Alessandro Barbero | Il divano di Istanbul

L’impero ottomano fu fondato dalla dinastia turca che portava questo nome; noi in italiano lo chiamiamo spesso impero turco, ma in realtà la sua storia non si può ridurre alla storia dei turchi, che pure erano il popolo dominante. Si trattava di un impero multietnico e multireligioso; uno spazio politico immenso che andava da Algeri alla Mecca, da Baghdad a Belgrado. Raccontare la sua storia non vuol dire soltanto parlare di una realtà politca che è stata l’antenato della Turchia attuale, ma di una fase secolare della storia di gran parte dei paesi e dei popoli dell’Europa Sud-Orientale e del Mediterraneo. In questo senso è una storia che parla anche di noi [Il divano di Istanbul, Alessandro Barbero]

Ho letto “Il divano di Istanbul” di Alessandro Barbero (Sellerio Editore Palermo) perché volevo che mi venisse raccontata la storia dell’impero ottomano. L’impero ottomano viene citato nei nostri libri di storia, perlomeno riguardo ai tre eventi più importanti: la conquista di Costantinopoli da parte del sultano Maometto II Il Conquistatore, la battaglia di Lepanto e la dissoluzione dell’impero all’indomani della Prima Guerra Mondiale.

Ma la storia di un impero millenario, con una storia e una cultura di tale portata, non può essere liquidato in poche righe; “Il divano di Istanbul” si profila quindi come un magnifico saggio storico, scorrevole, brillante e coinvolgente, che prende avvio dalle origini della dinastia ottomana – Osman, l’uomo che la fonda – fino ad arrivare all’ultimo sultano dell’impero, morto in esilio a Sanremo, per rendersi conto pagina dopo pagina di quanto fascino abbia avuto la cultura ottomana.

Nel 1453 Maometto II Il Conquistatore prende Costantinopoli e l’Europa occidentale – profondamente cattolica e conservatrice – inizia a temere che i musulmani si sarebbero lanciati nella conquista del mondo.

Topkapi Palace Seen From Harem.JPG

Il Palazzo Topkapı visto dal Bosforo (fonte: Wikipedia)

Perdere Costantinopoli è un duro colpo per la cristianità. Maometto II imposta l’impero ottomano come uno stato multietnico e multireligioso. I culti cristiani ed ebraici non sono vietati, sebbene gli ottomani impediscano ai cristiani di suonare le campane, perché solo il canto del muezzin deve riempire l’aria delle città ottomane; Maometto II vuole rendere Costantinopoli immensa e chiama le genti di ogni confessione religiosa e lingua a popolare la capitale dell’impero.

Greci, armeni, ebrei, cristiani rinnegati e musulmani: il modello di impero multietnico sembra funzionare e appunto agli occhi degli occidentali preoccupa, soprattutto perché in quel periodo in Europa vige un’unica dottrina e i tribunali dell’Inquisizione mettono volentieri al rogo gli eretici, e gli spagnoli si sono stancati degli ebrei, che hanno cacciato. Grandi libertà in Europa non ce ne sono, e il modello ottomano appare assiai più tollerante e lassivo rispetto a quello occidentale.

Eppure non è solo questo aspetto a spaventare agli europei dell’Occidente. Gli ottomani sono una dinastia che arriva dalle steppe dell’Asia Centrale, sanno combattere a cavallo e usano l’arco come nessuno ha mai visto fare in Europa. Vengono temuti e ammirati allo stesso tempo. E’ in questo modo che i sultani e i loro eserciti conquistano i Balcani, l’Anatolia e buona parte del Maghreb africano.

Arrivano ad assediare la città di Vienna due volte, ma senza riuscire a prenderla. Sbarcano a Otranto, ma poi se ne vanno. Sfidano molte volte Venezia, sebbene dalla città lagunare dipendessero perché gli ottomani non erano grandi artigiani, né costruttori. Prendono Creta e Cipro, e con la presa di quest’ultima isola danno avvio alla catena di eventi che li porterà alla battaglia di Lepanto, dove subiranno una tremenda sconfitta; ricordate, gli ottomani sono il popolo delle steppe, come navigatori sono piuttosto impacciati.

La battaglia di Lepanto, Antonio Brugada (fonte: Wikipedia)

Barbero, oltre a raccontare le campagne militari e l’espansione dell’impero ottomano, si sofferma molto sull’organizzazione interna, sulla vita di corte e sulla cultura ottomana. Il funzionamento del divan, o gran divano, il consiglio degli amministratori dell’impero; come funziona il reclutamento dei giannizzeri; come si può aspirare a diventare Gran Visir; com’è la vita privata di un sultano e com’è composto il suo harem.

La cultura di corte ottomana è sì profondamente religiosa, ma è anche una cultura del piacere, dell’amore, del sesso, del vino, una cultura laica ereditata dall’antica Persia e che i turchi hanno fatto propria. In essa la poesia ha un ruolo assolutamente centrale: tutti i sultani, come abbiamo già visto, scrivono poesie (…) [Il divano di Istanbul, Alessandro Barbero]

Mi ha sorpresa scoprire che il Gran Visir, il personale consigliere del sultano in carica, fosse spesso un uomo proveniente dalle campagne dei Balcani, portato a Costantinopoli attraverso la Raccolta ed educato per coprire una prestigiosa carica, un meccanismo impossibile da attuare in Europa. Il fatto che il Gran Visir fosse un uomo di umilissime e povere origini lo rendeva più vicino ai problemi del popolo, inoltre conosceva più lingue e quindi era più semplice dialogare con lui.

Sulla lingua ottomana ci sarebbe da aprire un’affascinante parentesi: era una lingua turca, ma scritta con caratteri arabi, ai turchi di oggi suona pressoché incomprensibile, soprattutto perché una delle riforme volute da Mustafà Kemal Atatürk è stata quella di passare dai caratteri arabi a quelli latini. Un piccolo passo per avvicinarsi agli europei.

Una delle prime strutture costruite dopo la conquista di Costantinopoli fu il Palazzo Topkapı, un luogo dove potevano vivere il sultano, il personale dell’impero e le donne dell’harem. Su modello di un accampamento simile a quelli delle steppe asiatiche, il Topkapı è oggi uno delle massime espressioni dell’arte ottomana, assieme alle numerose, meravigliose e imponenti moschee che sono nate a seguito della presa della città.

La Moschea di Sultanahmet, una delle più importanti di Istanbul, è nota come Moschea Blu per il colore predominante al suo interno (fonte: Wikipedia)

Non è tutto ovviamente roseo, nell’impero ottomano. Le religioni diverse da quella musulmana sono sì tollerate, ma i cittadini musulmani godono di maggiori privilegi e sono dispensati da determinate tasse; chi sbaglia viene impalato oppure strangolato. Al Gran Visir che non riesce a prendere Vienna durante la seconda occasione viene consegnato l’ordine di recarsi a Belgrado e qui trova la sua condanna: sarebbe stato strangolato con una corda di seta.

Se l’architettura è ben sviluppata, non vale per le arti figurative: l’Islam vieta la produzione di immagini, infatti le moschee al loro interno sono decorate con sublimi motivi floreali, ma non vi è nessun volto. Il declino dell’impero, inevitabile come quello dell’impero bizantino, inizia proprio a causa della stagnazione dell’impero stesso: la stampa è ancora vietata, verrà sdoganata più avanti; i turchi sono indietro con le tecnologie, ad esempio non sanno né costruire né riparare gli orologi; iniziano a diffondersi i principi del nazionalismo, così Grecia, Bulgaria, buona parte degli stati balcanici e la Romania dichiarano la propria indipendenza.

Infine, scoppia la Prima Guerra Mondiale e gli ottomani si alleano dalla parte di coloro che poi perderanno la guerra. Ma nel frattempo, accadrà dell’altro, perché sparirà l’idea stessa dello Stato ottomano e prenderà il sopravvento l’idea di uno Stato turco, costituito cioè solo da turchi. Questa rigidità culturale porterà ai pogrom contro i greci (i romèi) e soprattutto contro gli armeni.

Aya Sophia, fu la più grande Basilica cristiana costruita dai Bizantini e divenne in seguito una moschea per volere di Maometto II Il Conquistatore (fonte: Wikipedia)

Insomma, potrei scrivere ancora a lungo su questo meraviglioso e brillante libro che racconta l’impero ottomano, ma ho rivelato fin troppo. Alessandro Barbero racconta, in modo fluido e chiaro, la storia di uno dei maggiori imperi della storia, un impero ricchissimo di fascino e di esotismo, capace ancora oggi di incantare chi si accosta al suo studio.

Posso consigliare la lettura de “Il divano di Istanbul” a chi, come me, è curioso ed appassionato di Storia e per chi vuole capire come si sia giunti alla Turchia odierna, un Paese lanciato verso il futuro e smanioso di entrare ufficialmente in Europa.

Sembra che per i nostri governi decidere se la Turchia sia o no parte dell’Europa rappresenti un problema insolubile; noi abbiamo parlato di storia, del passato e non del presente, e chi è giunto fin qui può giudicare da solo se quello che abbiamo raccontato fa parte o no della storia d’Europa [Il divano di Istanbul, Alessandro Barbero]

Approfondimenti e sitografia:

Storia dell’Impero ottomano
I sultani ottomani
Il Gran Divano
Lingua turca ottomana
Battaglia di Lepanto
Principi di arte ottomana
Arte islamica
Scoprire Istanbul: sito di riferimento per chi vuole intraprendere un viaggio a Istanbul

Titolo: Il divano di Istanbul
L’Autore: Alessandro Barbero
Editore: Sellerio Editore Palermo
Perché leggerlo: per conoscere immergersi nella cultura

(© Riproduzione riservata)

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