Ivana Bodrožić | Hotel Tito

Beati voi che ricevete tutto, ci dicevano. Pensioni, cibo, permessi d’importazione, accessi diretti alle scuole e agli studentati, vestiti. Forse avremmo dovuto fare i profughi per il resto della nostra vita. Essere felici di ricevere. Continuare a tentare la fortuna come i giocatori professionisti del lotto [Hotel Tito, Ivana Bodrožić, trad. E. Miočić]

Nei primi anni Novanta,  la cittadina di Vukovar, nella Slavonia orientale, viene presa di mira dalle milizie serbe nel corso delle guerre jugoslave. Vukovar sorge in prossimità del fiume Danubio, a pochissimi chilometri dal confine serbo, e dal 1990 al 1995 fu teatro di sanguinosi episodi di violenza.

Nel corso del lungo assedio, durato circa tre mesi, Vukovar e i suoi abitanti si trovarono sotto il tiro dei mortai serbi, i quali rasero al suolo la città, uccidendo e deportando nei campi di concentramento serbi numerosi civili croati innocenti.

Nel 1991, la protagonista e voce narrante del romanzo, I. B., ha nove anni e i genitori, preoccupati per la recrudescenza delle ostilità con i serbi, decidono di mandarla con il fratello maggiore sulla costa croata, dove c’è meno pericolo di essere coinvolti dalla guerra. Quando la guerra incombe e il pericolo aumenta, la madre dei ragazzi fugge da Vukovar, ma il padre si unisce alla resistenza per difendere l’identità croata. Scomparirà misteriosamente durante una rappresaglia combattuta nei pressi dell’ospedale di Vukovar.

La madre e i ragazzi, ora divenuti ufficialmente profughi, vengono inizialmente ospitati dai parenti di Zagabria, ma ben presto la convivenza diventa difficile e la famiglia viene spostata a Kumrovec, nota per aver dato i natali al maresciallo Tito, una piccola cittadina al confine con la Slovenia.

A Kumrovec alloggiano in una grande hotel messo a disposizione dallo Stato croato, in attesa di assegnare ad ogni famiglia un alloggio dignitoso. Quando la famiglia della protagonista mette piede per la prima volta all’Hotel Tito, nessuno di loro sa che dovranno trascorrere sette anni prima di riuscire a riavere una casa.

Nel frattempo, la bambina diventa adolescente, si innamora, si ribella, fa e disfa le amicizie con le ragazza dell’Hotel Tito, sfollate come lei. Essere adolescente non è mai semplice, ma per I. B. lo è ancora meno, a causa della guerra, dello status di profuga, dell’incertezza riguardo alla scomparsa (o alla morte?) del padre, della povertà.

Ma il fratello non smette di scrivere al Ministero della Difesa della Repubblica di Croazia, perché tutti hanno diritto ad una casa, un lavoro, una vita dignitosa. Non resta che attendere questo sogno, senza mai smettere di sperare.

Su una foto scattata alla stazione dei treni di Vinkovci stracolma di neve, la mamma in cappottino di lana blu con un alto punto vita, teneva sottobraccio un ragazzo che indossava un giaccone di vera pelle. Il treno era già sul binario, sul vagone c’era scritto qualcosa in cirillico, non ricordo di preciso cosa, ma so che il treno andava in Macedonia, perché papà vi stava svolgendo il servizio militare. All’epoca non erano ancora fidanzati, ma quando è tornato hanno ripreso da dove si erano fermati, dalla stazione dei treni di Vinkovci [Hotel Tito, Ivana Bodrožić, trad. E. Miočić]

Hotel Tito” di Ivana Bodrožić, tradotto dal croato da Estera Miočić per Sellerio editore, è un romanzo delicato e forte allo stesso tempo, perché racconta la via dei civili croati durante le guerre in ex-Jugoslavia, e lo fa attraverso gli occhi di una bambina che cresce in un hotel.

La vicenda narrata è di stampo autobiografico, poiché la Bodrožić ha perso il padre durante l’assedio di Vukovar e ha vissuto per sette anni in un hotel a Kumrovec, con i membri superstiti della famiglia.

Il romanzo è, come dicevo, scritto con un tono a tratti disincatato e a tratti crudo, perché i conflitti sono difficili da raccontare e descrivere. I sette anni trascorsi in attesa di un alloggio trascorrono come il lento fluire di un fiume ed è solo leggendo tra le righe che ci accorgiamo che durante la narrazione il tempo va avanti, dai ragazzi che crescono in quella che appare sempre più una prigione che un hotel.

Nell’Hotel Tito le persone vivono una vita parallela, perché è strano essere sempre in attesa di qualcosa. Se gli adulti sono rassegnati, i giovani non vogliono che gli anni migliori della loro vita si svolgano entro le quattro mura di una stanza d’hotel. Così I. B. cerca la sua dimensione, ribellandosi, sfidando i divieti, facendo soffrire la madre.

È il dramma di un’epoca, ad essere messo in scena, una lunga serie di conflitti e rappresaglie che si sono svolte solo trent’anni fa, un lasso di tempo che sembra breve, ma si sa che la memoria delle persone è corta. È per questo motivo che abbbiamo il dovere di leggere libri come “Hotel Tito” di Ivana Bodrožić.

Titolo: Hotel Tito
L’Autrice: Ivana Bodrožić
Traduzione dal croato: Estera Miočić
Editore: Sellerio
Perché leggerlo: perché si tratta di una testimonianza forte e dolce allo stesso tempo che racconta le guerre nell’ex Jugoslavia

(© Riproduzione riservata)

5 pensieri su “Ivana Bodrožić | Hotel Tito

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