in una cornamusa piena di stelle e trasforma il regno delle tenebre e della paura in una ninnananna malinconica, a volte è luminosa come il giorno, e gli spettri che si azzardano a uscire dalla terra svaniscono con un piccolo schiocco. Nei libri antichi la notte non è descritta come buio, ma come momento in cui il sonno acquieta tutto ciò che vive, l’aria non si muove, il mormorio delle stelle si affievolisce e il mondo trattiene il respiro. Vi sta scritto che è proprio il silenzio a riempire il terreno, la dimora dei defunti, di un’inquietudine intollerabile. I morti si rivoltano sottoterra e per questo le chiome degli alberi tremano nel cimitero, anche se non spira un alito di vento.

Crepitio di stelle, Jón Kalman Stefánsson, trad. S. Cosimini

Titolo: Crepitio di stelle
L’Autore: Jón Kalman Stefánsson
Traduzione dall’islandese: Silvia Cosimini
Editore: Iperborea

5 pensieri su “Jón Kalman Stefánsson | Crepitio di stelle

  1. lisecharmel ha detto:

    ma sei stata velocissima, praticamente è appena uscito! 🙂
    Stefansson piace molto anche a me, per ora ho letto solo Paradiso e Inferno e il suo seguito, ma ho in attesa Luce d’estate di cui ho sentito meraviglie, prima o poi arriverà anche questo.

    PS: secondo i suoi canoni devo considerarmi una persona felice… però non ho mai visto l’Islanda! 🙂

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  2. Ludo ha detto:

    Il titolo italiano è un capolavoro. Mi chiedo se riprende fedelmente quello islandese. Anche se così fosse, però, non è detto che il termine crepitio in islandese abbia lo stesso effetto sonoro, quasi onomatopeico.

    Sembra effettivamente una storia immersa in un’atmosfera sognate. Mi ispira molto.

    Piace a 1 persona

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