Adrián N. Bravi | L’idioma di Casilda Moreira

Su una carta geografica dietro la cattedra aveva indicato la zona dove si parlavano queste lingue, compresa la famiglia a cui appartenevano, e alla fine aveva raccontato un aneddoto che aveva suscitato la curiosità di alcuni studenti. Di una di queste lingue erano rimasti solo due parlanti, un uomo e una donna.
– Ma la volete sapere una cosa? (…) Questa donna e quest’uomo non si parlano da tantissimi anni, da quanto avevano circa vent’anni (…) Capite, è curioso questo, no? (…) non esiste un dialogo in questa lingua, ma solo singole testimonianze senza riscontro, come una lingua museale o qualcosa del genere [L’idioma di Casilda Moreira, Adrián N. Bravi]

Annibale è uno studente di etnolinguistica, affascinato dalle brillanti lezioni del professor Montefiori. Al termine di una lezione, il professor Montefiori accenna all’originale vicenda del popolo günün a künä: pare che siano rimasti solo due rappresentanti di questa etnia a parlare l’antica lingua günün a yajüch. L’occhialuto Annibale resta ammaliato da questa storia: nel caso gli ultimi due parlanti della lingua günün a yajüch morissero, che fine farebbe la lingua? Una lingua muore quando l’ultimo parlante se ne va, oppure nonostante tutto la lingua sopravvive?

Lo studente vuole saperne di più e chiede un appuntamento al professor Montefiori per approfondire. Annibale viene a sapere che si chiamano Casilda Moreira e Bartolo Medina gli ultimi due parlanti günün a yajüch, e vivono entrambi a Kahualkan, un minuscolo paesino spazzato dal venti della pampa argentina, duecento chilometri a sud di Santa Rosa, e, come anticipato dal professore, non si rivolgono parola da anni.

Sarà la storia della lingua günün a yajüch, sarà un incidente improvviso occorso al professor Montefiori, ma ad Annibale viene voglia di partire per Kahualkan, per conoscere gli anziani Casilda e Bartolo e per cercare di farli parlare e registrarne una conversazione in lingua günün a yajüch.

Ci sono posti che, anche se li vedi per la prima volta, ti sembrano così familiari che giureresti di esserci già stato e di conoscerne persino la lingua e le abitudini; perché sei sicuro che li avevi dentro, quei posti, e che solo ora hai deciso di tirarli fuori per fartici due passi in santa pace [L’idioma di Casilda Moreira, Adrián N. Bravi]

Il viaggio di Annibale è lungo: una sosta a Buenos Aires, un viaggio notturno in treno sino a Río Colorado, un tragitto sul camion del simpatico Zunino, ed eccolo finalmente a Kahualkan, il paese sperduto nel cuore della pampa.

Per Annibale, mai stato così lontano dai suoi affetti e dal sicuro profilo dei Monti Sibillini, Kahualkan appare immediatamente familiare. Dopo aver trovato un posto dove alloggiare, Annibale può finalmente mettersi alla ricerca di Casilda e Bartolo – se è ancora vero che vivono a Kahualkan – e a studiare un modo per farli parlare e registrare la conversazione. In suo aiuto giungerà la vivace Alma, figlia dell’unico locandiere del paese.

Chissà da dove arriva una lingua così strana e complicata. Io, a essere sincero, quando l’ho sentita parlare per la prima volta ho pensato che il vecchio Bartolo se la fosse inventata di sana pianta, come quanto di metti a parlare una lingua tua, che capisci solo tu… [L’idioma di Casilda Moreira, Adrián N. Bravi]

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d6/1855_Colton_Map_of_Patagonia_and_the_Falkland_Islands._-_Geographicus_-_Patagonia-colton-1855.jpg

Antica mappa dell’Argentina meridionale ad opera di J. H. Colton, 1855 (Wikipedia)

L’idioma di Casilda Moreira” di Adrián N. Bravi (Exórma) è un romanzo intenso che racchiude tra le righe più tematiche. C’è in primo luogo il dibattito sulle lingue: quando il professor Montefiori instilla in Annibale la curiosità di scoprire la lingua günün a yajüch, il giovane studente si chiede che cosa succede quando una lingua muore o si evolve in un’altra, e come venne affrontata dal popolo indio günün a künä l’imposizione della lingua mapuche prima e castigliano poi.

C’è il viaggio di Annibale, che parte perché mosso dalla voglia accademica di scoprire i misteri della lingua di Casilda e Bartolo, curioso di farli parlare tra loro per cercare di indagare i misteri di quell’oscura grammatica e fonetica. Ma il viaggio di Annibale sarà anche un modo per scoprire qualcosa di se stesso, per mettersi alla prova in un ambiente così diverso dalla sua regione, per iniziare ad apprendere i riti e le tradizioni dei günün a künä e forse per trovare persino un nuovo amore.

Adrián N. Bravi racconta così al lettore italiano una storia che si focalizza proprio sulla cultura dei günün a künä, un’antichissima cultura ben presente e radicata nella pampa prima che arrivassero i coloni europei. La cultura dei günün a künä rivive con le storie di Casilda e Bartolo e con la voglia di Annibale di farli di nuovo parlare tra loro, per intrappolare la lingua su un nastro e sviscerarla con l’occhio critico di uno studioso.

Il romanzo di Adrián N. Bravi mi è piaciuto moltissimo: la trama è lineare, scorrevole, piacevole da leggere grazie alle struggenti descrizioni dell’ambiente della pampa argentina, apparentemente respingente per i suoi grandi spazi e la sua immensità poco a misura d’uomo, ma in grado di regalare ad Annibale una sensazione di libertà unica; un romanzo che sembra molto semplice, ma capace di aprire una serie di riflessioni sia sulle lingue che si parlano nel mondo, sui popoli e le culture presenti prima della colonizzazione europea dell’Argentina e anche su noi stessi.

L’idioma di Casilda Moreira” è un libro riflessivo e romantico, dove – da buon libro sudamericano che racconta di queste remote terre lontane – non mancano incantesimi e credenze ancestrali. E su di me l’incantesimo ha funzionato benissimo: grazie al romanzo di Adrián N. Bravi ho compreso come mai il soprannaturale è così radicato nella cultura e soprattutto nella letteratura sudamericana.

Qualche minuto dopo arrivò alla stazione. Camminò lungo il binario su delle pietre irregolari e coperte di muschio; negli interstizi crescevano pianticelle esili e lunghe. Tutto sembrava immobile, come il volo inespressivo della pianura. Cercò di immaginare il treno che un tempo, ogni giorno, doveva attraversare il paese (…) Adesso, però, c’erano solo l’erba alta dappertutto, un vecchio orologio attaccato a un muro senza più lancette e, vicino al binario, una pompa dell’acqua ricoperta di arbusti e sterpi [L’idioma di Casilda Moreira, Adrián N. Bravi]

Titolo: L’idioma di Casilda Moreira
L’Autore: Adrián N. Bravi
Editore: Exorma
Perché leggerlo: perché è un bellissimo romanzo capace di generare incantesimi su chi legge

(© Riproduzione riservata)

Annunci

Un pensiero su “Adrián N. Bravi | L’idioma di Casilda Moreira

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.