Chinelo Okparanta | La felicità è come l’acqua

“Sembra davvero una grande festa” dico, quando finisco di parlare. “Ricca di tradizioni”. Annuisce. “Dovrebbe venire alla mia.” “Sarebbe felice?” chiedo. “La felicità è come l’acqua” dice. “Cerchiamo di afferrarla ma ci scivola sempre tra le dita.” Si guarda le mani. “E le mie sono sottili” dice. “Piene di vento in mezzo” [La felicità è come l’acqua, Chinelo Okparanta, trad. F. Gavioli]

I dieci racconti di Chinelo Okparanta contenuti nella raccolta “La felicità è come l’acqua“, tradotti da Federica Gaviolo per Racconti edizioni, sono semplicemente meravigliosi. Chinelo Okparanta riesce in modo perfetto a descrivere e raccontare la società nigeriana, e sceglie di presentarla attraverso storie dove le donne sono le principali protagoniste.

In questi dieci racconti vengono toccati molti argomenti, ognuno di questi necesserita per forza di una serie di riflessioni. Nella società nigeriana la donna è vista come colei che deve mettere al mondo dei figli, pertanto se una donna non può avere figli – e badate bene, la colpa della sterilità di una coppia non è mai dell’uomo, ma sempre e solo della donna – allora non è una vera donna.

È così che se una donna non riesce a generare figli, la madre e il marito la accompagnano da una dibia, un’anziana che con le sue pozioni magiche toglierà il malocchio alla malcapitata e le darà la possibilità di restare incinta.

“Gli spiriti” ha detto. “Certe volte ci maledicono senza motivo, altre perché qualcosa o qualcuno li ha inavvertitamente fatti infuriare. Oppure semplicemente perché sono di cattivo umore.” Si è interrotta. “Non ti preoccupare. Ti purificherò dalle loro maledizioni. Ti farò guarire.” [La felicità è come l’acqua, Chinelo Okparanta, trad. F. Gavioli]

Gli uomini, non tutti ma quasi, hanno sempre ragione, pertanto non è infrequente che le donne siano vittime di violenza domestica. Se in Nigeria la violenza domestica non si può denunciare, ci sono donne nigeriane che una volta raggiunta l’America provano a contattare centri antiviolenza e cercano di portare in salvo i figli dalla furia dei mariti maneschi; eppure, è ben difficile che ci riescano: talvolta l’uomo violento lo si accetta per quello che è, soprattutto se provvede ai bisogni della famiglia oppure se è malato di cancro.

È stato sempre e sarà sempre tutto incentrato su di lui: evitare che si arrabbi, prendersene cura, preparargli da mangiare in questo o quell’altro modo. Sarà sempre la tua priorità (…) Prendersi cura di una persona violenta è una cosa, ma costringere gli altri a fare lo stesso, qualunque siano le tue ragioni, è ugualmente una forma di violenza [La felicità è come l’acqua, Chinelo Okparanta, trad. F. Gavioli]

Ci sono donne che scoprono di amare altre donne, e questo tipo di amore è pericoloso in Nigeria: in funzione dell’atto d’amore che viene scoperto e denunciato, si può essere puniti attraverso una serie di frustate (circa 100), oppure incarcerati per diversi anni oppure, nei casi più gravi, si può essere uccisi tramite la lapidazione.

Le donne protagoniste dei racconti che si scoprono omosessuali sognano l’America per vedersi libere di manifestare il loro affetto reciproco, mentre altre vivono la relazione nel terrore della morte, non potendo abbandonare la Nigeria, e vengono costrette a sposare un uomo.

Di tanto in tanto, mamma mi ricorda ancora che in Nigeria quel genere di cose sono punite. E ha ragione, ovviamente. L’ho letto sui quotidinai e l’ho visto al telegiornale. Eppure a volte vorrei chiederle di spiegarmi cosa intende con “quel genere di cose”, come se fossero così tremende da non meritare un nome, come se fossero così impure da non poter essere definire “amore” [La felicità è come l’acqua, Chinelo Okparanta, trad. F. Gavioli]

Si sogna l’America per manifestare liberamente il proprio amore, qualunque sia; si desidera andare in America perché i titoli di studio emessi dalle università americane sono più prestigiosi, perché i lavori sono più interessanti e meglio retribuiti, perché in America si pensa che ci sia più cura dell’ambiente, che l’America non sia invasa da pattume di ogni sorta come le strade di Port Harcourt e che i fiumi non siano inquinati dal petrolio estratto dalla Shell e altre multinazionai, come avviene per il fiume Niger e il suo delta.

L’America non assomigliava affatto alla Nigeria, dopotutto. Qui le strade erano cosparse di spazzatura e nessuno si preoccupava di ripulirle. Qui le perdite erano la normalità. In fin dei conti, eravamo africani. Che gliene fregava alla Shell? Qui le perdite si verificavano a cadenza settimanale [La felicità è come l’acqua, Chinelo Okparanta, trad. F. Gavioli]

Si sogna l’America anche se non è facile ottenere un visto d’ingresso e si sogna l’America anche se poi laggiù le persone si perdono, e non tornano più in Nigeria. L‘America è un desiderio bruciante ma ben presto si scopre che essa deluderà, si continuerà a parlare igbo a casa, a cucinare piatti nigeriani, a far spesa nei supermarket gestiti da africani e non si troverà il coraggio di denunciare una violenza domestica.

Scritti con uno stile narrativo che cattura l’attenzione di chi legge sin dalle prime righe anticipando ciò che accadrà nel racconto, “La felicità è come l’acqua” di Chinelo Okparanta è il libro perfetto per chi vorrebbe imparare a scrivere racconti – impeccabile ogni parola, ogni descrizione, ogni emozione – e per chi vuole conoscere da vicino come funziona la società nigeriana, in Nigeria e in America.

Dieci racconti semplicemente meravigliosi. E scusatemi se mi ripeto.

Titolo: La felicità è come l’acqua
L’Autrice: Chinelo Okparanta
Traduzione dall’inglese: Federica Gaviolo
Editore: Racconti edizioni
Perché leggerlo: perché si tratta di dieci racconti perfetti, per conoscere da vicino la società nigeriana e per chi vuole imparare a scrivere storie brevi

(© Riproduzione riservata)

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4 pensieri su “Chinelo Okparanta | La felicità è come l’acqua

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