Ornela Vorpsi | Il paese dove non si muore mai

L’Albania intera lavora per la capitale, che è il sogno dei paesani ed è la loro schiavitù – i loro raccolti fuggono tutti a Tirana: una volta usciti dalla capitale, si trova un solo tipo di pane rotondo, fatto di mais e acqua di cipolle e basta. Oh, quanto dispiaceva adesso il loro destino alle donne del quartiere! (Vivi che ti odio, e muori che ti piango.) [Il paese dove non si muore mai, Ornela Vorpsi]

Ornela Vorpsi è nata a Tirana nel 1968, nel bel mezzo del mandato del dittatore di stampo comunista Enver Hoxha, l’uomo che con la sua folle politica ha condotto l’Albania sull’orlo del disastro.

Nel breve memoir “Il paese dove non si muore mai“, ripubblicato da Minimum fax qualche mese fa, la Vorpsi raccoglie i suoi ricordi, da quando era una bambina al giorno in cui, su un aereo, ha lasciato l’Albania dopo la morte del compagno Hoxha.

Il paese dove non si muore mai” è l’ideale descrizione dell’Albania perché per la Vorpsi gli albanesi sono fatti di ferro, sono robusti, sono persone che non hanno paura di nulla, niente li spaventa. Gli uomini lavorano senza sosta e non sono tenuti a criticare il regime del compagno Hoxha, diversamente scattano punizioni molto severe. Perché l’Albania di Hoxha è il paradiso, è il Paese perfetto per nascere, vivere ma non per morire.

Le donne vengono trattate alla stregua di animali, buone solo per soddisfare le voglie degli uomini e generare bambini che saranno gli albanesi forti di domani. Se muoiono in seguito agli aborti clandestini non è un gran problema, se lo meritavano di certo, quelle prostitute che non sono altro.

Vivi che ti odio, e muori che ti piango. In questa frase c’è la crudeltà e la durezza degli anni del regime di Hoxha; le persone all’epoca perdevano la loro umanità, tutto era volto verso la sopravvivenza e il proprio interesse. Mors tua vita mea, lo riassumerei.

Ornela assume diverse identità, racconta della sua famiglia, del padre incarcerato e della gente che li schifa un po’ per questo. La maestra stessa ce l’ha con lei: per via del padre, certo, ma anche perché Ornela è bella e la bellezza non è una buona qualità. Parla della madre e della nonna, del nonno avvocato che non può praticare la professione e parla di lei, di cosa sogna una ragazzina in trappola in un Paese che è un inferno spacciato per paradiso e racconta di quanto l’Italia la affascini.

Ero figlia di un condannato politico, quindi dovevo impegnarmi d’educazione comunista più degli altri perché ero a rischio, anche a causa della mia avvenenza, che mi stava conducendo senza dubbio verso la perdizione [Il paese dove non si muore mai, Ornela Vorpsi]

Berat, città Patrimonio Mondiale dell’UNESCO (fonte: Wikipedia)

Eppure, nonostante le premesse e le positive recensioni lette, questo libro non mi è piaciuto.

Anzitutto, non ha aggiunto nulla che già non conoscessi sull’Albania al tempo del dittatore Enver Hoxha. A questo proposito, ho letto due libri molto più illuminanti e interessanti: “Breve diario di frontiera” di Gazmend Kapllani (Del Vecchio Editore) e “Appartenersi” di Karim Miské (Fazi editore).

Entrambi memoir, nel primo Kapllani racconta la sua vita in Albania e la sua fuga in Grecia all’indomani della morte del compagno Enver Hoxha; nel secondo, Miské racconta della sua vita divisa tra Francia, Mauritania e Albania, dove viveva con la madre, fervente comunista, ma non in grado di rinunciare alle comodità dei “capitalisti”, come la televisione, gli autisti privati, e le bevande proibite tipo la Coca-Cola.

Questi due memoir contengono molte informazioni, mentre “Il paese dove non si muore mai” della Vorpsi è troppo scarno, asciutto, poco approfondito. Lo stile che usa la Vorpsi non mi è piaciuto: eccessivamente lento, per nulla scorrevole, benché fosse un libro breve l’ho vissuto con la pesantezza di un macigno.

L’ho trovato esageratamente essenziale per i miei gusti ed enigmatico: d’accordo che sull’Albania avevo già letto dei libri e molte cose le conoscevo, ma per un lettore che si approccia alla scoperta dell’Albania da questo libro trarrà ben poche informazioni. Gli episodi raccontati sono frammentati, ho percepito poca continuità e mi ha dato abbastanza fastidio questo saltare di palo in frasca dell’Autrice.

In generale, i memoir mi piacciono, ma preferisco quelli contestualizzati, per conoscere anche parte della storia del Paese dove sono ambientati.

Insomma, è un libro che non consiglio a chi vuole iniziare a scoprire l’Albania, ma che potrebbe essere un libro interessante per chi ama i memoir molto personali, le storie composte da frammenti e lo stile essenziale e molto asciutto.

Titolo: Il paese dove non si muore mai
L’Autrice: Ornela Vorpsi
Editore: Minimum fax

(© Riproduzione riservata)

Annunci

2 pensieri su “Ornela Vorpsi | Il paese dove non si muore mai

  1. ilmestieredileggereblog ha detto:

    Di questo libro mi è piaciuto proprio lo stile intimista da cui traspare il doloroso dissidio tra amore per la propria terra e fastidio per i suoi difetti. Secondo me, offre un punto di vista molto personale ma anche generale di una generazione, soprattutto femminile, che non ha trovato spazio per la propria sensibilità. Apprezzo molto la tua recensione onesta e la capacità di descrivere un’opera anche se non ti ha soddisfatto. Prendo nota dei titoli che suggerisci. Buona settimana

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.