Istanbul, consigli pratici per organizzare un viaggio

Ognuno di noi ha dei sogni di viaggio: uno dei miei era Istanbul. Città dalla storia millenaria, città-universo, città nella città come una sorta di curiosa matrioska, per me scoprire Istanbul è stata un’esperienza unica, della quale non posso che raccontarne con forte entusiasmo.

L’articolo che state leggendo nasce dall’idea di fissare emozioni e sentimenti che ho provato durante il viaggio, nonché per ispirarvi o incuriosirvi riguardo alla Turchia, Paese che continua ad esercitare su di me notevole fascino, grazie soprattutto ai libri che ho letto prima di partire e che proseguirò a leggere perché mi auguro di poter tornare in Turchia in futuro.

Perché organizzare un viaggio a Istanbul?

Bisanzio, Nuova Roma, Costantinopoli, Istanbul: la meravigliosa città adagiata sul Bosforo ha cambiato nome molte volte nel corso della sua storia millenaria. Al governo, nel corso dei secoli, si sono susseguiti  greci, romani, bizantini, genovesi e veneziani (in particolare nel quartiere di Pera), ottomani e infine Kemal Atatürk, fondatore della Turchia moderna. Ogni cultura ha lasciato tracce del proprio passaggio, Istanbul è così divenuta un vero e proprio libro di storia da leggere a puntate e da scoprire con occhi curiosi e mente aperta.

Istanbul conquista, seduce, ammalia, ispira. Istanbul è un viaggio nel viaggio e io ne sono stata attratta al primo sguardo.

Aya Sofya, Sultanahamet (foto: Claudia)

Istanbul, il nostro itinerario quartiere per quartiere

Quanti giorni servono per visitare Istanbul? Una vita, direi da appassionata, ma la risposta corretta è dipende dalle vostre priorità e dalle vostre passioni. Sognandola da anni e dato il numero di attrazioni che volevo visitare, ci siamo fermati quattro notti, con partenza nel primo pomeriggio del quinto giorno, un lasso di tempo più che dignitoso per iniziare a scoprire la bella città sul Bosforo.

Ecco il nostro itinerario in dettaglio, facilmente riproducibile.

Primo giorno: Sultanahmet, Eminönü e Karaköy

  • Parco di Sultanahmet: meravigliosa piazza dove Santa Sofia e la Moschea di Sultanahmet si guardano. Se di giorno è un brulicare di turisti e visitatori, alla sera è un luogo di ritrovo di famiglie che si godono l’aria fresca che sale dal Bosforo mentre i bambini giocano tra le antiche pietre.
  • Eminönü: profumo di salsedine, stridio di gabbiani, risate dei bambini che si tuffano nell’acqua, rombo dei traghetti, puzza di petrolio, la Torre di Galata che svetta a Pera, profumo di simit, pesce fritto e pannocchie bollite: Eminönü mi piace, perché è viva, e alla fine del viaggio mi accorgerò essere uno dei punti che più ho amato della città.
  • Il Ponte sul Bosforo, Karaköy: ciò che amo è vedere i luoghi da diverse prospettive e qui i tramonti sono uno spettacolo unico.

I traghetti che da Karakoy fanno spola verso Eminönü (foto: Claudia)

Secondo giorno: Fatih, Fener, Balat 

Premessa: quando ho letto “La balia” di Petros Markaris, “Gli amanti di Bisanzio” di Mika Waltari e “Loxandra” di Maria Iordanidou ho deciso che avrei visitato i quartieri occidentali dove si svolgono i romanzi. Poiché si tratta di un lungo e intenso itinerario, a tratti piuttosto labirintico, ho contattato Scoprire Istanbul e abbiamo partecipato ad un’escursione organizzata e condotta da Kamil, una guida brillante ed entusiasta della sua città. Ecco ciò che abbiamo visitato:

  • Moschea di Zeyrek: un tempo fu la Chiesa del Cristo Pantocratore, trasformata in moschea dopo la Conquista di Costantinopoli.
  • Moschea di Fatih: la prima grande moschea imperiale voluta da Mehmet II il Conquistatore, costruita sulla collina ove sorgeva la Chiesa degli Apostoli.
  • Quartiere di Fatih: uno dei più conservatori della città, dai caratteri spiccatamente orientali.
  • Acquedotto di Valente: opera di ingegneria romana, voluta appunto dall’imperatore Valente nel 368 d.C., servì d’acqua la città fino al Medioevo.
  • Quartiere di Balat: un tempo abitato dagli ebrei.
  • Quartiere di Fener: un tempo abitato dai greci (detti romèi) prima che iniziasse l’esodo all’inizio del Novecento

Quartiere di Fatih, antica casa in legno d’epoca ottomana (foto: Claudia)

  • Liceo Greco Ortodosso di Fener: oggi abbandonato fu all’epoca il punto di riferimento per gli studenti di lingua greca che abitavano in Turchia
  • Santa Maria dei Mongoli: struggente e piccola chiesa ortodosa dedicata a Maria Paleogina, sposa del Gran Khan dei Mongoli, Hulagu.
  • Cattedrale di San Giorgio: sede del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli
  • Santo Stefano dei Bulgari: originale chiesa ortodossa in ghisa costruita nel 1871 in una notte, secondo la leggenda.
  • Palazzo di Costantino Porfirogenio (Tekfur Sarayı): si tratta di un palazzo bizantino restaurato di recente, posto ridosso le mura che segnavano il confine tra Costantinopoli e la Tracia. Dall’ultimo piano del museo si gode una vista spettacolare su Pera e sul Corno d’Oro.
  • Museo di San Salvatore in Chora: i mosaici di età bizantina qui conservati sono tra i più belli di Istanbul. Dopo la Conquista, anche questa Chiesa divenne una moschea, ma i mosaici per fortuna non vennero distrutti.

Mosaici nel Museo di San Salvatore in Chora (foto: Claudia)

Terzo giorno: Sultanahmet, Fatih e il quartiere dei Bazar

  • Museo di Aya Sofya: voluta dall’imperatore Giustiniano, consacrata nel 537 d.C., fu uno degli edifici più imponenti del mondo antico. Convertita a moschea da Mehmet II il Conquistatore, divenne museo per volere di Atatürk. Profondamente rimaneggiata nel corso dei secoli, Aya Sofya sorprende: degni di nota sono gli enormi lampadari d’età ottomana, il mosaico centrale che raffigura la Madonna col Bambino e, accanto, i medaglioni ottocenteschi ottomani con le effige dei nomi di Allah e Maometto.
  • Palazzo Topkapı e Harem del Sultano: fu Mehmet II il Conquistatore a volere un palazzo degno del rango di un Sultano. Entrare nell’immenso Topkapı è come fare un salto nel tempo: si riesce ad immaginare come vivessero gli Ottomani fino al XIX secolo.

Topkapı, Harem (foto: Claudia)

  • Hagia Irene: o della Pace Divina, questa piccola chiesa è coeva ad Aya Sofya e dagli Ottomani non fu distrutta, bensì usata come deposito. Oggi è sconsacrata e sede di eventi musicali.
  • Moschea di Solimano: una delle più belle moschee di Istanbul, progettata da Mimar Sinan, conserva gli edifici adiacenti (külliye), ovvero madrese, hammam, caravanserraglio e ospedale. Adiacente si trova un cimitero, ove riposano anche le spoglie di Solimano e sua moglie Rosselana. Dalla terrazza di fronte alla moschea si gode una vista sul Bosforo impagabile.

Interno della Moschea di Solimano (foto: Claudia)

  • Quartiere dei Bazar: istituzione per alcuni, trappola per turisti secondo me, il Gran Bazar è uno dei più grandi mercati d’Europa.
  • Cisterna Basilica: la più nota cisterna d’epoca bizantina che assicurava la fornitura d’acqua alla città.

Quarto giorno: Üsküdar, Ortaköy, Taksim, Beyoğlu, Sultanahmet

  • Üsküdar: con un traghetto di linea si raggiunge la riva asiatica di Istanbul, molto più rilassata e tranquilla rispetto a quella europea. Qui non arrivano molti turisti e si respira più autenticità. Degne di nota sono la Moschea di Mihrimah, dedicata alla figlia di Solimano il Magnifico, e la Torre di Leandro (Kiz Kulesi, in turco), un tempo cancello di difesa del Corno d’Oro, chiuso da una possente catena sottomarina.
  • Ortaköy: rientro sulla riva europea in traghetto e tappa obbligata per visitare la meravigliosa Moschea di Ortaköy, dal gusto ottocentesco e quindi molto diversa dalle altre visitate sinora; alle sue spalle, il Ponte Vittime del 15 Luglio.

Moschea di Ortaköy (foto: Claudia)

  • Piazza Taksim: niente di entusiasmante, si tratta di una piazza piuttosto anonima e fredda. Utile però come snodo dei mezzi pubblici e per scendere verso Beyoğlu passando da Istikal Caddesi.
  • Istikal Caddesi: la via più europea di Istanbul. Negozi, locali, punti ristoro e molto altro, tra cui la bella Chiesa cattolica di Sant’Antonio da Padova, i consolati di Russia, Svezia e Grecia, piccole moschee e chiesette ordosse nascoste.
  • Museo Galata Mevlevi: si tratta di un piccolo convento di Dervisci afferenti all’ordine dei mevlevi, fondato a Konya, Anatolia, nel XIII. Pregevole la tekke al piano inferiore e il piccolo museo che si sviluppa su due piani. Il convento è circondato da un rigoglioso giardino, con fontana per le abluzioni e un piccolo cimitero.

Il convento dei Dervisci (foto: Claudia)

  • Torre di Galata: la Torre venne eretta nel 1348 dai genovesi e fu per lungo tempo l’edificio più alto di Istanbul. La salita, a pagamento, consente di vedere un panorama a 360° sulla città e se si sale al tramonto la vista sarà davvero impagabile.
  • Parco Gülhane: piacevole e vasto parco fiorito e alberato dove potersi rilassare dopo una giornata di visita.
  • Museo della Storia della Scienza e della Tecnologia dell’Islam: grazioso museo che illustra le scienze nel corso dei secoli nel mondo islamico.

Museo della Storia della Scienza e della Tecnologia dell’Islam, sala delle scienze astronomiche (foto: Claudia)

Istanbul è una città sicura?

Me lo hanno chiesto praticamente tutti e quindi ho deciso di inserire un paio di note. Gli ultimi gravi attentati in Turchia si sono verificati nel corso del 2016, da allora sembrerebbe essere in corso un periodo di calma, ma se siete interessati ad organizzare un viaggio in Turchia suggerisco di leggere con periodicità il sito Viaggiare Sicuri, dove si trovano notizie sempre aggiornate sulla sicurezza in ogni Stato del mondo.

Istanbul è una città divisa tra Europa e Asia ma di cultura profondamente europea, per cui molte cose funzionano proprio come in Europa. Le persone con cui abbiamo avuto a che fare ci hanno trattato benissimo, nessuno ha tentato di ingannarci (se si esclude la sparata sul prezzo della sciarpa al Gran Bazar, ma lì è ovvio) o di borseggiarci. Alla loro città e ai visitatori i turchi ci tengono.

Io ho avuto la forte, fortissima sensazione che Istanbul e in generale gli stambulioti vogliano rinascere dopo la profonda crisi turistica a seguito del 2016, e sono ancora più felice di averla visitata perché, oltre alla cultura e alla storia che si leggono in città, so che i turchi hanno bisogno di noi. La cultura turca può sembrare lontana dalla nostra, ma nei secoli le nostre vicende nei secoli si sono intrecciate per lungo tempo con le loro. E forse è per gli edifici romani, per i mosaici bizantini, per la cucina, per l’accoglienza, ma io in Turchia mi sono sentita a casa.

Torre di Leandro, sponda asiatica (foto: Claudia)

Informazioni pratiche

  • Come arrivare: voli diretti dall’Italia assicurati dalle compagnie Turkish Airlines e Pegasus Airlines (ho volato con questi ultimi)
  • Documenti per l’ingresso nel Paese: abolito il visto per soggiorni inferiori a 30 giorni, i cittadini italiani possono entrare in Turchia con la carta di identità (cartacea o elettronica). Se non si dispone di passaporto, all’ingresso verrà fornito un cartoncino con il timbro e i propri dati da esibire all’uscita del Paese.
  • Moneta: la forte crisi della Lira Turca (TL) in confronto all’Euro fa sì che per noi italiani Istanbul si riveli una città molto economica. Nei negozi e locali si può pagare con le carte di credito ma suggerisco comunque di prelevare delle Lire Turche per le piccole spese o per ricaricare la tessera trasporti (vedi sotto).
  • Lingue parlate: in Turchia si parla il turco, una lingua afferente al gruppo uralo-altaiche. Nei luoghi turistici della città quasi tutti parlano inglese, per cui non ci saranno (quasi) mai problemi di incomprensione.
  • Come muoversi a Istanbul: sebbene sia una megalopoli di oltre quindici milioni di abitanti e spesso sia impossibile muoversi causa traffico, ho trovato molto efficienti gli autobus, i tram e i traghetti. Al prezzo di 20 TL (circa 3 euro, giugno-luglio 2019) si può comprare la Istanbulkart, una tessera ricaricabile e utilizzabile su tutti i mezzi della città. La ricarica avviene nelle postazioni self-service vicino alle fermate. Si può acquistare una sola tessera per far viaggiare più persone (scalando il credito per ogni persona). I viaggi con la tessera costano meno dell’acquisto dei gettoni singoli e se viaggiate più volte nell’arco di un’ora, pagate il biglietto ancora meno.
  • Tessera musei e attrazioni: per saltare le code di ingresso e risparmiare, abbiamo acquistato il Museum Pass Istanbul, valido per 5 giorni (un solo ingresso permesso per attrazione) al costo di 185 TL (circa 28 euro, giugno-luglio 2019).
  • Dove soggiornare: abbiamo soggiornato all’Hotel Alp Guesthouse, economico, con la terrazza sul Bosforo dove veniva servita la colazione, a nemmeno cinque minuti a piedi da Aya Sofya e Sultanahamet Camii. Consigliato per via del personale gentile, la micia mascotte e la pulizia.
  • Cosa mangiare: la cucina turca è una cucina di stampo mediterraneo, nei cui piatti echeggiano la cultura bulgara, greca e cipriota. Provati e amati per voi:
    • Moussaka: tipico piatto del Mediterraneo orientale costituito da carne e melanzane
    • Pide: (pizze a barchetta con formaggio, verdure o kebap)
    • Döner kebap di pollo e riso
    • Balık-ekmek: filetto di pesce fritto servito in un panino con verdure
    • Çoban salatası: insalata di pomodori, cipolle, prezzemolo, peroni e cetrioli
    • Iç pilav: riso all’uvetta, cannella e pinoli o noci
    • Kısir: insalata di bulgur (spesso al pomodoro)
    • Kuru fasulye: fagioli bianchi in umido con pomodoro piccante
    • Su böregi: pasticcio di pasta fillo con funghi, verdure, formaggio e prezzemolo
    • Mahallebi: budino di riso (vaniglia o cioccolato con pistacchi e cocco)
    • Çay: tè turco
    • Ayran: yogurt e acqua con un pizzico di sale
    • Suyu: succo di frutti vari (ananas, mela, melograno, arance, carote…) spremuti sul momento, si acquistano nei chioschetti in giro per la città

Alla scoperta di Istanbul: visite guidate e guide cartacee

*

Ho scritto parecchio, ma lo immaginavo: la città mi ha conquistata, mi è piaciuta così tanto che ora la sogno sotto la neve, perché a Istanbul in inverno nevica tantissimo (guardate qui).

Mi auguro di avervi dato dei preziosi suggerimenti per iniziare a sognare un viaggio culturale (e perché no, culinario) a Istanbul. Se avete piacere, lasciatemi un commento su cosa ne pensate ora della città turca, se vi ha mai ispirati o se continua a lasciarvi indifferenti.

La città adagiata sul Bosforo avrà sempre un posto speciale nel mio cuore.
Al prossimo articolo con gli itinerari letterari per innamorarsi di Istanbul!

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10 pensieri su “Istanbul, consigli pratici per organizzare un viaggio

  1. katyonabc ha detto:

    Sogno di visitarla da anni e spesso mi chiedo ancora per quale motivo io non l’abbia già fatto. Quando mi deciderò dovrò prepararmi come si deve, rispolverando anche un libro di arte bizantina che studiai all’università. Spero che nel frattempo la situazione lì resti tranquilla. Forse anche quello un po’ mi ha bloccato negli anni passati. Comunque ho seguito con molto piacere il tuo viaggio a Istanbul. Attendo i prossimi post 🙂

    Piace a 1 persona

    • Claudia ha detto:

      Ciao Katy! I libri mi hanno ispirata molto e mai come per questo viaggio mi hanno aiutata ad amare ogni dettaglio della città. Ti auguro di cuore di poterla vedere e auguro ai turchi un lungo periodo di stabilità, speriamo che quei sanguinosi attentati non si ripetano mai più. A presto!

      Piace a 1 persona

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