Frank Westerman | Ararat

Metti una sopra l’altra le sillabe della parola Ararat, e ottieni una montagna (…) Mi piace tirare fuori parole dalle lettere e storie dalle parole. Per il suono, il ritmo, il significato. E le scintille. Batti una contro l’altra due frasi e si accende un fuoco. L’Ararat è armeno. L’Ararat è turco. Se tutto va bene (e con l’Ararat tutto va bene) la storia si libra al di sopra della verità delle singole frasi. Il culmine è come la prima terra emersa dopo il diluvio, una tabula rasa per un nuovo inizio. Ed è così che l’Ararat è radicato nella fede della mia infanzia [Ararat, Frank Westerman, trad. C. Cozzi]

Ararat” di Frank Westerman (trad. C. Cozzi, Iperborea) è un romanzo-reportage a tutto tondo interessante e intrigante poiché affronta diverse tematiche relative ad una delle più simboliche montagne al mondo.

L’Ararat si eleva in territorio turco, è una vetta alta 5.165 metri, un stratovulcano attivo (l’ultima eruzione è stata registrata nel 1840), la montagna sacra per tre delle maggiori religioni monoteiste al mondo: Cristianesimo, Ebraismo e Islam. Una cima difficile da scalare, sia per questioni tecniche che politiche: per anni è rimasta inaccessibile a causa della silenziosa ma cruenta guerriglia tra curdi e turchi.

Nella Bibbia, nella Torah e nel Corano si racconta di un’Arca costruita da Noè – Noa, Nūh – capace di resistere ad un Diluvio universale che aveva come scopo la distruzione di buona parte del genere umano, ormai corrotto dal peccato.

Se si considerava l’Ararat come una montagna a due facce, Noè apparteneva a quella che guardava a nord, mentre Nūh a sud. Ma faceva qualche differenza? L’Arca del Vecchio Testamento – e della Torah – doveva essere solida quanto quella del Corano. La versione islamica del diluvio era semplicemente un po’ più breve e un po’ più frammentaria del racconto della Genesi. Anche Allah aveva ordinato al probo Nūh di costruire una nave per la sua famiglia e per gli animali (…) [Ararat, Frank Westerman, trad. C. Cozzi]

Allo stesso tempo, l’Ararat è un delicato punto di confine: tra Armenia e Turchia, tra NATO ed ex-Cortina di Ferro, tra Islam e Cristianesimo, tra placca eurasiatica e placca arabica.

In quel punto due mondi cozzavano uno contro l’altro non solo in superficie – frontiere bloccate e dispiegamento militare – ma anche in profondità, dove si sfioravano le placche continentali eurasiatica e arabica [Ararat, Frank Westerman, trad. C. Cozzi]

Attribution-Non Commercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

Il giornalista  e scrittore olandese Frank Westerman è stato battezzato, da bambino e, durante una gita lungo il corso del fiume Ill con la sua famiglia, viene travolto improvvisamente da un’onda di piena, una sorta di diluvio. Il piccolo Frank si salva, sentendo forte la presenza di Dio nella sua vita.

Ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.
Se dovrai attraversare le acque, io sarò con te,
i fiumi non ti sommergeranno (Isaia, 43, 1-2) 

Crescendo, Westerman smette di credere nella religione mentre in lui cresce la passione per la scienza. Quante cose, scopre, possono essere spiegate con la scienza. Eppure, Westerman sceglie di affrontare la difficoltosa scalata su monte Ararat soprattutto per comprendersi, per capire sé stesso, per avere la conferma che lassù non ci sono né l’Arca incagliata né gli angeli del Signore con le spade di fuoco che bloccano gli escursionisti.

(…) rilessi quello che avevo scritto negli ultimi giorni. Avevo preso nota di dati come la struttura della gola di Arguri, ma non c’era nemmeno una parola sulle mie impressioni. Fu quasi uno shock, e mi costrinsi a riflettere su cosa ero venuto a fare di preciso sull’Ararat. Perché ci tenevo così tanto a raggiungere la vetta? Cosa cercavo di dimostrare? [Ararat, Frank Westerman, trad. C. Cozzi]

Per Westerman l’Ararat viene affrontato sul piano storico, religioso, scientifico, culturale e politico. Ai suoi lettori racconta dei confini tra Grande Armenia e Turchia di Atatürk; vengono approfondite le vicende di stampo religioso legate al profeta Noè e alla sua leggendaria imbarcazione, con particolare riguardo ai fantomatici cercatori dell’Arca.

Westerman incontra geologi e vulcanologi armeni che, a causa delle ostilità con i turchi, non possono salire sulla montagna per compiere i loro rilevamenti geologici – sarà infatti Westerman a scattare le fotografie di quell’oggetto geologico che non si sa se sia un lahar (prodotto vulcanico) o una morena (prodotto glaciale).

L’Autore cita l’interessante Epopea di Gilgamesh – poema scritto in carattere cuneiformi, molto più antica della Bibbia, la quale già cita un grande Diluvio Universale; e il premio Nobel Orhan Pamuk, rinnegato da molti turchi dopo le osservazioni riguardo al genocidio degli armeni e alla scottante questione curda.

Infine, Westerman approfondisce con notevole cura l’aspetto politico: l’Ararat si trova diviso in due provincie turche, a maggioranza curda. La salita sull’Ararat è un business anche per i curdi, che operano accompagnando gruppi di alpinisti in modo illegale, in barba alle disposizioni turche. Per gli armeni, invece, la loro montagna sacra è impossibile da raggiungere: si staglia ogni giorno sullo sfondo di Erevan, trovandosi a pochissimi chilometri dal confine con l’Armenia.

Il vulcano a due teste che si ergeva dalla pianura era così vicino, e al tempo stesso così irraggiungibile, che un armeno si sarebbe potuto chiedere a ragione se non fosse un miraggio, o uno schermo cinematografico alto fino al cielo appeso lì dai turchi [Ararat, Frank Westerman, trad. C. Cozzi]

Attribution-Non Commercial 2.0 Generic (CC BY-NC 2.0)

Ararat” di Frank Westerman tocca molti punti interessanti relativi al monte Ararat – che diventerà la montagna più alta d’Europa quando la Turchia entrerà nell’UE. La scrittura di Westerman è magnetica, cattura chi legge, il quale necessariamente resta affascinato da tutti questi collegamenti.

E lascia il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina, perché oltre a sfoggiare notevole erudizione riguardo all’Ararat e ad essere un’interrogazione senza esclusione di colpi tra scienza e fede, non dimentichiamoci che questo è anche il racconto della sua scalata personale: riuscirà Westerman a sfidare le nevi perenni e a conquistare la cima dell’Ararat? 

Titolo: Ararat
L’Autore: Frank Westerman
Traduzione dall’olandese: Claudia Cozzi
Editore: Iperborea
Perché leggerlo: perché è un romanzo-reportage a tutto tondo interessante e intrigante, e affronta diverse tematiche relative ad una delle più simboliche montagne al mondo

(© Riproduzione riservata)

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