Mika Waltari | Gli amanti di Bisanzio

Il mio cuore è come quello di un adolescente. Devo ricorrere alla poesia perché non mi bastano le parole (…) Eppure sento di conoscerti come se ti conoscessi da una vita intera. Per me tu sei tutta Bisanzio. Sei Costantinopoli, la città dei Cesari. È così che ho riconosciuto le strade, le colonne, il marmo, i mosaici, l’oro e il porfido, come se ci avessi vissuto in passato (…) È per te che per tutta la vita ho desiderato vivere qui. Sognando la tua città sognavo te. E come la tua città mi è sembrata al vederla mille volte più incantevole di quanto avessi osato immaginarla, così tu sei mille volte più bella di quanto non ricordassi (…) [Gli amanti di Bisanzio, Mika Waltari, trad. N. Rainò]

Costantinopoli, dicembre 1452. Si fa chiamare Johannes Angelos, è un uomo dallo sguardo misterioso che emana un fascino particolare, grazie ai suoi caratteri fisici che ora paiono latini e ora greci. Si trova nella Basilica di Santa Sofia, a Costantinopoli, e ascolta le parole del Basileus Costantino XI in merito all’Unione delle Chiese cattolica e ortodossa.

Nessuno dei bizantini di Costantinopoli è d’accordo con l’Unione delle Chiese, è una concessione dettata dalla disperazione: l’Imperatore Costantino la autorizza a patto che i genovesi, i veneziani e il Papa inviino navi, armi e uomini per difendere la città dalle mire del Sultano Maometto II. Perché oltre le mura della città stanziano le truppe dei turchi, agguerriti e pronti ad espugnare la città dei Paleologi.

Johannes Angelos ascolta i discorsi di Costantino e del Patriarca, ma all’improvviso il suo sguardo ricade su una donna incantevole: Angelos credeva di essere giunto all’autunno dei suoi anni, ma si scopre follemente innamorato di questa donna. Si incontrano, si parlano: nessuno sa nulla dell’altro, se non che subiscono a vicdenda il fascino. La donna si chiede chi sia Angelos, e perché si trovi a Costantinopoli in questo delicato momento storico, mentre le mura iniziano a cedere sotto i colpi dei cannoni del Sultano Maometto II.

Sono fuggito dal Sultano, e ho lasciato una posizione che molti mi invidiavano, unicamente per venire a combattere per Costantinopoli. Non per te, né per il tuo Imperatore, ma per questa città che è stata il cuore del mondo. Di quel grande impero è rimasto soltanto il cuore. Che batte i suoi ultimi, malinconici palpiti [Gli amanti di Bisanzio, Mika Waltari, trad. N. Rainò]

Una spia, dunque? O forse un pazzo? C’è da fidarsi di un uomo che ha voltato le spalle al Sultano per venire a combattere a fianco dei genovesi, veneziani e bizantini per difendere una città che non gli appartiene?

Questa tua città è come un vecchio scrigno che ha perso le pietre preziose che l’ornavano e ha gli spigoli ammaccati. Ma al suo interno custodisce ancora la bellezza di un tempo [Gli amanti di Bisanzio, Mika Waltari, trad. N. Rainò]

Istanbul (fonte: Flickr, Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0))

Arruolato dal genovese Giustiniani, Angelos si divide tra la difesa armata della città e Anna, la sua amante. I turchi avanzano in modo inesorabile; posizionano i cannoni nei pressi delle mura teodosiane e cannoneggiano senza sosta. Scavano nel sottosuolo e aprono gallerie per cercare di entrare in città. Il contrattacco è pesante, la battaglia è logorante e procede per molto tempo.

Per Angelos, la città non ha nessuna possibilità: verrà conquistata da turchi, il Sultano entrerà trionfante a Costantinopoli, distruggerà i simboli cristiani e ucciderà coloro che non saranno d’accordo con lui. Per Angelos, la caduta di Costantinopoli è ormai prossima.

La sera ho pregato nel monastero di Chora. Mi sono inginocchiato davanti alla santa icona accanto ai miei fratelli greci. Estasiato, respirato il fumo dell’incenso (…) Per la mia fede, per il mio sangue, per Cristo, sono pronto a morire (…) Per tutta la vita ho detestato il fanatismo e l’intolleranza, ho fuggito quei sentimenti. Oggi quel fervore arde nel mio cuore come una fiamma viva [Gli amanti di Bisanzio, Mika Waltari, trad. N. Rainò]

Gli amanti di Bisanzio” di Mika Waltari, tradotto da N. Rainò per Iperborea, è il grandioso romanzo sulla caduta di Costantinopoli, avvenuta il 29 maggio 1453 per mano dei soldati agli ordini del Sultano Maometto II, passato alla storia col nome de Il Conquistatore. Una data divenuta cruciale per l’intera Europa, giacché da quel momento incomincia ad affermarsi l’Impero Ottomano, che conquisterà terre e regioni che un tempo fecero parte dell’ormai dissolto Impero romano.

Il romanzo di Waltari è scritto sotto forma di diario e copre un lasso di tempo che va dal 12 dicembre 1452 al 30 maggio 1453. Angelos narra in prima persona le vicende che ruotano attorno alla preparazione della difesa, alle battaglie e alla definitiva presa della città. Nel corso di circa cinque concitati mesi, Angelos racconta in realtà due storie parallele: la caduta di Costantinopoli e la sua passionale storia d’amore con Anna, la donna bellissima incontrata a Santa Sofia.

La conquista è il sentimento che accomuna le due storie: quella del Sultano Maometto II che tenta di sfondare le mura mentre l’Imperatore Costantino prega affinché ciò non avvenga, e quella di Angelos che con la sua notevole capacità dialettica riesce a conquistare il cuore di Anna.

Tornerò, amore mio (…) tornerò ancora una volta alle catene dello spazio e del tempo per trovarti. Uomini, nomi e popoli cambieranno, ma dalle rovine delle mura i tuoi occhi, come bruni fiori vellutati, torneranno a guardarmi. E tu, qualunque nazione o tempo apparterrai, tocca con la tua mano la polvere, quando tornerai, tocca attraverso il tempo le mie guance nella polvere fino a quando non ci ritroveremo [Gli amanti di Bisanzio, Mika Waltari, trad. N. Rainò]

Mosaici bizantini nel Monastero di Chora, Istanbul (fonte: Flickr Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0))

Waltari scrive con una fervente passione, dettagliando minuziosamente ogni oggetto, evento, sentimento o punto della città, in particolare il settore di Santa Sofia e i luoghi prossimi alle mura teodosiane. Quando la caduta è pressoché imminente, il tono diventa ancora più malinconico.

Se è vero che i lettori conoscono la fine della storia sin dall’inizio – tutti sappiamo della vittoria di Maometto II il Conquistatore – quello che viene lasciato al termine della vicenda è l’ultimo colpo di scena, quello che stupisce e grazie al quale si capiscono molte cose narrate in precedenza da Angelos e molti suoi comportamenti e modi di fare.

Gli amanti di Bisanzio” di Mika Waltari è un romanzo che consiglio agli appassionati di storia, a coloro che cercano un romanzo che è il vivo ritratto di Costantinopoli, di un’epoca e di un amore struggente sullo sfondo di una città che, cadendo, ha segnato il destino dell’Oriente e dell’Occidente. Una città destinata a diventata la capitale di un nuovo impero che per secoli avrebbe scritto intere pagine di storia e cambiato il volto alla stessa Europa, giungendo alle porte di Vienna: la Sublime Porta, ovvero l’Impero Ottomano.

Viandante, che un giorno camminerai sulle rovine di queste mura. Dalle pietre e dalla cenere, tra i fiorellini gialli, ti guardano gli occhi tristi e profondi degli ultimi greci [Gli amanti di Bisanzio, Mika Waltari, trad. N. Rainò]

Titolo: Gli amanti di Bisanzio
L’Autore: Mika Waltari
Traduzione dal finlandese: Nicola Rainò
Editore: Iperborea
Il mio consiglio: ai cuori appassionati, agli amanti dell’Oriente, a chi vuole organizzare un viaggio a Istanbul o, se preferite, a Bisanzio

(© Riproduzione riservata)

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Un pensiero su “Mika Waltari | Gli amanti di Bisanzio

  1. Non amo particolarmente i romanzi storici ma la tua recensione mi offre diversi motivi per leggere questo bellissimo romanzo, che potrebbe arricchire la mia mente ed il mio cuore. Grazie cara!

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