Silvia Zetto Cassano | Foresti

Quant’era bella, Capodistria. Tutto era giusto, armonioso, proporzionato. Gli spazi erano perfetti, strade grandi e piccole e calli e slarghi e piazzette per giocarci a nascondino, orti e giardini, fontane con la pompa per schizzarsi, angoli di terra per scavarci le buche, prati appena oltre la porta della Muda e campagne con alberi di ciliegie da andarci su e mangiarsele sopra i rami. Il mare stava da tutte le parti, in dieci minuti ci si arrivava, d’estate la mamma mi ci portava, nell’acqua filava come un pesce e si tuffava con me dal pontile di legno (…) [Foresti, Silvia Zetto Cassano]

Il 16 agosto 1955 la piccola Silvia indossa un abito giallo con stelle e cerchi di tutti i colori. Gliel’ha cucito la cara nonna Anna, la bambina le è molto affezionata. È il giorno in cui nonna Anna, mamma Gemma e Silvia devono lasciare l’Istria. Sono gli anni dell’esodo giuliano dalmata.

La nonna cerca di prendere più oggetti che può, dalla loro casa, vorrebbe portarli in Italia, nella casa nuova; la mamma vorrebbe lasciarsi tutto alle spalle, vorrebbe bruciare tutto, carte, oggetti, la casa intera; Silvia è una bambina positiva, pensa a tutte le belle cose che potrà avere a Trieste: libri, giornalini, giocattoli, dolcetti, arance e mandarini. Tutte cose che, nell’Istria occupata, non ha mai potuto avere.

Le tre raggiungono il posto di blocco che divide la zona A, in Istria, dalla zona B, in Italia. Alla frontiera tra le zone, un militare controlla i documenti. Possono passare, possono lasciare l’Istria ora occupata dalle truppe titine e andare in Italia. La loro casa, gli oggetti rimasti, le loro terre lasciate in Istria verranno prese dai foresti, quei poveracci che dalle campagne istriane e croate andranno a vivere a Capodistria.

Ma appena Gemma, Anna e Silvia varcano il confine, eccole foreste. Foresto è colui che non è del posto, che arriva da lontano, spesso è senza nulla, spesso si è lasciato il passato alle spalle e deve ricominciare daccapo. Foresto è colui che agli altri fa paura perché a prima vista appare diverso.

Gemma ora si trova a ricominciare daccapo. A cercare un lavoro a Trieste, a cercare una vera casa – che non sia una baracca per i profughi, a cercare integrarsi tra i triestini nel migliore dei modi e cercare di levarsi di dosso la fastidiosa etichetta di straniera. Ricominciare: proprio come era accaduto a tutte le donne della sua famiglia nel passato.

Questa è la storia di cinque donne. Gran parte delle loro vite ha avuto come sfondo paesaggi, villaggi e città dell’Istria del Novecento (…) [Foresti, Silvia Zetto Cassano]

View of Koper from Zusterna.JPG

Capodistria (fonte: Wikipedia, pubblico dominio)

Iniziando dalle storie delle donne del passato, e dei loro uomini, figli e fratelli, Silvia Zetto Cassano tesse l’intricata tela dei ricordi familiari, che si fondono con gli eventi che hanno interessato la regione istriana dai primi del Novecento ai giorni dell’esodo.

Le donne sono le principali protagoniste: da Caterina Milic, la trisavola, alla madre Gemma, la Zetto Cassano ritrae con dovizia di particolari le vite delle sue progenitrici, mettendo in luce quanto il contesto storico le abbia toccate, tanto da modellare persino il loro carattere una volta adulte. La bisnonna Maria con la sua depressione e il suo male di vivere; Anna con il dispiacere del suo matrimonio combinato con Francesco; Adele, che tanto voleva maritare il bel Tonin; Gemma, solo all’apparenza felice con Sergio.

Gli uomini sono sullo sfondo, ma è loro che vengono più toccati dalla Storia. Sono loro che affrontano le guerre. Nonno Francesco, marito di Anna, che combatté durante la Prima Guerra Mondiale, uno dei tanti italiani d’Istria che combatterono nelle fila del Regio esercito italiano. Guido, uno dei figli di Anna, brillante studente che si ritrova a dover combattere sul fronte albanese e greco nel corso della Seconda Guerra Mondiale. La guerra di Sergio, più cruenta e difficile, combattuta tra le mura dell’Ospedale Psichiatrico San Giovanni di Trieste.

Dopo il 25 luglio 1943, venne l’otto settembre.
Vennero i giorni del caos.
Venne il tempo dei ratti che se la filano dalle fogne, e molti ci riuscirono e la fecero franca.
Vennero i giorni delle vendette, delle esecuzioni sommarie.
Venne il tempo delle foibe.
Venne il tempo che battevano alle porte di notte, e ti portavano via e sparivi nel niente.
Venne il tempo che si moriva per caso, per caso si viveva [Foresti, Silvia Zetto Cassano]

“Foresti” di Silvia Zetto Cassano è la storia fiume, poetica e drammatica, sempre scorrevole e intrigante, della famiglia dell’Autrice. Le vicissitudini di una famiglia composta da poveri mezzadri, contadini, commercianti, soldati, pescatori, falegnami, docenti che ha subito la Storia. Ed è la storia di chi, troppo spesso è stato indicato come foresto, straniero, straniero sulla propria terra.

Titolo: Foresti
L’Autrice: Silvia Zetto Cassano
Editore: Comunicarte edizioni
Perché leggerlo: perché “Foresti” racconta una serie di episodi intimamente legati alla recente Storia dell’Italia, fatti ed eventi che non andrebbero dimenticati

(© Riproduzione riservata)

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