Ernesto Che Guevara | Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta

La notte (…) guardavamo il mare immenso, percorso da riflessi biancoverdastri, uno accanto all’altro, appoggiati al parapetto, ma ognuno lontano dall’altro, volando sul proprio aereo verso le stratosferiche regioni del sogno. Lì abbiamo capito che la nostra vocazione, la vera vocazione, era viaggiare in eterno per le strade e i mari del mondo. Eternamente curiosi; osservando tutto ciò che potesse comparire davanti alla vista. Annusando ogni angolo, ma sempre con discrezione, senza piantare radici in nessuna terra, né fermandoci a studiare il substrato di qualcosa; la periferia ci bastava [Latinoamericana, Ernesto Che Guevara, trad. P. Cacucci e G. Corica]

Ernesto e Alberto sono due giovani studenti di Medicina che decidono di partire per un lungo viaggio attraverso il Sudamerica nel dicembre del 1951. In sella alla Poderosa, la loro motocicletta, partono da Córdoba, Argentina, animati da un invidiabile entusiasmo giovanile.

Il viaggio li cambia e li fa crescere, giorno dopo giorno, ogni volta che entrano in contatto con le realtà locali. Ernesto e Alberto incontrano indios vessati dai bianchi, schiacciati al razzismo; famiglie povere, ma che non negano loro mai nessun aiuto; minatori cileni intrappolati nelle miniere di rame dove sono costretti a lavorare duramente e quasi senza diritti; lebbrosi peruviani, che giacciono in ospedali improvvisati, abbandonati a loro stessi, dove i due apprendisti medici argentini si fermano per dare una mano.

Da questo viaggio durato otto mesi, nasce il diario. I chilometri percorsi sono tantissimi; i primi in sella alla Poderosa, quindi grazie ad autostop e passaggi di fortuna. Nel corso dell’estate che si tramuta in autunno e infine in inverno, Ernesto e Alberto viaggiano attraverso Argentina, Cile, Perù, Colombia e Venezuela.

Il risultato è la fotografia precisa e nitida di una società, quella latinoamericana, nel 1951, afflitta dai suoi problemi sociali, che emergono in modo chiaro quando i due giovani visitano il villaggio di Chuquicamata, nei pressi della miniera di rame.

Alle otto del mattino abbiamo trovato un camion che ci avrebbe portato fino al villaggio di Chuquicamata (…); un luogo dove il clima è dei peggiori e le condizioni di vita così difficili che nessuno chiede il libretto di lavoro né quali siano le idee politiche. L’unica cosa che conta è l’entusiasmo con cui l’operaio si va a rovinare la vita in cambio delle briciole che gli permettono di sopravvivere [Latinoamericana, Ernesto Che Guevara, trad. P. Cacucci e G. Corica]

E spesso l’asprezza della vita va in contrasto con la meraviglia dei luoghi descritti, perché forse è proprio così, il Sudamerica, un luogo di costanti antinomie.

ValparaÍso è molto pittoresca, sorge dalla spiaggia che si affaccia sulla baia, e crescendo si è abbarbicata ai monti che muoiono nel mare. La sua strana architettura di zinco, scaglionata a terrazze unite fra loro da scale serpeggianti o da funicolari, vede esaltata da sua bellezza da museo delle stravaganze grazie al contrasto che formano i diversi colori delle case, mescolati all’azzurro plumbeo della baia [Latinoamericana, Ernesto Che Guevara, trad. P. Cacucci e G. Corica]

Titolo: Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta
L’Autore: Ernesto Che Guevara
Traduzione dallo spagnolo: P. Cacucci e G. Corica
Editore: Feltrinelli
Perché leggerlo: per sentirsi liberi

(© Riproduzione riservata)

2 pensieri su “Ernesto Che Guevara | Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta

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