Nimrod | Le gambe di Alice

A circa trenta metri di distanza, emergevano dalla mischia le teste di Alice e Harlem (…) Tre settimane di guerra civile hanno sconvolto le nostre vite (…) N’Djamena è diventata una città pericolosa. Le banche sono chiuse, l’elettricità e il telefono tagliati; le relazioni d’affari, le reti di amicizia interrotte. Saccheggi, racket e omicidi prosperano… Tutti hanno dovuto cambiare posto, condizione, speranza. E per strada, ognuno, in silenzio, ripercorre tra sé e sé le tappe di quest’odissea [Nimrod, Le gambe di Alice, trad. C. Poli]

La voce narrante del romanzo “Le gambe di Alice” di Nimrod (trad. Cinzia Poli, nottetempo, 126 pagine, 14€) è un giovane professore di ventisette anni innamorato di Alice, una delle sue studentesse. Mentre N’Djamena brucia sotto il fuoco nemico e infuria la guerra civile, il professore incontra Alice e la sua amica Harlem, giovani studentesse e promesse del basket.

Per strada i miliziani sparano, N’Djamena, la capitale del Ciad, non è più sicura e il professore si offre di dare un passaggio alle ragazze per portarle via dalla città; una volta lasciata Harlem a casa, il professore riesce ad esternare ad Alice tutto il suo amore.

Il professore è sposato e ha una figlia, ma Alice… Alice è perfetta, a diciannove anni è già una donna magnifica. E grazie allo sport che pratica, il basket, ha delle gambe e dei piedi davvero bellissimi, che per il professore sono molto erotici.

Alice è affascinata dal giovane professore, non ci sono neppure dieci anni tra loro, per cui la ragazza gli si concede; il professore, dal canto suo, è al settimo cielo ma allo stesso tempo roso dai sensi di colpa. La guerra civile, sullo sfondo, non aiuta i due amanti a essere sereni. Il professore cerca di portare in salvo Alice e di approfittare della drammatica situazione politica per dichiararle il suo amore e farla sua. Ma amare, in guerra, può essere molto difficile e pericoloso.

Fare l’amore diventava per me il modo di ottenere un perdono al quale non avevo diritto. Perché avevo il cuore pesante; perché mi ero reso colpevole di un’azione indegna… La consolazione: perché ne sentivo così intensamente il bisogno? A tratti non riuscivo a dimenticare che eravamo in guerra, né che avevo abbandonato la mia famiglia. Ma bastava questo per alimentare in me quella sensazione di non appartenenza generalzzata? L’isolamento della mia famiglia: era questo l’intralcio che impediva al mio nuovo amore di sbocciare? [Nimrod, Le gambe di Alice, trad. C. Poli]

Yoa Lake, Ciad (foto: Jacques Taberlet, CC BY-SA 3.0, Wikipedia)

La letteratura africana mi mette sempre a dura prova, per storie e contenuti, eppure leggerla mi piace e mi dà sempre grandi soddisfazioni. È successo anche con “Le gambe di Alice” di Nimrod, un libro che ho letto principalmente per la curiosità di conoscere e scoprire qualcosa in più sul Ciad, uno stato africano di cui non sapevo nulla.

Il Ciad è uno degli stati africani più poveri e, destino comune di tanti altri, nel corso del tempo è stato teatro di sanguinose guerre; il romanzo è ambientato durante la guerra civile a seguito dell’invasione della Libia di Gheddafi: Nimrod non dà informazioni temporali precise, ma si suppone che gli anni in cui si svolge il breve romanzo siano i primi anni Ottanta, una lunga guerra che durò quasi dieci anni, prima del colpo di stato del 1990 del generale Idriss Déby.

(In guerra è sempre così. Rifiutiamo di credere; in testa abbiamo una topografia immaginaria: a causa della tensione scatenata dall’angoscia, le città, i ponti, i corsi d’acqua sono separati gli uni dagli altri. A pensarci bene, il dubbio diventa assurdo e ci ricrediamo, vinti, sollevati dalla realtà dei fatti) [Nimrod, Le gambe di Alice, trad. C. Poli]

Nimrod sceglie di raccontare la storia in prima persona, facendo sì che risulti decisamente coinvolgente e toccante. Il breve romanzo non scade mai nel sentimentale e anche le scene più sensuali tra Alice e il professore vengono raccontate con estrema delicatezza e tatto; è un amore folle, tra i due, una follia che sembra attraversare tutto il Ciad.

Un libro quindi, “Le gambe di Alice”, che può essere un buon modo per addentrarsi nei meadri della letteratura africana, con le sue zone di luce e di buio, con la sua storia spesso drammatica e complessa.

Titolo: Le gambe di Alice
L’Autore: Nimrod, pseudonimo di Nimrod Bena Djangrang
Traduzione dal francese: Cinzia Poli
Editore: nottetempo
Perché leggerlo: perché può essere un buon modo per addentrarsi nei meadri della letteratura africana, con le sue zone di luce e di buio, con la sua storia spesso drammatica e complessa.

(© Riproduzione riservata)

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