Lorenzo Mazzoni | Il muggito di Sarajevo

Lasciò scritto un biglietto alla madre, dicendole che non doveva preoccuparsi per lei e che sarebbe andata a Sarajevo a cercare fortuna, si mise uno zaino in spalla e partì verso sud. A Kiseljak trovò il passaggio con i puffi danesi (…) Al check point Sierra One il poliziotto serbo era troppo sbronzo per accorgersi che lei non era un militare scandinavo. Sarajevo l’aveva accolta nella luce abbagliante di una giornata quotidiana d’assedio. Le strade deserte, disseminate di carcasse di macchine, vagoni di tram sventrati dalle granate, edifici rasi al suolo. Un’agghiacciante ed elettrizzante sensazione di essere arrivata nel posto giusto al momento giusto [Il muggito di Sarajevo, Lorenzo Mazzoni]

Sarajevo, 1993. La guerra è iniziata da circa un anno, la città di Sarajevo è sotto il costante tiro dei cecchini, stanziati sui tetti degli edifici e lungo le pendici del monte Trebević; i palazzi sono crivellati dai proiettili, i marciapiedi divelti dai colpi sparati dai mortai, la paura e la morte si aggirano come spettri tra le viuzze della Baščaršija.

È in questo contesto agghiacciante che si muovono i personaggi protagonisti del romanzo “Il muggito di Sarajevo” di Lorenzo Mazzoni (Edizioni Spartaco).

Amira è una giovane bosniaca musulmana che abbandona la sua città natale e i suoi genitori per inseguire un sogno: diventare musicista. A Sarajevo, città da lei scelta per dare avvio alla sua carriera, incontra Mozambik l’irlandese, un uomo che ha vissuto molte vite prima di arrivare in Bosnia. Amira si innamora di Mozambik, il quale aiuta la ragazza a mettere su una sgangherata band di fortuna.

Amira aveva imparato che Sarajevo era il posto giusto per l’avverarsi delle cose assurde [Il muggito di Sarajevo, Lorenzo Mazzoni]

Impegnati sui due fronti opposti ci sono Marko Lisinać, crudele capo di una squadra di cecchini serbi, fan di Barbra  Streisand, e Abdel, cugino di Amira, che dopo la conversione all’Islam estremista combatte senza tregua i serbi.

E ancora, Milan un soldato serbo, sempliciotto e stupido, che a causa di un’indigestione di funghi allucinogeni raccolti sul monte Trebević, riesce a farsi catturare dal bosniaco Ivan, un uomo che vive di espedienti (spaccio di droga, in sostanza) e che possiede una zebù gir, una mucca indiana in grado di prevedere il futuro.

Proprio questa mucca magica è il filo conduttore del romanzo, perché quando i giornalisti italiani Carlo e Oscar sentono per caso la storia, volano nella Sarajevo assediata per cercare il miracoloso bovino.

I colpi sparati dai cecchini rimbalzano nella valle. L’eco delle cannonate. Il tuono dei mortai. Colonna sonora martellante. Nata per essere assediata. Io sono nata per essere assediata. Piccola e unica entità testarda che sopravvive. Sopravvivo alla vita. Sopravvivo alla morte. Sopravvivo agli uomini delle montagne, alle tribù illitterate. Recito la mia canzone dal fondo della conca. Sarajevo, il palcoscenico pirotecnico dell’odio [Il muggito di Sarajevo, Lorenzo Mazzoni]

Panorama su Sarajevo, Bosnia Erzegovina (fonte: Flick Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

Il muggito di Sarajevo” di Lorenzo Mazzoni fonde una serie di personaggi che sfiorano l’assurdo e che vengono calati in una realtà ben precisa, nella Sarajevo sotto assedio del 1993. Sebbene esasperati, i protagonisti creati da Mazzoni sono perfetti, si muovono lungo le vie della città e sugli irti sentieri di montagna, come se non potessero che essere lì, nella città nata per essere assediata.

L’assurdo diventa la perfetta normalità, il ritmo del romanzo è incalzante grazie al fatto che si tratta di una storia corale, per cui il lettore segue tutti i protagonisti che pian piano si incrociano, si scontrano e si incontrano. Il linguaggio scelto da Mazzoni per raccontare l’intreccio di storie non può che essere diretto, crudo, a tratti violento e a volte poetico: è giusto così, in guerra nessun minuto è uguale all’altro e l’imprevisto o l’orrore sono sempre dietro l’angolo.

Il muggito di Sarajevo” è un romanzo che ho apprezzato molto, che ho letto praticamente tutto d’un fiato, che mi ha catturata in un vortice di eventi e personaggi decisamente intrigante. È un romanzo che consiglio a chi vuole avvicinarsi alle guerre nei Balcani, ma in punta di piedi, per non disturbare questi ragazzi e uomini occupati a vivere, vivere fino in fondo, perché benché Sarajevo sia sotto assedio, è la vita che vince. Perché la vita vince sempre. 

Titolo: Il muggito di Sarajevo
L’Autore: Lorenzo Mazzoni
Editore: Edizioni Spartaco
Perché leggerlo: perché si tratta di un romanzo coinvolgente, drammatico e divertente allo stesso tempo, perché racconta di un magico bovino (ma esiste davvero?) e di una città bellissima

(© Riproduzione riservata)

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