Thorkild Hansen | Arabia Felix

È un caso o c’è un significato nascosto? (…) Tutto si basa su un equivoco. Ci sono paesi in cui siamo stati felici, ma non ci sono paesi felici. Né a nord, né a sud. Né a destra, né a sinistra. Né lontano, né vicino. Dobbiamo correggere questo errore di traduzione, anche se così diventa tutto più difficile. Perché, se ci fosse qualcosa di vero, se la felicità si trovasse anche solo nel paese più lontano e il viaggio per raggiungerlo comportasse i più grandi rischi e potesse essere intrapreso solo a prezzo dei peggiori sacrifici, partiremmo comunque subito [Arabia Felix, Thorkild Hansen, trad. D. Unfer]

Perché l’Arabia Felice è chiamata felice? I suoi abitanti nascondono per caso il segreto della felicità?

Nel gennaio del 1761 dal porto di Copenaghen parte una nave da guerra, la Grønland, sulla quale si trovano cinque emeriti scienziati pronti a salpare per l’Arabia Felice, l’attuale Yemen. La loro missione, finanziata dal re di Danimarca, è quella di scoprire perché lo Yemen è un paese felice, ma non solo.

Poiché si tratta di una spedizione che ha un programma di viaggio incredibile per l’epoca, gli scienziati hanno numerosi altri compiti: scoprire i costumi delle popolazioni arabe, la loro lingua, i rapporti con la religione, la Storia dei paesi che verranno attraversati. Inoltre, l’emerito linguista scansafatiche Von Haven deve cercare antichi manoscritti religiosi biblici e ha l’arduo compito di capire se le iscrizioni sul Monte Sinai sono i Comandamenti che Dio impartì a Mosè.

Gli altri membri della spedizione sono: il naturalista svedese Forsskål, allievo del celebre Linneo, che ha il compito di raccogliere e descrivere quante più forme di vita animali e vegetali troverà lungo il percorso; il medico Kramer, piuttosto scarso come dottore; l’abile incisore e pittore Baurenfeind; infine, Niebuhr, umile agrimensore originario della Frisia.

Nella spedizione ci sono coloro che rifuggono i compiti e ci sono coloro che non si risparmiano nel lavoro. Mentre Kramer e Von Haven si riposano e mangiano alle spese del re di Danimarca, Niebuhr e Forsskål si danno da fare; Niebuhr si occupa di mappare, misurare e cartografare città, villaggi e siti archeologici. Forsskål raccoglie semi, prepara un erbario, mette sotto alcool serpenti, insetti e pesci.

Il vero viaggio incomincia in Egitto, quando giungono ad Alessandria. I membri della spedizione vedono e descrivono meraviglie della civiltà egizia: Niebuhr resta ammaliato dalle piramidi, opera incredibile per mano di migliaia di uomini, Forsskål scrive diversi trattati di scienze naturali in latino.

La missione prosegue verso il Sinai, dove Von Haven dimostra la sua incompetenza, non riuscendo a trovare – probabilmente – neppure il Monte giusto sul quale salire. Dopo il Sinai, la spedizione danese raggiunge la penisola araba e dall’attuale Arabia scendono verso lo Yemen. Ma questo punto, i membri saranno in compagnia di una malattia letale poco conosciuta dagli europei dell’epoca: la malaria.

A Sana’a, la maestosa capitale dello Yemen, giungono solo in tre. Sono trascorsi due anni dalla partenza da Copenaghen, durante il viaggio sono accadute molte cose – positive e negative – e finalmente i rappresentanti del re di Danimarca, spossati e devastati dalle febbri malariche, sono giunti nella capitale dell’Arabia Felice. Ma qui faranno un’amara scoperta: il nome “felice” deriva semplicemente da un’equivoco, lo Yemen non è affatto un paese felice, o meglio, non più e non meno di altri paesi nel mondo.

I tre uomini si fermano a guardare la valle con le sue case, il fumo dei focolari che sale verso l’alto misto al vapore della pioggia ancora sospeso alle pendici dei monti. Tutto è immobile. In primo piano un gruccione è tranquillamente appollaiato su un ramo. Ci vuole un po’ di tempo prima che gli stanchi viaggiatori credano davvero ai loro occhi. La città nella valle non è un miraggio provocato dalla febbre. È reale, come l’odore di terra bagnata che aleggia nell’aria (…) Non è un miraggio. È Sana’a. È la capitale dell’Arabia Felice [Arabia Felix, Thorkild Hansen, trad. D. Unfer]

Veduta di Sana’a, capitale dello Yemen, dichiarata Patrimonio Mondiale dell’UNESCO (fonte: Wikipedia, CC BY 2.0)

Arabia Felix” di Thorkild Hansen (trad. Doriana Unfer, Iperborea) è il magnifico resoconto del viaggio della spedizione finanziata dal sovrano di Danimarca volta alla scoperta degli usi e costumi arabi. Hansen fu archeologo e giornalista e scrisse “Arabia Felix” negli anni Novanta.

La prima parte del libro è piuttosto tosta e a tratti può annoiare il lettore: vengono presentati con un dettagli minuzioso i caratteri e i difetti dei partecipanti alla spedizione, e vengono messi in luce i retroscena sia politici che economici di una tale impresa. Ma dal punto in cui il viaggio e proprio inizia, per il lettore è una continua scoperta.

Thorkild è il narratore onniscente che della spedizione conosce tutto, e spesso fa parlare i diretti interessati attraverso lettere e frammenti di diario: il risultato è, tolte le prime pagine, un viaggio interessante e scorrevole, altamente coinvolgente. Il viaggio di ritorno da Sana’a, dove ritroveremo solo più Niebuhr, unico sopravvissuto della spedizione, è pura poesia. Niebuhr da Sana’a va a Bombay con gli inglesi, per poi risalire la Persia, l’attuale Iraq, la Siria e la Turchia; quindi ritorna in Europa passando da Bucarest, la Moldavia e la Valacchia.

Sito archeologico di Persepoli, l’antica capitale del regno di Persia, distrutta da Alessandro il Macedone (fonte: Wikipedia, CC BY-SA 4.0)

Però, una volta rientrato in Danimarca, Niebuhr farà una serie di amare scoperte: la stampa dell’epoca si è occupata poco della spedizione, le casse con le curiosità naturalistiche raccolte da Forsskål sono marcite nei depositi dell’università e il re che aveva voluto la spedizione è morto.

Niebuhr scivola ben presto nell’oblio e sceglie di tornare nelle sue amate campagne della Frisia, nell’ovest della Danimarca. Gli importanti risultati della spedizione in parte verranno persi, in parte dimenticati in qualche deposito, in parte distrutti; solo molti anni dopo qualcuno aprirà gli archivi, ma si accorgerà che molte informazioni sono inservibili oppure sono state “riscoperte” da altri, tempo dopo.

Il bellissimo libro di Thorkild Hansen, oltre ad essere l’appassionante resoconto di un viaggio incredibile (almeno per l’epoca), è una profonda riflessione sul concetto di felicità, sentimento prezioso che da sempre l’Uomo ricerca senza troppi successi. La felicità può presentarsi come qualcosa di estremamente effimero: un nuovo sito archeologico da mappare per Niebuhr, una specie nuova da scrivere per Forsskål, un ottimo piatto arabo per Von Haven. Però, Hansen non ha dubbi: la vera felicità va cercata dentro di noi, di modo che sia sempre disponibile e sia facile da raggiungere, senza troppi sacrifici o viaggi perigliosi.

(…) sarebbe in ogni caso più facile raggiungerla là che non nell’unico posto dove si trova davvero, il posto che è più vicino del paese più vicino eppure è più lontano del paese più lontano, perché questo posto non si trova fuori, ma dentro di noi [Arabia Felix, Thorkild Hansen, trad. D. Unfer]

Titolo: Arabia Felix
L’Autore: Thorkild Hansen
Traduzione dal danese: Doriana Unfer
Editore: Iperborea
Perché leggerlo: per viaggiare verso Oriente e fare un vero e proprio salto nel tempo; per innamorarsi di luoghi e culture a noi molto lontane
Leggilo se: ti sono piaciuti “Buonanotte, signor Lenin” e “In Asia” entrambi di Tiziano Terzani

(© Riproduzione riservata)

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