Kent Haruf | Vincoli. Alle origini di Holt

(…) so che nella primavera seguente, quella del 1896, partirono insieme dall’Iowa su un carro sovraccarico e si trasferirono sugli altipiani del Colorado (…) probabilmente viaggiavano soli, dato che le carovane di carri non esistevano ormai da trent’anni, e forse a metà della seconda settimana Ada smise di guardarsi indietro. In ogni caso arrivarono fin qui, e quando furono nel Colorado nordorientale cosa trovarono? (…) Questa campagna era sabbiosa ed era arida e perlopiù piatta, con qualche bassa collina di sabbia che si perdeva a nordest (…) Praticamente non c’erano alberi [Vincoli. Alle origini di Holt, Kent Haruf, trad. F. Cremonesi]

Nel 1896 Roy Goodnough lascia lo Iowa deciso a insediarsi nel Colorado. Grazie all’Homestead Act, firmato dal Presidente Lincoln già nel 1862, era possibile ottenere terre coltivabili e sfruttabili al di fuori delle tredici colonie. Roy coglie l’occasione e con la moglie Ada, dopo un estenuante viaggio, raggiunge gli altipiani del Colorado, liberate dai rissosi indiani, e si insedia ad una decina di chilometri dalla cittadina di Holt.

Le pianure attorno a Holt sono aride, secche, polverose e senza alberi. Roy costruisce la sua casa di legno, Ada non si dà pace, pensando sempre all’Iowa e rattristandosi ogni giorno di più, e in queste polverose piane nascono Edith e Lyman. Roy Goodnough si rivela un uomo sanguigno e violento, che non tollera l’ozio e che costringe ognuno dei membri della famiglia a seguire i duri ritmi di lavoro nei campi e nella fattoria.

Ad un chilometro di distanza dalla fattoria dei Goodnough si trova la casa della famiglia Roscoe, composta da una donna mezza indiana e da suo figlio John, appena più grande di Edith e Lyman. I ragazzi fanno amicizia, iniziano ad uscire assieme e tra Edith e John sembrerebbe esserci un tenero sentimento, ma una serie di drammatici avvenimenti stronca l’amore sul nascere e obbliga i due fratelli Goodnough a sottostare ai vincoli dettati dal vecchio Roy.

Niente in questa faccenda è giusto. La vita non lo è. E tutti i nostri pensieri su come dovrebbe essere non servono a un cavolo, a quanto pare. Tanto vale che lo sappia subito [Vincoli. Alle origini di Holt, Kent Haruf, trad. F. Cremonesi]

“L’ultima luce” di Andrew Wyeth

Vincoli. Alle origini di Holt“, tradotto da Fabio Cremonesi per NN Editore, è il romanzo d’esordio di Kent Haruf, pubblicato negli Stati Uniti nel 1984. Il legame famigliare è il nocciolo della storia, un legame di sangue che è forte e minaccioso, e che si tramuta nei rigidi vincoli che Roy Goodnough impone ai figli.

In quest’opera, la scrittura di Kent Haruf è descrittiva e ricca, riuscendo ad essere allo stesso tempo scorrevole, semplice, limpida e naturale. Haruf affida la narrazione a Sanders Roscoe, il figlio di John Roscoe.

Sanders conosce la famiglia Goodnough poiché è sempre vissuto nella fattoria ad un chilometro di distanza da quella del vecchio Roy. Da bambino, Sanders ha aiutato sovente i Goodnough nei lavori agricoli, ha dato una mano a Edith quando Lyman se ne andava a spasso per gli States, viaggiando senza meta e inviando alla sorella delle cartoline. E Sanders conosce l’epilogo della disgrazia che ha coinvolto Edith e Lyman, giusto otto giorni fa.

È quindi attraverso la voce di Sanders che veniamo a conoscenza dell’intera storia della famiglia Goodnough, dal momento dell’arrivo di Roy e Ada a fine dell’Ottocento alla primavera dell’incidente alla fattoria, nel 1977.

Edith rinuncia all’amore e alla vita a causa dei doveri che sente nei confronti dell’arcigno padre. È una donna che sente di avere delle responsabilità in casa e sacrifica la sua felicità personale per gli obblighi dettati da Roy; Lyman detesta lavorare in campagna, mietere il grano e curare le vacche, così all’indomani dell’attacco di Pearl Harbour coglie l’occasione e, fingendo di volersi arruolare nella Marina, si terrà ben lontano da Holt per vent’anni.

Sullo sfondo ci sono gli avvenimenti più significativi della storia del Novecento, che hanno toccato anche gli agricoltori di Holt: la Grande Depressione del 1929, il Proibizionismo, la ripresa economica, l’attacco giapponese a Pearl Harbour e la guerra in Vietnam.

“Vincoli. Alle origini di Holt” è un romanzo che, abbracciando quasi ottant’anni, permette di assistere al cambio dei costumi e della mentalità americana: dall’indiscutibile rispetto del capofamiglia alla sua più aperta contestazione; dal legami verso la terra ad un lavoro più cittadino; da una donna arrendevole ad una più indipendente; dalla limitata visione racchiusa tra le pianure a quella più aperta verso il mondo.

Perché se sai come guardarlo, questo è davvero un bel posto [Vincoli. Alle origini di Holt, Kent Haruf, trad. F. Cremonesi]

Ma Haruf ci racconta, in modo particolare, quanto sia difficile spezzare un vincolo, quanto coraggio serva per farlo e quanto possa essere drammatico passare dall’idea all’azione.

Titolo: Vincoli. Alle origini di Holt
L’Autore: Kent Haruf
Traduzione dall’inglese: Fabio Cremonesi
Editore: NN Editore
Perché leggerlo: perché si tratta di un romanzo che racconta quanto sia difficile spezzare un vincolo, quanto coraggio serva per farlo e quanto possa essere drammatico passare dall’idea all’azione

(© Riproduzione riservata)

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