Sasha Marianna Salzmann | Fuori di sé

“Io” in russo ha una sola lettera: Я. Una singola lettera in un alfabeto fatto di trentatré caratteri. L’ultimo. Si dice “Я è l’ultima lettera dell’alfabeto, quindi mettiti in fondo alla fila, dimenticati di te stesso, non prenderti così sul serio, scompari” (…) Il mio nome inizia con la prima lettera dell’alfabet ed è un grido, una paralisi, una caduta, una promessa di una B e una C, che non possono esserci nella mancanza di causalità della storia [Fuori di sé, Sasha Marianna Salzmann, trad. F. Cremonesi]

Per tutta la durata della lettura del romanzo “Fuori di sé” di Sasha Marianna Salzmann (trad. F. Cremonesi, Marsilio) ho come avuto la sensazione di assistere alla danza dei dervisci rotanti, una serie di lenti e continui movimenti rotatori che ipnotizzano e portano l’osservatore a vivere in un qualche modo fuori di sé, come incantanto, ammaliato.

Proiettata fuori di sé è Alissa, Ali, la gemella di Anton, per tutta la durata del romanzo. Anton è scomparso e invia – ma è davvero lui ad inviarla? – una cartolina alla sorella; la cartolina arriva da Istanbul, Turchia. Perché Anton è andato ad Istanbul?

Alissa, Ali, non riesce a resistere alla curiosità di scoprirlo e, dalla Germania dove vive, intraprende un viaggio attraverso la megalopoli sul Bosforo. L’atmosfera a Istanbul è pesante: Cemal, lo zio dal quale Ali trova ospitalità, è convinto che stia per accadere qualcosa di importante in città. Si sussegue una serie di attentati, rivendicati dallo Stato Islamico e dai curdi. In questo clima di attesa, sospesi tra un attentato e l’idea che accada qualcosa di più importante e pericoloso, Ali cerca Anton. Lo cerca senza sapere dove cercarlo, vagando attraverso una città cupa, buia, lugubre, tra i cui vicoli si muovono personaggi come Katho, alla ricerca della sua dimensione e della sua identità.

La stessa Ali è alla ricerca di se stessa: chi è veramente? Katho è stata una donna di origini ucraine, oggi sta compiendo la transizione per diventare uomo, per ritrovare l’equilibrio tra il suo genere e la sua identità sessuale. E Ali? È attratta da Katho, dall’idea di esprimersi finalmente come afferente al suo genere; forse lo sentiva già, di essere uomo, forse lo vuole diventare per sovrapporre la sua identità a quella del gemello scomparso.

A quei tempi non avevo l’abitudine di pensare a me fuori di me, a me in terza persona, a me come una storia che appartiene a qualcuno. Quindi raccontai loro una storia e sperai che mi richiamassero dalla mia alienazione, mi stringessero a sé o per lo meno mi osservassero; sarebbe già stato molto. Sapevo di non poter pretendere che capissero quella storia, però mi stettero a sentire mentre parlavo di Ali e raccontavo di come era diventata Anton [Fuori di sé, Sasha Marianna Salzmann, trad. F. Cremonesi]

Metropolitana di Berlino (fonte: Soroush Karimi on Unsplash)

Mentre la spasmodica ricerca di Ali procede ad Istanbul, una ricerca che nonostante tutto sembra destinata al fallimento, viene narrata con dovizia di particolari e con brio la storia della famiglia di Ali. I bisnonni, Etja e Sasha, medici molto famosi in quella che fu l’Unione Sovietica, a Odessa; Emma, la loro figlia, e Daniil, i quali sperimentarono l’antisemitismo sulla propria pelle, riparando prima in Kazakistan e solo successivamente tornarono in Russia, nella Volgograd pluridecorata e ridotta in macerie. Valja, la loro figlia, medico sposata con Kostja, un uomo che al lavoro sembrava piuttosto allergico; ed ecco finalmente i gemelli, Alissa e Anton bambini, su un treno pronti a lasciare l’Unione Sovietica in pezzi per ricostruire una vita in Germania, ma preda degli scherzi e degli insulti da parte dei compagni tedeschi.

Il non sapere chi si è, a quale Stato si fa parte (Ucraina? Russia? Germania?) genera confusione e Ali è terribilmente confusa mentre cammina lungo una labirintica Istanbul popolata da personaggi altrettanto misteriosi e confusi.

E probabilmente Elyas le aveva promesso qualcosa, perché sapeva che Istanbul è una malattia contagiosa. Di certo sapeva che il mal d’Istanbul è peggiore del mal d’Africa [Fuori di sé, Sasha Marianna Salzmann, trad. F. Cremonesi]

Fuori di sé” di Sasha Marianna Salzamann non è un romanzo semplice: contiene diversi piani di lettura, si intrecciano storie e voci, si focalizza l’attenzione su tematiche attuali e tutte molto complesse da sviscerare,  fin troppe per un singolo romanzo: l’identità di genere e quella sessuale, l’incesto, l’antisemitismo in Europa e in Unione Sovietica, l’emigrazione e ciò che comporta, l’assimilarsi ad una cultura, una lingua, una patria.

È una lettura che lascia più dubbi che certezze, lascia un peso sul cuore, la sensazione di confusione, di estraneazione di Ali, e soprattutto la sua paura la notte del 15 luglio 2016, quando accade ciò che Cemal aveva profetizzato. Qualcosa di grande, qualcosa di potente: un nuovo colpo di stato.

Al termine della lettura restano più domande che risposte, con i contorni sfumati dalla pesante coltre che sale dal Bosforo.

Approfondimenti e sitografia

Stereotipi e pregiudizi di genere (pdf, Università degli Studi di Parma)
Che cos’è l’intersessualità?
Essere trans nell’Unione Europea: discriminazioni, violenza, molestie
Breve guida al tentato colpo di stato del 15 luglio 2016 in Turchia

Titolo: Fuori di sé
L’Autrice: Sasha Marianna Salzmann
Traduzione dal tedesco: Fabio Cremonesi
Editore: Marsilio
Perché leggerlo: per mettervi alla prova

(© Riproduzione riservata)

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