Matteo Mastragostino e Alessandro Ranghiasci | Primo Levi

Volete sapere cosa ricordo del lager? Le recinzioni! Centinaia di metri di recinzioni. E fuori di esse… il nulla. Poi ricordo quei vestiti troppo leggeri per non morire di freddo. E scarpe che rovinavano i piedi. Dure come pietre e sempre diverse, una troppo piccola e l’altra troppo grande. Uscivamo dal lager solo per lavorare. In fila indiana. Come una colonna di scarafaggi. Lavori duri, dalla mattina alla sera. E il giorno dopo si ricominciava da capo, ogni giorno identico all’altro. Questo era Auschwitz [Primo Levi, M. Mastragostino e A. Ranghiasci]

Nell’autunno del 1987, pochi mesi prima della drammatica morte, Primo Levi si reca alla scuola elementare Felice Rignon di Torino, la stessa che aveva frequentato da bambino; lo scopo della visita di Levi è di raccontare la sua storia ai bambini, perpetuando la memoria di ciò che è stato.

Immaginare cosa fu Auschwitz è molto difficile per i bambini, ma Primo Levi con estremo tatto e utilizzando le parole giuste, riesce a descrivere ai piccoli studenti l’orrore di quel luogo e a trasmettere quelle che furono le sue più grandi paure.

Catturato nel febbraio del 1944 in prossimità del Col de Joux, in Valle d’Aosta, Primo Levi viene costretto a dichiararsi ebreo e per questo deportato ad Auschwitz, nella Polonia occupata dalle truppe del III Reich. È duro l’inverno polacco, i vestiti non sono adatti, le scarpe sono spaiate, la fame è uno stato costante, ma Primo Levi riesce a sopravvivere grazie alla sua laurea in Chimica, alla sua fervida voglia di tornare a casa ad abbracciare i suoi cari e grazie all’aiuto di Alberto e Lorenzo.

Alberto è un prigioniero come lui, infonde a Primo Levi ottimismo, ma non riuscirà a tornare a casa. Lorenzo è un muratore di Cuneo, chiamato dai nazisti per realizzare piccoli interventi edilizi nel lager, passa cibo e vestiti caldi a Primo Levi e ad Alberto, affinché riescano a superare i momenti più sconfortanti e drammatici.

Infine, la laurea in Chimica. Nel 1941 Primo Levi si laurea in Chimica all’Università di Torino, benché fosse ebreo, e grazie a questo prezioso titolo di studio i nazisti mettono Primo Levi a lavorare in laboratorio, un posto dove il rigido inverno è più sopportabile.

Il racconto di Primo Levi, come dicevo, non manca di dettagli forti, come la selezione dei prigionieri, la spiegazione di cosa succedeva nel finto locale docce, gli odori dei fumi che uscivano dai forni crematori, le speranze spezzate di chi non ce la faceva più e si lasciava morire.

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Auschwitz (Wikipedia CC BY 3.0)

Anche se sopravviveremo a questo orrore, Auschwitz ci avrà cambiato per sempre [Primo Levi, M. Mastragostino e A. Ranghiasci]

Primo Levi, come sapete, viene liberato dai sovietici il 27 gennaio 1945 e dopo circa un anno di viaggi e vicissitudini, riesce a tornare a Torino. Scrive quasi subito “Se questo è un uomo“, ma inizialmente non ha successo.

La guerra è un ricordo troppo vicino, per tutti, e pochi hanno voglia di leggere un libro di memorie così drammatico. Solo dieci anni dopo le persone si interessano all’Olocausto, così Primo Levi inizia a scrivere altri romanzi e racconti e a parlare nelle scuole. Ma il peso di ciò che gli è accaduto non si alleggerisce col tempo, anzi, diventa ogni giorno più pesante, un fardello sempre più difficile da portare.

Primo Levi” scritto da Matteo Mastagostino e illustrato da Alessandro Ranghisci per Becco Giallo editore – riproposto nella collana de La Repubblica in occasione del centenario della nascita di Primo Levi, avvenuta il 31 luglio 1919 – è una struggente e bellissima graphic novel che ripercorre con delicatezza le principali tappe della vita di Primo Levi. È vero che ne conoscevo già la sua storia, ma rileggerla in questa veste mi ha ugualmente commossa ed emozionata. 

C’è sempre bisogno delle parole e delle testimonianze di persone come Primo Levi, soprattutto in momenti storici come quello che stiamo vivendo, dove sembrano contare più gli slogan che i ragionamenti con la propria testa, dove è più semplice odiare che prestare aiuto al prossimo.

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate, anche le nostre. Primo Levi

Titolo: Primo Levi
Scritto da: Matteo Mastragostino
Illustrato da: Alessandro Ranghiasci
Editore: Becco Giallo
Perché leggerlo: perché la storia di Primo Levi e di tutti i prigionieri che con lui hanno vissuto l’orrore ad Auschwitz devono sempre essere ricordate

(© Riproduzione riservata)

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4 pensieri su “Matteo Mastragostino e Alessandro Ranghiasci | Primo Levi

  1. Anna ha detto:

    Ho apprezzato davvero tanto questo libro, e il modo di scrivere di Levi. È un pezzo di storia che purtroppo non possiamo cancellare, ma da cui possiamo almeno imparare. Recentemente ho preso anche il seguito, che se non sbaglio si chiama La tregua e racconta il rientro in Italia.

    Piace a 1 persona

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