Máirtín Ó Cadhain | Parole nella polvere

— Chiedo la parola! Chiedo la parola…
— Gesù, Giuseppe e Maria! Sono viva o morta? E questi qui sono vivi o morti? Tutti discutono come quando erano sulla terra! Pensavo che una volta sottoterra, senza più preoccupazioni e lavori domestici e neanche la paura del vento e del brutto tempo, sarei stata in pace… Ma perché tutti questi litigi nella terra del cimitero?… [Parole nella polvere, Máirtín Ó Cadhain, trad. L. Anzolin, L. Macedonio, V. Perna e T. Siciliano]

Riposi in pace, amen. Questa è la formula che utilizza il sacerdote per benedire la salma. Suona come una minaccia, anziché come un augurio di riposo eterno, ma nel piccolo cimitero del Connemara, in Irlanda, i morti protagonisti del romanzo “Parole nella polvere” di Máirtín Ó Cadhain (trad. L. Anzolin, L. Macedonio, V. Perna e T. Siciliano, Lindau edizioni, 26 €) fanno di tutto tranne che riposare.

Il piccolo cimitero del Connemara è un’entità romantica, è una distesa di tombe impostate in lotti cimiteriali di diverso valore- che ricordano che anche da morti esiste la suddivisione tra ricchi e poveri – che guardano il ruggente e capriccioso Oceano Atlantico.

C’è chi ha già la croce in pietra dell’isola, chi ancora l’aspetta. Chi è sepolto nel lotto più economico e s’indigna contro i parenti che hanno voluto speculare anche sulla morte. Chi il silenzio non sa cosa sia, perché è sempre in vena di sproloquiare con il vicino di tomba.

Ma c’è una cosa che tutti i morti del piccolo cimitero del Connemara attendono con trepidazione: l’arrivo di un nuovo morto, uomo o donna che sia, l’importante che è sia informato e aggiornato sulle ultime novità del mondo di lassù; sì, perché i morti del cimitero del Connemara non possono interagire con i vivi, per cui i nuovi morti che giungono sono gli unici a portare con sé nuovi pettegolezzi e nuove informazioni.

Può capitare che arrivi un morto direttamente addosso ad un altro già piazzato in quel lotto; può arrivare un morto che non ha molta voglia di parlare; può arrivare un morto che ha voglia solo di parlare di se stesso e del suo debole cuore, ma non dei pettegolezzi di paese. E può succedere che Caitríona si arrabbi. In realtà, Caitríona si arrabbia fin troppo.

— … Davvero, Muraed, dicono che Caitríona, dopo tutto quel gran sparlare di Nell, quando suo marito è morto era contenta di avere una sorella. All’epoca era messa male, con Pádraig ancora piccolo…
— Sì, contenta di avere una sorella! Contenta di avere Nell! Come se avessi mai accettato qualcosa da lei! Signore Gesù, cosa mi tocca sentire, che ho accettato qualcosa da quella cagna! Basta! Sto per scoppiare! Scoppio!… [Parole nella polvere, Máirtín Ó Cadhain, trad. L. Anzolin, L. Macedonio, V. Perna e T. Siciliano]

Caitríona è stata un donnone con una precisa vocazione: comandare a tutti. Una donna forte che per tutta la vita ha cercato di non farsi mettere i piedi in testa da nessuno, e se non se li è fatti mettere in testa da viva non lo farà di certo da morta!

Oltre ai pettegolezzi, nel sempre più affollato cimitero del Connemara, i morti parlano di quelle che furono le loro vite, dei loro lavori, della miseria vissuta o delle piccole ricchezze; parlano di sport e qualcuno ce l’ha ancora male per il furto delle alghe. Si parla di politica irlandese e internazionale.

Insomma, nel piccolo cimitero del Connemara i morti sembrano più vivi che mai e nei lotti può accadere di tutto, tranne riposare in silenzio.

Nel Cimitero non esistono tempo né vita. Né luce né oscurità. Non esistono alba, maree o cambiamenti di vento e clima. Le giornate non si allungano, né le Pleiadi e il Grande Carro si manifestano; né le creature viventi si abbigliano col manto della Gioia e della Festività. Non ci sono gli occhi vivaci dei bambini, né gli stravaganti desideri dei giovani, né le rosee gote delle fanciulle, né la dolce voce della madre affettuosa, né il sorriso sereno degli anziani. Occhi, desideri,gote, voci e sorrisi si dissolvono tutti in una massa amorfa nell’alambicco generoso della terra. La carnagione qui non ha voce, né la voce ha carnagione, perché la chimica indifferente della tomba non possiede voce né carnagione. Soltanto ossa che si sbriciolano, carne che imputridisce e parti del corpo un tempo vitali che si decompongono. Solo un guardaroba di terra, dove l’abito smesso della vita è buono per le tarme… [Parole nella polvere, Máirtín Ó Cadhain, trad. L. Anzolin, L. Macedonio, V. Perna e T. Siciliano]

Cimitero irlandese (foto: William Murphy, CC BY-SA 2.0 Wikipedia Free Commons)

È la prima volta che il libro “Parole nella polvere” di Máirtín Ó Cadhain vede la luce in Italia; scritto originariamente in gaelico e quindi tradotto in inglese, il romanzo “Parole nella polvere” è stato tradotto in italiano partendo dalla versione inglese. Un gioco di parole un pochino arzigogolato, ma se siete curiosi ecco l’articolo in cui viene spiegato il processo traduttivo.

Lo stile di Máirtín Ó Cadhain non è semplice ma molto originale: leggendo “Parole nella polvere“, sin dalle prime pagine, il lettore capisce che avrà a che fare con una moltitudine di personaggi, fatti e situazioni, che s’intrecciano via via che procede la narrazione.

Immaginate di essere ad una grande festa, dove non conoscete nessuno; vi avvicinate ad un gruppetto di persone e iniziate ad ascoltare le loro conversazioni. Capite le parole, ma non capite a chi si riferiscono, però voi registrate tutto. Vi allontanate e vi avvicinate ad un altro gruppetto: questa volta, però, cogliete il nome di qualcuno di cui avete già sentito parlare poco prima, ma viene descritto completamente in modo diverso.

Ecco, è così che mi sono sentita leggendo “Parole nella polvere” di Máirtín Ó Cadhain: ero ospite di quel piccolo cimitero del Connemara ad ascoltare le voci e le storie di una moltitudine di personaggi. La lettura di “Parole nella polvere” non è sempre stata semplice; “Parole nella polvere” non è un romanzo, è quasi un canovaccio teatrale, ed è un’idea che può funzionare bene rappresentata a teatro, anziché sulla carta scritta (infatti, dal libro è stato tratto un film).

I dialoghi che s’intrecciano, gli eventi e le pochissime descrizioni (se non quelle della Tromba del Cimitero) danno origine ad una narrazione che rallenta la lettura, la quale deve essere affrontata con calma. I lunghi monologhi dei personaggi, spesso infarciti di ripetizioni continue, confesso che mi hanno annoiata un po’ e spesso ho dovuto rileggere per riprendere il filo della narrazione. Ma se ci pensate, succede proprio così nella realtà, quando qualcuno di logorroico insiste a raccontarci la sua storia!

Date queste premesse, “Parole nella polvere” di Máirtín Ó Cadhain resta un libro senza dubbio molto, molto particolare.

I cimiteri sono luoghi associati ad un qualcosa di lugubre e triste; ma chi lo sa se i morti sepolti qui non possano proseguire a discure, litigare, battibeccare, come hanno fatto per tutta la vita. Con buona pace del sacerdote che augura riposo eterno. Amen.

Titolo: Parole nella polvere
L’Autore: Máirtín Ó Cadhain
Traduzione dall’inglese: Luisa Anzolin, Laura Macedonio, Vincenzo Perna e Thais Siciliano
Editore: Lindau Edizioni
Perché leggerlo: perché un cimitero può essere popolato – molto più che il mondo dei vivi – di personaggi morti ma simpatici, isterici, ripetitivi, che hanno ancora voglia di raccontare qualcosa di loro stessi

(© Riproduzione riservata)

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