David Quammen | Spillover

Ecco a cosa sono utili le zoonosi: ci ricordano, come versioni moderne di san Francesco, che in quanto esseri umani siamo parte della natura, e che la stessa idea di un mondo naturale distinto da noi è sbagliata e artificiale. C’è un mondo solo, di cui l’umanità fa parte, così come l’HIV, i virus di Ebola e dell’influenza, Nipah, Hendra e la SARS, gli scimpanzé, i pipistrelli, gli zibetti e le oche indiane. E ne fa parte anche il prossimo virus killer che ci colpirà, quello che ancora non abbiamo scoperto [Spillover, David Quammen, trad. L. Civalleri]

Spillover” di David Quammen (tradotto da L. Civalleri per Adelphi) è un brillante e intrigante saggio pubblicato nel 2012 che analizza l’origine e la diffusione di una serie di zoonosi che si sono sviluppate negli ultimi anni. Divulgatore scientifico di elevato calibro, nella sua opera Quammen prende in esame diversi virus e agenti patogeni che hanno compiuto il salto di specie dall’animale all’uomo – in termini tecnici, spillover – narrando le intricate storie con la verve di un vero e proprio giallo.

Negli anni Novanta, a Hendra, in Australia, un misterioso patogeno inizia a uccidere i pregiati cavalli da corsa di note scuderie delle regioni orientali dell’isola. La faccenda si aggrava quando i proprietari dei cavalli muoiono improvvisamente. Hendra diventa il nome del virus che uccide gli equini e compiendo il salto di specie infetta gli uomini.

Cosa è successo? Hendra colpisce uomini e cavalli ma arriva dalle grosse volpi volanti che vivono nelle foreste limitrofe alle scuderie; le volpi volanti non sono altro che pipistrelli giganti: una prima analisi mostra che più della metà degli individui studiati è portatore del virus Hendra. Eppure, c’è qualcosa di strano perché gli animalisti e volontari per anni hanno curato le volpi volanti, procurandosi graffi e morsi, non sono positivi al virus. Perché? Il mistero trova la sua risoluzione negli equini: Hendra è passato dalle volpi volanti ai cavalli che fungendo da amplificatori hanno portato l’infezione agli umani. 

Sia come sia, perché i cavalli e non, che so, i canguri, i vombati, i koala o altri marsupiali? Già, perché i cavalli che fungono da amplificatori (…) non sono originari dell’Australia, ma animali esotici, portati per la prima volta nel paese dai coloni europei appena due secoli fa [Spillover, David Quammen, trad. L. Civalleri]

Cavalli nel parco della Murgia.jpg

Un gruppo di cavalli al pascolo (fonte: Wikipedia)

Sempre negli anni Novanta, nell’Africa Centrale, un gruppo di ragazzini trova un primate morto nella foresta. È probabilmente morto da diversi giorni, è già in decomposizione, ma quando si ha fame non si è schizzinosi. Qualche giorno dopo aver mangiato il primate morto, le persone del villaggio iniziano ad accusare strani sintomi. Febbre, vomito, diarrea, sanguinamenti. È Ebola che torna a colpire; perché torna? Perché Ebola ha iniziato a colpire negli anni Settanta, in realtà, e torna a spot, in piccoli focolai, che però hanno una mortalità elevatissima. 

Cosa è successo? Ebola è un virus che sfrutta i primati, gorilla e scimpanzé, come amplificatori ma il serbatoio – l’animale che contiene il virus di Ebola e ci convive senza problemi – ancora non è stato identificato. Ebola è una malattia pericolosa, sviluppata nell’Africa Centrale, dove spesso ricompare e uccide. Uccide non solo uomini, ma anche diverse specie di primati: se ne sono accorti i biologi e gli etologi, registrando una notevole diminuzione della popolazione.

“Il virus salta fuori, ammazza un po’ di gente e prima che i medici possano arrivare sul posto se ne è già andato.”
“Ritorna nella giungla del Congo” dissi.
“Già, ad un certo punto sparisce. Ma da dove arriva e dove se ne va?”
[Spillover, David Quammen, trad. L. Civalleri]

Nei primi anni Duemila, una potenziale minaccia arriva dalla Cina. Ho voluto sottolineare la parola potenziale perché in quell’occasione, fortunatamente, l’epidemia è stata contenuta. Nel febbraio del 2003 una donna canadese proveniente da Hong Kong porta la SARS in Canada.

Oltre alla signora canadese, altre persone si scoprono infettate dalla SARS e alcune perdono la vita, come il medico italiano Carlo Urbani. Le indagini degli infettivologi e veterinari si concentrano su un preciso animale che viene venduto nei wet market cinesi, luoghi dove le norme igieniche non sono minimamente rispettate. Gli specialisti scoprono il virus SARS-COV all’interno delle civette delle palme, piccoli mammiferi allevati per essere utilizzati nella cucina tradizionale cinese. Per questo il governo cinese ne ordina il totale sterminio.

Cosa è successo in realtà? Il virus SARS-COV con le civette delle palme non c’entra nulla; le civette sono, come i cavalli per Hendra, gli ospiti amplificatori. Il virus che negli uomini causa la severa crisi respiratoria acuta, mortale, proviene dai chirotteri.

I pipistrelli a ferro di cavallo sono animali che spesso compaiono nei menù cinesi, pertanto sono presenti e sono venduti nei wet market e, semplicemente, a causa della promiscuità e dell’assenza di norme igieniche, il SARS-COV è passato dall’ospite serbatoio all’ospite amplificatore e quindi all’uomo, con conseguenze che avrebbero potuto essere molto più drammatiche.

Avevano ragione. Il virus fu battezzato con poca fantasia  coronavirus SARS e abbreviato con SARS-COV. Era il primo rappresentante della sua famiglia capace di causare una grave malattia nell’ospite umano [Spillover, David Quammen, trad. L. Civalleri]

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Pipistrello ferro di cavallo (fonte: Wikipedia)

Un altro recente virus comparso improvvisamente è Nipah. Nipah è una località malesiana dove si sono verificati i primi casi di questa malattia, fortunatamente circoscritta nel Sud-Est asiatico. La storia è questa: si è scoperto che il serbatoio di Nipah sono i pipistrelli, i quali hanno infettato i maiali, amplificatori, raggiungendo di conseguenza l’uomo.

Per costruire allevamenti intensivi di maiali sempre più grandi, sono stati distrutti numerosi ettari di foreste; i pipistrelli si sono quindi ritrovati a stretto contatto con i maiali ed è possibile che il contagio sia avvenuto a causa di un frutto mangiato dai pipistrelli positivi a Nipah, caduto nel recinto dei suini e quindi dagli stessi mangiato.

La chiave di tutto è l’interconnessione (…) Si tratta di capire in che modo uomini e animali sono interconnessi” (…) Il problema riguarda il contatto con gli esseri umani, le interazioni, le occasioni. “È lì che si nasconde il rischio di uno spillover”. [Spillover, David Quammen, trad. L. Civalleri]

Il capitolo più interessante di tutto il libro è senza dubbio quello che racconta le origini e lo sviluppo dei virus che generano nell’uomo l’AIDS, Sindrome da Immunodeficienza Acquisita. Un capitolo, questo, che vale tutto il libro, non solo per le vicende ma per le riflessioni intrinseche che contiene per cui non vi rovinerò la sorpresa raccontandovi come, dove e quando è avvenuto il primo spillover del virus dell’HIV, responsabile appunto della pandemia dell’AIDS nel mondo.

“C’è un problema” le disse. “Non ha linfociti”.
“E’ quello che penso?”
“Sì. Questo animale ha lesioni simili a quelle di un paziente terminale di AIDS”
[Spillover, David Quammen, trad. L. Civalleri]

Spillover” spiega inoltre come si replicano i virus, quante e quali tipologie ne esistono, quali sono le tattiche vincenti di questi organismi patogeni e come si possono sviluppare le epidemie e le pandemie. Vengono inoltre trattate e spiegate in estremo dettaglio le origini dei patogeni che provocano malaria e malattia di Lyme.

Tutte le storie dei patogeni e del loro incontro con l’uomo hanno un filo rosso che le lega. La parola chiave, scritta sopra, è l’interconnessione tra le specie. Se leggiamo tra le righe, per ogni spillover preso in esame c’è dietro l’intervento umano: i cavalli introdotti dall’uomo in Australia, le pessime condizioni igieniche dei wet market cinesi, il disboscamento e lo stravolgimento degli ecosistemi naturali al fine di impiantare coltivazioni e allevamenti.

Si possono aggiungere le città sovraffollate, i cambiamenti climatici in atto, il fatto che noi umani andiamo ovunque senza badare alla profondità dell’impronta ecologica che lasciamo.

Insomma, “Spillover” di David Quammen ci vuole ricordare e sottolineare che nulla accade per caso o per sfortuna, ma che i responsabili delle epidemie e delle pandemie siamo noi. 

Dovremmo renderci conto che sono conseguenze delle nostre azioni, non accidenti che ci capitano tra capo e collo. Dovremmo capire che alcune situazioni da noi generate sembrano praticamente inevitabili, ma altre sono ancora controllabili [Spillover, David Quammen, trad. L. Civalleri]

Titolo: Spillover
L’Autore: David Quammen
Traduzione dall’inglese: Luigi Civalleri
Editore: Adelphi
Perché leggerlo: perché è un ottimo saggio che illustra in modo chiaro e scorrevole l’evoluzione delle zoonosi più recenti che hanno colpito l’uomo; un testo che serve per renderci più consapevoli

(© Riproduzione riservata)

5 pensieri su “David Quammen | Spillover

  1. maria ha detto:

    Lo sto appena leggendo, a parte alcune parti prettamente tecniche si riesce a comprendere quanto possa accadere e quanto già tanto sia accaduto senza una corretta presa di coscienza.Siamo davvero figli dei virus?

    Piace a 1 persona

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