Claude Mutafian | Metz Yeghérn. Breve storia del genocidio degli armeni

Tutti questi massacri avvenivano sotto il pretesto di una cosiddetta deportazione provvisoria, destinata ad allontanare la popolazione civile dalle zone vicine al fronte. Le strade della deportazione erano accuratamente programmate, e il luogo di riunione doveva essere Aleppo, in Siria. Ma solo una piccola percentuale dei deportati vi arrivava, date le stragi causate dalle malattie, dalla fame, dalla sete, a cui si aggiungevano le continue sevizie lungo la via; rapimenti, stupri, attacchi di bande armate, torture e uccisioni. In tre mesi, il grosso del “lavoro” era compiuto, e alla fine di luglio 1915 non restava praticamente più nessun armeno (da più di un milione…) nell’Anatolia orientale [Metz Yeghérn, Claude Mutafian, a cura di A. Arslan]

Durante il ponte dei Santi ho avuto l’occasione di tornare a Venezia, magnifica città dove ero stata diversi anni fa. Uno dei motivi per cui ho scelto di ritornare a Venezia è che intendenvo visitare il Monastero Armeno Mechitarista sull’isola di San Lazzaro. Raggiungere l’isola è molto semplice: dalla Piazza San Marco si sale sul vaporetto n. 20 e in poco meno di quindici minuti si raggiunge l’approdo sull’isoletta.

Il Monastero è visitabile solamente al pomeriggio, l’unica visita guidata parte alle 15.25, costa 6 euro ed è molto interessante e completa. La nostra guida ha abilmente ripercorso le tappe principali della storia dell’Armenia, delle vicende legate a Mechitar e alle sue opere per salvere più libri e documenti possibili, della storia degli oggetti preziosi conservati al Monastero e degli armeni di Venezia, per poi giungere all’episodio più drammatico e toccante dell’intero popolo armeno: il Metz Yeghérn, il Grande Crimine, il genocidio degli armeni.

Al termine della visita, sebbene avessi già letto a proposito del genocidio armeno, ho deciso di acquistare “Metz Yeghérn. Breve storia del genocidio degli armeni” di Claude Mutafian, a cura di Antonia Arslan, edito da Guerini e Associati.

Il libro di Mutafian introduce perfettamente al lettore il contesto nel quale il genocidio ha avuto luogo, in tre ondate differenti, per opera dell’Impero Ottomano prima e dei Giovani Turchi poi, per terminare durante il governo di Atatürk, all’indomani della nascita della Repubblica di Turchia.

Perché proprio gli armeni sono stati scelti come capro espiatorio dagli ottomani prima e dai turchi poi? Finché l’Impero ottomano si reggeva grazie al potere centrale forte e disponeva di numerosi territori ad esso assoggettati, musulmani e minoranze riuscivano a convivere in pace (in merito alla storia dell’Impero ottomano suggerisco la lettura de “Il divano di Istanbul” di Alessandro Barbero, Sellerio).

Nel corso della seconda metà dell’Ottocento gli equilibri in Asia Minore e nell’Europa sud-orientale vengono sconvolti: la Grecia si dichiara indipendente, a ruota cercano di seguirla gli stati balcanici, la Bulgaria e la Romania. Gli armeni popolavano soprattutto le porzioni orientali dell’Impero ottomano e non avevano uno stato santuario indipendente da rivendicare, per loro inizialmente è sufficiente poter continuare a vivere in pace e liberamente all’interno dell’Impero.

Ma la creazione di partiti politici armeni spaventa il Sultano, che preso dalle rivolte curde, chiede proprio ai curdi di iniziare a reprimere gli armeni. Iniziano così i primi massacri di massa, tra gli anni 1894 e 1896.

Armenian gravestones. Lake Van.JPG

Lapide di origine armena sul lago di Van, Turchia (fonte: Wikipedia)

Quando compaiono i primi esponenti del panturchismo, ovvero la dottrina di supremazia turca rispetto agli altri popoli, il popolo armeno si trasforma nuovamente in vittima: i Giovani Turchi, infatti, mirano a “ripulire” quella che dovrebbe diventare la Turchia, la terra dei turchi.

È però il 24 aprile 1915 che prende avvio il genocidio vero e proprio: grazie alla Prima Guerra Mondiale che occupa i pensieri delle potenze europee, l’Impero ottomano ormai morente utilizza la scusa della guerra per “spostare” gli armeni dalle zone insicure a quelle più sicure. Questi trasferimenti sono una montatura, l’intenzione non è certo di portare in salvo gli armeni, anzi; l’idea è quella di ripulire l’Anatolia orientale dalla presenza armena e di cacciarli verso gli Stati mediorientali.

In questi mesi, migliaia di armeni di ogni età vengono obbligati a marciare, senza acqua e senza cibo, per chilometri e chilometri; parecchi vengono uccisi brutalmente, altri lasciati morire di fame e di sete; tanti vengono derubati dai propri averi.

Sembra che questo massacro non abbia mai fine. Negli anni ’20, quando al potere in Turchia c’è Mustafà Kemal Atatürk, la liquidazione dell’Anatolia orientale viene completata. L’Armenia ha dichiarato la propria indipendenza nel 1918, ma i confini non sono quelli della Grande Armenia di un tempo. L’indipendenza, poi, durerà molto poco: i russi sono pronti ad annettere il piccolo stato caucasico all’Imperium sovietico.

Buona parte degli armeni è fuggita dal Caucaso e ad oggi sono più numerosi gli armeni che vivono nel mondo di quelli che vivono in Armenia.

Armenian Genocide Map-en.svg

La mappa mostra i massacri relativi all’anno 1915 (fonte: Wikipedia)

Oggi nel mondo sono 29 Stati che riconoscono l’avvenuto genocidio armeno, l’Italia lo riconosce dal 2000. I principali responsabili del genocidio, i turchi, lo negano e sembra che non siano intenzionati a riconscerlo. Perché? Per prima cosa, occorrerebbe per i turchi riscrivere un bel pezzo della storia della Repubblica, soprattutto nei primi anni; riconoscendo il genocidio si potrebbero rischiare rivendicazioni territoriali da parte degli armeni, in particolare nelle regioni dell’Anatolia orientale; bisognerebbe rimettere in discussione due personaggi storici veneratissimi: Talaat Pascià e Atatürk, invischiati nella questione armena ma praticamente intoccabili; infine, si potrebbero riaccendere gli animi di chi ancora segue la dottrina panturca e sogna l’unione di tutti i popoli turcofoni.

Il Grande Crimine perpetrato contro il popolo armeno pesa tutt’ora come un macigno, sul cuore di chi è sopravvissuto. Sentire queste barbarie negate, o vedere che molti Stati del mondo si disinteressano alla questione, è inaccettabile per chi appartiene al popolo armeno: per questo vi invito, lettori italiani, a documentarvi il più possibile sul Metz Yeghérn, per parlarne a chi non lo conosce e per rifletterne con chi ne ha sentito parlare.

Gli ebrei hanno sofferto durante il corso della Storia, in particolare – lo sappiamo tutti – nel Novecento, ma hanno ottenuto giustamente il riconoscimento di ciò che è accaduto, anche dai propri carnefici. Agli armeni il riconoscimento dei crimini è negato: sembra che la memoria storica li abbia cancellati, sepolti nel nulla assieme ai tanti morti, seppelliti sotto una lapide senza nome.

Titolo: Metz Yeghérn. Breve storia del genocidio degli armeni
L’Autore: Claude Mutafian
A cura di: Antonia Arslan
Editore: Guerini e Associati
Perché leggerlo: per diffondere le vicende legate al genocidio degli armeni, per aprire gli occhi a chi non lo conosce, per riflettere sulle barbarie che l’uomo perpetra su altri uomini

(© Riproduzione riservata)

6 pensieri su “Claude Mutafian | Metz Yeghérn. Breve storia del genocidio degli armeni

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