Quando nascere donna è questione di geografia: “Atlante delle donne” di Joni Seager

Questo non è solo un atlante del femminile. È una rimappatura  femminista del mondo, attraverso una lente che permetta di guardare per davvero il modo in cui le donne vivono [Atlante delle donne, Joni Seager, trad. F. Di Stefano-Abichain]

Atlante delle donne” della geografa femminista Joni Seager (tradotto da F. Di Stefano-Abichain per add editore) è un interessante e ricco libro che fotografa con dovizia di particolari e con estrema precisione la situazione delle donne nel mondo. La prima edizione era del 1986, questa seconda è stata arricchita con nuovi dati provenienti da ogni parte del mondo.

Nascere donna è una questione di geografia: può rivelarsi una condanna anziché una gioia; talvolta già al primo sguardo un genitore può essere scontento che sia nata una femmina: come in India dove, per negligenza intenzionale o, peggio, infanticidio, vengono eliminate le bambine, soprattutto nelle regioni più povere del nord-ovest.

La dura vita delle bambine, se sopravvivono ai primi anni, in molti luoghi del mondo continua con l’impossibilità di frequentare la scuola (vengono privilegiati i figli maschi). Le bambine non hanno tempo di andare a scuola: devono svolgere pesanti lavori domestici, guardare i fratelli minori, intraprendere lunghe, sfiancanti marce per prendere l’acqua. 

In ancora troppi Paesi del mondo, le donne subiscono – già da neonate, come nello Yemen – la pratica della mutilazione genitale femminile, che nei casi più gravi sfocia addirittura nell’infibulazione. Praticate senza anestesia, senza tenere conto dell’igiene, spesso con lamette o coltelli non disinfettati, chi sopravvive ha dolori per tutta la vita e notevoli difficoltà nel momento del parto (dati sull’infibulazione e mutilazioni genitali femminili).

Tratto da: Atlante delle donne, Joni Seager

Morire per dare la vita accade soprattutto nei Paesi dell’Africa sub-sahariana, dove meno della metà delle partorienti sono assistite da personale medico o ostetrico qualificato. In molti Paesi al mondo l’aborto è illegale, per questo oltre 25 milioni di donne ogni anno si fanno praticare aborti non sicuri, molti dei quali finiscono con lesioni permanenti gravi e spesso la morte della donna stessa.

Le guerre generano situazioni insostenibili per tutti, ma di nuovo le donne sono vittime principali: oltre 16 milioni di persone al mondo vivono come rifugiati al di fuori del loro Paese, oltre 32 milioni di persone vivono come rifugiati all’interno del loro Paese; di questi, il 50% sono donne. Per le donne rifugiate, la vita è più dura che per gli uomini: la scarsa igiene nei campi profughi, la difficoltà di curare bambini e ragazzi, il rischio di subire violenze sessuali o minacce di morte, talvolta dagli stessi operatori di pace, come accadeva durante le guerre jugoslave. 

Il controllo degli uomini sulle donne può essere molto forte, come in Arabia Saudita: per tenere le donne “al loro posto“, gli uomini sauditi obbligano ogni donna ad avere un tutore maschio: può essere il padre, il marito, uno zio, un cugino, un fratello o persino un figlio. Le donne saudite medico possono solo curare donne; le donne saudite non possono indossare ciò che vogliono; le donne saudite guidano legalmente solo dal 2018.

Tratto da: Atlante delle donne, Joni Seager

Spesso viene privilegiata la salute degli uomini, anziché quella delle donne. Tra i Paesi dove l’aspettativa di vita delle donne è più bassa vi sono molti stati nell’Africa subs-ahariana: in Sud Sudan è di 57 anni; in Ciad di 53 anni; in Swarziland 48 anni. 

In Sudafrica oltre il 34% delle donne nere ha l’HIV, ogni settimana muoiono oltre 3400 persone (uomini e donne, soprattutto di colore) di AIDS; in India ogni anno muoiono oltre 1300 donne di cancro al seno. Molte donne sono vittime di tubercolosi e malaria perché non hanno accesso alle cure come gli uomini.

Le violenze sulle donne, soprattutto quelle più fragili, è un fenomeno diffuso in tutto il mondo. Il 39% delle donne messicane ammette di aver subito almeno uno stupro nel corso della sua vita; in Arabia Saudita le donne che subiscono uno stupro non sono vittime, ma colpevoli, quindi vengono spesso frustate o incarcerate; nel 2013 in India sono stati denunciati alla polizia oltre 100.000 stupri, ma sono molti di più, visto che solo l’1% delle vittime denuncia l’aggressione.

In Sudafrica ogni 6 ore una donna viene uccisa dall’attuale o dall’ex partner; in Argentina avviene circa ogni 30 ore e in Giappone accade ogni 3 giorni.

C’è ancora molta strada da fare nell’ambito del lavoro e dei posti di prestigio nei governi. Troppe donne lavorano senza dispositivi di protezione individuale, senza diritti, spesso in luoghi scarsamente igienici, pericolosi o dove possono subire molestie e violenze di ogni genere (verbali e fisiche).

Tratto da: Atlante delle donne, Joni Seager

In Finlandia il 63% del governo è costituito da ministri donna, ma in Kenya e Uganda solo il 30% del governo è costituito da ministri donna.

Persino nell’ambito tecnologico c’è un notevole divario tra uomini e donne: le donne non possono permettersi di pagare uno smartphone e quindi la connessione; ma allo stesso tempo, il 74% delle donne colombiane, pur potendosi permettere una connessione internet, teme molestie sessuali on line da uomini sconosciuti e quindi non vuole usare lo smartphone.

Ci si rende conto, leggendo, che la strada è davvero ancora molto lunga per ottenere pari opportunità. Andrebbero cambiate molte cose, servirebbe più giustizia per tutti, maggiore equità sociale. I dati che si leggono sull’Atlante dovrebbero farci riflettere; nel mio caso, un dato in particolare mi ha colpita: “solo il 27% della popolazione globale ha accesso agli standard igienici più alti, ovvero servizi igienici collegati alle fognature con l’acqua di scarico trattata. 2,3 miliardi di persone non dispongono ancora di servizi igienici di base come bagni o latrine“. Nel Sud-Est asiatico ogni anno muoiono oltre 360.000 persone di diarrea, in Africa oltre 320.000, a causa dell’acqua contaminata e non controllata.

Da europea mi sono sempre considerata molto fortunata: ho potuto studiare, posso viaggiare, socializzare con chiunque, indossare ciò che più mi piace  e avere accesso ai medicinali. Ma non mi ero mai considerata fortunata perché ho un bagno a disposizione.

Forse, da oggi, sarebbe meglio pensare a questa ennesima fortuna occidentale.

Titolo: Atlante delle donne
L’Autrice: Joni Seager
Traduzione: Florencia Di Stefano-Abichain
Editore: add editore
Perché leggerlo: per conoscere meglio il mondo nel quale viviamo, in modo particolare dal punto di vista femminile

(© Riproduzione riservata)

8 pensieri su “Quando nascere donna è questione di geografia: “Atlante delle donne” di Joni Seager

  1. Aitor ha detto:

    (Sono un studente di italiano, scusate i miei errori)
    Grazie per il post e per la recomendazione dell’libro. Sembra molto interessante e sopratutto necessario. Abbiamo fortuna di vivere in Europa. La vita delle donne in un altri luoghi del mondo é molto molto dura. Tuttavia, abbiamo ancora molto lavoro da fare anche qui.

    Saluti

    Aitor

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    • Claudia ha detto:

      Ciao! Ti ringrazio per il tuo commento (in realtà, anche per i commenti precedenti!)… Sì, purtroppo ci sono ancora molti passi in avanti da fare per ottenere le pari opportunità tra i generi. Speriamo in bene nel futuro! Buon proseguimento dello studio della lingua italiana: è bello sapere che la mia lingua è apprezzata nel mondo!

      "Mi piace"

  2. Aitor ha detto:

    Grazie a te! Mi piace molto la tua lingua (anche il tuo paese in generale) e questo blog inoltre di essere molto interessante mi aiuta molto con il studio della lingua perche posso leggere, scrivere e inoltre imparo cose e trovo libri interessanti!!!!

    Saluti

    Piace a 1 persona

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