Tamta Melašvili | La conta

Nel buio ci possono scambiare per chissà che. Qualunque cosa succeda, non devono aprire il fuoco. Non bisogna lasciarli sparare. Per sicurezza, se ci beccano, dobbiamo metterci a gridare. Capito? Dobbiamo strillare, farci riconoscere. Non possono sparare a delle bambine, mi segui? E se invece ci sparano lo stesso? Siamo in guerra. Tu che ne sai? Non ci sparano, ha ripetuto Ninco, cocciuta [La conta, Tamta Melašvili, trad. F. Peri]

All’indomani della dissoluzione dell’Unione Sovietica, la Georgia fu teatro di una serie di conflitti interni di matrice etnica. Detti conflitti vennero innescati per far sì che le regioni dell’Ossezia del Sud (1988-1992) e dell’Abcasia (1992-1993) ottenessero l’indipendenza dal governo georgiano. In quei concitati e feroci anni si inserì inoltre un colpo di stato militare (1991) ai danni del primo presidente della Georgia democraticamente eletto.

Se i fedeli del presidente georgiano riuscirono a sedare le rivolte, reinsediando il loro capo, i conflitti dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia si risolsero anni dopo con la seccesione e la costituizione di due entità governative de facto; tra la Georgia e questi due stati de facto i conflitti spesso di riaccendono, come la seconda guerra lampo con l’Ossezia del Sud, combattuta nell’estate del 2008.

È nel contesto storico delle guerre degli Anni Novanta che si inserisce il romanzo breve – o se vogliamo racconto lungo – “La conta” di Tamta Melašvili, tradotto dal georgiano da Francesco Peri per Marsilio.

La conta” fotografa un lasso di tempo di pochi giorni, dal mercoledì al sabato, nel quale vengono condensati una serie di fatti che, narrati in modo essenziale e asciutto, contengono tutta la tensione e la carica emotiva di chi vive un conflitto sulla propria pelle.

Vedrai, ha detto Ninco, tra non molto. Quando finirà la guerra avremo tutto quello che ci serve. Ah, perché finisce, la guerra?, ha domandato lui, sempre più sospettoso. Certo che finisce, mica può andare avanti per sempre [La conta, Tamta Melašvili, trad. F. Peri]

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Tbilisi, capitale della Georgia (fonte: Wikipedia CC BY-SA 3.0)

Le protagoniste sono due ragazze tredicenni, diverse tra loro per carattere ma unite da problemi in famiglia: Ketevan, detta Topi, la più impacciata e timida, che attende con angoscia di diventare donna, preoccupata perché il padre è in guerra e la mamma non ha più latte per il fratellino che sta praticamente morendo di fame; Nino, detta Ninco, decisamente più sveglia, anch’essa ha il padre in guerra e  inoltre deve badare agli anziani nonni, in particolare alla nonna che è allettata e molto malata.

Chi conosce la storia della Georgia, in particolare quella religiosa, avrà intuito che i nomi delle protagoniste non sono stati assegnati a caso: Sveti Ketevan fu una martire georgiana del XVII secolo, mentre Nino è la santa patrona della Georgia, colei che convertì i georgiani al cristianesimo nel IV.

Eppure, le nostre Topi e Ninco sante non sono: la prima studia sistemi per rubare il latte da portare al fratellino, mentre la seconda si ingegna per corrompere e farsi amici i soldati, oltre che a spingere l’amica a rubare in farmacia il latte per neonati.

In guerra vale tutto, può anche accadere che a due tredicenni venga chiesto di portare droga al di là e al di qua del confine: basterà che dicano ai soldati che si sono perse mentre cercavano funghi, no? Basterà dire loro che avevano fame e a casa non c’era più niente fa mangiare, giusto?

Non devi avere paura di niente, sei un uccellino anche tu, sei una cosetta, te ne vai di qua e di là e nessuno ti vede. Chi può farti del male? Sei tanto leggera, sei talmente un uccellino. Un uccellino, hai capito (…) Sei lassù, là in alto, nel cielo, Topetta, sei un uccellino in volo [La conta, Tamta Melašvili, trad. F. Peri]

Gergeti Trinity Church, Sakartvelo (fonte: Wikipedia CC BY 2.0)

Mentre i georgiani attendono l’apertura del corridoio umanitario, sia per ricevere pacchi dalla Croce Rossa che per circolare con maggiore sicurezza senza rischiare di essere accidentalmente colpiti da proiettili vaganti o saltare per aria sulle mine antiuomo, Topi e Ninco imparano cosa signifca vivere in uno stato dilaniato dai conflitti etnici; che cosa succede quando si inizia ad odiare chi poco prima viveva al nostro fianco in pace; come una guerra corrompe nel profondo l’animo dell’uomo.

Dicevo, la scrittura della Melašvili è essenziale e asciutta, mostra la realtà senza sconti, scagliandola in faccia al lettore in tutta la sua crudezza e causticità. Perché ho scelto di leggere questo breve libro? Certo per il mio interesse verso l’area del Caucaso, ma anche e soprattutto perché della guerra degli Anni Novanta non conoscevo nulla e di quella del 2008 ne ho sentito parlare molto poco.

La conta” diventa così il prezioso racconto che mostra i retroscena vissuti dai civili georgiani, abcasi e osseti durante il conflitto che li ha infiammati per anni, mettendo in luce tutto ciò che ogni guerra porta con sé: dolore, separazione e morte; perché il teatro e il contesto storico delle guerre cambiano, ma la sua definizione resta – purtroppo – drammaticamente uguale.

Risorse per approfondire

Guerra civile in Georgia (fonte: Wikipedia)
Pulizia etnica dei georgiani in Abcasia (fonte: Wikipedia)
Notizie sulla situazione politica in Georgia (fonte: Balcani e Caucaso)
Notizie sulla situazione politica in Abcasia (fonte: Balcani e Caucaso)
Notizie sulla situazione politica in Ossezia del Sud (fonte: Balcani e Caucaso)

Titolo: La conta
L’Autrice: Tamta Melašvili
Traduzione dal georgiano: Francesco Peri
Editore: Marsilio
Perché leggerlo: per che vuole interessarsi all’area del Caucaso e conoscere qualcosa a proposito della guerra combattuta negli Anni Novanta tra georgiani, osseti e abcasi.

(© Riproduzione riservata)

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