Jing-Jing Lee | Storia della nostra scomparsa

Il tempo è una cosa buffa. Oppure è relativo, come ho letto da qualche parte. Una cosa relativamente buffa: per come accelera quando non vedi l’ora che succeda qualcosa, o quando hai un bisogno disperato di portare a termine qualcosa (…) O per come non passa mai quando non hai niente da fare (…) Quando invece ti succedono tutte e due le cose, e vuoi e non vuoi allo stesso tempo che passino i minuti, il tempo traballa. Se chiudo forte gli occhi riesco quasi a vederlo mentre mi si muove davanti agli occhi e sotto le palpebre, ondeggiando nel bianco [Storia della nostra scomparsa, Jing-Jing Lee, trad. S. Tummolini]

La morte di un caro necessariamente è un evento drammatico, perché la scomparsa di chi si ama lascia un vuoto pressoché impossibile da colmare. Ma talvolta chi resta può ritrovarsi a scoprire i segreti di chi è scomparso.

Sullo sfondo della Singapore di oggi, la famiglia del giovane Kevin perde l’amata nonna Ah Ma, e l’anziana Wang Di si ritrova a dire addio all’adorato marito Chia Soon Wei, colui che l’aveva salvata dopo le tragedie della Seconda Guerra Mondiale.

In seguito alle morti di Ah Ma e Chia Soon Wei, vanno ad intrecciarsi in modo inesorabile i destini di Wang Di e Kevin, proprio grazie a quest’ultimo, pessimo studente di Cinese, ragazzo goffo, timido, occhialuto e vessato dai bulli della scuola. Sarà il ragazzino a dare il via ad una rocambolesca ricerca che porterà alla luce una drammatica storia, intrisa di segreti taciuti dai tempi dell’Occupazione Giapponese di Singapore.

Sono successe tante cose durante la guerra. Alcune ho avuto il coraggio di farle, altre mi facevano troppa paura [Storia della nostra scomparsa, Jing-Jing Lee, trad. S. Tummolini]

Ah Ma è stesa sul letto d’ospedale, semi-incosciente a causa dell’ictus, e Kevin registra le sue ultime parole; la nonna è convinta di parlare al padre di Kevin anziché al nipotino, e rantolando confessa il segreto che si è sempre portata dietro, per tutta la vita. Kevin incomincia ad indagare e tra gli oggetti della nonna trova un plico di lettere mai spedite e scritte nella lingua cinese che si parlava durante la guerra; impossibilitato a leggerle, chiede aiuto alla sua severa professoressa di Cinese.

Wang Di si ritrova a traslocare dalla vecchia casa dove viveva con l’amato marito. Il nuovo appartamento e la freddezza dei nuovi vicini di casa, le fanno tornare in mente i duri anni dell’Occupazione Giapponese di Singapore.

È solo una ragazzina analfabeta quando, nel 1942, i giapponesi varcano i confini terrestri di Singapore e occupano militarmente l’area, scacciando gli inglesi che all’epoca la difendevano. Wang Di avrebbe dovuto sposarsi grazie all’intermediazione di zia Tan, una donna  che organizza matrimoni per salvare le ragazze.

I soldati giapponesi devastano con prepotenza i villaggi e i paesi; uccidono e feriscono senza nessuna pietà, ma è alle ragazze che viene riservato il destino peggiore della morte: vengono prelevate brutalmente e portate in squallide prigioni, dove vengono trasformate da esseri umani a oggetti senza valore buone solo a soddisfare le esigenze dei soldati giapponesi.

Wang Di viene rinchiusa in uno di questi bordelli, diventando una ragazza di conforto. Con un’incredibile forza d’animo, Wang Di e le sue amiche non smettono di sperare che il Giappone perda la guerra e che si ritiri da Singapore, per ricevere finalmente la libertà.

E continuai a sperare finché non ebbi l’impressione di aggrapparmi a una scheggia di vetro, stringendola sempre più forte nella mano, per impedire che mi scivolasse via [Storia della nostra scomparsa, Jing-Jing Lee, trad. S. Tummolini]

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A view of the Singapore skyline and the Singapore Flyer from Gardens by the Bay at sunset (fonte: Wikipedia CC BY-SA 4.0)

Storia della nostra scomparsa” di Jing-Jing Lee, tradotto da Stefano Tummolini per Fazi editore, è un romanzo molto bello capace, con delicatezza e sensibilità, ad affrontare una cupa pagina della storia della Seconda Guerra Mondiale, quella relativa all’Occupazione Giapponese nello stato insulare di Singapore, ponendo l’accento sulle crudeltà inflitte alle donne.

Wang Di racconterà tutta la sua storia a Kevin, quando saranno ormai chiari i rapporti tra le due famiglie. Essere una ragazza di conforto era drammatico sia per le violenze fisiche inflitte dai soldati, sia per il disprezzo e l’odio delle persone civili una volta finita la guerra e chiusi quei luoghi d’orrore. Allontanate come persone infette, queste donne una volta uscite dalle comfort houses non potevano pensare di vivere una vita normale, nessuno le avrebbe più rispettate.

Quindi c’è il gesto, in buona fede ma che avrà altri risvolti drammatici, della nonna di Kevin e di ciò che questo gesto comporterà a Chia Soon Wei. Un’altra storia occorsa durante la guerra, una storia che potrebbe essere certamente accaduta.

Storia della nostra scomparsa” è la dimostrazione che i segreti, alla fine, riescono a venire a galla, anche dopo molti anni. È un romanzo estremamente coinvolgente, dove si entra in empatia con i personaggi che, poco a poco, svelano una serie di storie intrecciate tra loro. Proprio come accade nella vita vera di chi non perde mai la speranza.

Ci sono voluti più di cinquant’anni, pensò Wang Di: ma cosa sono cinquant’anni quando le parole dei tuoi cari contano a tal punto da segnare in lungo e in largo la tua vita intera e il tuo cammino? [Storia della nostra scomparsa, Jing-Jing Lee, trad. S. Tummolini]

Titolo: Storia della nostra scomparsa
L’Autrice: Jing-Jing Lee
Traduzione dall’inglese: Stefano Tummolini
Editore: Fazi editore
Perché leggerlo: per conoscere un’inedita pagina di un dramma della Seconda Guerra Mondiale combattuta sul fronte Pacifico

(© Riproduzione riservata)

3 pensieri su “Jing-Jing Lee | Storia della nostra scomparsa

  1. Athenae Noctua ha detto:

    Storia della nostra scomparsa è davvero un libro appassionante ed emozionante, pur nella sua durezza. Come scrivevo nella mia recensione, l’ho apprezzato soprattutto perché in qualche modo restituisce una voce a tutte le Wang Di che per decenni non hanno ricevuto credito e hanno subito l’umiliazione della violenza durante la guerra e quella della vergogna poi. Quando leggo un romanzo che mi fa conoscere più profondamente la Storia e le storie – vere o verosimili che siano – di tanti esseri umani di cui senza quel libro non sapremmo nulla, avverto il senso pieno della lettura e del racconto.

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