Stefano Malatesta | Il cammello battriano. In viaggio lungo la via della seta

La storia dell’Asia Centrale si confonde con la storia dei popoli nomadi di ceppo mongolo, turco o tunguso. Non esistevano territori occupati stabilmente, ma pascoli, con mandrie che cercavano l’erba e cavalieri che seguivano le mandrie. Prima dell’unificazione effettuata da Gengis Khan, che pose tutte le tribù mongole sotto la bandiera dei mongoli blu, una parte dell’attuale Mongolia era turca. E ancora oggi un popolo turco, gli yakuti, occupano a nord dei tungusi il nord-est della Siberia [Il cammello battriano, Stefano Malatesta]

Stefano Malatesta è un giornalista e viaggiatore italiano. Da sempre appassionato di Storia, studiando gli oggetti esposti nelle sale d’arte orientale del British Museum di Londra, Malatesta scopre un rotolo buddhista, chiamato Diamond Sutra, il quale parrebbe stampato nel 866 d.C. in Cina, sei secoli prima della famosa Bibbia di Gutemberg.

Il prezioso oggetto è stato portato in Inghilterra dagli archeologi che lavorarono in un’oasi sperduta nel Turkestan Cinese, una regione della Cina dove la maggioranza è composta dagli uiguri, un’etnia turcofona e mussulmana, non distante dal temibile deserto del Taklamakan. La scoperta dell’intrigante rotolo è il pretesto per intraprendere un viaggio lungo uno dei tanti rami della Via della Seta.

Il viaggio di Stefano Malatesta inizia da Peshawar, in Pakistan, al cospetto di alcune delle montagne più alte del pianeta, e attraversa una parte del desolato altopiano del Pamir tagiko.

Il Pamir, che gli arabi chiamavano Bam-Dunya, il Tetto del Mondo, si trova alla latitudine del Mediterraneo, ma non nasconde da nessuna parte quei piccoli paradisi verdeggiandi come altrove nell’Himalaya. E’ una steppa gelida, spazzata dal vento come le montagne che le circondano. L’aridità dell’aria provoca una rapidissima evaporazione su qualsiasi superficie e i rari viaggiatori primaverili rimangono stupefatti quando le valanghe staccatesi dalle cime vaporizzano in nuvole d’argento prima di toccare il suolo (…) Nei tremila chilometri quadrati che costituiscono il cuore di ghiaccio e neve del Pamir, ci sono 1500 ghiacciai, di cui almeno 30 superano qualsiasi ghiacciaio delle Alpi [Il cammello battriano, Stefano Malatesta]

Dopo aver valicato i passi che uniscono Pakistan e Tagikistan, Malatesta scende in CIna e il suo itinerario tocca la millenaria città di Kashgar, nel Turkestan Cinese.

I cavalli erano la maggiore attrazione del mercato (…) Rimasi incantato ad ammirare i volteggi scuri, gli arresti imperiosi, la scioltezza morbida con cui stavano in sella i cavalieri che venivano dalle steppe. Kirghisi, kazaki, mongoli, uiguri, tagiki, che d’estate salivano dalla pianura per raggiungere i grassi pascoli delle montagne. Ma la domenica riscendevano, attratti dal mercato di Kashgar. La città esiste da almeno duemila anni. Ma la domenica riscendevano, attratti dal mercato di Kashgar. La città esiste da almeno duemila anni [Il cammello battriano, Stefano Malatesta]

Antica mappa che mostra i luoghi lungo la Via della Seta (fonte: Wikipedia)

L’obiettivo di Malatesta è quello di seguire le tracce degli archeologi – alcuni senza scrupoli – che qui scavarono giungendo a scoperte grandiose. Il viaggiatore italiano prosegue ancora nellla regione del Xinjiang, alla ricerca delle famose oasi, con la bussola sempre puntata verso est. Raggiunge infine Tun-huang, alle pendici dell’imponente catena montuosa dello Nan Shan.

Dando un semplice sguardo alla carta geografica ci si accorge che l’Asia Centrale non appartiene né alla Russia né alla Cina, e nemmeno a se stessa. Appartiene al vuoto [Il cammello battriano, Stefano Malatesta]

Il cammello battriano” è il racconto del lungo itinerario che Stefano Malatesta ha seguito attraverso Pakistan, Tagikistan e Turkestan Cinese. Nel corso del viaggio, Malatesta snocciola aneddoti, curiosità, storie e fatti legati a questa affascinante quanto sconosciuto frammento d’Asia, riuscendo perfettamente nell’intento di appassionare e stupire il lettore.

Una regione da sempre attraversata da carovane, uomini e oggetti che viaggiavano lungo l’asse ovest-est; le merci provenienti dall’estremo Oriente erano richieste in Occidente, e proprio grazie a questi scambi commerciali hanno anche circolato idee, religioni, culture, saperi. Qui si sono mescolate popolazioni per secoli, tanto che non è raro trovare alcune etnie con caratteri spiccatamente nordici, quali occhi azzurri e capelli chiari, come i cafiri del Palistan, o come le mummie del Tarim, una serie di corpi che mostrano spiccati caratteri caucasici ritrovati lungo il fiume Tarim risalenti a circa 2000 anni prima di Cristo.

La grande ricchezza dell’Asia Centrale sta nel fatto di essere stata, per molti secoli, una sorta di terra di mezzo che tutti dovevano attraversare. Era questo settore il fulcro, il motore del mondo dell’epoca. E come ricorda Stefano Malatesta, è vero che le civiltà sono nate una volta che l’uomo ha messo radici, ma senza il movimento – di uomini, oggetti, idee – non saremmo arrivati ai livelli culturali oggi.

La presenza dei nomadi metteva allegria. Sappiamo che le civiltà sono nate quando i popoli migratori sono diventati stanziali. Ma qualcosa continua a suggerirci che la nostra natura consiste nel moto e che la quiete assoluta è la morte [Il cammello battriano, Stefano Malatesta]

Titolo: Il cammello battriano
L’Autore: Stefano Malatesta
Editore: BEAT Edizioni
Perché leggerlo: perché è un viaggio attraverso i secoli e lungo uno dei molti rami della Via della Seta, luoghi che ancora oggi, dopo tanto tempo, hanno il potere di affascinare il viaggiatore moderno

(© Riproduzione riservata)

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5 pensieri su “Stefano Malatesta | Il cammello battriano. In viaggio lungo la via della seta

  1. katyonabc ha detto:

    Interessante questo libro. Credo che lo leggerò. Sono affascinata dai paesi attraversati dalla via della seta. In wishlist da un po’ ho un libro di Peter Frankopan “Le vie della seta. Una nuova storia del mondo”. Vorrei approfondire l’argomento. Spero non sia pesante, ma scorrevole e coinvolgente. Vedremo. 🙂

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