Paolo Rumiz | È Oriente

C’è una linea d’ombra in Europa. Non è ovest e nemmeno est. Sta al centro, taglia la Mitteleuropa e il suo groviglio di etnie. Corre dal Baltico ai Balcani e segna i luoghi dove i due totalitarismi del ventesimo secolo si sono affrontati nel modo più infame. Disegna una geografia di vergogne: lapidi, ossari, cortine di ferro, campi di sterminio. È un reticolo di memorie nere che ha generato, negli stessi luoghi, un’altra geografia, sommersa, fatta di omertà, amnesie, negazioni e rimozioni di colpa. Tutte reazioni umane, persino comprensibili: se non fosse che, anche a distanza di anni, possono generare nuovi mostri [È Oriente, Paolo Rumiz]

È Oriente” di Paolo Rumiz è una raccolta di sei viaggi lenti vissuti dall’autore dalla fine degli Anni Novanta ai primi del Duemila. Scritti con la stessa poesia che caratterizza “Trans Europa Express“, nei brevi reportage di viaggio Rumiz è manifesto tutto il suo affetto verso l’Europa.

Nel reportage “Dove andiamo stando?” viene raccontato di un viaggio in bicicletta da Trieste a Vienna in compagnia del figlio Michele; ne “L’uomo davanti a me è un ruteno” Rumiz racconta di un affascinante viaggio in treno tra Trieste e Kiev; un altro viaggio in treno, questa volta tra Berlino e Istanbul, è narrato in “Chiamiamolo Oriente“. Lasciato il treno, Rumiz salta su una chiatta e naviga il Danubio, narrando tutte le sue emozioni in “Ljubo è un battelliere“. Infine, due viaggi in Italia, on the road, raccontati in “Capolinea Bisanzo” e “Il frico e la jota“, il primo in auto, il secondo in bicicletta.

Chiedo gli orari dei treni e scopro che a est di Praga tutto diventa improbabile: tempi, regole, coincidenze, prenotazioni. In compenso, gli ottocento chilometri sino alla frontiera ucraina costeranno meno del taxi, quarantamila lire. Ci siamo, il viaggio comincia davvero [È Oriente, Paolo Rumiz]

Praga (foto: Claudia)

Subisco il fascino dell’Europa e, se potessi, la visiterei tutta. Subisco in particolare il fascino delle regioni orientali del nostro continente, per cui i reportage di Rumiz mi hanno permesso di sognare ad occhi aperti.

La lettura di “È Oriente” mi ha fatto nascere una serie di riflessioni sul mio modo di viaggiare; i luoghi che visito non sono mai scelti a caso e prima di visitarli dedico parecchio tempo alle letture e alle ricerche in merito alle mie mete. Solo così ritengo che un luogo – sia una città, un sito archeologico, un semplicissimo paesaggio – possano entrarmi davvero nel cuore.

Riguardo al modo di viaggiare, invece, avrei moltissimo da imparare da Rumiz; il giornalista triestino, infatti, predilige mezzi lenti, che gli permettono di immergersi totalmente nel luogo da lui scelto. Rumiz viaggia in treno, in bicicletta, in traghetto, in automobile. Io generalmente scelgo un mezzo molto veloce che toglie, però, il fascino di vedere i paesaggi che cambiano: l’aereo.

Imbarcadero di Karaköy, ultima corsa ai traghetti per l’altra sponda. Sotto il cielo inondato da una luce morente giallo-rosata la gente fa ressa tra montagne di pesce azzurro, urla di venditori e nuvole di gabbiani. Guardi la notte che viene dall’Asia e resti inchiodato sulla riva, incapace di partire per quell’Altrove a portata di mano. Allora pensi che le tue novantacinque ore di treno, i controlli di confine, le attese e le coincidenze mancate nella tormenta sono servite solo a capire tutto questo. Ma sì, chiamiamolo Oriente [È Oriente, Paolo Rumiz]

Istanbul (foto: Claudia)

Mi piacerebbe imparare a viaggiare lentamente, con più calma, per non lasciarmi sfuggire nessun dettaglio e sviscerare meglio i luoghi. “È Oriente” mi ha ispirato un viaggio, un viaggio che in realtà sogno da tempo ma che non sono ancora riuscita ad organizzare.

Chissà se questo sarà l’anno buono, oppure se dovrò ancora attendere. 

Niente annuncia Istanbul, la Tracia è un deserto di pietre e vento. Quel deserto, che protegge Bisanzio da terra, è anche la metafora del muro di Lepanto che ancora ci divide dalla Turchia. È un muro che si fa più alto e spesso, nonostante le buone intenzioni di Ankara e Bruxelles. Una volta a Istanbul c’erano greci, armeni, ebrei, una borghesia commerciale che faceva rete con la Mitteleuropa e rendeva tutto più vicino (…) Istanbul, città europea, oggi diventa più asiatica, subisce un pauroso inurbamento delle montagne anatoliche. Come davanti alle case liberty della Transilvania, ai minareti di Sarajevo, ai monasteri della Bucovina o alla decaduta grandezza della Moldavia, anche qui quella sensazione di deriva e di fuga che ti ha accompagnato per tutto il viaggio (…) Ed ecco il vento che inghiotte il nostro vicinissimo Oriente [È Oriente, Paolo Rumiz]

Titolo: È Oriente
L’Autore: Paolo Rumiz
Editore: Feltrinelli
Perché leggerlo: per chi ama viaggiare in Europa

(© Riproduzione riservata)

8 pensieri su “Paolo Rumiz | È Oriente

  1. Barbara ha detto:

    Di Paolo Rumiz non ho ancora letto nulla, se non articoli e interviste. Incuriosita da Appia (la viandanza è una delle mie passioni) e il recente Il filo infinito, annoto anche i tuoi due suggerimenti (Trans Europa Express deve essere molto bello).

    Scegliamo l’aereo perché abbiamo sempre meno tempo a disposizione e ci siamo dimenticati del fatto che il viaggio è il viaggio, non la meta. Negli ultimi anni, soprattutto per merito del coniuge, sono tornata al treno anche per spostarmi in Europa. Mezzo che, va detto, in alcuni paesi (penso all’Austria e alla Francia) è tutt’altro che economico. Però è innegabilmente un altro tipo di viaggio.

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