AA. VV. | The Passenger: Turchia

Turchi, greci, armeni, curdi… Per noi oggi è ovvio e naturale classificare gli abitanti della Turchia in base a simili criteri etnici, tanto più che in questo stato i turchi sembrano costituire una maggioranza quasi opprimente. Sembra anzi che sia così da molti secoli e che i turchi nel loro paese si distanzino più o meno nettamente dagli altri gruppi etnici, non appena questi aspirano a una loro autonomia culturale. In realtà si tratta di differenziazioni e forme di comportamento emerse solo nella seconda metà del Diciannovesimo secolo. E un nazionalismo simile è diventato un pilastro portante dello stato solo al tempo di Atatürk [estratto da “Il nazionalismo turco e la questione armena” di Gerhard Schweizer, trad. Piero Budinich]

Quando il discorso tra i miei interlocutori cade sulla Turchia, i miei occhi prendono a brillare, si aprono i cassetti della memoria ed escono le parole dei libri letti, spuntano le immagini del mio viaggio a Istanbul ed emerge, chiaro e lampante, il mio entusiasmo verso questo difficile ma affascinante Paese.

Le persone vedono l’entusiasmo e mi chiedono perché e come è nato l’interesse per la Turchia; una domanda semplice alla quale, però, per rispondere mi tocca tornare indietro nel tempo, fino al viaggio a Creta, in Grecia, dove per la prima volta mi sono imbattuta negli Ottomani.

La piccola scuola greca nascosta nel Moni Chryssoskalitissa, il monastero dello Scalino d’Oro, funzionava in gran segreto durante l’occupazione ottomana; la chiesa di San Nicola di Chania, che un tempo fu una moschea – vi sono ancora i minareti che lo ricordano; la moschea dei Giannizzeri al porto di Chania. Ecco i primi segnali di un Impero che non conoscevo.

Gli Ottomani li ho ritrovati a Sofia, in Bulgaria; sull’isola di Cipro; a Timisoara, in Romania; e persino a Sanremo, in Italia. Vi lascio immaginare, quindi, la mia emozione quando sono entrata al Topkapi Saray a Istanbul, la residenza dei Sultani dell’Impero Ottomano.

 Così, quando Iperborea ha annunciato che il successivo volume della collana The Passenger sarebbe stato dedicato alla Turchia mi sono emozionata.

Santa Sofia, Istanbul (foto: Claudia)

Cosa trovate nella monografia “Turchia“? Mappe, cartine, infografiche, articoli scritti da autori sia turchi che di altre nazionalità; i contributi dell’Associazione Kaleydoskop – che promuove il mondo turco in Italia; consigli di lettura; playlist di musica turca e tante, tantissime, bellissime fotografie di Nicola Zolin.

Negli articoli vengono affrontati temi molto diversi: Elif Batuman tratta di archeologia sulle rive del Bosforo; Fatima Bhutto spiega l’incredibile successo delle serie TV turche; Dexet Filkins fa una carrellata riguardante 30 anni di colpi di stato in Turchia, con un particolare focus al colpo di stato del luglio 2016; Alev Scott ci racconta di come si arricchiscono gli imprenditori turchi.

E ancora, Selma Kaygusuz ci commuove spiegandoci la condizione delle donne in Turchia e a che punto è la lotta per i diritti delle donne; Burhan Sönmez firma il più bell’articolo in assoluto, nel quale racconta la sua infanzia in Anatolia e il suo ritorno dopo tanti anni vissuto a Istanbul. La questione arrmena viene trattata con delicatezza da Gerhard Schweizer.

Si parla di nuovo di archeologia nell’articolo di Ercan y Yilmaz, che racconta di come verrà sommersa una città antichissima, culla delle civiltà più antiche, per via di una mastodontica diga idroelettrica. Infine, si parla di resistenza, tenendo vivo lo spirito delle proteste di Gezi Park del 2013 con la musica – con Begüm Kovulmaz -, la censura e satira – con Valentina Marcella -, e il calcio – con Stephen Wood – con l’eterna sfida tra il Galatasaray, il Fenerbahce e il Besiktas.

Istanbul (foto: Claudia)

Avevo quattro anni quando vidi per la prima volta una grande città, e fu un’emozione strana perché fino a quel momento non avevo mai messo piede fuori dal villaggio dove ero nato. In quella città, che contava ventimila abitanti, mio padre aveva affittato una casa. Avevamo caricato i nostri mobili su un camion, poi papà e mamma erano saliti in cabina con l’autista, mentre io e i miei quattro fratelli ci eravamo sistemati dietro, viaggiando tra pile di materassi, tappati e utensili vari [tratto da “Una storia di polvere e luci”, Burhan Sönmez, trad. Luigi Maria Sponzilli]

Leggere “Turchia” è esattamente come accomodarsi in uno dei tanti locali sul Bosforo, sorseggiando cay nei bicchieri a forma di tulipano, con le orecchie ben aperte perché il nostro interlocutore ci sta raccontando i dettagli del suo Paese.

Una lettura piacevole da affrontare, sebbene servano delle informazioni pregresse soprattutto riguardo all’attuale situazione politica turca. A me, da grande appassionata di Turchia, è piaciuto molto. La Turchia, come ho scritto qualche riga fa, conserva un gran fascino ma allo stesso tempo è complessa: è un Paese in bilico tra la tradizione kemalista e il nuovo ottomanesimo del presidente Erdogan; non è certo sufficiente  questa monografia per capirla, ma può essere utile per chi vuole iniziare ad appassionarsi e un mondo così vicino a noi ma così diverso.

Titolo: Turchia – The Passenger
Autori Vari – Traduttori Vari 
Editore: Iperborea
Perché leggerlo: per avvicinarsi e – perché no? – appassionarsi alla Turchia

(© Riproduzione riservata)

3 pensieri su “AA. VV. | The Passenger: Turchia

  1. Aitor ha detto:

    Grazie per il articolo. Dopo leggere i tuoi articoli, sempre voglio conoscere il luogo del articolo. 😀 Scrivi con passione!
    Non conosco Turchia, ma ho un amico che dice che Istanbul è la città più speziale che ha conosciuto ( e questa persona ha viaggiato molto)
    Felice sabato! 👋

    Piace a 1 persona

  2. Ivana Daccò ha detto:

    Non so. E’ davvero interessante questa collana di Iperborea ma la Turchia (mai conosciuta direttamente ma, mi hanno sempre detto, il più bel paese al mondo, e comunque un popolo e una storia tra le più grandi e complesse, di enorme ricchezza), con un passato che ci è molto vicino, e un presente altamente controverso (come sempre accade quando si vorrebbe che la storia tornase indietro), forse richiede un approccio diverso. Conoscerla, e visitarla, oggi, è davvero complesso. E “nuovo ottomanesimo” è una definizione tanto problematica, un vero eufemismo.
    Concordo con la tua passione. Con molti interrogativi, e molta preoccupazione.

    Piace a 1 persona

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